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il blog di Francesco Zanfardino
Silviograd, Italia
post pubblicato in Diario, il 23 febbraio 2010


                                              

Secondo il quotidiano psuedo-"Libero" in Bielorussia sarebbe sorta una cittadella economica dedicata a Silvio Berlusconi. Il nome di "Silviograd" appare in virgolette nel titolo, non nel resto dell'articolo però: insomma, quella sorta di "scrivo non scrivo" che fa pensare ai lettori, berlusconiani, di Libero che realmente questa cittadella sia dedicata a "Silvio", mentre la logica suggerisce il contrario. La logica, perchè è impossibile verificare la notizia: almeno su Internet, questa Silviograd esiste solo nell'articolo di Libero e di quelli di blog come il mio che ne parlano.

Ma prendiamo anche la notizia per vera. E tralasciamo pure che la Bielorussia è l'ultima dittatura europea, in isolamento internazionale da 18 anni (l'unico leader europeo a visitare il paese nel frattempo è stato proprio Berlusconi tre mesi fa) e che ciò comporterebbe "qualche" problema etico nell'avviare tali alleanze economiche, delle quali si potrebbe benissimo fare a meno. Vorrei invece concentrare l'attenzione sulla descrizione di questa "cittadella": la Bielorussia offre alle aziende Italiane "zero dazi sull'import e sull'export, detrazioni sull'IVA, agevolazioni fiscali sugli utili, terreni in consessione per 99 anni per pochi dollari, manodopera a 350 dollari al mese ... il tutto senza restrizioni ecologiche". Insomma, operai sottopagati, allegria fiscale, terreni svenduti e nessuna "rottura di palle" ecologica: mi ricorda tanto una certa idea di Paese.

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Riporto Report: Il male comune
post pubblicato in Riporto Report, il 1 giugno 2009


                                            

E' Lunedì, dunque torna la rubrica Riporto Report. Questa settimana a Report, l'ottima trasmissione di inchieste giornalistiche della domenica sera di RaiTre, si è parlato della cementificazione senza regole e della sua conseguenza sull'economia sociale e non del Paese (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

IL MALE COMUNE (di Michele Buono e Piero Riccardi)

In Italia, secondo i dati catastali, quindi senza nemmeno contare tutti gli edifici esistenti ma che sono in abuso, ci sono 8 milioni di abitazioni non occupate (più precisamente 32 milioni di vani). D'altronde, in Italia ogni anno scompaiono centomila ettari di terreno agricolo, pari alla metà della superficie di una media Provincia, perchè si convertono in aree edilizie; e ciò avviene in un contesto normativo molto "lasso", dato che l'ultima legge urbanistica nazionale risale al 1942 e in tantissimi Comuni Italiani i piani regolatori risalgono a decenni fa. Eppure la casa di proprietà, o anche solo un tetto in affitto, è un sogno per milioni di Italiani. E, per tanti altri, è una realtà costosissima, con costi di affitto che incidono più del 30% sul reddito familiare (una soglia oltre la quale far quadrare il bilancio domestico è sempre più difficile). Come mai? E, soprattutto, come sono connesse fra di loro tutte queste cose?

L'analisi di Report comincia da Roma, perfetto esempio di come sono andate le cose in molte città italiane. Qui l'alto costo degli affitti ha fatto sì che ci creasse una forte domanda di nuove case, che si è incontrata con il basso costo dei terreni agricoli che circondavano Roma. Così, in pochi anni l'Urbe è stata circondata da ammassi edilizi. L'assenza di un Piano Regolatore moderno ed efficiente, e la pratica tutta italiana degli "accordi di programma" tra imprese e Comuni (ovvero l'impresa presenta un progetto edilizio su un terreno agricolo al Comune, che se lo approva ottiene in cambio denaro per le casse comunali ed opere infrastrutturali, e poco conta se i terreni nel Piano Regolatore fossero destinati ad altre utilità), ha fatto sì che intorno alla Capitale si creasse un guazzabuglio disordinato di palazzine e centri commerciali, che ha di fatto cancellato i confini netti fra campagna e città cui eravamo abituati. Non solo: poichè da cosa nasce cosa, gli spazi vuoti di questa rete si stanno, sempre disordinatamente, riempendo. E la cosa straordinaria che la popolazione di Roma nel complesso è diminuita, seppur di poco, nel frattempo. Risultato: circa 100mila romani si sono spostati in periferia, a causa dell'alto costo delle case.

