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il blog di Francesco Zanfardino
Questione di priorità
post pubblicato in Diario, il 27 luglio 2011


Alla fine il Senato ha votato (quasi) all'unanimità il sì al rifinanziamento delle missioni all'estero, con l'esclusione di Italia dei Valori e Radicali. Sono rientrati i soliti finti malumori della Lega, unicamente volti ad illudere il loro elettorato su una inesistente "diversità" tra Lega e Pdl. E sono rientrate anche le polemiche interne al Partito Democratico, con il gruppo di "dissidenti" guidato da Ignazio Marino che alla fine ha scelto di rispettare la "disciplina di partito".

Una scelta rispettabile ma che mi auguro non spenga il dibattito interno al PD sulla questione delle spese militari. Mi chiedo davvero quale rispetto degli impegni internazionali e quale rispetto per il lavoro delle nostre forze armate possa giustificare il fatto che, in un momento di terribile crisi economica come questo, in cui il Governo in tre anni ha tagliato decine di miliardi di euro alle spese sociali, cioè alla scuola, all'università, alla ricerca, alla sanità, alla sicurezza, alle infrastrutture, all'assistenza ai più deboli ecc. ecc. ora lo stesso Governo decide di spendere oltre 29 miliardi (MILIARDI!) di euro in elicotteri e aerei militari, come denuncia lo stesso sen. Marino sul suo blog.

Se per superare la crisi economica bisogna tagliare qualche spesa, quali sono le priorità, allora? Le priorità del Governo Berlusconi sono ben chiare. Ma quali saranno le priorità di un Governo Bersani, o comunque di un governo a guida PD? Va bene (magari!) tagliare le spese della politica, va bene (magari!) fare qualche riforma a costo zero magari da "green economy", va bene (magari!) tassare le grandi rendite finanziare, ma poi? Si vuole perseguire la stessa filosofia del centrodestra in materia di spese sociali, oppure provare strade diverse?

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Fermiamo quei caccia
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2010


                                             

Umberto Veronesi, senatore "indipendente" del PD, da sempre di pensiero progressista, è tuttavia una personalità molto contestata in alcuni ambienti di sinistra, di volta in volta per le sue posizioni pro-nucleariste, pro-inceneritori o pro-OGM. Tanto che queste polemiche riescono a sovrastare anche sue altre posizioni altrettanto "forti" ma che sarebbero ben viste in quegli ambienti, quali quella pro-liberalizzazione delle droghe leggere o il suo forte impegno in senso laico su tutte le tematiche "etiche".

Perchè ve ne parlo? Perchè mi ha fatto molto piacere leggere, tra le pagine di Repubblica, un suo accorato appello per la riduzione delle spese militari. In particolare, nell'articolo il senatore chiedeva a tutti i cittadini di sostenere la campagna promossa da "Sbilanciamoci!" e "Rete per il disarmo" per chiedere al Governo di rinunciare all'acquisto di 131 cacciabombardieri F35 per la somma di ben 16 miliardi di euro. Una cifra enorme: per un confronto, pensate che l'intera manovra Finanziaria 2011/12, in due anni, impegna 24,9 miliardi di euro. Una cifra che potrebbe essere utilizzata per scopi ben più nobili, quali la ricerca scientifica, lo sviluppo delle rinnovabili o, come proposi io ormai più di un anno fa, per la ricostruzione dell'Aquila.

Il punto è proprio questo: come afferma proprio Veronesi nell'incipit del suo appello, "ci sono informazioni che non arrivano mai alla gente". Non è ammissibile in un Paese degno di questo nome che una cosa del genere passi inosservata, se non nel mondo dei blog, e se è così la principale responsabilità è di chi ha il dovere di controllare l'operato del Governo, ovvero l'informazione ma anche e soprattutto delle forze di opposizione. Specialmente quelle animate da spirito cristiano e/o progressista. Invece sempre più dilaga una "retorica del militarismo" anche all'interno di questi ambienti, tanto che poche settimane fa un leader che si definisce "di sinistra" come D'Alema addirittura ha dichiarato che "in Italia si spende troppo poco per gli armamenti" (da notare che l'ultimo bilancio della Difesa è stato di 20 miliardi di euro). Sarebbe molto facile, e se vogliamo anche molto demagogico, per il centrosinistra proporre la diminuzione delle spese militari a favore delle spese sociali: eppure questo non avviene.

Per questo non può che farmi piacere l'impegno del sen. Veronesi in tal senso al quale, per fortuna, si sono aggiunti una trentina di  altri parlamentari. Speriamo bene. Intanto, pubblico il testo del suo appello.

 

