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il blog di Francesco Zanfardino
Intimidazioni
post pubblicato in Diario, il 14 giugno 2009


                                                

"Non date pubblicità ai media catastrofisti". Queste parole, pronunciate davanti ai Giovani di Confindustria nel solito contesto del "complottone" ordito dalla sinistra con la stampa di tutto il mondo (mi domando come faccia il PD ad essere così potente, senza tra l'altro controllare la stragrande maggioranza delle televisioni, della stampa e della pubblicità come invece fa "Qualcun" altro, e contemporaneamente essere ferma al 26%. E come facciano a crederlo gli elettori di Berlusconi. Misteri della fede...), "possono sembrare un'appello, ma in realtà sono una minaccia", come sostenuto giustamente da D'Alema nella sua intervista odierna alla Annunziata su RaiTre.

Poco importa che dopo il Premier, evidentemente resosi conto della gravità delle parole usate, abbia cercato di correggersi: "Mi riferivo a Franceschini" (seee, come no, dopo aver detto che la stampa stravolge la realtà, si riferiva a Franceschini. Logica impeccabile). Prendendosi la giusta e piccata replica di Franceschini, che lo accusa di "intimidazioni". Per poi dopo ancora aggiungere, ri-smentendosi, replicando ad un inviato di Repubblica: "Sì, mi riferivo anche a voi".

Riprendendo ancora le parole di D'Alema, infatti, le parole di Berlusconi sarebbero state uno "sgradevole appello" (intollerabile, aggiungerei io) se a pronunciarle non fosse stato il padrone di fatto di Publitalia, la principale concessionaria di pubblicità in Italia ed in Europa. Quella, per intenderci, che aveva a suo capo Dell'Utri e che di fatto ha ideato e finanziato Forza Italia. Meglio, quella che detiene una quota di mercato del 60% del mercato televisivo e del 36% di tutto il mercato mediatico italiano. Insomma, quella che può praticamente decidere la vita o la morte di un giornale, di una radio o di una TV, volendolo, o comunque condizionarle. Dire dunque "non date pubblicità ai media catastrofisti" è di enorme gravità detto da Sua Emittenza Berlusconi, per tutti i molteplici significati che comporta.

Potrebbe significare: "Attenti, non fatevi pubblicità sui media catastrofisti" da me sgraditi (già lo disse tempo fa, non ricordo quanto, a proposito di AnnoZero e altre trasmissioni della RAI). Oppure "non considerate i media catastrofisti, diffondende anche voi l'ottimismo". Oppure, rivolgendosi a se stesso e agli altri concessionari: "Non forniamo pubblicità ai media catastrofisti, così li facciamo fallire". Oppure alle imprese che vogliono farsi pubblicità: "Se date peso ai media catastrofisti, non vi faccio considerare dalla mia potente concessionaria". A voi la scelta.

P.S. Servirebbe un tetto, e anche basso, al mercato pubblicitario che una singola concessionaria di pubblicità può detenere. Oltre ad una legge sul conflitto d'interessi. Certo che sentire certe parole da D'Alema, così come tanti altri dirigenti del centrosinistra (praticamente tutti o quasi?) suona, nella migliore delle ipotesi, un tantino poco credibile. Nella peggiore, un tantino ipocrita. Putroppo.

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Sotto il tappeto
post pubblicato in Diario, il 31 maggio 2009


                                                         

Duecento roghi di immondizia in una notte. Cose che capitano a Palermo, una città ricoperta da settimane da una coltre di monnezza, nell'indifferenza globale delle istituzioni e dell'informazione. Giusto per rendersi conto della situazione, ecco qualche link: foto Corriere, foto Repubblica, video TG3, video 27 Maggio, video 28 Maggio, video 29 Maggio-1, video 29 Maggio-2. E, in questa situazione, la Giunta comunale di centrodestra ha persino pensato di aumentare del 35% la tassa sui rifiuti, poi bloccata grazie all'ostruzionismo dell'opposizione e dalle proteste dei cittadini. Ma non si pensi che la situazione sia limitata a Palermo, o a questi giorni.

