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il blog di Francesco Zanfardino
In direzione ostinata e fallimentare
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2011



Tagli alla spesa sociale. E' quello che chiede la destra conservatrice italiana, similmente a quanto hanno già imposto i Repubblicani ad Obama in America. Guai a toccare le tasse dei ceti abbienti, guai a toccare le rendite degli speculatori: ciò che serve davvero all'Italia, per Stracquadanio, Lupi & friends, è tagliare, tagliare, tagliare incentivi fiscali, spese assistenziali, pubblica amministrazione (e dipendenti pubblici), patrimonio pubblico, istituzioni pubbliche, finanche al sistema pensionistico.

Farei notare a costoro che in tre anni di governo Berlusconi la spesa sociale è stata già abbondantamente tagliata. Come dimenticare la prima Finanziaria di questo GOverno: una cifra per tutti, gli 8 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica, con 134.000 licenziamenti annessi tra docenti precari e personale ATA. Ma potrei continuare con i miliardi tagliati a infrastrutture, sanità, cultura, pubblica amministrazione, forze dell'ordine, giustizia, incentivi fiscali alle rinnovabili, trasferimenti alle Regioni, stipendi dei dipendenti pubblici, blocco del turnover, ecc. ecc.  L'unica spesa sociale che è aumentata, in sostanza, è stata quella cassaintegrazione ... ma non c'è certo nulla da festeggiare.  Tanti tagli che, diminuendo o eliminando tanti stipendi, hanno avuto l'ovvio effetto di deprimere la domanda e quindi la produzione, a sua volta depressa dal taglio degli incentivi e delle opere pubbliche, aggravando pesantemente la situazione dell'economia italiana.

Insomma, il taglio della spesa sociale si è rivelato una ricetta decisamente fallimentare e chi continua a proporlo lo è altrettanto.Questi benedetti 20 miliardi di euro che servono è bene trovarli tagliando la vera spesa improduttiva, quella che se ne va in sprechi (es. grandi opere poco o per nulla utili), quella dovuta all'eccessiva burocrazia statale, ai costi della politica (es. grandi stipendi, privilegi vari, troppe poltrone) e alla presenza di troppi Enti inutili (Comuni e Province con troppi pochi abitanti, Comunità e Municipalità varie, ma anche i vari Enti para-statali), oppure tagliando spese non prioritarie (es. nuovi armamenti militari). Magare si può anche pensare a nuove tasse, che gravino sui grandi patrimoni e sulle rendite finanziarie. E poi non sarebbe male approfittare dell'occasione anche per veri tabù come la legalizzazione delle droghe leggere e della prostituzione, che comporterebbero enormi introiti per lo Stato (oltre che, secondo me e tanti altri, vantaggi sociali in termini di riduzione di entrambi i fenomeni e comunque un maggiore controllo degli stessi, che tra l'altro esistono comunque anche se illegali ed è alquanto ipocrita far finta di nulla). Eccetera eccetera.

E poi, una volta racimolati i soldi (facendo sul serio tutto quello che ho indicato si ricaverebbe molto più che 20 miliardi!), da un lato bisogna ridurre corposamente il debito e dall'altro bisogna stimolare la crescita! Ciò attraverso l'investimento in beni culturali e turismo (l'unico campo in cui nessun Paese al mondo potrà mai competere con noi, se lo sfruttiamo appieno), in infrastrutture "diffuse" (ovvero piccole opere in tutto il Paese, che danno lavoro a più imprese e persone che singole "grandi opere", portando anche risultati immediati e non a distanza), in "produzioni" che garantiscono risparmio (efficienza energetica, energie rinnovabili, recupero dei rifiuti ... ma anche in "produzioni immateriali" come manutenzione, prevenzione, digitalizzazione, semplificazione, lotta all'evasione, ecc.), e così via. E, cosa importante, anche investire qualcosa in un po' di riduzione fiscale a chi in questi anni ha sempre pagato la crisi, ovvero pubblici dipendenti e lavoratori, che poi sono i veri protagonisti della "domanda" e quindi della crescita economica. 

Chiedo troppo?

