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il blog di Francesco Zanfardino
Liberticidi
post pubblicato in Diario, il 1 febbraio 2010


                                                    

Non sono un fanatico della "par condicio" politica in TV. O, meglio, per me "par condicio" non vuol dire mettere sullo stesso piano un partito dell'1% ed uno del 30%. Ed è la tesi che portano avanti da anni i berluscones, che ad ogni appuntamento elettorale non esitano di definire, per questo motivo, "liberticida" questa legge (l'ultimo è stato, pochi giorni fa, il viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani).

Tuttavia, io vado un po' oltre. Posta quella premessa, infatti, per me "par condicio" vuol dire garantire non l'uguaglianza, ma l'equilibrio politico in TV, e sempre, non solo nei periodi elettorali. Ovvero, se un partito rappresanta l'X% degli Italiani, deve avere l'X% degli spazi televisivi occupati dalla politica, o comunque una percentuale che non se ne allontanti troppo. Altrimenti, farei scattare le multe, e pesantissime, fino alla chiusura del programma o dell'emittente incriminato; a meno che queste ultime non decidano di essere ufficialmente "di parte" (libere di esserlo, a parte la RAI, che è servizio pubblico), e allora dovrebbero essere imposti dall'Agcom dei "disclaimer" prima di ogni trasmissione "di parte" che avvisino, dati alla mano, i telespettatori della sua faziosità (dal punto di vista degli spazi destinati ai diversi partiti, ovviamente ... la faziosità dei contenuti non è così facilmente misurabile). Anche se, nei periodi elettorali, comunque "disequilibrerei l'equilibrio" un po' a vantaggio delle liste nuove e dei partiti minori, perchè altrimenti si rischierebbe di aver un equilibrio forzatamente rigido; in compenso, prevederei la possibilità di fare i famosi "scontri diretti" tra i due principali candidati (ma anche tre se la situazione lo richiede: insomma, quelli sostenuti dai partiti più rappresentativi).

Già sto scendendo troppo nei dettagli, e vi risparmio le mie idee su come aggiornare periodicamente le "percentuali di rappresentatività" dei partiti sui quali basare l'equilibrio "politico" in TV. Comunque, se si parlasse di questo tipo di riforma della "par condicio", sarei d'accordissimo. Temo tuttavia di no, visto che altrimenti il Governo sarebbe costretto a rinunciare alla gran crassa mediatica che riceve quotidianamente dalle TV italiane, a cominciare dai Tg. Come testimoniano da sempre i dati dell'Agcom, autorità indipendente sulle Comunicazioni che dovrebbe proprio risolvere questo tipo di problemi (e in realtà fa poco o nulla, perchè è gestita dalla politica): per esempio quelli sul "tempo di parola" destinato dai principali Tg alle varie forze politiche nel Dicembre 2009 (ultimi dati disponibili). Sommando i dati relativi alla maggioranza (Pdl, Lega, Governo e Premier), alle opposizioni (tutti gli altri partiti) e alle istituzioni (UE e Presidenti di Repubblica, Camera e Senato), otteniamo:

Tg1 = 58.29% - 23.11% - 18.60%
Tg2 = 56.63% - 24.63% - 18.74%
Tg3 = 39.10% - 45.56% - 15.34%
Tg4 = 79.97% - 11.48% - 8.55%
Tg5 = 62.72% - 21.02% - 16.26%
St.Ap. = 72.61% - 14.3% - 13.09%
TgLa7 = 51.75% - 27.15% - 21.10%

Le cifre parlano da sole.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

La televisione e la democrazia
post pubblicato in Diario, il 22 febbraio 2009


                                            

Certo che al peggio non c'è mai fine. Leggevo questo articolo apparso su Corriere.it, sull'ennesimo episodio indecente avvenuto un quel "programma" televisivo immondo che è il Grande Fratello, e mi sono sentito di fare una riflessione: ma chi fa televisione deve pensare allo share o alla dignità? La questione non è così semplice come si potrebbe pensare. L'eterno dibattito sulla televisione, in cui ci si scambia reciprocamente accuse di "snobbismo" o "trashismo", senza approfondire davvero la questione, infatti, si intreccia anche un discorso più generale, persino politico, sul principio della "democrazia".