Ecco una sfilza di link raccolti su Internet: Messina (18 Novembre 2008; 24 Maggio 2008; 28 Maggio 2008); Villafranca (17 Ottobre 2008); Adrano (23 Settembre 2008; 26 Gennaio 2009; secondo 26 Gennaio 2009); San Cataldo (18 Febbraio 2008); Catania (17 Settembre 2008, c'è anche Palermo; 20 Novembre 2007; 17 Aprile 2008); Agrigento (6 Maggio 2009; 7 Maggio 2009).

E questi sono solo i risultati di una rapida ricerca su Internet: la situazione è ancora più grave, e ancora più diffusa in tutta la Regione. Insomma, un emergenza rifiuti infinita in Sicilia. Anche se la vera emergenza è quella dell'informazione: avete per caso sentito una sola parola su tutto questo da parte dei principali TG e giornali nazionali finora? C'è voluta la denuncia del leader del PD Franceschini, che sbarcato in terra siciliana si è ricordato come si fa efficacemente opposizione, per far parlare un po' della faccenda (e pure le televisioni di Berlusconi hanno nascosto la denuncia di Franceschini, e stanno facendo passare in sordina queste notizie). Accusando Berlusconi e le sue televisioni di nascondere la situazione siciliana, dopo aver fatto un bailamme mediatico a fini elettorali sulla situazione di Napoli, solo perchè la Sicilia è da decenni governata dal centrodestra a tutti i livelli, e che ogni volta vince le elezioni con percentuali bulgare. Evidentemente a qualcuno non conviene far sapere che, nonostante i fiumi di soldi che vanno alla Sicilia in virtù dell'autonomia speciale (molto più delle tasse pagate dai Siciliani, mentre ci sono Regioni in Italia che rianno dallo Stato solo il 30-40% delle tasse), le amministrazioni di centrodestra non esitano a far affogare le proprie città nella monnezza, smettendo di pagare i netturbini perchè ingolfate dai debiti.

Certo, però, a prescindere da Berlusconi e compari, viene da chiedersi dove sia finita la dignità dei giornalisti italiani.

P.S. Ah, dimenticavo la chicca: guardate un po' queste immagini del Napoletano. E a quando risalgono. Avete per caso visto qualcosa di simile nei TG nazionali? Ah sì, un anno e mezzo fa. Ma quelli erano altri tempi ...

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Ma ci faccia il piacere!
post pubblicato in Diario, il 6 maggio 2009


                                                   

Mi ero promesso di non parlare della vicenda, anche in attesa di novità maggiori, ma la puntata di Porta a Porta di ieri sera mi ha fatto cambiare idea. Le dichiarazioni che Berlusconi ha potuto rendere in perfetta assenza di contraddittorio (a parte un primitivo e solitario scatto d'orgoglio a difesa della categoria dei giornalisti da parte del direttore De Bortoli) sono infatti talmente risibili e vergognose che dovrebbero suscitare una profonda reazione dell'intera società italiana, altro che Internet.

Fondamentalmente la tesi "difensiva" del premier è stata questa: la decisione della Veronica è solo il frutto di un complotto orchestrato dalla sinistra tramite i giornali, che avrebbero inventato la storia delle veline e la storia del diciottesimo di Noemi per provocare la sua reazione. Questo ovviamente perchè "la sinistra e la stampa non riescono a sopportare la mia popolarità, ormai al 75%". Ora, premesso che Berlusconi prima di ieri sera aveva smentito di aver parlato di complotti, tanto che fino a poche ore prima il fido Bondi a Ballarò, replicando a Franceschini, dichiarava che Berlusconi aveva smentito, la linea difensiva del premier è talmente palesemente falsa che è alquanto imbarazzante che i giornalisti presenti siano stati al gioco.