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Questione di priorità
post pubblicato in Diario, il 27 luglio 2011


Alla fine il Senato ha votato (quasi) all'unanimità il sì al rifinanziamento delle missioni all'estero, con l'esclusione di Italia dei Valori e Radicali. Sono rientrati i soliti finti malumori della Lega, unicamente volti ad illudere il loro elettorato su una inesistente "diversità" tra Lega e Pdl. E sono rientrate anche le polemiche interne al Partito Democratico, con il gruppo di "dissidenti" guidato da Ignazio Marino che alla fine ha scelto di rispettare la "disciplina di partito".

Una scelta rispettabile ma che mi auguro non spenga il dibattito interno al PD sulla questione delle spese militari. Mi chiedo davvero quale rispetto degli impegni internazionali e quale rispetto per il lavoro delle nostre forze armate possa giustificare il fatto che, in un momento di terribile crisi economica come questo, in cui il Governo in tre anni ha tagliato decine di miliardi di euro alle spese sociali, cioè alla scuola, all'università, alla ricerca, alla sanità, alla sicurezza, alle infrastrutture, all'assistenza ai più deboli ecc. ecc. ora lo stesso Governo decide di spendere oltre 29 miliardi (MILIARDI!) di euro in elicotteri e aerei militari, come denuncia lo stesso sen. Marino sul suo blog.

Se per superare la crisi economica bisogna tagliare qualche spesa, quali sono le priorità, allora? Le priorità del Governo Berlusconi sono ben chiare. Ma quali saranno le priorità di un Governo Bersani, o comunque di un governo a guida PD? Va bene (magari!) tagliare le spese della politica, va bene (magari!) fare qualche riforma a costo zero magari da "green economy", va bene (magari!) tassare le grandi rendite finanziare, ma poi? Si vuole perseguire la stessa filosofia del centrodestra in materia di spese sociali, oppure provare strade diverse?

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La depressione
post pubblicato in Diario, il 29 ottobre 2010


"Taglierò 300 mila dipendenti statali". Questo l'annuncio-choc di Brunetta: ma, quel che è peggio, il ministro non lo dice con estrema sofferenza, ma con orgoglio.

Come se tagliare 300mila posti di lavoro, in aggiunta alle decine di migliaia già tagliati nei vari settori della Pubblica Amministrazione (scuola, sanità, ecc.), fosse una cosa fantastica. Per carità: legittimo ritenere (io non lo ritengo) che i tagli occupazionali nella P.A. promossi da Tremonti e soci siano un taglio di "sprechi". Così come i tagli ai finanziamenti.

Ma, al di là di questo, insomma anche se questi fossero davvero soldi sprecati, se davvero fossero queste delle "spese improduttive", quale vantaggio ne ha il Paese nel tagliarle se poi questi soldi non vengono reinvestiti in "spesa produttiva"? Nessuno! Anzi, si innesta un circolo depressivo per l'economia italiana, perchè si sottraggono soldi al mercato (stipendi, incentivi, ecc.) e quindi la torta diminuisce sempre di più, anzichè aumentare.

Qui, in fondo, sta tutta la questione della spesa pubblica: non importa la sua quantità, ma la sua qualità! Bisogna assolutamente tagliare quanti più sprechi (veri) è possibile, ma poi questi soldi vanno reinvesti in nuova spesa produttiva ... o quantomeno in tagli delle tasse. Già, quei tagli che i berluscones promettono e ripromettono da 16 anni a questa parte ... e invece alla fine tagliano solo i servizi pubblici. E pure vantandosene.

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Aiutiamoli a casa loro?
post pubblicato in Diario, il 21 ottobre 2010


A dire il vero, la Lega il più delle volte se ne strafotte. Tuttavia, quando qualcuno ne sottolinea la contrarietà delle sue politiche anti-immigrati alla cristiana accoglienza (e loro si dicono portavoce dei valori cristiani), a volte rispondono qualcosa del tipo: sì, ma infatti noi vogliamo aiutarli "a casa loro".

E' in quei momenti che vorrei sbattergli in faccia dati come questi: un taglio del 45%, sommato a precedenti tagli decisi dal governo Berlusconi in questi due anni, che portano sotto i 100 milioni di euro il fondo per la Cooperazione Internazionale. Ovvero proprio quei fondi per "aiutare a casa loro" i diseredati del mondo.

