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il blog di Francesco Zanfardino
Diritti in carcere
post pubblicato in Diario, il 15 agosto 2010


                                        

Come ogni anno, in periodo agostano si torna a parlare delle condizioni dei carcerati, grazie alla periodica e meritoria azione dei Radicali Italiani "Ferragosto in carcere", ovvero una visita di massa da parte di centinaia di parlamentari e consiglieri regionali nelle carceri di tutti Italia. Un argomento spinoso cui molti Italiani si rifiutano di pensare, vuoi per mancanza di informazione, vuoi per una bassa e diffusa cultura, stimolata dalla cattiva politica, per la quale bisogna fottersene dei diritti dei carcerati, perchè sono dei criminali e se soffrono più del dovuto è una giusta punizione.

Non è certo d'accordo con loro, però, la Costituzione Italiana, che all'articolo 27, comma 3 ricorda: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tenedere alla rieducazione del condannato"; per non parlare di secoli di tradizione culturale Italiane che trovano la loro massima espressione già nel Settecento con il "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria, pieno di principi di una stravolgente attualità e persino futuribilità. Principi che non coincidono propriamente con l'attuale quadro delle carceri italiane, ben descritto nel rapporto 2009 dell'Associazione Antigone, emblemicamente intitolato "Oltre il tollerabile": il dato più riportato dai media è quello del drammatico sovraffollamento delle carceri, dato che all'epoca del rapporto (nel frattempo i numeri sono inevitabilmente cresciuti) erano presenti nelle carceri italiane ben 63.460 detenuti, circa 20.000 in più della capienza regolamentare e quindi persino oltre la capienza considerata "tollerabile" per legge (circa 60.000, per l'appunto); ed, essendo una media, capirete facilmente che in diverse realtà carcerarie italiane il sovraffollamento sia ancora peggiore, come a Ponticelli, il carcere più sovraffollato d'Europa, con 2.700 detenuti ospitati a fronte di una capienza di 1.300. Ma tanti sono i problemi connessi alle condizioni dei detenuti, quali le carenze di organico, di fondi, di sistemi di recupero sociale. Con un risultato di ben 41 suicidi in carcere da inizio 2010.

Chissenefrega, risponderanno ancora molti Italiani. Ma le condizioni dei carcerati non sono solo una questione di principi, di diritti: migliorarle conviene a tutti. Non solo perchè andare in carcere è una esperienza che può capitare a tutti (anche innocenti purtroppo), ma perchè conviene dal punto di vista della nostra sicurezza e del nosto portafogli. Innanzitutto perchè è dimostrato da qualunque indagine statistica che le condizioni di detenzione influiscono sul tasso di recidiva, ovvero sul ritorno al crimine dei detenuti: peggiori sono, più alto è il tasso. D'altronde, il comune senso di logica dovrebbe indurre a pensarlo: come si può pensare di recuperare alla socialità una persona che non solo non ha avuto l'opportunità di capire il proprio errore, per la scarsità di assistenti, psicologi e quant'altro, non solo non ha avuto l'opportunità di imparare una strada alternativa al crimine, per l'assenza di biblioteche, laboratori, esperienze lavorative intra ed extra-carcere, eccetera, ma ha dovuto anche scontare la pena in condizioni pessime, al di fuori di quella civiltà cui eppure dovrebbe elevarsi?

E poi, dicevo, la questione strettamente e direttamente economica. Basti solo ricordare che il 5 Agosto 2009 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia a risarcire un detenuto bosniaco detenuto in condizioni di sovraffollamento al di sotto del limite tollerabile: un risarcimento che, se tutti i detenuti in queste condizioni facessero analoga richiesta, e le varie associazioni in difesa dei diritti dei carcerati si stanno organizzando in tal senso, porterebbe lo Stato italiano a sborsare 153,6 milioni di euro all'anno.

Perchè allora non anticipare simili esborsi, investendo in nuove carceri (per davvero, e non come fa il Governo con le sue ripetute promesse puntualmente smentite dai fatti) e magari aumentando le misure alternative al carcere, che sempre secondo il rapporto Antigone attualmente coprono il 15% dei detenuti (di cui solo poi solo lo 0,45% hanno commesso reati durante la misura)? E magari anche abolendo la Fini-Giovanardi e i vari provvedimenti legislativi che hanno portato migliaia di tossicodipendenti in carcere, sovraffollandoli, anzichè negli istituti di terapia in cui dovrebbero stare, in quanto malati e non criminali?

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Deja vù
post pubblicato in Diario, il 14 gennaio 2010


                                               

L'altro ieri, 12 Gennaio 2010, il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha dichiarato lo "stato d'emergenza" per le carceri italiane, dovuto all'eccessivo affollamento delle "patrie galere" che dura da anni e che si aggrava di giorno in giorno. Obiettivo del piano del Guardasigilli giungere entro breve tempo (si parla di 2012) a portare la capienza delle carceri italiane dalle attuali 43mila unità a 80mila (anche se in realtà già adesso si è oltre 60mila detenuti ospitati).