L'esempio del Grande Fratello è proprio il più calzante. E' oggettivo, infatti, che quella trasmissione televisiva fa proprio schifo. Schifo, perchè indecente è proprio un eufemismo in questo caso. Tanto che quest'anno sono riuscito a vederlo pochi minuti a serata (perchè altrimenti non potrei giudicare: non giudico mai senza vedere), per il vomito istintivo che mi veniva quasi subito. Non c'è bisogno di essere "snob" per dirlo: basta guardare quanto accaduto in questa stagione, tra scene di isteria, torpiloqui vari, lanci di bicchieri, tette sbattute in faccia e nudismo più o meno completo. Il tutto inserito in una cornice di finto realismo (se l'Italia fosse quella del Grande Fratello, ci sarebbe da cambiare paesee), di sentimentalismo talmente spinto all'eccesso da essere palesemente falso, da una insistenza quasi ossessiva su tutto ciò che è scabroso e/o fa "audience". Con un messaggio di fondo devastante: per diventare "qualcuno" le tue capacità contano zero, l'importante è che tu sappia suscitare l'attenzione su di tè, non importa il mezzo con cui lo fai. Un programma che andrebbe chiuso per manifesta indecenza, insomma ... ma Mediaset ne fa un programma di punta, tanto da sacrificare il suo migliore giornalista (Mentana) pur di non rinunciare ad una puntata, una, del Grande Fratello. 

D'altronde, il motivo che Mediaset e i difensori del GF adducono a tali scelte è spiazzante: il GF fa il boom di ascolti, perchè chiuderlo o ridimensionarlo? E' vero, verissimo. Il Grande Fratello batte di gran lunga i suoi concorrenti. Lo ha fatto nella serata della morte di Eluana, quando RaiUno stravolse la programmazione pur di dedicare, giustamente, la serata all'approfondimento di una vicenda che ha così sconvolto il Paese. E lo fa in tutte le serate, persino contro un programma di genere "simile", cioè popolare, X Factor, anche se molto diverso (almeno lì si parla di talenti veri). E allora mi sono chiesto: ma io, proprio io, difensore della democrazia, mi metto contro la "democrazia televisiva"? Chiedo la chiusura di un programma di successo, voluto dal "popolo televisivo"? Non pecco di "fascismo", di "autoritarismo televisivo"? E confesso che sono rimasto un po' interdetto.

Poi mi sono ricordato che un simile ragionamento l'ho già fatto altre volte. Quando ho ragionato sul fenomeno del "berlusconismo", dello stravolgimento del sistema dei valori che Berlusconi è riuscito ad operare in Italia con uno straordinario consenso delle masse. Anche su questo mi è capito di essere accusato, proprio io, di essere "anti-democratico". In fondo, se gli Italiani votano in massa Berlusconi, come posso permettermi io di giudicarli, di dire che è sbagliato. Come posso permettermi di giudicare Berlusconi e chi gli sta attorno, se le sue decisioni sono condivise dalla maggioranza degli Italiani? E' la democrazia, bellezza, no? No. Quando di parla di "berlusconismo" non si parla di democrazia, ma di populismo. Se Berlusconi fa demagogia sulla sicurezza rasentando spesso il razzismo, non ho forse io il diritto e la ragione di contestare duramente questo stato di cose e chiederne la fine, anche quando questo è sostenuto dalla maggioranza delle persone, per il bene della democrazia? Se Berlusconi come primo atto del suo Governo fa una legge per proteggersi dai processi, non ho forse io il diritto e la ragione, per il bene della democrazia, di dire che quella legge è anti-democratica, anche quando se forse la maggioranza degli Italiani la riterrebbe giusta pur di salvaguardare il loro beniamino? Non sono forse queste forme deviate della democrazia, una democrazia che diventa populismo? D'altronde, non è forse attraverso forme apparentemente "democratiche", come il populismo, che la democrazia diventa dittatura, reale o di fatto? E come esempio non indico solo Hitler (altrimenti i fan di Silvio mi direbbero: "Ma come ti permetti? Paragoni Silvio a Hitler? Poi dite che non è vero che siete accecati dall'odio!"), salito al potere democraticamente, ma tante altre dittature e simil-dittature passate, fino alle attuali dittature di fatto della Russia di Putin e del Venezuela di Chavez. E con questo non voglio dire che Berlusconi ambisca a questo, ma che l'Italia di oggi, se Berlusconi volesse, potrebbe diventarlo tranquillamente, forse con gioia.