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Spendiamo troppo?
post pubblicato in Diario, il 7 settembre 2010


                                                   

Secondo la Gelmini in Italia spendiamo troppo per la scuola, e infatti il Governo Berlusconi nella sua prima manovra taglio 8 miliardi di euro alla spesa pubblica per l'istruzione. Non solo: spenderemmo troppo per i nostri insegnanti (addirittura il 97% del budget per la scuola pubblica! Una palese idiozia).

Poi ti arriva l'OCSE, e ti conferma per l'ennesima volta che quelle della Gelmini sono solo palle: l'Italia è penultima sui 33 Paesi dell'area OCSE per spesa pubblica in istruzione. E gli insegnanti sono tra i meno pagati.

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La promessa-truffa
post pubblicato in Diario, il 12 gennaio 2010


                                           

Tempo di elezioni, tempo di propaganda: a meno di due mesi dalle elezioni Regionali, test elettorale di rilevanza nazionale, il centrodestra si appresterebbe a mettere in campo la più demagogica (e meno realizzata) della promesse elettorali, il taglio delle tasse. D’altronde, sarebbe anche ora, viste le tante promesse e i quasi due anni di governo già trascorsi. Ebbene, il 9 Gennaio scorso il Premier ha confermato le indiscrezioni, rispolverando la sua vecchia promessa della riduzione delle aliquote IRPEF, la tassa sul reddito, passando dall’attuale sistema a cinque aliquote a solo due aliquote. Promessa usata fin dalla sua prima campagna elettorale, quella del 1994, e che fu addirittura inserita nel celeberrimo “Contratto con gli Italiani” del 2001, puntualmente non rispettato (ma Berlusconi si è ricandidato lo stesso). Promesse vane, insomma, ma che hanno sempre avuto l’effetto di attirare consenso in occasione delle elezioni.

Ma prendiamo anche per buona la promessa del Governo: che cosa ne verrebbe fuori? Le preoccupazioni espresse dai sindacati e dalle opposizioni consistono sostanzialmente nel fatto che la riforma andrebbe a favorire troppo i ceti ricchi, concedendo nulla ai ceti bassi e ben poco a quelli medi. Preoccupazione più che fondate, se osserviamo la simulazione degli effetti della riforma realizzata dall’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, basata sui dati del Ministero delle Finanze. Innanzitutto, c’è da dire che più della metà degli Italiani non riceverebbe alcuno sconto fiscale: il 50.9%, infatti, ovvero 21.188.567 contribuenti, hanno un reddito inferiore ai 15mila euro e pertanto già pagano una aliquota del 23%. E, quindi, vengono fatti fuori dalla riforma tutti i ceti bassi e quelli medio-bassi. Ma, anche passando ai ceti medi, la musica non cambia di molto: ad esempio, arriverebbe uno sconto del 5.5% per un reddito di 20mila €, dell’8.6% per 28mila € e dell’11.9% per 30mila €. Passando ai ceti più alti, invece, lo sconto sale in maniera esponenziale, fino ad arrivare al 36.4% di un reddito da 100mila € (13.170 di sconto!)

Qualcuno dirà: beh, è ingiusto, ma perlomeno i ricchi sono pochi, mentre le famiglie medie sono tante, quindi la maggior parte dei soldi investiti nella riforma andrà ai ceti medi. Niente affatto: confrontiamo, ad esempio, la fascia dai 15.000 ai 28.000 € di reddito (aliquota attuale 27%), nella quale sono inclusi 13.800.307 contribuenti, e quella degli oltre 100.000 € (aliquota attuale 43%), ovvero 384.557 contribuenti. E’ impossibile fare una stima precisa, perché andrebbe calcolata la somma dei singoli sconti ottenuti da ciascun appartenente della fascia: ma, anche moltiplicando il massimo sconto della prima fascia (520 su 28mila €) per il numero di contribuenti che include, e il minimo sconto dell’altra fascia (13.170 su 100mila €) per i suoi, si ottengono rispettivamente un sconto complessivo di 7,1 e 5,1 miliardi di euro. Una differenza non tanto marcata, nonostante abbia fatto una simulazione irreale e favorevolissima ai difensori di questa “riforma”: una simulazione più realistica, e probabilmente ugualmente favorevole al Governo, con un 400 € di sconto medio per la prima fascia e 14.500 € per l’altra, ci restituisce uno sconto complessivo simile fra le due fasce: circa 5,5 miliardi di euro. Peccato che una rappresenti il 33.1% dei contribuenti, l’altra solo lo 0.9% …