Innanzitutto, per la storia delle veline il Premier dovrebbe guardare in casa sua. Di fatti non solo l'opposizione non aveva fatto sentire granchè la sua voce, ma anche la stessa stampa non si era occupata così massicciamente della questione: il "velinismo" è infatti diventato il tema del giorno solo quando la rivista di FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini, uscì con un articolo di fuoco sulle "veline" che erano in odore di Europee nelle liste del Pdl; articolo che suscitò la prima reazione della Lario, quella del "ciarpame senza pudore".. Solo allora la "questione veline" guadagnò la vera attenzione mediatica. Quindi, più che di falsità della sinistra, Berlusconi dovrebbe parlare di falsità destrorse ... E poi non sono nemmeno bugie: le interviste ad alcune "veline" incazzate per non essere state candidate dopo aver persino firmato la candidatura dal notiaio, il padre di una di loro che ha cercato di darsi fuoco fuori Palazzo Grazioli perchè la figlia non era stata candidata, le ammissioni all'interno del PdL, e soprattutto da parte dello stesso Berlusconi ("quelle tre che sono state escluse all'ultimo erano bravissime ragazze"), sbugiardano il Silvio nazionale e i suoi lecchini d'intorno.

Per quanto riguarda la "festa di Noemi" ... c'è da dire innanzitutto che all'inizio semplicemente si era parlato della festa come l'ennesima comparsata di Berlusconi ad una festa, in cui ha cantato, scherzato con i presenti, dispensato sorrisi a destra e sinistra, ricevuto applausi, eccetera (non è certo la prima volta che accadeva una cosa del genere). Poi sono comparse le ironie, dato che in un'intervista Noemi e famiglia confessavano di chiamare "papi" il premier. Ma è stato con le dichiarazioni della Lario, che sempre in quella prima reazione dichiarava che il marito "non era mai stato al 18° dei suoi figli", che la festa di Noemi è finita davvero nell'occhio dei media.

D'altronde è perfettamente normale che il mondo mediatico si occupi di queste faccende, se è la moglie del premier a denunciare certe cose. Soprattutto sarebbe anormale non occuparsene quando addirittura la moglie arriva ad accusare di pedofilia il marito (anche se nessuno ha avuto il coraggio di usare questo termine, nonostante sia la logica conseguenze di quel "non posso stare con un uomo che va con le minorenni" e quel "Noemi figlia illeggittima? Magari fosse questo!"). E questo al di là della verità o meno delle accuse: sono pur sempre le accuse della first lady, e in un Paese normale ci si dovrebbe perlomeno porre dei dubbi, delle richieste di maggiore informazione, non la difesa a spada tratta del premier.

E poi infine una cosa. Il Premier parla tanto di sinistra che "controlla" i giornali, che monta accuse, eccetera eccetera. Ora, a parte il fatto che Berlusconi controlla gran parte dell'editoria, a partire dalle sue proprietà dirette (Il Giornale e Panorama), da quelle estremamente vicine (Il Foglio, Libero) e da quelle a lui indirettamente vicine (Il Mattino, Il Messagero), e soprattutto controlla direttamente quasi l'intero sistema televisivo italiano (Mediaset, di sua proprietà, e Rai, gestita dallo Stato, cioè da lui), che è quello che forma le coscienze in Italia, una domanda sorge spontanea: ma se la sinistra riesce a turlupinare persino la moglie del premier, che vive da 30 anni con lui, come mai non riesce a turlupinare il 75% degli Italiani? Forse perchè caso mai è lui che turlupina gli Italiani attraverso il suo impero mediatico? E poi non ci hanno sempre detto che le televisioni non fanno consenso, che gli Italiani  votano con la propria testa, che non sono dei poveri fessi che si fanno fregare dalle televisioni?