Allo stesso modo, non posso forse chiedere io, per il bene della televisione e consapevole del suo ruolo fondamentale nella formazione delle coscienze, la chiusura di un programma come il GF, anche se molto popolare? Sì. Perchè una cosa è la democrazia, un'altra è il populismo. Una cosa è la democrazia televisiva, un'altra è il populismo televisivo. E anche la giusta "democrazia televisiva", attraverso il "populismo televisivo", può trasformarsi in una "dittatura televisiva". La famosa "dittatura degli ascolti", che sacrifica la dignità e i valori sull'altare del consenso, dello "share", in questo caso. 

P.S. E, mentre scrivevo questo post, ho pensato anche a chi è il proprietario di Mediaset, e mi sono reso conto che, per la televisione, il parallelo con la politica era proprio il più azzeccato ...

www.discutendo.ilcannocchiale.it

E' proprio necessario?
post pubblicato in Diario, il 17 maggio 2008


                                     

E' proprio necessario mandare in "terza serata" Primo Piano?
E' proprio necessario ridimensionare così tanto uno spazio di approfondimento e confronto sui temi dell'attualità? La risposta è semplice: no.

Anche perchè di spazi di questo tipo in TV ce ne sono pochi. Almeno nei due gruppi televisivi principali: nella Rai ci sono Porta a Porta, Ballarò, Annozero e, appunto, Primo Piano. Su Mediaset solo uno: ovvero Matrix. Mentre dilagano reality, "Buone Domeniche" varie, Uomini & Donne, e così via.

Per questo è indispensabile che programmi come Primo Piano, riconosciuto tra l'altro come "non fazioso" da entrambi gli schieramenti politici, continuino ad avere una discreta visibilità. Primo piano si sovrappone ai TG di Rai1 e Rai 2? Beh, innanzitutto si possono organizzare meglio gli orari senza danneggiare certe trasmissioni. Ma se anche si dovesse rinunciare a qualcosa, forse è meglio conservare programmi di questo tipo, anzichè avere edizioni di TG in quasi tutte le ore. Tanto le notizie non cambiano granchè in così poco tempo.

Non sentirei la tua mancanza, caro Corona. Ma certa Italia sì, purtroppo.
post pubblicato in Diario, il 5 marzo 2008


                            

Fabrizio Corona
, il capo dell'agenzia di paparazzi "Corona's", divenuto tristemente famoso per le accuse di estorsione, spaccio di stupefacenti e sfruttamento della prostituzione nell'ambito del processo "Vallettopoli", è stato arrestato nei giorni scorsi per l'aver smerciato soldi falsi in varie località italiane (Orvieto, Fiumicino e l'autostrada Padova-Bologna). Ciò gli è costato una condanna ad 1 anno e sei mesi.

