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il blog di Francesco Zanfardino
Super-Marchionne
post pubblicato in Diario, il 6 marzo 2009


                                                  

Di dinamiche industriali capisco poco, dunque perdonate se magari scriverò delle boiate. Però la cosa mi sembra talmente assurda ed evidente che difficilmente mi sarò sbagliato.

Mi riferisco alla Fiat, e alle sue "strategie". Come saprete, la Fiat, come tutte le case automoblistiche di questo mondo, è in grave crisi di vendite. Causa la crisi, le auto non si vendono più, e così rischiano di chiudere diversi stabilimenti (se non le case automobilistiche stesse). Anche la Fiat pensa di chiudere degli stabilimenti, in particolare quello di Pomigliano, in provincia di Napoli, dove una settimana fa un'intera città si è mobilitata per gridare la necessità di salvare quello stabilimento, che è la principale fonte di lavoro in Campania e dà lavoro, direttamente e indirettamente, a migliaia di lavoratori, in una terra dove l'alternativa è putroppo rappresentata dalla malavita. La motivazione della chiusura? A Pomigliano si producono auto non coperte dagli incentivi governativi e che dunque non si venderanno più. Evidentemente soldi per riconvertire lo stabilimento non ce ne sono, oppure uno stabilimento del genere non rientrerebbe nelle strategie dell'azienda.

Tuttavia, contemporaneamente la Fiat si è arrischiata in una impresa quasi senza precedenti: sbarcare nel mercato americano, rilevando di fatto, tramite alleanza, le redini della terza compagnia statunitense, la Chrysler. Tant'è vero che oggi Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat, si è recato in America alla task force messa in campo dal Governo USA per salvare il settore.

La domanda è: ma se 'sta Fiat è tanto in crisi da non poter salvare Pomigliano, come può coerentemente salvare una compagnia come la Chrysler? Due sono le cose: o Marchionne vuole fare un salto nel buio, mandando a gambe all'aria l'azienda più importante d'Italia (con tutte le conseguenze economiche), oppure se ne strafrega di 5-6mila lavoratori per vivere il "sogno americano". In entrambi i casi ... a prenderlo in quel posto è sempre la povera gente.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Elezioni Sardegna, un vero schifo
post pubblicato in Diario, il 9 febbraio 2009


                                                  

Le elezioni sarde sono qualcosa di allucinante. Pensavo si fosse toccato il fondo con l'Abruzzo, ma evidentemente la politica berlusconiana può raggiungere livelli di bassezza ancora peggiori. In un precedente post vi ho già parlato di come Berlusconi abbia cercato di esportare in Sardegna il modello vincente delle elezioni abruzzesi: ovvero far sembrare di essere lui il vero candidato alla Presidenza della Regione. Cappellacci, come Chiodi in Abruzzo, è solo un "prestanome", da piazzare sulla scheda elettorale: ma il vero protagonista è lui. Dismette i panni del premier, tralascia gli impegni per i quali è stato eletto e va a farsi le gita in Sardegna, come le faceva prima in Abruzzo, ovviamente a spese degli elettori (trasporti eccezionali, schieramenti massicci di polizia), per andare ripetutamente ai comizi del candidato fantoccio (dove in realtà praticamente parla solo lui), farsi riprendere da tutte le TV con il nome di Cappellacci dietro, e soprattutto facendo promesse di mirabolanti progetti che il Governo attuerà per la Regione se vincerà il suo candidato. Promesse puntualmente non rispettate, come capitato per le infrastrutture in Abruzzo (vedete il video che ho inserito in quel post): ma intanto i cittadini si sono fatti fregare, e Berlusconi raggiunge il suo obiettivo.

Rispetto al post precedente ci sono alcuni aggiornamenti. Uno è la conferma di un sospetto: ovvero il "brand" Berlusconi è stato esteso anche ai simboli elettorali. Sul sito della Regione Sardegna, infatti, qualche giorno fa sono state
pubblicate le schede elettorali delle elezioni regionali: ebbene, come potete facilmente notare, mentre il simbolo del PD contiene la scritta "Soru Presidente", e il listino del centrosinistra è un simbolo non di partito, con la scritta "La Sardegna che cambia - Soru Presidente", il simbolo del PDL contiene solo un enorme scritta "Berlusconi", senza alcun riferimento a Cappellacci (eppure è il leader locale del PDL), mentre il listino del centrodestra è il simbolo del PDL stesso, stavolta con la scritta "Berlusconi Presidente". Sì, avete capito bene: il listino, ovvero il simbolo del candidato presidente, non riporta la scritta Cappellacci Presidente, come vorrebbe la logica, ma Berlusconi Presidente. Incredibile, vero? Si tratta di una palese e triplice offesa: agli alleati, visto che si fanno rappresentare dal simbolo del PDL (chissà cosa dice il Partito Sardo d'Azione, cosi fiero della sua "autonomia", oppure l'UDC, che al Governo di Berlusconi fa addirittura opposizione!); a Cappellacci, visto che evidentemente Berlusconi lo considera meno che zero, tanto da sostituirsi a lui; al suo elettorato Sardo, dato che evidentemente Berlusconi li considera incapaci di appoggiare il suo candidato per il suo programma, o per convinzione, o per idea politica, ma solo perchè c'è lui, perchè è il "SUO" candidato: evidente per Berlusconi, se non ci fosse quella bella scritta "Berlusconi", i suoi elettori non saprebbero nemmeno quale simbolo scegliere per votare il suo candidato.

Un'altra notizia riguarda il programma elettorale di Cappellacci. Si è dovuto attendere un bel po', visto che il programma di Cappellacci non si vedeva in giro, né nei suoi comizi andava al di là delle parole vuote (per non parlare dei comizi di Berlusconi, dove al di là di promesse e battute su Kakà, sul Grande Fratello e sugli stupri non c’era niente). Poi è stato pubblicato ufficialmente, ed un solerte blogger ha scoperto una cosa: ovvero che il programma di Cappellacci è in buona parte copiato “pari pari” da altre fonti, come testimonia
questo video. Un vero e proprio copia-e-incolla: d’altronde, anche il candidato del centrodestra a delle precedenti elezioni sarde, l’attuale deputato Mauro Pili (PDL), aveva copiato il suo dal programma di Formigoni (dimenticandosi addirittura di cambiare il numero delle province: rimase quello della Lombardia!).

Forse è per questo che Cappellacci si è rifiutato di fare qualsiasi confronto pubblico e/o televisivo con Soru. Forse per questo le televisioni di Berlusconi continuano a parlar male di Soru (in particolare Studio Aperto, che sta svolgendo una vera e propria sfacciata campagna contro Soru: oggi addirittura una giornalista di Studio Aperto lo ha accusato di averla aggredita/insultata) e continuano a far parlare solo Cappellacci o chi parla bene di lui e mai fanno replicare a Soru (oggi addirittura Belpietro nel suo “Panorama del giorno” su Canale5 ha intervistato Cappellacci, chissà se lo farà anche con Soru). Perché altrimenti dal confronto fra le idee, Cappellacci, senza l'ombra di Berlusconi, uscirebbe nettamente sconfitto. Meglio Soru, decisamente.

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