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il blog di Francesco Zanfardino
Quella vocazione maggioritaria
post pubblicato in Diario, il 1 ottobre 2010


                                                

In questi giorni di "parlamercato" hanno destato molto scalpore alcuni cambi di casacca. In particolare, ha suscitato un vortice di polemiche nella base del centrosinistra l'on. Massimo Calearo, l'ex leader di Federmeccanica candidato dal PD nel 2008. L'imprenditore, infatti, dopo aver lasciato il PD nel novembre scorso, condividendo insieme a Rutelli e gli altri di "Alleanza per l'Italia" la preoccupazione per una svolta "a sinistra" del PD con l'elezione di Bersani a segretario (ma dove la vedono?). Poi, in questi giorni, lascia l'API, confessando candidamente di essere stato contattato da Berlusconi che l'avrebbe "convinto", passando incredibilmente così da PD a PDL in poco più di due anni: in realtà alla fine resta nel gruppo Misto, e non vota la fiducia a Berlusconi (si astiene).

In realtà in questi giorni, e nei mesi passati di questa legislatura, ci sono stati addii ben più clamorosi. Nel passaggio al Senato del "documento Berlusconi", l'ex senatore del PD Riccardo Villari, tristemente noto per la faccenda della poltrona della Vigilanza Rai, ha votato la fiducia a Berlusconi (nonostante Berlusconi non avesse bisogno di "nuovi arrivi" al Senato), avendo d'altronde aderito al Movimento per l'Autonomia che, pur malpancista, è ancora nella maggioranza di governo. E va notato Villari fu cacciato dal PD da quello stesso Veltroni oggi "accusato" di aver candidato Calearo, mentre proprio in quei giorni Villari veniva difeso da D'Alema e altri beniamini di questi stessi accusatori. Oppure Antonio Gaglione, anch'esso astenutosi come Calearo, ma che comunque ha aderito a Noi Sud (scissione berlusconiana del MPA) dopo essere stato cacciato dal PD per il suo enorme tasso di assenteismo (oltre l'80%, e infatti era assente anche nella seduta della Camera in cui si è discussa fiducia a Berlusconi); e Gaglione fu candidato segretario regionale in Puglia dalla Bindi, che recentemente s'è scoperta antiveltroniana di ferro.

Perchè questi riferimenti a Veltroni? Perchè credo che in realtà, dietro agli strali lanciati contro Calearo e il "lassamo stà" nei confronti di Villari e degli altri "traditori", ci sia non solo l'oggettivà "particolarità" di Calearo (molto esuberante, e quindi più mediatico), ma una certa insofferenza nei confronti dell'idea della "vocazione maggioritaria" che le candidature di Calearo ed altri volevano rappresentare, seppur nella contestabile forma delle "figurine" da esporre nelle liste per il Parlamento. Quella vocazione che in molti interpretarono come "autosufficienza" del PD in termini di alleanze, ma che in realtà voleva significare la sfida del nascente Partito Democratico, ovvero quello di voler essere finalmente un partito di centrosinistra non settario, ma che ambisca a rappresentare in sè tutti i settori della società, nelle loro parti sane ovviamente, senza pregiudizi e conservatorismi ideologici di sorta. Un Partito che si rivolgesse, insomma, non più solo alla propria "base" elettorale e sociale, ma provasse a coniugare i propri valori in una idea di Paese che riuscisse a coinvolgere settori presocchè inesplorati dal centrosinistra italiano e quegli elettori che, pur non organici all'idea del centrosinistra (perchè magari non legati ideologicamente a nessun partito), potessero raccogliere nella sfida di cambiamento del Partito Democratico elementi positivi per lo sviluppo proprio e dell'Italia. Come Achille Serra, l'ex prefetto di Roma che infatti ha lasciato il PD per l'UDC e non certo per convenienza elettorale (poteva andare da Berlusconi, visto il suo passato in Forza Italia), ma perchè evidentemente non ravvisa più nel PD quella novità che aveva riscontrato, in particolare sui temi della sicurezza "vista da sinistra".

 Anche perchè, diciamolo chiaramente, se dobbiamo rinchiuderci sempre in noi stessi, negli stessi riti, difficilmente riusciremmo a coinvolgere la maggioranza degli Italiani, dei quali solo una netta minoranza ha una mentalità "di sinistra", o centrosinistra che dir si voglia, e quindi vota il PD (o gli altri partiti di centrosinistra) "a priori". E invece chi parla di "vocazione maggioritaria" oggi è un eretico. Additato come "quello che vuole farci perdere". O, come più volte ripetuto in questi giorni di "caso Calearo", ingiuria massima per chi si ritiene "di sinistra", di essere "centrista" o "confindustriale" (come se invece nella segreteria dalemian-bersaniana-lettiana non ci si fosse piegati alle logiche dell'asse Cisl-Uil-Marchionne, quello che, per esser chiari, ha provocato i casi di Pomigliano, Melfi e l'annullamento del contratto del metalmeccanici; proprio quello che invece Calearo, dopo pur contestatissime trattative, firmo con la FIOM, rendendosi conto che con lo scontro non si arrivava da nessuna parte).

