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il blog di Francesco Zanfardino
Ri-promesse
post pubblicato in Diario, il 23 ottobre 2009


                                                

Ieri Berlusconi ha tirato fuori il coniglio dal cappello. Il solito coniglio pre-elettorale, direi. A cinque mesi dalle Regionali, è infatti arrivata la solita promessa di riduzione delle tasse: stavolta si taglia l'Irap, ragazzi. Per aiutare la ripresa delle imprese e quindi dell'economia italiana. Una eliminazione graduale, che però, dicono le opposizioni, costerà comunque una ventina di miliardi di euro, e quindi difficilmente sarà realizzabile. Ma tanto quelli delle opposizioni sono solo dei "poveri comunisti invidiosi", no?

Peccato che, come ci ricorda Stefano Lepri su La Stampa, Berlusconi abbia già promesso la stessa cosa, nelle stesse modalità, in altre due campagne elettorali, quelle del 2001 e del 2005. Forse si può anche essere un attimino scettici, no, visto anche che si è criticato tanto il Governo Prodi per aver aumentato le tasse e poi una volta al Governo ci si è "dimenticati" di togliere quelle tasse "inique"?

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Geniali strateghi
post pubblicato in Diario, il 28 maggio 2009


                                                 

Sotto attacco da parte delle opposizioni, della Chiesa, della stampa estera e persino di parte della sua maggioranza e della sua famiglia per le sue vicende personali e politiche, in primis "caso Noemi", "sentenza Mills" e "velinismo", il premier Berlusconi ha trovato un ottimo diversivo: la riduzione del numero dei parlamentari.

Per capire l'ottima strategia del PDL bastava seguire la puntata di ieri sera di Porta a Porta, che Vespa nella sua prima parte ha dedicato proprio al tema delle riforme e nello specifico del taglio dei parlamentari. In particolare, bastava sentire il primo intervento della serata, quello del Ministro La Russa: "Io parto da un dato. Non è che adesso fanno la 'corsa', adesso ne ha parlato Berlusconi, e il tema è tornato di attualità, altrimenti non lo era. E, anche all'origine, noi abbiamo fatto nel 2005 la riforma, quella che passava sotto il nome di devolution, e in quell'occasione decidemmo di abbassare il numero dei parlamentari, a 518, il numero che ora vorremmo ulteriormente abbassare, e abbassare il numero dei senatori, ci riuscimmo, e non è una cosa facile, perchè adesso deve cominciare l'iter, che prevede che passi due volte alla Camera e due volte al Senato, perchè è una riforma della Costituzione. L'abbiamo già fatto nel 2005, la legge passò, col solo voto della maggioranza del Governo Berlusconi dell'epoca, la sinistra votò contro dicendo poi 'ma noi votavamo contro perchè c'è la riforma della devoluzione', ma intanto votò contro anche questa norma. Non solo: chiese, come la Costituzione consente, di fare un Referendum che cancellasse quella riforma; nel frattempo si votò per le elezioni Politiche, perdemmo per 20mila voti, in quel clima, 15 giorni dopo si andò a votare per questo Referendum che la sinistra chiedeva di votare 'sì' per cancellare questa riforma, e i Parlamentari che erano stati abbattuti dal Governo Berlusconi dell'epoca tirarono un sospiro di sollievo perchè furono tutti tranquillamente rimessi nel numero che precedentemente c'era e che attualmente c'è ancora". Altrimenti già in questa legislatura sarebbe sceso il numero (dice Vespa). "Certo, noi l'avevamo già votata! Io sono contento che adesso la sinistra dica di avere mutato opinione, dirà che è sempre stata di questa opinione ma non poteva, fatto sta che ha fatto carte false per mantenere l'attuale numero dei deputati e io credo che adesso non dobbiamo fare tante gare: ha fatto bene Berlusconi a dire che accanto alla proposta di legge parlamentare, che c'è già, non fa assolutamente male aggiungere una proposta di iniziativa popolare, tanto vanno poi a confluire, la discussione in Parlamento è identica, è uguale, ma la forza che viene dalla volontà popolare impedisce da un lato di cambiare idea e dall'altro lato rende simbolica questa riduzione. Perchè non è tanto il costo, che pure è grosso, 100, 200 o 600 deputati, quello che conta è dare il segnale che si vuole rendere il Parlamento molto più agile e cioè che si vuole dare più risposte alle richieste degli Italiani: diminuire il numero non è solo un problema di costi, significa poter fare una legge non in due anni ma in un tempo determinato, accoppiare magari a questa riforma maggiori poteri per l'esecutivo significa non fare inutili ping-pong Camera-Senato, Senato-Camera, ma magari fissare un termine entro il quale il Parlamento se deve dire no dice no, ma è chiamato a decidere se è sì o se è no". Una sfilza di bugie e mezze verità dall'inizio alla fine.

Cominciamo dall'inizio, e dal primo messaggio dato agli elettori: 'E' grazie a Berlusconi che ora si parla di tagliare i parlamentari'. Vero, ma negli ultimi tre anni Berlusconi e la sua maggioranza ha detto di no a qualsiasi proposta di riduzione dei parlamentari, riduzioni di stipendi e privilegi; hanno persino cercato di boicottare il sistema anti-pianisti della Camera. E ancora adesso lo fanno: tant'è vero che il 26 Maggio, pochi giorni dopo l'exploit di Berlusconi sui parlamentari, il centrodestra al Senato ha bocciato la proposta del PD di calendarizzare subito il ddl Zanda sulla riduzione dei parlamentari. E se lo stesso ddl è stato poi fatto calendarizzare da una decisione unanime di Fini e Schifani, è solo grazie alla minaccia del PD di non votare più alcun calendario nella Conferenza dei Capigruppo. Se quindi si parla di taglio dei parlamentari solo oggi, vuol dire che c'è qualche "problemino" nel mondo dell'informazione.

