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il blog di Francesco Zanfardino
Io ricordo così, gli altri ...
post pubblicato in Diario, il 27 gennaio 2009


                                               

Oggi, 27 Gennaio, è il Giorno della Memoria. 64 anni fa le truppe sovietiche sfondarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, scoprendone gli orrori e i pochi superstiti di quell'infamia. Fu così che, forse tardivamente, la Comunità Internazionale decise nel 2000 di istituire tale data come giornata mondiale in commemorazione delle vittime dell'Olocausto, del nazionalsocialismo e di tutti i fascismi. E, aggiungerei io, proprio "per non dimenticare", anche di tutte le altre pulizie etniche di questo mondo, troppo spesso dimenticate e/o occultate.

Ci sono diversi modi per "ricordare".

C'è chi
, come un Vescovo forse riabilitato con troppa superficialità dal Papa, lo fa negando l'esistenza delle camere a gas. E c'è chi, tanti, troppi, nega l'Olocausto in generale.

C'è chi, come un Presidente del Consiglio che considera il suo ruolo con fin troppa superficialità, lo fa raccontando barzellette sui lager che non fanno ridere nessuno.

C'è chi, come buona parte degli Italiani, forse la maggioranza, lo fa con molta ipocrisia, indignandosi la mattina per l'odio razziale della Germania Nazista contro gli ebrei, e pensando la sera ad altrettando razzistiche equazioni straniero = criminale = viadalmioPaese.

Poi c'è chi, come me, che non nega, prende seriamente la questione e senza ipocrisia. Personalmente, voglio ricordare così, come l'anno scorso, con l'introduzione di Primo Levi a Se questo è un uomo (uno dei migliori libri mai scritti, da leggere assolutamente almeno una volta nella vita per comprendere fin dove possa spingersi, in basso, la coscienza umana), che rispecchia fedelmente lo spirito di questa giornata.

"Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi"
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E' lui che divorzia da se stesso
post pubblicato in Diario, il 23 ottobre 2008


                                   

Oggi il premier Silvio Berlusconi, come "raramente" gli accade, è intervenuto duramente contro la stampa, "rea" di aver riportato in modo errato il suo pensiero. "Polizia negli atenei? Mai detto. Sono i giornali che, come al solito, travisano la realtà"; "I titoli che ho letto venendo qui, che parlano di Polizia nelle scuole, non sono condivisibili, sono un divorzio dalla realtà".

Eppure i video parlano chiaro. Il Premier ha espressamente detto: "L'occupazione di posti pubblici non è una dimostrazione, un'applicazione di libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza: nei confronti degli altri studenti, nei confronti delle famiglie, nei confronti delle istituzioni, nei confronti dello Stato. Convocherò oggi il Ministro degli Interni e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine per evitare che questo possa succedere". Però da una parte ha ragione. Non ha detto proprio "polizia", ma "forze dell'ordine" ...

Insomma, siamo alle solite. Che gli piaccia o no, Berlusconi spesso spara cretinate. E quando le spara grosse, e non sia mai che gli elettori possano pensare male di lui, usa una tecnica molto efficace: negare. Negare sempre, anche l'evidenza. Tanto che ci vuole: basta dire "sono stato frainteso", "questa stampa comunista distorce la realtà", ecc. ecc.... ormai non si contano più le volte che questo accade. Ma, d'altronde, perchè non farlo se la gente ci casca pure?

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Il razzismo e il silenzio
post pubblicato in Diario, il 19 agosto 2008


                                                   

13 contro 1. E' agghiacciante lo scenario offerto dalla telecamera della stazione di Genova-Nervi riguardo ad un'aggressione a sfondo razzista perpretata la notte tra 17 e 18 Agosto da un gruppo di 13 ragazzi, alcuni dei quali vicini, secondo alcuni testimoni, al circolo locale di Forza Nuova, ai danni di un 24enne angolano, figlio di un diplomatico del paese africano e iscritto alla facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Genova. "Sporco negro. Puzzi. Scimmia. Torna in Africa. Ti ammazziamo". Questi gli epiteti con cui gli aggressori apostrofavano il giovane studente, mentre gli sferravano in continuazione calci e pugni.

Non ci sono commenti adatti a questa notizia. Simile bestialità e stupidità si commenta da sola. Rimane l'amarezza per la poca attenzione mediatica data a questo ed altri episodi (nessun riferimento nelle edizioni del TG5 delle 20 di ieri e delle 8 e delle 13 di oggi; N.B. la notizia è emersa solo nel pomeriggio di ieri), soprattutto se confrontata con la sovraesposizione mediatica riguardante altri episodi, ma a parti invertite.

Quando capiremo che l'importanza di un aggressione non dipende dal colore delle parti in gioco, ma dalla criminosità dell'episodio stesso, allora forse potremo sperare in un'Italia più sicura. Per tutti.

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