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il blog di Francesco Zanfardino
La depressione
post pubblicato in Diario, il 29 ottobre 2010


"Taglierò 300 mila dipendenti statali". Questo l'annuncio-choc di Brunetta: ma, quel che è peggio, il ministro non lo dice con estrema sofferenza, ma con orgoglio.

Come se tagliare 300mila posti di lavoro, in aggiunta alle decine di migliaia già tagliati nei vari settori della Pubblica Amministrazione (scuola, sanità, ecc.), fosse una cosa fantastica. Per carità: legittimo ritenere (io non lo ritengo) che i tagli occupazionali nella P.A. promossi da Tremonti e soci siano un taglio di "sprechi". Così come i tagli ai finanziamenti.

Ma, al di là di questo, insomma anche se questi fossero davvero soldi sprecati, se davvero fossero queste delle "spese improduttive", quale vantaggio ne ha il Paese nel tagliarle se poi questi soldi non vengono reinvestiti in "spesa produttiva"? Nessuno! Anzi, si innesta un circolo depressivo per l'economia italiana, perchè si sottraggono soldi al mercato (stipendi, incentivi, ecc.) e quindi la torta diminuisce sempre di più, anzichè aumentare.

Qui, in fondo, sta tutta la questione della spesa pubblica: non importa la sua quantità, ma la sua qualità! Bisogna assolutamente tagliare quanti più sprechi (veri) è possibile, ma poi questi soldi vanno reinvesti in nuova spesa produttiva ... o quantomeno in tagli delle tasse. Già, quei tagli che i berluscones promettono e ripromettono da 16 anni a questa parte ... e invece alla fine tagliano solo i servizi pubblici. E pure vantandosene.

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Una nuova idea di spesa per battere la recessione
post pubblicato in Diario, il 14 novembre 2008


                                                      

Adesso è ufficiale: l'Italia è in recessione. Come sottolineato dall'Istat, infatti, per due trimestri consecutivi il PIL Italiano è diminuito rispetto all'anno precedente, autorizzando a parlare di recessione "tecnica" (ovvero confermata dai dati). In particolare, il 3° trimestre 2008 ha registrato un -0,9% del PIL rispetto all'anno precedente. Non succedeva dal '92-'93. Il dato diventa ancora più fosco se li paragoniamo agli altri Paesi: rispetto al 2007 in Spagna il PIL cresce dello 0.9%, negli USA e in Germania dello 0.8%, in Gran Bretagna dello 0.3%, in Francia dello 0.1%.

Di fronte a questa situazione, serve una nuova idea di spesa pubblica. Bisogna liberarsi, infatti, sia dalle politiche che perseguono il taglio o l'aumento della spesa pubblica. Entrambe sono mosse sbagliate, perchè non tengono conto di una distinzione fondamentale: quella fra spesa inutile e spesa utile (o sprechi e spesa sociale, come dir si voglia). La spesa pubblica attuale, infatti, può essere paragonata ad un carico di sacchi di patate, con all'interno dei sacchi un certo numero di patate marce miste a tante patate buone. Ebbene, finora si sono perseguite, essenzialmente, con le dovute sfumature, due politiche: quella del taglio indiscrimato, che toglie interi sacchi di patate, eliminando sì un po' di patate marce, ma eliminando molte patate buone, lasciando invariata la percentuale di spreco e diminuendo la spesa utile; quella dell'aumento indiscriminato, che aggiunge al carico interi sacchi di patate, sia buone che marce, aumentando sì le patate buone, ma lasciando invariato la percentuale di spreco e sprecando denaro che potrebbe essere investito in altre patate buone. Invece, abbiamo bisogno di una "spesa intelligente", che tagli lo spreco e reinvesta i ricavati nella spesa utile: insomma, nell'esempio delle patate, eliminare da ogni sacco le patate marce e sostituirle con patate buone.

Certo, fare ciò non è facile: ma non tanto come si pensa, e poi le cose giuste sono sempre le più difficili. Ma è l'unico modo per risolvere la situazione: non si fa ripartire l'economia con nuove tasse (anche se si potrebbe magari reintrodurre l'ICI per i redditi superiori ai 50-100mila euro annui: miliardi buttati di cui Tremonti dovrebbe pentirsi), e allora bisogna reperire i fondi dalla spesa pubblica: ma unicamente per togliere lo spreco, con provvedimenti mirati, precisi e accurati, e reinvestire tutto in provvedimenti a sostegno delle fascie sociali più colpite dalla crisi. Cominciando dalla detassazione delle tredicesime. La crisi può essere sconfitta: basta volerlo.

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"Più tagli per tutti" (tranne che per se stessi)
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 17 luglio 2008


                                                        

Tagli, tagli e ancora tagli
. La forbice di Tremonti si sta abbattendo su tutti i settori della società italiana. Dai settori putroppo meno importanti per l'opinione pubblica, come cultura e ambiente, a settori più sensibili come gli enti locali, le infrastutture, la sanità, la scuola, l'università e forze di sicurezza (e pensare che questo doveva essere il "governo della sicurezza").