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Riporto Report: Modulazione di Frequenze
post pubblicato in Riporto Report, il 23 marzo 2009


                                                   

Secondo appuntamento con "Riporto Report", la nuova rubrica di Discutendo che ogni lunedì darà spazio alla puntata settimanale di Report, l'ottima rubrica di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (la puntata di ieri, che vi consiglio sempre di vedere, è disponibile qui; la tascrizione testuale integrale della puntata è invece disponibile qui). Stavolta si parla di televisione, e dello scandalo delle concessioni televisive, specchio di un'Italia imperversata dal conflitto d'interessi e da una politica compiacente al mantenimento delle posizioni dominanti.

MODULAZIONE DI FREQUENZE (di Bernardo Iovene)

La puntata inizia con l'intervista a Francesco Di Stefano, imprenditore televisivo e soprattuto patron di Europa7, passata ormai alla storia come "la TV che non c'è". Infatti, l'emittente di Di Stefano, pur avendo ottenuto nel 1999 l'autorizzazione a trasmettere, non ha mai potuto farlo perchè le sue frequenze erano abusivamente occupate da Rete4. Vi suona un po' strano? Allora seguite la storia.

Tutto parte dal "peccato originale", ovvero dalla sentenza della Corte Costituzionale che negli anni '70 determina la fine del monopolio televisivo della RAI, e apre l'etere televisivo alle TV private, ma solo in ambito locale. Tuttavia, ciò non si accompagna ad un piano per l'assegnazione delle frequenze, così che i primi che arrivano occupano le frequenze (che sono un bene pubblico) e ne fanno quello che ne vogliono: un vero e proprio "far west" televisivo, durato vent'anni, fra gli anni Settanta e Ottanta. E' stato anche grazie a questo "far west" che Silvio Berlusconi e la sua Finivest sono riusciti ad accaparrarsi indisturbati e senza limiti buona parte dell'etere televisivo italiano, fino ad aggirare la legge, con la creazione di fatto di tre televisioni nazionali, facendo mandare in onda delle cassette registrate contemporaneamente su tutte le loro tv locali (ricordatevi che la sentenza della Corte aveva permesso la privatizzazione solo alle tv locali). Fu così che alcune preture "oscurarono" le TV di Berlusconi: ma l'allora premier Bettino Craxi, amico di Berlusconi (fu anche testimone di una delle sue nozze), ed è il segreto di Pulcinella che fosse il suo "referente" politico (tant'è vero che discese in campo, non appena Tangentopoli spazzò via Craxi, essendo l'unico in grado di impedire l'ascesa delle sinistre al Governo), subito emanò il cosiddetto "decreto Craxi", meglio noto come "decreto Berlusconi", consentendo la prosecuzione per un anno dello status quo, in attesa della nuova disciplina sul settore televisivo. Il decreto passò grazie ad alcune politiche spartitorie sulla Rai, tenendo buoni tutti i partiti. Ma il decreto conteneva una "finezza": il decreto non era "provvisorio", ma "transitorio". E, giuridicamente, la distinzione fra questi due termini è fondamentale: un decreto provvisorio va rinnovato ogni 6 mesi, il transitorio no. E così lo status quo sarebbe rimasto "legalizzato" all'infinito.

Sarebbe, perchè, poichè ad essere in discussione è la tutela del pluralismo nell'informazione, nel frattempo la Corte Costituzionale nel 1988 chiede al Parlamento "una disciplina sull'emittenza privata contro l'insorgenza di posizioni dominanti", e la posizione di Mediaset, con le sue tre reti, è una posizione dominante. Il Governo, sempre guidato da Craxi, decise con la "legge Mammì", dal nome del Ministero delle Poste e delle Comunicazioni, di risolvere la situazione: fu deciso che solo il 25% delle reti nazionali potevano essere gestite da un solo soggetto. Così, per salvare le 3 reti Mediaset le reti nazionali dovevano essere 12 ... e infatti la legge Mammì "decide" che sono 12, anche se non esistevano tutte (solo 6 lo erano davvero). Nel frattempo però le frequenze non vengono assegnate, perchè il piano viene sequestrato dalle Procure che lo indagano, e così i soggetti che trasmettevano già continuarono a trasmettere, senza che fosse indetta una gara per l'assegnazione.