FERMATE QUEI CACCIA - Umberto Veronesi

Ci sono informazioni che non arrivano mai alla gente, indipendentemente dal sistema politico e mediatico. O, peggio, non vengono considerate urgenti e importanti, come se non incidessero minimamente sulla vita quotidiana. Fra queste ci sono i costi spropositati che, anche in questo momento di crisi economica internazionale, vengono sostenuti dai governi -anche il nostro- per acquistare armi in vista di una guerra che non si scatenerà mai perché, fortunatamente, tutto il mondo vuole la pace. Come iniziatore del movimento "Science for Peace" e soprattutto come uomo che ha vissuto la guerra, mi sono sentito quindi in dovere di presentare in Senato una mozione - avanzata dalla Rete Italiana per il Disarmo - per fermare il progetto, a cui partecipa il nostro Paese, per la realizzazione di 2700 cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35, a un costo complessivo stimato di ducentocinquanta miliardi di dollari. La mozione è già stata sottoscritta da ventisette senatori e da sedici deputati. Il sostegno politico è fondamentale, ma non basta. Io penso ci voglia la partecipazione cosciente dei cittadini, che hanno il diritto di sapere. Nel 2009 in Italia il bilancio della difesa (per una guerra impossibile ) è stato di venti miliardi di euro, mentre per la lotta contro il cancro (la vera guerra che stiamo combattendo) miseri cento milioni. Cento milioni di dollari è il costo di un cacciabombardiere F 35 ed è anche il costo di 465mila trattamenti annuali anti-aids per i bambini africani. Se l' Italia volesse dotarsi di cinquanta aerei F35 , il costo sarebbe di cinque miliardi di dollari. Si possono costruire con questa cifra cinquanta nuovi ospedali o costruire e attrezzare ben oltre cinquemila asili nido in tutta Italia. Ciò che rende questi squilibri assurdi è il fatto che la maggior parte di questi investimenti in armi, sono inutili, perché non verranno mai utilizzate. Guardiamoci accanto, in Europa. L' Unione Europea è attualmente composta da ventisette Paesi, ciascuno con il proprio esercito. Queste forze militari erano nate nel corso della creazione degli Stati Indipendenti, con lo scopo di difendere i confini e di sviluppare conquiste coloniali. L' unificazione di una federazione di Stati, l' abolizione formale dei confini, con la libera circolazione dei cittadini europei in tutti i Paesi, e la scomparsa delle guerre coloniali, rende la presenza delle Forze Armate nazionali anacronistica, antistorica e terribilmente costosa. Davvero qualcuno può temere che l' Italia venga attaccata dai nostri vicini, Francia, Svizzera o Austria? Oppure che il nostro esercito parta alla conquista di uno Stato africano? I trecento miliardi di euro spesi in Europa ogni anno per mantenere le forze armate potrebbero invece essere investiti nella salute, nell' istruzione e nell' assistenza sociale o utilizzati per costruire ospedali e scuole, o ancora per finanziare la ricerca scientifica. In realtà in Europa basterebbe un unico esercito multinazionale come principio di deterrenza e non-belligeranza, che agisca come forza di pace nei Paesi ancora devastati da conflitti locali. E invece l' Italia destina più risorse all' esercito che ai propri cervelli, indirizzando una quota pari all' 1,1 per cento del Prodotto Interno Lordo alle spese militari (2007) e lo 0,9 per cento alla Ricerca Scientifica; per non parlare degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, che contano solo per lo 0,2 per cento del Pil italiano. Nell' ambito di "Science for Peace" ho voluto istituire un gruppo di lavoro europeo formato da uomini politici, di cultura, capi di stato, impegnati a mettere a punto un piano progressivo di riduzione delle spese militari dei singoli Paesi a favore di un Unico Esercito Europeo di Pace e della costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo. A questo fine il gruppo di lavoro sta conducendo uno studio, coordinato dall' Istituto Affari Internazionali di Roma, che sarà presentato nel corso della seconda conferenza mondiale di Science for Peace, (in programma a Milano il 19 e 20 novembre) insieme a una serie di raccomandazioni indirizzate ai decisori politici. Ma in attesa che cambi la cultura obsoleta della difesa e della guerra non possiamo passare sotto silenzio decisioni che ci toccano da vicino adesso, come quella che riguarda il progetto F-35. Invito quindi tutti i cittadini a leggere il contenuto della mozione e, chi si sente solidale , a sottoscriverla attraverso il sito della mia Fondazione (www.fondazioneveronesi.it). Non dimentichiamo che la nostra Costituzione (come la Carta Onu del 1945) rifiuta la guerra e acconsente solo a strumenti militari di difesa. Gli F35 sono potenti cacciabombardieri d' attacco.

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Un cacciabombardiere per l'Aquila
post pubblicato in Diario, il 16 aprile 2009


                                                

In questi giorni sono uscite varie ipotesi sul modo per finanziare la ricostruzione in Abruzzo. Tasse una tantum sui ricchi, election day, scudo fiscale, ecc. ecc. Ma, dato che il ministro Maroni ha valutato che la cifra totale si aggirerà intorno ai 12 miliardi, difficilmente una sola ipotesi potrà sopperire a tutti i costi.

A meno che di non voler valutare un'ipotesi non emersa finora. Ovvero quella delle spese militari. 12 miliardi è infatti una cifra incredibilmente simile a quella, contenuta nel parere della Commissione Difesa della Camera sul piano di spese militari proposto dal Ministro La Russa in nome del Governo, che porterà all'acquisto di 131 cacciabombardieri F5, nell'ambito di un accordo con la Difesa americana. Cifra che arriva esattamente a 16.6 miliardi di dollari, più 775 milioni di dollari per la costruzione della base di Cameri, che gestirà ed ultimerà gli F5. Circa 133 milioni di euro per ogni F5, dunque.

Caro La Russa, e caro Governo, vista l'urgenza dell'Abruzzo, e la crisi economica, non sarebbe forse meglio rinunciare a qualche cacciabombardiere, di utilità molto dubbia per un Paese che ripudia la guerra, almeno stando alla Costituzione, anzichè mettere una tassa o fare l'ennesimo scempio della legalità con uno scudo fiscale bis?

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