Io invece vorrei che, piuttosto che di indignarci per Calearo o snobbare a priori Veltroni magari per la sua scarsa credibilità (che gli addebito anch'io), si discutesse seriamente nel merito di queste vicende, ovvero di quale strada vogliamo far prendere al PD. Se quella della "vocazione maggioritaria", di un PD che pensi innanzituttto ad accrescere i propri consensi (e non delegarli ad altri) e all'idea di società che vuole portare avanti, o quella di un PD che ripeta il filone dei DS e dei partiti pre-PD, delegando ad altri la rappresentanza dei settori considerati "ostici" della società (cattolici, imprenditori, ecc.), per poi allearsi con loro in un'improbabile armata Brancaleone, pensando come fatto in questi due mesi unicamente ai giochi di nomenclature ed alleanze e non ai programmi per l'Italia.

Parliamone. E poi indigniamoci per Calearo (che tra l'altro, tanto per esser chiari, non ritengo rappresenti quell'imprenditoria sana che invece vorrei il PD rappresentasse, nell'ambito della "vocazione maggioritaria"). Ma parliamone, diamine.

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Hasta la victoria, siempre?
post pubblicato in Diario, il 24 agosto 2010


                                                

Con la sua "lettera agli Italiani", pubblicata sul Corriere, Walter Veltroni torna a far parlare di sè. Un po' tutti, compreso qui sul web. Tuttavia, la gran parte si sono limitati a commentare la figura dell'ex segretario del PD, le sue luci e le sue ombre, tra entusiasmo, delusione e rancore.

Avrei preferito, invece, dei commenti di merito alla "lettera". Perchè Veltroni, se tralasciamo i preamboli se vogliamo un po' "retorici" sulle condizioni degli Italiani, ha essenzialmente affrontato un nodo nevralgico della discussione interna al centrosinistra, ovvero il "come" superare il berlusconismo: discussione tornata decisamente in voga nelle ultime settimane, proprio quando la fine di Berlusconi è sembrata davvero vicina. Ed ecco che Veltroni, pur sperando "che si concluda rapidamente l'era Berlusconi", spera "che finisca questo tempo non per tornare a quello passato". Il riferimento è alle logiche da Prima Repubblica, dove i governi si facevano e disfacevano in continuazione a seconda degli interessi di pochi e certo non degli Italiani. Ed ecco che Walter, come sempre, torna a rifiutare l'idea delle "alleanze col diavolo, pur di vincere": ovvero alleanze non basate su una reale convergenza programmatica e politica, "le uniche credibili". Al massimo, Veltroni ammette la possibilità di fare convergenze in Parlamento, di breve periodo, per superare l'emergenza finanziaria ed approvare una nuova legge elettorale che conduca ad "un nuovo e moderno bipolarismo", magari con collegi uninominali e primarie per legge.

Riflessioni che, personalmente, condivido. Di fronte alla crisi del berlusconismo, infatti, ho assistito con amarezza all'imporsi all'interno del PD, nei suoi vertici e purtroppo anche fra la base, di un pensiero negativo: l'inseguire "gli altri", sia che si tratti di Casini, di Fini o di Montezemolo, o comunque pensieri e idee non proprio di centrosinistra, pronti a stringere accordi con tutto e con tutti pur di vedere il nostro nemico cadere. Invece credo che dovremmo smetterla di inseguire gli altri e cominciare a dire la nostra. Vogliamo tornare alle urne, ma prima vorremmo cambiare la legge elettorale? Bè, allora invece di lasciare il campo ai "terzopolisti", che d'altronde per definizione hanno interessi opposti ai nostri, facciamo la nostra proposta di legge elettorale, di stampo bipolarista e che ripristini la facoltà per gli elettori di scegliersi i propri rappresentanti, e presentiamola al Paese. Non riusciamo ad approvarla, perchè Casini e company non la voteranno? Pazienza, vorrà dire che saranno loro ad essere accusati di aver salvato il "Porcellum": e, comunque, meglio che vendere l'anima al "diavolo". E così su tutto. Dobbiamo tornare a dettare noi l'agenda, senza aver paura. Starà a Casini, e tutti gli altri possibili partners, scegliere se è il caso o meno di condividere o meno un percorso, sulla base del sentiero programmatico che deve tracciare il PD, per poi definirlo per bene insieme a chi intenderà condividerlo. E' la famosa "vocazione maggioritaria".