Ma che città ne è uscita fuori? Innanzitutto, le nuove periferie sono abitate da una sola classe sociale: quella medio-bassa che, appunto, si è spostata per i motivi già ripetuti. L'assenza di piani regolatori, inoltre, ha fatto sì che le nuove periferie diventassero dei semplici "quartieri dormitorio", senza le strutture necessarie per la vita sociale e per le evenzienze della vita di tutti i giorni, costringendo in ogni caso lavoratori e non a recarsi a Roma centro per lavorare e vivere (e creando un forte disagio sociale, anticamera della diffusione della criminalità, come dimostrano le banlieus Parigine). Ma, sempre per la crescita disordinata e sregolata, tutte queste masse di pendolari hanno generato un forte traffico per le vie d'accesso alla Città, ideate per un volume di traffico ben diverso da quello attuale; e, così, moltissimi pendolari sono costretti ad una vita d'inferno, uscendo di casa alle 5 del mattino per ritirarsi alle 10 inoltrate. Senza considerare gli innumerevoli danni ambientali che crea questa situazione: è stato calcolato che per compensare tutte le emissioni di CO2 in più, dovute ad un kilometro percorso in più al giorno per mezzo dell'espansione lineare delle città, ci vorrebbe per il solo Veneto un bosco di 60mila ettari l'anno: bosco che ovviamente non esiste. Per non parlare dei costi aggiuntivi per lo Stato, dato che realizzare e gestire una rete di servizi (elettricità, acqua, poste, eccetera) per superfici ampie e poco densamente abitate è certamente più costoso. Eppure questo non avviene in altri Paesi, dove la tutela della vivibilità delle città è più forte dei grandi interessi economici.

Ma questo nella "migliore" delle ipotesi ... La grande espansione edilizia di questi anni, infatti, non è dovuta solo al meccanismo della domanda-offerta, ma anche a quello della speculazione edilizia. Ancora una volta l'assenza di un Piano Regolatore ha fatto sì che tante imprese, con gli accordi di programma, costruissero palazzine su terreni a basso costo ... poi, se le vendevano, benissimo, se non le vendevano, bene lo stesso, tanto comunque il valore immobiliare c'è e lo si può far fruttare tramite le banche. Insomma, quando va male, campano di rendita. E' uno dei tanti meccanismi speculativi, sganciati dalle reali esigenze della comunità, che sono alla base dell'attuale crisi finanziaria.

E la cosa paradossale è che centinaia di migliaia di famiglie non hanno ancora una casa, o perlomeno un tetto dignitoso in affitto. Queste famiglie infatti non possono nemmeno permettersi una casa delle nuove "campagne-città": a loro dovrebbe provvedere lo Stato. Che, però, anche per gli effetti del sistema edilizio che, come detto prima, in fin dei conti non si regge in piedi (per lo Stato, mentre per i palazzinari sì, eccome), non investe più, perchè non ha soldi, in edilizia popolare. Arrivando addirittura a strappare le case alla povera gente, come accaduto nel 2001 con le "cartolarizzazioni" volute dal Ministro Tremonti. Mentre nel resto d'Europa si creano ogni anno migliaia e migliaia di nuove abitazioni popolari, e in Stati come la Germania si garantisce a tutti i cittadini un contributo sociale per l'affitto.

IL MIO COMMENTO: Che dire ... questa puntata di Report è la dimostrazione di come, nell'edilizia così come in ogni campo della società, l'assenza di regole e di una visione globale, sociale e di prospettiva futura impedisca lo sviluppo del Paese. Occorrerebbe immediatamente un Piano Regolatore Nazionale, da far rispettare uniformemente nel Paese e soprattutto immodificabile o quasi da accordi di programma sempre più spesso scellerati. Ma soprattutto una nuova cultura della gestione della cosa pubblica che anteponga l'interesse delle nuove generazioni a quello dell'immediato interesse di pochi.

Altre rubriche: "L'emendamento" questa settimana ha esaminato tre provvedimenti del Governo, che hanno cancellato altrettanti provvedimenti virtuosi del Governo Prodi in materia di risparmio energetico (no video, ma qui testo); la "Goodnews" della settimana parla invece di velocizzazione e risparmio nella macchina giudiziaria, tramite la digitalizzazione degli archivi (no video, ma qui testo).

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