Bene. Il sovraffollamento delle carceri è un problema, perchè anche i detenuti hanno dei diritti, e fra questi quello di vivere in condizioni dignitose, e perchè altrimenti l'Italia potrebbe essere costretta a pagare dall'Europa altri pesanti risarcimenti ai detenuti, come quello che fece scalpore nell'Agosto scorso. Ed è giusto affrontare questo problema non con l'ennesima amnistia o indulto, morte del diritto, ma aumentando la capienza delle carceri. Tuttavia, sono molto scettico sull'effettiva capacità di Alfano e del Governo di portare a casa il risultato. Pessimismo "comunista"? No, semplicemente Alfano ha già fatto le stesse promesse già un anno fa: anche allora riconobbe il problema del sovraffollamento, anche allora promise nuove carceri, anche allora nominò un commissario straordinario che avrebbe dovuto presentare un piano "entro 60 giorni", anche allora promise provvedimenti legislativi straordinari per accellerare la costruzione delle carceri.

Era il 23 Gennaio 2009. Evidentemente, in questo mese dell'anno Alfano si sente in vena di promesse ... negli altri, invece, se ne dimentica.

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Patrie galere?
post pubblicato in Diario, il 1 ottobre 2009


                                                

Tre suicidi in cinque giorni. E' l'allarme lanciato da Eugenio Sarno, sindacalista UIL, sul malessere vissuto dai 38.500 agenti penitenziari di tutta Italia, costretti a lavorare in situazioni molto stressanti per via del vergognoso sovraffolamento delle carceri italiane: 64.700 detenuti, quando c'è spazio (legale) solo per 43.218 galeotti. Finisce così che, nella migliore delle ipotesi, ogni agente deve sorvegliare un centinaio di detenuti, se va male, anche fino a 400. Senza contare la fatiscenza delle strutture, e le condizioni di estremo disagio vissute dai detenuti che inevitabilmente si ripercuotono anche sugli agenti.

Delle decisioni vanno prese, e subito. Già abbiamo fatto una pessima figura con la Corte Europea che ci ha imposto di risarcire un detenuto per le pessime condizioni che aveva vissuto nelle nostre carceri. Eppure il Ministro Alfano il 23 Gennaio scorso aveva approvato il nuovo "piano carceri", nominando un commissario con poteri speciali, Franco Ionta, che avrebbe dovuto accelerare la costruzione di nuove carceri, presentando un piano entro 60 giorni. Son passati 8 mesi, e siamo ancora in alto mare. Forse è il caso che la politica, oltre a sfilare a Ferragosto nelle galere, prenda anche decisioni concrete.

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Ferragosto in carcere
post pubblicato in Diario, il 15 agosto 2009


                                         

Delle pessime condizioni delle carceri italiane ne ho già parlato qualche giorno fa, all'indomani della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha costretto per questo motivo l'Italia a risarcire un detenuto. Oggi voglio solo ringraziare tutti quegli esponenti del mondo politico, parlamentari e non, che hanno avuto la forza di volontà di dedicare qualche ora del proprio Ferragosto ad "ispezionare" le tante carceri italiane, invece di spaparanzarsi al sole come molti loro colleghi, più o meno meritatamente (...), nei loro yahct e villoni. E soprattutto di farlo in un momento storico in cui difendere i diritti dei detenuti, oltre che ovviamente quelli delle vittime, non è certo facile per chi vive di consenso elettorale. 

Ora c'è solo da augurarsi che queste ispezioni non si rivelino passerelle, ma occasioni per mettere in campo finalmente delle soluzioni strutturali a questo problema, a cominciare dalla costruzione di nuove carceri. E che non si debba ricorrere quindi alla vergogna di un nuovo indulto.

Buon Ferragosto a tutti. 

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Aprire gli occhi
post pubblicato in Diario, il 14 agosto 2009


                                               
 
In questi giorni ha fatto "scalpore" un appello di Beppe Grillo per la depenalizzazione delle droghe leggere, lanciato dal suo blog mercoledì scorso, in concomitanza con un'intervista del blog a Marco Pannella, storico leader dei Radicali ed autore da decenni di una battaglia per l'antiproibizionismo (tanto da essere citato dagli Articolo 31 nella famosa e metaforica canzone "Maria Maria", inno della battaglia antiproibizionista). Beppe Grillo l'ha in particolare collegata al problema del sovraffollamento delle carceri, sostenendo che basterebbe depenalizzare l'uso di tali droghe per svuotare le carceri ed evitare i tanti suicidi che ogni anno avvengono per le loro condizioni disumane.