Per carità, la spesa pubblica va ridotta. Uno dei motivi per cui l'Italia cresce poco è proprio perchè ha una spesa pubblica molto elevata, oltre che un debito pubblico altissimo. Ma non deve essere ridotta la spesa sociale e per investimenti, ma la spesa inutile, gli sprechi insomma. Questi tagli invece, oltre ad essere spropositati, sono anche generalizzati: è come se, da un carico di pomodori, invece di eliminare i pomodori marci dalle varie confezioni si eliminassero direttamente intere confezioni di pomodori. Certo, si eliminano un po' di pomodori marci, ma non tutti, e soprattutto nel contempo si eliminano tanti pomodori "buoni".

E così invece di tutelare il patrimonio artistico e paesaggistico, facendo così ripartire il turismo (e con esso lo sviluppo), si tagliano i fondi. Invece di eliminare i ticket sulla sanità, li si allarga addirittura ad altre prestazioni di fuori della diagnostica e li si demanda alle Regioni. Invece di investire su scuola e università, aprendo la strada verso il futuro, si tagliano risorse e dipendenti, portando davvero sull'orlo del baratro il settore pubblico. E, soprattutto, invece di dare più risorse e organici alle forze dell'ordine, si fa l'esatto opposto: alla faccia della sicurezza!

Il Governo si difende dicendo "bisogna stringere la cinghia, la priorità è il bilancio". Certo, condivido, anche se una cosa è stringere la cinghia, un altra cosa è mettere il cappio. Però non mi ricordo simili affermazioni all'epoca di Prodi e PadoaSchioppa. Ma, soprattutto, per dire certe cose bisogna dare il "buon esempio": e non mi pare che sia così. Anzi, incredibilmente il Governo abolirà il tetto degli stipendi dei manager pubblici, ovvero quel tetto massimo di 290 milioni di euro l'anno previsto dal Governo Prodi. Certo, quel tetto aveva i suoi difetti: c'erano 25 possibili deroghe, e inoltre si poteva prevedere un tetto ancora più basso. Ma perlomeno era qualcosa, un inizio per una classe politica con gli stipendi più alti d'Europa. Ma evidentemente Tremonti nella sua furia tagliatrice si è dimenticato di tagliare gli sprechi del potere.

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L'economia italiana: un "silenzioso boom"
post pubblicato in Diario, il 7 dicembre 2007


                           

L'edizione 2007 del Rapporto del Censis sulla situazione sociale del Paese si apre, o perlomeno sembra, con una visione positiva della società e dell'economia italiana. Infatti, secondo il rapporto non si può non notare l'incremento del PIL dell'1,8% previsto per il 2007, soprattutto se confrontato con il periodo di stagnazione della crescita fra il 2002 e la prima metà del 2006 (periodo del governo Berlusconi).
 
Tuttavia, non si tratta di una crescita strutturale, ma di una crescita "a mucillagine", spinta cioè dalle energie singole. Un "silenzioso boom", insomma, come definito dallo stesso rapporto. Secondo il quale a frenare lo sviluppo sono soprattutto debito pubblico e spesa pubblica. Il primo, perchè comporta una perdita annuale di 70 miliardi di euro: inutile dire che senza questa perdita l'Italia navigherebbe nell'oro. La seconda, perchè piena di sprechi e burocrazia e la sua riduzione avviene spesso sugli investimenti e non sulla strutturra. E lo Stato non agisce incisivamente su questi due settori, ma anche in questo caso negli ultimi tempi sembra esserci una timida ripresa, soprattutto per quanto riguarda il debito pubblico (che d'altronde era la base del programma dell'Unione).

Il rapporto dà anche una visione dei problemi delle famiglie diversa dalla "moda". Infatti, conferma che "le famiglie arrivano col fiato corto alla fine del 2007, ma più per una sensazione di scarsa fiducia nel futuro che per oggettive difficoltà o incertezze economiche". Infatti, sono ripresi i consumi (+1,6% nel 2006 e +2% nel 2007) e diminuita la richiesta di mutui (anche se rimangono le difficoltà di chi li ha contratti precedentemente).

Continua a crescere il precariato: dei nuovi occupati del 2007, solo il 36,1% ha un contratto a tempo indeterminato. Inoltre, questa condizione sembra rimanere stabile nel tempo, quando non è interessata dalla perdita del lavoro (evento che ha coinvolto nel 2006 il 12% dei precari). L'Italia, inoltre, continua ad essere all'ultimo posto nella UE per occupazione femminile (50,8%).

Infine, aumenta significativamente la fuga all'estero, sia a livello universitario che imprenditoriale.
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