Così la Corte Costituzionale interviene nuovamente nel 1994, decidendo che la legge Mammì era illeggittima propriò nel suo articolo più importante: quello del 25%. Il limite doveva essere del 20%, a meno che lo sviluppo delle tecnologie (si cominciava a parlare allora del satellite, che era ancora agli inizi) non avesse portato allo sviluppo del settore ed all'ampliamento delle reti disponibili. Ma, comunque, entro 2 anni andavano assegnate le frequenze. L'ampliamento delle reti non avviene, e dunque nel 1996 il Parlamento avrebbe dovuto imporre a Mediaset di cedere una delle sue reti (e alla Rai, pubblica, di togliere la pubblicità da una delle sue). Nel frattempo, però, Berlusconi era andato all'opposizione. Al Governo c'era Prodi, ma Berlusconi fece ostruzionismo, c'erano una quindicina di direttive europee da recepire, e ciò costrinse il Ministro Maccanico a cercare un accordo. D'altronde, il referendum promosso nel 1995 dal centrosinistra contro la situazione delle televisioni non ebbe il favore degli Italiani, che lo bocciò. L'accordo fu questo: l'opposizione votava le direttive, il Governo otteneva che fosse stabilito il limite del 20% e dunque otteneva lo spostamento di Rete4 sul satellite e l'eliminazione della pubblicità da RaiTre, ma l'opposizione ottenne la proroga della situazione con una legge fino al "congruo sviluppo" del mercato satellitare. E fu quel "congruo" a creare l'inghippo: qual era il numero congruo delle parabole affinchè Rete4 fosse spostata sul satellite? A stabilirlo doveva essere l'Agcom, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, istituita proprio con la legge Maccanico: ma, essendo di nomina politica, e non essendoci un termine fisso entro quale emanare il provvedimento, l'Agcom non decise.

Ma la legge Maccanico, oltre al limite del 20%, stabiliva anche che il limite del mercato pubblicitario per un solo soggetto doveva essere del 30%. Anche qui, l'Agcom non decise, così che la prima verifica sul mercato pubblicitario avvenne solo nel 2004: Mediaset e Rai detenevano entrambe più del 30%, e questa situazione era risolvibile solo con l'allontanamento di una rete da Mediaset e l'eliminazione della pubblicità sulle reti Rai. Dunque, Rete4 non solo era fuori parametro per la "posizione dominante" di Mediaset nelle reti (3 reti invece di 2), ma anche per quella nel mercato pubblicitario. Se questo fosse avvenuto prima, e non nel 2004, la questione Rete4 non si sarebbe proprio posta.

Ma questo non avvenne, perchè nel frattempo, nel 1999, avvenne finalmente la gara di assegnazione delle frequenze. A vincere furono varie reti, tra cui Europa7, ma non Rete4. Il motivo? Il nuovo Ministro Cardinale, succeduto a Maccanico, non concesse l'autorizzazione per via della "posizione dominante" di Mediaset, come voleva la legge Maccanico; ma, sempre come voleva la legge, Rete4 era autorizzata a trasmettere "fino al congruo sviluppo" del satellite. Il satellite era ormai abbondamente sviluppato, ma il "congruo" era ambiguo e quindi campa cavallo. Di Stefano allora intraprese una battaglia legale, e così intervenne la Corte Costituzionale, che decise che in ogni caso, sviluppo congruo o no, entro il 2003 andava spenta Rete4 e accesa Europa7. Nel frattempo al Governo è tornato Berlusconi: arriva così la legge Gasparri, dal nome del nuovo Ministro delle Comunicazioni, che cerca di prorogare lo status quo: ma andando ciò contro la sentenza della Corte, Ciampi non firmò. Mancavano ormai 15 giorni allo spegnimento di Rete4, e allora ci fu un decreto: le reti che trasmettevano potevano continuare a trasmettere, tanto ormai c'era la nuova tecnologia del digitale terrestre che avrebbe garantito l'espansione dei canali. L'analogico, almeno nelle intenzioni, sarebbe stato sostituito definitivamente nel 2006 con il digitale, e così Europa7 avrebbe avuto tutto lo spazio per operare. Inoltre il Governo, per lo sviluppo del digitale, stanziò più di 200 milioni di euro per l'acquisto dei decoder (per il quale lo Stato fu poi sanzionato per 7 milioni di euro dalla UE perchè fu ritenuto un aiuto di Stato). E così il Governo riteneva di aver risolto la questione.