In realtà ci sono anche tanti altri buoni argomenti a sostegno della depenalizzazione. Innanzitutto, la realtà dei fatti: le droghe leggere sono diffusissime ormai nella nostra società e soprattutto dei nostri giovani. Non c'è bisogno di statistiche per saperlo: basta viverci, nella società, per sapere che gli "spinelli" sono diffusissimi, "grazie" alla loro facile accessibilità ed anche al loro basso prezzo. Qualunque adolescente, anche giovanissimo, che voglia farsi uno spinello può farlo tranquillamente. Ormai l'unica discriminante è la volontà o meno di farsi una "canna". E se un adolescente decide di rifiutare tali droghe lo fa perchè la pensa in un determinato modo, oppure perchè ha ricevuto una determinata educazione dalla propria famiglia, eccetera ... certo non perchè è "illegale".

Dunque, "depenalizzare" le droghe leggere non creerebbe nuovi "adepti" al clan dei "cannaioli". In compenso, permetterebbe di cominciare a tenere sotto controllo il fenomeno, di portarlo definitivamente alla luce e dunque di convogliarlo verso strumenti legislativi e sociali che ne riducano l'estensione. Inoltre, consentirebbe di strappare ingenti somme di denaro alla malavita organizzata e di consegnarle nelle mani dello Stato (perchè ovviamente lo Stato ne avrebbe il monopolio, come per le sigarette). Si potrebbe, dunque, destinare tali fondi, insieme a quelli provenienti dal fumo e dall'alcool (è indecente che questo non avvenga già ... e soprattutto alimenta le contestazioni di chi dice che, in fondo, lo Stato ci guadagna sulle dipendenze altrui) proprio alla prevenzione ed alla cura delle tossicodipendenze, dell'alcolismo e del tabagismo, oltre che alla lotta al traffico illegale di stupefacenti. Si potrebbe dire: ma, depenalizzando le droghe leggere, cadrebbe quel senso di "trasgressione" che spinge molti giovani a farne uso, e così potrebbe innescarsi un consumo maggiore di droghe pesanti. In effetti, è l'unica obiezione che accetto. Dubito che possa davvero avvenire questo (ciò che comporta la diffusione di un fenomeno del genere è prevalentemente il suo costo, non il "senso di trasgressione") ma, se anche fosse così, allora per la stessa logica dovremmo tornare indietro, proibendo anche fumo ed alcool. In fondo gli effetti non sono così diversi, ed anche loro una volta erano simboli di trasgressione: e allora perchè loro sì e le droghe leggere no?

Ovviamente il consumo "legale" di droghe leggere andrebbe consentito con tutte le limitazioni e le accortenze del caso. Inutile che elenchi qualche esempio: l'importante è il concetto, e cioè che forse è proprio arrivata l'ora di aprire gli occhi e di non far finta che i problemi non esistano. Si trovi una soluzione migliore, oppure la depenalizzazione delle droghe leggere s'ha da fare. Peccato che viviamo in Italia, e per questo motivo ciò non avverrà mai. Troppa paura della politica di essere impopolare, soprattutto presso certi "ambienti". Molto meglio "farsi" in privato e fare professione di proibizionismo in pubblico, no?

P.S. E, giusto per essere chiari, a scrivere è uno che non ha nemmeno mai fumato una sigaretta, figurarsi farsi una canna. Ma anche uno che gli occhi li usa, e non si gira dall'altra parte.

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La pena aggiunta
post pubblicato in Diario, il 6 agosto 2009


                                            

Ieri la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia a risarcire un detenuto per "danni morali", perchè la sua cella era sovraffolata oltre i limiti della tortura. Il detenuto bosniaco, infatti, per cinque mesi aveva diviso la stessa cella di 16mq con altre 5 persone, disponendo, dunque, di nemmeno 3mq dove trascorrereva almeno 18 ore al giorno, contro lo standard minimo di 7mq a persona stabilito dal Comitato per la prevenzione della tortura.

Non oso immaginare cosa la maggior parte degli Italiani avrebbe deciso al posto del Tribunale di Strasburgo. Probabilmente avrebbero dato un encomio all'Italia per aver trattato "come si deve" un delinquente. D'altronde, la penosità nella quale lo Stato ha messo il sistema giudiziario italiano, fra prescrizioni, amnistie, indulti, scarsità di mezzi e strutture, ha generato solo una scarsissima certezza della pena e con essa un grandissimo senso di insicurezza. E dove c'è paura, c'è voglia di vendetta. E allora vadano a quel Paese coloro che parlano di tortura, coloro che difendono i diritti di Caino, coloro che parlano di funzione rieducativa della pena: tutti "buonisti", tutte persone che non vivono nella realtà, eccetera.