Si dirà: comunque, per i ceti medi, meglio di niente in ogni caso. Ok, ma non si tratterebbe di soldi scesi dal cielo: abbiamo già visto che questo Governo, quando si tratta di finanziare qualcosa, taglia indiscriminatamente i fondi della sanità, della scuola, delle forze dell’ordine, ecc. Ovvero taglia il servizio pubblico, che certo serve molto di più ai ceti medi che ai ricchi: conviene accettare tutto ciò, mentre lo Stato spreca miliardi di euro per tagliare le tasse ai ricchi? Non sarebbe a questo punto meglio tagliare sì le tasse, ma prevalentemente ai ceti medi e bassi, visto che la devastante crisi economica ha colpito prevalentemente loro e non i ceti ricchi (che tra l’altro ne sono anche i principali responsabili)?

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In-sicurezza
post pubblicato in Diario, il 5 novembre 2009


                                              

Evidentemente quelle sui tagli alle forze dell'ordine, e la conseguente ipocrisia del centrodestra sulla sicurezza, non erano frottole dell'opposizione. Chiacchiere e distintivo, questa è l'Italia sicura promessa in campagna elettorale ...

P.S. Ah, vedere Bossi che zittisce Maroni paragonandolo ad una bestia d'allevamento, riuscendoci, è spettacolare ... credevo che Bobby...pardon, Roberto avesse una schiena più dritta.

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Comunque inferiori
post pubblicato in Diario, il 23 agosto 2009


                                               

L'estate sta finendo, e tra un po' centinaia di migliaia di ragazzi torneranno sui banchi di scuola. Chissà se torneranno le contestazioni dello scorso autunno, proprio ora che le conseguenze delle decisioni prese allora avranno il loro effetto più devastante (tagli di fondi, tagli di posti di lavoro, ritorno al passato). Tutto in nome del merito, almeno secondo la mente contorta del Ministro Gelmini (in realtà burattinata da Tremonti e dalle sue "forbici").

Uno dei tormentoni difensivi del Governo in quel periodo fu proprio l'esigenza di introdurre un sistema di valutazione del servizio scolastico, in base al quale poi assegnare meritocraticamente i fondi e premiare i dipendenti, insegnanti e non solo, migliori. Esigenza giustissima, di cui però non si trovò praticamente traccia nei provvedimenti adottati dalla Gelmini (eccezion fatta per qualche milioncino di euro redistribuito fra le Università con un sistema che di meritocratico ha ben poco). E che se si dovesse basare sull'attuale sistema di valutazione, sarebbe certamente meritevole di una rivoluzione studentesca, altro che rivolta. Almeno tra i "meridionali".

E' successo infatti che, mentre l'Italia mediatica si concentrava sulla squallida operetta del "partito del sud" o alle solite indecenti dichiarazioni estive di Bossi, è passata impunemente sotto silenzio qualcosa di ben più importante (ed offensivo) per il Sud. Ovvero la pubblicazione dei dati Invalsi sulla preparazione degli studenti italiani di terza media. E' successo che la prova nazionale, commissionata ogni anno dal Ministero dell'Istruzione, avrebbe dato, risposte alla mano, i risultati migliori agli studenti meridionali, seguiti da quelli del Centro. Ultimi i settentrionali. Invece, alla fine la graduatoria è stata capovolta: Nord, Centro, Sud. E viva la Padania. Secondo i tecnici dell'Invalsi, infatti, dai risultati emergerebbero "anomalie" che farebbero supporre comportamenti "opportunistici" da parte di studenti e prof del Sud: insomma, avrebbero copiato e/o sarebbero stati aiutati dai prof per evitare le possibili conseguenze di una "figuraccia". Così, è stato dapprima utilizzato il normale sistema di individuazione e correzione dei dati anomali, il cosiddetto hard clustering. Ma, siccome la situazione rimaneva pressochè invariata, hanno adottato il metodo fuzzy logic, che assegna ad ogni studente un "coefficiente di correzione". In pratica, agli studenti meridionali il punteggio è stato moltiplicato, che so, per 0.8, mentre ai settentrionali è stato moltiplicato per 1,2. Solo perchè lo studente è nato in un luogo anzichè in un altro. E così alla fine è stata fatta (presunta) giustizia.