Ma la battaglia di Di Stefano proseguì. Anche l'associazione AltroConsumo intervenne, denunciando come, anche con il digitale, le frequenze rimanevano nelle mani degli stessi soggetti: non solo chi trasmetteva già sull'analogico, aveva diritto a trasmettere anche sul digitale, ma continueranno a conservare le frequenze che attualmente hanno, dunque non si aprirà nessun nuovo spazio per Europa7 e gli altri. L'Europa così intervenne, aprendo una procedura d'infrazione. Torna al Governo Prodi, e il nuovo Ministro Gentiloni decide di recepire la direttiva Europea promettendo un ddl sulla materia, quando invece l'Europa aveva detto che bastava disapplicare la legge e togliere le frequenze a Rete4, senza alcun ddl. Ma non arrivarono nè ddl nè disapplicazioni, dato che, come ammesso da Gentiloni, non si potè far niente per via dell'Udeur di Mastella, che evidentemente si preparava ad andare con Berlusconi e minacciava la caduta del Governo (cosa che poi avvenne, per questo ma soprattutto per tanti altri motivi).

Arriva così il Governo Berlusconi, e di fronte alle sentenze dell'Europa, della Corte, ecc. ecc. risponde con uno stratagemma: costringe la Rai a rimodulare le frequenze, facendo così saltar fuori una frequenza da assegnare ad Europa7, assieme ad un risarcimento danni (minimo). La situazione sembra risolta, anche se non è detta l'ultima parola, perchè la frequenza data ad Europa7 probabilmente non consentirà di coprire l'80% del territorio nazionale, come dovrebbe essere, e quindi forse potrebbero esserci nuovi ricorsi. Ma nel frattempo il digitale sta avanzando, in varie regioni l'analogico è stato già spento ... e quindi giustizia probabilmente non sarà mai fatta, grazie a decenni di "far west", compiacenze fra politica e imprenditori, conflitti d'interesse ed incapacità decisionale della politica.

IL MIO COMMENTO: La faccenda è talmente scandalosa che mi vergogno a vivere in un Paese dove possano accadere queste cose. Se le cose fossero state regolate per bene, oggi non ci ritroveremmo con un duopolio delle televisioni, cosa pericolossima per la democrazia in ogni caso, specialmente quando uno dei duopolisti è un politico, e ancor di più quando è Presidente del Consiglio (che controlla, quindi, indirettamente anche l'altra parte del duopolio, la RAI). Sappiamo bene come le televisioni possano influenzare il voto degli Italiani e di chiunque nel mondo, e come una situazione come quella attuale sia contro ogni principio di pluralismo e di equilibrio dell'informazione e non solo. Sarebbe necessaria, al di là della questione Rete4-Europa7, una legge anti-trust che vieti davvero concentrazioni di potere nel mondo dei media, vietando ai singoli privati di possedere da soli più del 25% del mercato pubblicitario, e più del 25% di giornali e TV (proprio in termini di vendite e audience, non di reti possedute o giornali posseduti). Magari si può discutere sulle percentuali, ma è assolutamente necessario un limite per garantire il pluralismo e la concorrenza.