Tuttavia, oggi Corona ha patteggiato ed è tornato in libertà per l'effetto di questa scelta. Dopodichè ha dichiarato ai giornalisti: "Mi hanno fregato come un cretino. La verità assoluta la so solo io, ma non ve la posso dire e la devo custodire qua dentro. Alla gente però voglio dire una cosa: è possibile che uno come me, che ha guadagnato milioni di euro, possa andare i giro a smerciare 4.000 euro falsi? La verità è che da questo paese bisogna andarsene. Questo non è più un paese libero".

Se è vero che è stato "fregato", cosa assolutamente possibile per carità, Corona innanzitutto dovrebbe stare attento a chi si affida. Secondo, non si capisce per quale motivo non debba dire la verità e la debba "custodire qua dentro". Sul fatto dei 4.000 euro falsi: non ha senso dire "guadagno milioni, figuriamoci se mi rovino per 4.000 euro". Beh, intanto le "serate", le magliette col nome, per non parlare delle mutande, Corona se le fa, dunque non credo gli facciano schifo 4.000 euro. Terzo: se Corona vuole se ne può anche andare, ma non credo che se ne andrà mai dall'Italia.

Dove troverà un altro paese dove le televisioni e i giornali pensano solo a trasmettere scandali, scandali e scandaletti, magari intervallandoli con servizi sulle mutande lanciate dalla prigione ai fans da Corona, o su quella sottospecie di imprenditore che fa le linee di jeans firmate da un omicida (Ahmetovic) e che vuole scritturare i coniugi di Erba? Dove troverà un Paese pronto a santificare e a pagare profumatamente gente che viene indagata (e solo perchè viene indagata)? Dove troverà un altro paese in cui si può evitare una condanna a 18 mesi semplicemente patteggiandola?

P.S. Mi dispiace solo di aver sprecato questo seppur piccolo spazio di "informazione" nell'aver dato pubblicità a certa gente. Ma quando è troppo è troppo.
Ecco il "disegno criminale" Gentiloni
post pubblicato in Diario, il 14 gennaio 2008


                      

Oggi il Cavaliere ha fatto dietrofront
. Rinnega il suo diktat di ieri, ovvero "non tratto sulla legge elettorale con chi vuole il ddl Gentiloni" (che ci ha tanto ricordato quello di qualche mese fa riguardo la vicenda Telecom, "potrei salvarla, ma cambiate la Gentiloni"). Come se nel tentativo di conservare l'italianità della rete fissa o nel partecipare alle realizzazione della riforma elettorale facesse un favore all'attuale Governo, e non agli Italiani.
La smentita è arrivata, dopo 24 ore, con una nota, nella quale nega di "aver collegato i due temi (legge elettorale e ddl Gentiloni, ndr) che restano separati e distinti perchè riguardano due piani diversi". Anche se successivamente dichiara: "Sulla Gentiloni ho risposto ad una domanda in coerenza con la realtà e con quanto ho sempre affermato: l'impossibilità di una futura collaborazione con un governo che si macchiasse di una simile nefandezza, inconcepibile in una vera democrazia". Insomma, un giro di parole che conferma la volontà di dire una cosa e la necessità di nasconderla.

Comunque, tra una polemica e l'altra, ben poco si è parlato nel merito del disegno di legge Gentiloni stessa. Vediamo un pò di che tratta questa "decisione criminale", come definita da Berlusconi. Che in realtà ha l'obiettivo di evitare il ripetersi del duopolio Rai-Mediaset anche nel digitale terrestre. Obiettivo che d'altronde l'Italia è sollecitata a raggiungere dalla stessa Unione Europea che, nella persona di Neelie Kroes, Commisario  UE alla Concorrenza, ha bocciato la legge Gasparri (la riforma del sistema TV del precedente governo.

Mercato pubblicitario. Il ddl Gentiloni interviene sulla redistribuzione della raccolta pubblicitaria, correggendo l'attuale squilbrio che è a favore della TV. Infatti, abolisce il SIC (Sistema di comunicazione integrato), introdotto dalla Gasparri, che diluiva i limiti di accaparramento della raccolta pubblicitaria considerandoli in relazione ad un unico bacino nel quale confluivano anche satellitare e digitale terrestre. Ed, inoltre, stabilisce posizioni dominanti per i soggetti che superano il 45% delle risorse pubblicitarie. Infine, le TV non saranno più oggetto di multe e sanzioni, ma a loro si applica la riduzione dell'affollamento orario della pubblicità dal 18% al 16%.