Ora, a parte il fatto che se è vero come è vero che al Nord ci sono tanti prof meridionali (tant'è vero che la Lega Nord vuole mandarli via), non si capisce perchè quando stanno al Sud sono imbroglioni e quando stanno al Nord magicamente diventano campioni d'onestà. Ma la cosa scandalosa è un altra: è ammissibile che si stabilisca "per legge", per motivazioni del tutto arbitrarie, che un voto di un punteggio di uno studente del Nord valga per forza di più di un collega meridionale? Io lo trovo, oltre che razzista, illogico: che cavolo li si fanno a fare, allora, i test Invalsi? Tanto la graduatoria si stabilisce a priori! Perciò, se i problema degli imbrogli esiste, si cerchi un miglior metodo di valutazione, altrimenti meglio non buttare denaro pubblico per mettere in campo una sceneggiata inutile. E soprattutto non ci si azzardi a fare politiche del "merito" con questi squallidi sistemi.

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Auto, 624mila auto blu ...
post pubblicato in Diario, il 5 agosto 2009


                                         

Sono passati più di sette mesi da quando pubblicai l'indagine di Contribuenti.it sulle "auto blu" in Italia (secondo semestre del 2008). Ebbene, nel frattempo è cambiato qualcosa. In peggio. Secondo la nuova indagine semestrale, infatti, il loro numero sarebbe aumentato del 2.7%, passando da 607.918 a 624.330 unità. Un record mondiale, con il quale l'Italia straccia tutti gli altri Paesi: pensare che al secondo posto ci sono gli Stati Uniti, che con più del sestuplo della popolazione, ha "solo" 72.000 auto blu. E tra l'altro l'Italia è praticamente l'unico Paese a vedere cresciuto il loro numero.

La motivazione di tale abnormità è sempre la stessa: è stata infranta una legge del 1991, che limitava la facoltà delle auto blu ai soli membri del Governo (ed ad alcuni direttori generali), allargandone la possibilità anche a Regioni, Province, Comuni, comunità montane, municipalità, Asl, enti pubblici, società miste, società partecipate.

Il fatto grave è che tale esercito di autovetture ci costa miliardi di euro l'anno: tra carburanti, lavaggi, parcheggi, manutenzione, ricambi, assicurazioni, eccetera, Contribuenti.it nella scorsa indagine stimava un costo di circa 18 miliardi l'anno. Forse le cose non staranno proprio così, ma certamente si tratta di uno spreco immane a favore di pochi. Il che, in tempi di crisi e di tagli indiscrimati, risulta ancora più odioso.

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Calmierare, please
post pubblicato in Diario, il 23 luglio 2009


                                                           

Stasera seguendo i vari Tg ho trovato una notizia interessante (evento!): arrivano gli esodi estivi, accompagnati dai "prezzi caldi" della benzina. Nei vari servizi si metteva appunto in evidenza quello che gli automobilisti sanno da sempre, ovvero che quando avvengono grandi esodi (non solo quelli estivi, ma anche in occasione di Pasqua, Natale e ponti vari), per una "strana coincidenza", lievitano i prezzi dei carburanti.

Ora mi domando: si è tanto discusso sui metodi per combattere le speculazioni sulla benzina. Si è parlato di tasse troppo care, e si sono proposti tagli delle accise; si è parlato di troppa poca concorrenza, e si è proposta una liberalizzazione. Tutto giusto e da realizzare, ma perchè buttare a mare l'altra possibilità, ovvero quella di "calmierare" i prezzi? D'accordo, così si ammazza il mercato. Ma è davvero un'assurdità chiedere di trovare un sistema per "calmierare" i prezzi temporaneamente nel periodo degli esodi? Magari ancorando i prezzi alla materia prima, per esempio, entro un certo intervallo di prezzi. Oppure trovando un sistema che eviti eccessivi sbalzi di prezzo rispetto al periodo precedente. Oppure ... che ne so, si trovi un sistema migliore di questi ... basta risolvere questo problema, e non far finta di ignorarlo.