Secondo messaggio: 'Noi del centrodestra il taglio lo facemmo già, la sinistra voto contro e fece tornare tutto come prima'. Vero, il centrodestra fece il taglio dei parlamentari, ma lo inserì nella famosa riforma della "devolution", che stravolgeva il senso della Costituzione a favore delle mire della Lega Nord. La 'sinistra' non avrebbe mai potuto votare quella riforma e, dato che o si prendeva tutto o niente, non poteva che votare no. Inoltre, fu proprio l'opposizione di centrosinistra a proporre all'epoca di ridurre a 400 i deputati e a 200 i senatori: ma il centrodestra bocciò l'emendamento, preferendo rispettiamente 518 deputati e 252 senatori.

Terzo messaggio: 'Non solo la sinistra fu contraria, ma propose anche un Referendum contro, e gli Italiani votarano contro perchè lo diceva la sinistra'. Certo che propose un Referendum contro, per i motivi sopra citati. Ma è piuttosto curioso quello che ha detto La Russa: in pratica ha detto che gli Italiani furono una massa di capre che si fecero turlupinare dalla sinistra. Peccato che La Russa & company abbiano sempre esaltato gli Italiani e la loro capacità di giudizio, difendendo Berlusconi dall'accusa di manipolare gli Italiani proprio dicendo che gli Italiani non sono una massa di capre. Con la differenza, però, che la sinistra non ha televisioni per "manipolare" gli Italiani: le ha invece Berlusconi, che le utilizzò anche in quell'occasione, facendo mandare in onda su Mediaset una serie di spot sul Referendum che mettevano praticamente solo in evidenza il fatto della riduzione dei parlamentari (spot che provocarono una multa dalle autorità garanti, ma che proseguirono all'infinito e massicciamente).

Quarto messaggio: 'La sinistra non vuole far sentire la vostra voce sul taglio dei parlamentari'. Ovvero critica la volontà di Berlusconi di raccogliere le firme per un ddl di iniziativa popolare. Ora, innanzittutto le critiche sono venute anche da Fini, il quale ha sottolineato una cosa importante: i ddl di iniziativa popolare devono comunque passare per il Parlamento. E allora perchè perdere tempo, se si possono subito approvare in Parlamento le proposte già presenti? Non solo: non si possono fare ddl di iniziativa popolare sulla Costituzione, dunque la raccolta firme del Premier sarebbe meramente simbolica. Ma, d'altronde, l'obiettivo di Berlusconi è proprio quello di cavalcare demagogicamente il tema ... poco importa se il Parlamento approverà o meno, e poco importà che i "capponi cui non si può chiedere di anticipare il Natale" sono in stragrande maggioranza suoi parlamentari: forse il Premier ha paura che le persone messe da lui in Parlamento votino contro il taglio dei parlamentari?

Ma La Russa non ha solo mandato messaggi agli Italiani. Nel concludere il suo intervento ha infatto ventilato una cosa molto importante: 'Magari accoppiamo al taglio dei parlamentari i maggiori poteri per l'esecutivo'. E qui sta tutto il fulcro della strategia berlusconiana: non solo distrarre adesso gli elettori promettendo loro il taglio dei parlamentari e facendo creder loro che sia Berlusconi a volerlo, contro la volontà della sinistra, ma anche tentare un "golpe istituzionale", ovvero una riforma iper-presidenzialista, mascherandola da riduzione dei costi della Casta. Ci aveva già provato nel 2006, come detto prima. Solo che ora potrebbero essere in gioco gli equilibri costituzionali e democratici, e i mezzi mediatici sarebbero molto maggiori che in passato. Speriamo bene, ma le premesse non fanno ben sperare ...

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Silvio vuol dire coerenza
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2009


                                             

"Le province? Strumento vecchio da superare". Parola di Silvio Berlusconi, in campagna elettorale (come sempre) per le Provinciali di Milano. D'altronde aveva detto lo stesso più di un anno fa, nel "duello" con Veltroni a Matrix, durante il quale, oltre a promettere il taglio del bollo auto (a proposito, dov'è?), sostenne anche che "bisogna tagliare enti inutili come le province e le comunità montane".

Già, peccato che dopo un anno di governo non se ne sia fatto niente, e che si sia stati zitti dopo che la Lega ha posto il veto sull'abolizione. Ma soprattutto è curioso notare che le ultime province istituite in Italia hanno tutti il segno Berlusconi: quattro province sarde, Ogliastra, Medio Campidano, Carbonia-Iglesias e Olbia-Tempo, istituite nel 2001 con legge regionale dal Governatore di centrodestra, Mauro Pili (Forza Italia); altre tre province, Monza, Fermo, Barletta-Andria-Trani, istituite nel 2005 dal precedente Governo Berlusconi. Di queste, c'è un record: la provincia dell'Ogliastra, con soli 58.090 abitanti. Manco fosse un Comune.

Allora, caro Premier, vista la storia recente, eviti di riproporre ad ogni elezione la stessa solfa. Forse con le televisioni riuscirà ogni volta a far passare l'idea che vuol davvero abolirle, ma prima o poi qualcuno se ne accorgerà, che cavolo ...

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