Riordino frequenze. Il ddl preve il trasferimento di una rete analogica sul digitale, entro il 2009, per Rai e Mediaset. Con questa "migrazione anticipata" sul digitale (le altre reti vi passeranno nel 2012) si liberanno quantità significative di frequenze, per le quali verra stabilito un dovere di vendita da parte di chi le possiede.

Riforma Auditel. Il ddl introduce anche "una serie di norme che rafforzano le garanzie pubbliche nel sistema della rilevazione degli indici d'ascolto", in particolare nei casi in cui i responsabili delle rilevazioni siano società partecipate a loro volta da società oggetto delle rilevazioni stesse.

Insomma, un "testo equilibrato", come lo ha definito lo stesso Gentiloni. Soprattutto se confrontato con un tipo di riforma come quella proposta da Sarkozy (e che pure ha ricevuto molti apprezzamenti), Presidente di destra della Francia, che vorrebbe togliere la pubblicità dalla TV pubblica, finanziando le perdite tassando le televisioni private. Non oserei immaginare cosa accadrebbe se una proposta del genere fosse fatta in Italia.

Il degrado della televisione italiana
post pubblicato in Diario, il 17 dicembre 2007


                         

Ieri il premier Romano Prodi è stato ospite da Fabio Fazio a "Che tempo che fa". L'intervista ha riguardato vari temi, ma in particolare in questo post mi soffermo su quello della scuola e della ricerca.

Il premier, infatti, ha annunciato prossimi significativi interventi a favore di scuola e ricerca. Tutto da vedere, ovviamente, anche se la direzione presa dal ministro Fioroni nella scuola, con la sacrosanta riforma del sistema dei debiti formativi, e dal ministro Mussi nell'università, con una maggiore attenzione alla meritocrazia (nelle graduatorie dei test d'ingresso), è già buona. Poco, comunque, rispetto a ciò che si deve fare.
Ma un'argomento forse ancora più interessante è il fatto che Prodi ha lamentato una scarsa attenzione della società italiana, tutta presa dai litigi dei politici e dagli omicidi di Cogne e Garlasco, ai problemi della scuola e della ricerca.

Questa la dichiarazione del premier. "Questo paese ha bisogno di ancora più risorse per scuola e ricerca. Risorse umane, perchè non c'è niente da fare, qui si gioca tutto. Quello che mi fa impressione in questo paese è che sono arrivate le classifiche sui rendimenti scolastici di tutti i paesi dell'OCSE (aggiornati al 2004). La Germania è scesa, l'Italia è scesa, era già bassa, Francia altrettanto... Negli altri paesi stanno discutendo da settimane su questo problema: questo che è il più grande problema del futuro. In Italia ha preso una "doppia pagina" il primo giorno, poi non se ne è più parlato. Ma allora come posso emozionare il paese sul problema della scuola e della ricerca? Io ho bisogno del Paese dietro su questi grandi temi, perchè è qui che ci giochiamo il futuro. Invece, o la lite quotidiana o il delitto o la lite quotidiana, o il delitto o la lite quotidiana... Ecco allora uno dei grandi problemi: appassionamoci di scuola".

Insomma, una fotografia del degrado culturale della televisione italiana, dove ormai anche quelli che venivano considerati i "salotti buoni" del panorama televisivo, come "Porta a Porta" di Vespa, ma anche Matrix di Mentana, si occupano troppo spesso di Garlasco, Cogne, Perugia e via dicendo, non disdegnando dibattiti sui ballerini di Ballando con le Stelle o sulla bellezza delle gambe femminili. Che degrado.
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