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Malpensa, Italia
post pubblicato in Diario, il 7 maggio 2009


                                                 

"Malpensa è un aeroporto fantasma. I voli sono passati da 1.328 a 147 e quelli Alitalia sono diminuiti dell'82,7%. Avevano detto che avrebbero fatto il Consiglio dei Ministri a Malpensa. Li ho invitati a farlo due mesi fa, ma non hanno il coraggio di mettere piede qui dove si vede cosa è successo".

Questa dichiarazione del leader PD Dario Franceschini secondo me parla da sola. La faccenda di Malpensa è solo una delle tante dimostrazioni dell'enorme distanza tra la realtà propagandata dal Governo e la realtà dei fatti. Si potrebbe fare infatti simili discorsi per qualsiasi delle grandi tematiche sbandierate da Berlusconi nella sua campagna elettorale, a cominciare dalla sicurezza e dai rifiuti (sì, anche quelli, chi segue da tempo il mio blog lo sa). Eppure sono proprio questi discorsi ad essere accuratamente evitati da chi dovrebbe controllare l'attività di Governo e le menzogne, ovvero l'informazione, molto più attenta invece a celebrare le finte glorie del Governo o a distrarre l'opinione pubblica con altre faccende.

D'altronde non si spiegherebbe come mai si sia data tanta attenzione alla realtà di Malpensa nel periodo elettorale, con tanta "gente del Nord" incazzata, e invece, ora che la realtà da loro evocata si è realizzata persino in maniera peggiore, stanno tutti zitti. Il perchè la Lega Nord, invece, stia zitta si comprende benissimo, ma il suo elettorato pare non volerne prendere atto ...

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Riporto Report: La cura
post pubblicato in Riporto Report, il 28 aprile 2009


                                              

Con un giorno di ritardo, a Discutendo si torna a parlare della puntata di Report, l'ottima trasmissione di inchieste giornalistiche condotta dalla Gabanelli: stavolta si tratta del sistema sanitario italiano. Tra pubblico e privato, sprechi ed inefficienze, tagli e false virtuosità (qui il video della puntata, qui la sua trascrizione integrale).

LA CURA (di Alberto Nerazzini)

L'inchiesta inizia con una prima parte dedicata ai rapporti tra sanità pubblica e privata. Si incomincia brevemente con un riferimento all'intramoenia, ovvero al fatto che in Italia, con qualche differenza fra le varie Regioni (come in tutto ciò che riguarda la Sanità, dato che è materia di esclusiva competenza regionale), i medici pubblici possono svolgere anche attività in studio privato: forse però sarebbe meglio che lo Stato impedisca ciò, chiedendo un contratto in esclusiva, magari aumentando un po' gli stipendi, così che i medici rimangano in Ospedale a smaltire le enormi liste d'attesa (e magari non sottraggono agli Ospedali medicine ed attrezzature per i propri studi privati, come documentato dal servizio). 

Ma il vero protagonista di questa prima parte è il DRG, ovvero il sistema di incentivazione introdotto nel 1995 con il quale gli ospedali, pubblici e privati, vengono premiati dallo Stato in base alla loro produttività: solo che in questo caso il "prodotto" è il paziente, e la sua salute. Comprenderete quindi facilmente come, se da un lato nel pubblico ciò può avere un senso, nella sanità privata (tra l'altro equiparata in vario modo a quella pubblica in molte Regioni), dove i profitti vanno tutti ai gestori delle strutture, comporta che tali strutture sono interessate a fare quante più prestazioni possibili: e, di conseguenza, dato che i medici da loro assunti sono pagati anche in base alla produttività, anche i medici sono spinti a tale ragionamenti. Da ciò originano scandali come quello dela clinica privata "Santa Rita" di Milano, prima fiore all'occhiello della sanità lombarda ma poi ribattezzata "clinica degli orrori" dopo che si scoprì che tantissime persone avevano subito operazioni inutili (e alcune di loro sono morte per questo) solo per far intascare più soldi a medici e gestori. Ma questo accade anche al San Raffaele, e a tanti ospedali e cliniche d'Italia finite sotto le lenti della magistratura. E' evidente che questo sistema si può reggere solo con i controlli, ma i controlli costano: e dato che in Italia invece di "razionalizzare" la spesa si preferisce "razionarla" (cioè si taglia e basta, mentre bisognerebbe tagliare gli sprechi ed investire in qualità), finisce che siamo tra gli ultimi Paesi per percentuale di controlli (tra l'altro in molte Regioni ben al di sotto del 10% previsto per legge).