Io non ce la faccio a pensarla così. Per me dove c'è scempio dei diritti, c'è scempio della legalità e quindi scempio della sicurezza. Per me se un detenuto sconta la sua pena in condizioni dignitose certamente sarà più ben disposto a reinserirsi nella società, che non l'ha trattato come una bestia. Per me non c'è nessuna sadica soddisfazione nel vedere un detenuto soffrire una pena aggiuntiva a quella che giustamente merita.

Se poi consideriamo che la quasi totalità dei 64mila detenuti italiani vive in condizioni di sovraffollamento, che quindi si rischia di pagare tutti 12.8 milioni di euro al mese solo in risarcimenti, e che di solito queste situazioni si risolvono con un bell'indultino (destra e sinistra al Governo e all'opposizione si sono ritrovati spesso unanimi su questo), tanto odiato proprio da quella maggioranza degli Italiani di cui prima (e giustamente, perchè è uno scempio del diritto), vediamo che in realtà parlare di lotta al sovraffollamento delle carceri significa parlare di sicurezza. Per questo c'è bisogno di chiedere a gran voce più carceri. E pretendere che gli impegni presi vengano realizzati, e non facilmente dimenticati. Come tutto il resto, ormai, in questo Paese.

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Più carceri? Speriamo bene
post pubblicato in Diario, il 23 gennaio 2009


                                                 

Sono sempre stato d'accordo sulla necessità di costrutire più carceri in Italia. Mene resi conto quando, negli anni recenti, ad ogni estate si moltiplicavano gli appelli indignati per l'elevato sovraffollamento delle carceri, con tutte le sue conseguenze per le condizioni sanitarie, aggravate dalle alte temperature (per questo ogni estate si moltiplicavano gli appelli) e per il rispetto dei più elementari diritti umani. Tanto che lo stesso papa Giovanni Paolo II, nella sua visita al Parlamento Italiano del 2002, chiese accorato un provvedimento di indulto: "senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini, merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società".

Appello che fu accolto parzialmente nel 2003, maggioranza di centrodestra, con il cosidetto "indultino", che scontava per alcuni reati due anni di pena a chi aveva già scontato metà della pena, che però non basto. Il problema si ripresentò subito, e nel 2006, maggioranza di centrosinistra (ma con i voti determinanti di Forza Italia e Udc, occorre ricordarlo) fu necessario un vero e proprio "indulto", stavolta di 3 anni, a prescindere dagli anni di pena già scontati. Dunque negli ultimi centrosinistra e centrodestra, di fronte al problema delle carceri sovraffollate, hanno scelto sempre una sola strada: l'indulto. Con tutte le conseguenze per la certezza della pena, per la sicurezza dei cittadini, ecc. ecc. Mentre la strada più ovvia è un altra: costruire nuove carceri.

Dunque vedo con molto favore la volontà del Ministro della Giustizia, Alfano, di attuare un "piano carceri". Un piano che dovrebbe aumentare la capienza totale delle carceri italiane del 40% (da 43mila a 60mila). Certo, ci sono molte perplessità. Per esempio la scelta di "differenziare" i detenuti per reati minori dal resto degli altri, ponendoli in "carcerine" (non vorrei che le "nuove carceri" in realtà siano strutture riadattate allo scopo, senza i relativi standard di sicurezza). Così come l'insufficienza di tali numeri, dato che già adesso ci sono 58mila carcerati (con una capienza "regolare" di 43mila, dunque un sovraffollamento enerome). Così come l'istituzione dell'ennesimo commissario straordinario (l'Italia è il paese dei commissari, ormai), sperando almeno che la struttura commissariale faccia il proprio dovere e non si riveli un costo in più, come spessissimo accade in Italia. Ma soprattutto desta molte perplessità la decisione di prelevare finanziare parte del piano con i soldi per il reinserimento sociale dei detenuti, e quella di costruire le nuove strutture con finaziamenti privati, preludio di una privatizzazione delle carceri cui sono fermamente contrario. E poi io avrei fatto in maniera diversa: ovvero facendo funzionare tutte quelle carceri nuove di zecca ma mai andate in funzione (ricorderete, no, tutti quei servizi di Striscia la Notizia?), evitando di sperperare altri soldi delle nostre tasse. Ma comunque meglio di niente.

Certo, rimane il problema fondamentale dell'Italia: che non è la certezza della pena, ma la certezza della condanna. Tra prescrizioni, amnistie, sconti di pena dati "allegramente", insufficienza di fondi e mezzi per forze dell'ordine e magistrati, limitazioni alle intercettazioni, tagli ai fondi, eccetera (tra l'altro la responsabilità del centrodestra per queste cose è altissima), corriamo il serio rischio un giorno di avere le carceri, ma non i delinquenti. Capito Alfano?

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