Se facessimo così perderemmo? Forse. Forse perderemmo anche se ci alleassimo a prescindere con Casini e magari Fini, magari cedendo pure ad altri la leadership, pur di vincere. Ma, se anche non fosse così, se allearsi con il "terzo polo" volesse significare vittoria certa, siamo sicuri che la priorità è vincere, e non piuttosto governare bene il Paese? L'attuale presenza di Berlusconi e del berlusconsimo al potere non è forse figlia anche di una vittoria, quella di Prodi, basata su un'alleanza fatta per "vincere" ma che ci ha impedito di governare bene, anche se ovviamente meglio di Berlusconi, ma distruggendo in maniera quasi irrimediabilmente tutta la nostra credibilità? E, dimentichi di quella lezione, vorremmo addirittura proporre un'alleanza ancora più disomogenea, che potrebbe aprire quindi la strada ad una successiva vittoria di un berlusconismo ancora peggiore?

Sarò impopolare, ma io preferisco perdere, ma gettando  sul serio le basi per una nuova Italia, anzichè vincere, ma facendola sprofondare di fatto in un declino ancora peggiore. E poi non sarei affatto così sicuro che puntare tutto sul programma, anzichè sui numeri, sia una scelta perdente; in fondo, è quello che ci ha insegnato recentissimamente la terra pugliese: le "strategie di palazzo" non servono a nulla, se non si ha una "storia" da raccontare.

Bene ha fatto dunque Walter a ricordarlo. Certo che, però, bisognerebbe anche cominciare a delinearla  per bene questa "storia", Walter compreso. E non parlare sempre e solo di nomi e alleanze.

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Al verde
post pubblicato in Diario, il 12 ottobre 2009


                                                 

In questi giorni ha avuto un certo risalto la notizia che Trenitalia ha deciso di puntare sul "risparmio ecologico" per incentivare all'utilizzo abituale del treno in luogo delle più inquinanti automobili. In pratica, è stato deciso che i biglietti porterranno in tempi brevi anche l'indicazione delle emissioni e dei consumi risparmiati grazie alla scelta del treno. Ma, soprattutto, ciò si tradurrà in premi e detrazioni per chi deciderà di accreditare questi "crediti verdi" su un'apposita tessera. Una sorta di "Mille Miglia Verdi", insomma.

Ora, premesso che, in ogni caso, si tratta di una gran bella iniziativa, non posso esimermi dal dire però che, vista le ben note condizioni delle tratte locali, incluse quelle dei pendolari, l'operazione può sembrare un mero "green washing" volto a coprire l'inazione sul fronte della riqualificazione della mobilità su treno locale. I crediti verdi risultano poco efficaci, se poi per ottenerli gli Italiani dovrebbero preferire alla comodità (e all'inquinamento, putroppo) delle automoboli dei treni vecchi, sporchi e lenti ...

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Per colpa di chi
post pubblicato in Diario, il 30 giugno 2009


                                             

"Differenziata-flop? Colpa della gente". Così il generale Giannini, braccio destro di Bertolaso (ma nominato all'epoca da Prodi) risolve, con un cipiglio frutto del miglior leghismo di bassa lega, le polemiche circa le basse percentuali che la raccolta differenziata ha raggiunto in Campania, proprio nel giorno del suo addio all'incarico. "Gli amministratori ce la mettono tutta, ma i cittadini non vogliono farla", dice ancora Giannini.

Una grande cazzata, perchè se fosse vero quello che dice Giannini, allora la percentuale di raccolta differenziata dovrebbe essere più o meno uniforme tra i diversi Comuni, mentre osserviamo quasi ovunque o picchi positivi o picchi negativi. Segno evidentemente di una diversità di amministrazioni, in cui alcune decidono di investire e di impegnarsi sulla differenziata, e altre no. O forse gli abitanti di Afragola sono una massa di caproni e quelli di Sorrento una frotta di persone coscienziose?

E poi risolvere i propri fallimenti scaricando le proprie responsabilità sui cittadini è l'operazione più ignobile che un rappresentante delle istituzioni possa fare. E allora lo Stato che esiste a fare? Al signor Gianni non è venuto in mente che in realtà forse il Governo e la sua struttura emergenziale non vogliono puntarci, sulla differenziata, magari per interessi economici delle solite lobby? Che i tanti proclami sulla questione stridono un po' con la scelta di puntare su cinque termovalorizzaori per un totale di 10mila tonnellate di capienza per giorno, ben 2500 in più della produzione regionale quotidiana di rifiuti (altro che riduzione dei rifiuti, attraverso la differenzita)? E che stridono ancora di più se si pensa che si è deciso che in quei termovalorizzatori si può bruciare di tutto, anche "tal quale", senza bisogno di differenziata (come invece dovrebbe essere)?

No, eh? Molto più facile accusare i cittadini ...

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