P.S. A proposito di pluralismo e concorrenza nell'informazione, Report ha ricevuto una querela, con richiesta di risarcimento milionaria, da Mario Ciancio, l'editore de "La Sicilia" e proprietario di varie tv locali, che, come denunciato da Report domenica scorsa, gestisce in maniera monopolistica l'informazione a Catania e dintorni, detenendo dunque un potere di influenza sull'opinione delle masse fortissimo (e che sfrutta, ricambiato, a favore del centrodestra locale e nazionale). Comunque Report è abituato a ricevere querele, che puntualmente vince, a dimostrazione della qualità del suo giornalismo e del fatto che in Italia certa gente non è abituata a persone che sappiano la verità e provino a diffonderla.

P.P.S. Anche stavolta accenno alle altre due rubriche di Report. Ne "L'emendamento" è stata denunciata l'assenza di una norma sull'auto-riciclaggio: in Italia, ad esempio, chi vende droga e poi "ricicla" il denaro "sporco" può essere punito per traffico di stupefacenti, ma non per aver riciclato i proventi illeciti. E questo nonostante l'opposizione abbia presentato un emendamento in proposito, stralciato e rimandato dal Governo a data da destinarsi. Nella "Goodnews" di questa settimana, invece, si parla dell'iniziativa di alcuni ragazzi de "L'Onda", il movimento studentesco nato dalle proteste contro la Gelmini, che hanno deciso di proseguire la lotta in una maniera molto costruttiva, ovvero aiutando i ragazzi in difficoltà con lo studio organizzando dei corsi di recupero gratuiti dove tali corsi, che dovrebbero essere organizzati dalle scuole, non sono concessi a causa dei tagli ai fondi delle scuole.

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Poi dicono che non è vero
post pubblicato in Diario, il 26 ottobre 2008


                        

Ieri c'è stata la manifestazione del Pd, cui ho partecipato, ma per un'analisi rimando a domani. Oggi mi preme sottolineare un'altra cosa: ovvero l'ennesima dimostrazione che Mediaset è da una parte, e bisogna avere l'onestà perlomeno di riconoscerlo anche da parte di chi appartiene a quella parte.

Voi direte: embè, che novità è? Già si sapeva. Vi correggo: già era possibile saperlo, ma molte persone non si arrendono all'evidenza. Che non si rendono conto che non è casuale la rarità di programmi di approfondimento "politico", che non è casuale la rarità ancora maggiore di programmi di dibattito politico (cioè con più parti in gioco), che non è casuale che l'informazione di Mediaset sia praticamente quasi del tutto affidata ai telegiornali (ovvero a programmi che possono essere montati a piacimento, non "in diretta", e che quindi possono veicolare i messaggi che convengono a chi li controlla), che non è casuale la rarità di programmi "impegnati" o comunque "seri" e che non è casuale l'abbondanza eccessiva di programmi che "futili" è dir poco, che non è casuale che nei programmi della domenica si parli solo di cretinaggini e che, quando vi si parla di "politica", ad essere intervistati, ovviamente senza contraddittorio, siano solo personaggi di un parte. Non se ne rendono conto, perchè non vogliono farlo, e finchè questo controllo sarà così ben mascherato non se ne renderanno conto mai. Perchè, d'altronde, non è nemmeno colpa loro: lungi da me definirli "stupidi". Caso mai, "poco accorti" e soprattutto "raggirati".