E, a proposito di spesa, il Governo Berlusconi ha deciso di tagliare 5 miliardi per i prossimi due anni. Tagli "orizzontali", "razionari" e non "razionali", che rischiano di compromettere i servizi essenziali in molte Regioni, e di dover comportare il pagamento di ticket da parte dei pazienti: e questo a causa degli enormi deficit nella Sanità di molte Regioni, soprattutto al Sud. Ma perchè? Report ce lo spiega con un esempio: la Calabria. Qui addirittura il deficit non riescono ancora ad identificarlo per bene (comunque 1-2 miliardi di euro di debiti). E nonostante questa enorme spesa, la Calabria è piena di ospedali fatiscenti (36 ospedali irregolari su 39). Il motivo di tale spreco? Come al solito, clientelismo e corruzione: ovvero assunzioni sopra ogni limite (alcuni ospedali hanno più dipendenti che posti letto), e dirigenti che lucrano sui mini-appalti quotidiani degli ospedali (per le forniture, chiedendo sovvenzionamenti molto superiori al necessario). E anche i centri di "eccellenza", in Calabria, in realtà sono ulteriori fonti di spreco ed inefficienza (seppur in forma molto più lieve), o comunque sede di clientelismo. Uno di questi, l'Istituto Campanella, aspira a diventare IRCCS, ovvero un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, grazie al quale riceverebbe forti finaziamenti pubblici e privati per fare ricerca. In funzione di questo obiettivo la Regione, nonostante il deficit, ha stanziato tanti milioni di euro: però di risultati scientifici nemmeno l'ombra. Verrebbe da chiedersi se non sia il caso di investire di meno sul Campanella e di più nella qualità del servizio pubblico. O perlomeno controllare gli investimenti ...

Ma il "fenomeno IRCCS" riguarda tutta Italia. A partire dal 2003, tali centri si sono moltiplicati, ma solo grazie ad un alleggerimento della norma che ne prevede i criteri per l'attribuzione. Così abbiamo tanti istituti che meritevolmente ricevono finanziamenti pubblici, e tanti altri no. E' il solito discorso: va bene l'incentivo, ma servono i controlli. Altrimenti, si fanno più danni che prima. Il problema però è questo: c'è la volonta (da parte di chi comanda) di fare questo? Oppure a loro conviene così perchè sono l'espressione diretta di questo sistema?

IL MIO COMMENTO: Che dire ... come Report giustamente sostiene, occore razionalizzare, e non razionare, la spesa in Sanità. Altrimenti il nostro sistema sanitario, invidiato (almeno una volta) da tutto il mondo perchè totalmente aperto a tutti (a differenza, ad esempio, da quello americano, dove i costi ricadono direttamente sui pazienti, e per essere curati bisogna pagare), finirà peggio di tutti: una formidabile fornace di sprechi, clientelismo, corruzione ed incapace di garantire servizio pubblico. Dunque si elimini l'intramoenia, si riveda (o abolisca) il DRG nel privato, si preveda il sistema unico per gli appalti nella Sanità, si mandi in galera chi gestisce in maniera indecente il denaro pubblico della Sanità (e si commissarino le Regioni inadempienti). E questo avvenga in tutti i settori della spesa pubblica. Altrimenti, che parliamo a fare di Federalismo: la Sanità è già un modello federalista (la competenza è esclusiva delle Regioni), e vediamo bene come funziona ...

Altre rubriche
: Anche "L'emendamento" della settimana parla di sanità, ma in relazione ai cosiddetti "medici-spia" che il Governo vorrebbe introdurre, e mette in evidenza come la denuncia sia obbligatoria, e non facoltativa (qui video, qui testo). Invece la Goodnews della settimana parla di ambiente, ed in particolare della "riconversione ecologica" dei supermercati avviata in Germania e che sta prendendo piede anche da noi (qui video, qui testo).

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