Perciò mi piace parlare di numeri e di confronti immediati, quando parlo di controllo delle televisioni. Perchè magari quei "venti lettori" del mio blog possono rendersene conto, se non l'hanno già fatto. L'ho fatto qualche giorno fa, mostrandovi, con una tabella un po' più chiara dei dati circolati nei media, i dati dell'AgCom, dai quali risulta uno spropositato disequilibrio nei TG a favore dell'attuale maggioranza di governo, soprattutto a Mediaset (ma anche al Tg2, a conferma del fatto che sono capaci di controllare anche la Rai, o perlomeno Rai2, tramite Marano e Mazza). E lo faccio adesso facendovi notare una cosa: la manifestazione del centrodestra del 2 Dicembre 2006 (quella contro la Finanziaria di Prodi) fu mostrata in diretta da Rai2, Canale5La7, più varie "finestre informative" di Rete4 (cercate "finestre informative" nella pagina che si apre col link). Ieri invece la diretta l'han fatta solo Rai3 e La7, da Mediaset un bel niente. Oscurata la manifestazione: nemmeno una "finestruccia informativa". Zero. Magari c'era carenza di personale? Tutti impegnati al quiz di Gerry Scotti oppure dalla De Filippi?

Ancora convinti che le televisioni sono tutte libere?

P.S. Sia chiaro, anche se queste non dovrebbero essere ammesse, non è questo l'importante. L'importante non è che certe televisioni siano controllate, ma che addirittura dicono di essere obiettive ed autonome. Ripeto: che lo facciano, che facciano propaganda per una parte politica: ma non ci dicano palle sulla loro autonomia. Almeno questo ce le potete concedere?
 
P.P.S. Per un disservizio del Cannocchiale (almeno credo) non riesco a leggere i commenti, nè a rispondervi. Dunque perdonatemi per non aver risposto ai commenti.

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L'emergenza rifiuti continua ... e pure quella dell'informazione
post pubblicato in Diario, il 28 settembre 2008


                              

Il video che fa da copertina a questo post non è un video vecchio, di Gennaio o Febbraio, quando Napoli e la Campania erano nel pieno della crisi rifiuti. Quella che ha contribuito non poco alla sconfitta del centrosinistra, alla vittoria del centrodestra e al trionfo di consensi del Governo Berlusconi. No, questo video, insieme a quest'altro e quest'altro, mostrano come è Aversa, popolosa città al confine fra le province di Napoli e Caserta, in data 21 Settembre, come indicato dal giornale ripreso nei video. Ben 2 mesi dopo il trionfale annuncio della falsa fine dell'emergenza rifiuti. E non sono "casi isolati": se andate su YouTube e digitate la parola "rifiuti", mettendo i video in ordine di data di caricamento, ne troverete tantissimi.

Questi video, fino a qualche mese fa, sarebbero andati in onda in tutti i TG Nazionali. Fino a qualche mese fa, infatti, i TG ci martellavano periodicamente con le immagini dei cumuli di rifiuti per strada. Appena dopo "l'annuncio", invece, tutti zitti. Non si è più visto un "sacchetto". E così gli Italiani hanno potuto credere alla favola della "Campania pulita", in cui l'emergenza è ridotta a qualche bicchierino di plastica sul lungomare di Napoli, prontamente raccolto dal nostro "Presidente Spazzino".

Certo, la situazione è migliorata e si vede, grazie all'apertura delle discariche di Savignano e Sant'Arcangelo, come dicono i TG, anche se tutti i TG però si dimenticano di dire che quelle discariche sono frutto del lavoro del commissario De Gennaro, mentre Berlusconi e Bertolaso hanno solo tagliato i nastri (mentre dopo quattro mesi Chiaiano ancora deve essere aperta). Ma siamo comunque ben lontani dal poter dire che l'emergenza è finita, come dimostrano questi video.

Ma nessuno lo sa. E così gli Italiani credono che la Campania sia tornata pulita in "58 giorni" grazie esclusivamente al lavoro di Berlusconi. E tutti gridano la trilogia delle S: "Silvio Santo Subito". Nessuno si chiede però, anche ammettendo che Berlusconi avesse risolto da solo l'emergenza e in 58 giorni, perchè non l'abbia fatto nei suoi 5 anni di governo, quando la situazione era ancora meno grave ...

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