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il blog di Francesco Zanfardino
Tiramm a campà
post pubblicato in Diario, il 18 novembre 2010


La situazione dei rifiuti a Napoli e in Campania è sempre più lo specchio della decadenza di questo Governo. Già il ritorno stesso della monnezza per le strade è la manifestazione più palese del "crollo della propaganda", ovvero quel mix di annunci e soluzioni mediatiche che Berlusconi e soci avevano propinato agli Italiani in due anni di "governo", facendo credere di aver davvero lavorato per loro e, anzi, di aver compiuto veri e propri miracoli nei confronti dei disastri causati dalla sinistra e dalla crisi internazionale.

Ma lo stesso modo in cui il Governo sta non-affrontando il riesplodere dell'emergenza è indicativo. Il nuovo decreto di oggi (che tra l'altro smentisce l'altro decreto, quello che proclamò chiusa l'emergenza) conferma che, così come, a livello nazionale, Berlusconi sembra voler "tirare a campare", raccattando deputati qua e là nella speranza di riuscire a beffare i finiani o a stringere un nuovo accordo con loro, allo stesso modo in provincia di Napoli si prova di giorno in giorno a trovare un posto dove mettere i rifiuti: prima 10.000 tonnellate nella mega-discarica-che-non-doveva-mai-più-essere-aperta di Giugliano, poi 2000 tonnellate in cinque giorni nelle altre Provincie, poi chissà, costosissime stive di navi per la Spagna. Soluzioni temporanee, ben più temporanee delle stesse discariche, perchè evidentemente ciò che importa non è risolvere il problema, ma "contenerlo" il più possibile per più tempo è possibile e con meno proteste, strumentalizzabili da altri, è possibile. Fino al fatidico 14 Dicembre? Chissà.

Intanto, le strade continuano ad essere sommerse di rifiuti. Senza quell'attenzione mediatica che ci fu all'epoca del governo Prodi, ovviamente. E di soluzioni vere (incentivazione della raccolta differenziata, realizzazione di impianti di compostaggio e riciclo, politiche di riduzione dei rifiuti, ecc.) nemmeno l'ombra.

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Ferragosto in carcere
post pubblicato in Diario, il 15 agosto 2009


                                         

Delle pessime condizioni delle carceri italiane ne ho già parlato qualche giorno fa, all'indomani della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha costretto per questo motivo l'Italia a risarcire un detenuto. Oggi voglio solo ringraziare tutti quegli esponenti del mondo politico, parlamentari e non, che hanno avuto la forza di volontà di dedicare qualche ora del proprio Ferragosto ad "ispezionare" le tante carceri italiane, invece di spaparanzarsi al sole come molti loro colleghi, più o meno meritatamente (...), nei loro yahct e villoni. E soprattutto di farlo in un momento storico in cui difendere i diritti dei detenuti, oltre che ovviamente quelli delle vittime, non è certo facile per chi vive di consenso elettorale. 

Ora c'è solo da augurarsi che queste ispezioni non si rivelino passerelle, ma occasioni per mettere in campo finalmente delle soluzioni strutturali a questo problema, a cominciare dalla costruzione di nuove carceri. E che non si debba ricorrere quindi alla vergogna di un nuovo indulto.

Buon Ferragosto a tutti. 

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Rivoluzione Democratica (3): Comunic-azione
post pubblicato in Diario, il 13 luglio 2009


                                            

Continuo la serie di riflessioni sul futuro del Partito Democratico, che ho voluto simbolicamente chiamare "Rivoluzione Democratica", in vista di un Congresso che sembra profilarsi come l'ennesimo riciclarsi di una classe dirigente che non solo non cambia le facce, ma che da 15 anni non cambia nemmeno modi e contenuti (pur con le dovute differenze, ovviamente). Si dovrebbe parlare di soluzioni efficaci ai tanti problemi del PD, e invece, almeno da quello che è possibile capire dalla storia delle dichiarazioni dei due candidati, o i problemi si evitano, o si affrontano con soluzioni sbagliate.

In questi post analizzerò dunque dei problemi, e proporrò possibili soluzioni. Sperando non siano delle boiate, e nell'illusione che possano arrivare a chi di dovere. Magari a qualcuno con le palle che decida di scompigliare le carte e farsi interprete di quella richiesta di (vero) rinnovamento che qualche milioncino di elettori (e soprattutto di ex-elettori) ci avanza.

Dopo aver fatto la solita copia dell'incipit dei primi due post, in cui ho poi parlato di selezione della classe dirigente e di capacità di proposta politica, oggi mi occupo della capacità comunicativa del Partito Democratico.

IL FATTO

Nell’era dei mass-media politica e comunicazione vanno ormai di pari passo: puoi avere le idee più brillanti ma, se non sai comunicarle e/o non hai mezzi per comunicarle, finirai per essere sopraffatto da chi può farlo, anche se offre contenuti peggiori. D’altronde è ovvio: non siamo certo un Paese di soli intellettuali e gente acculturata, dunque dei partiti di massa che si rispettino devono saper comunicare in maniera semplice e diretta.

Per quanto riguarda i mezzi di comunicazione, è evidente che più visibilità garantiscono, più politicamente funzionano. E così un recente rapporto del Censis, sui mezzi comunicativi utilizzati dagli Italiani per formarsi un'opinione politica alle ultime elezioni Europee, ha certificato che la TV è determinante, con il 70% degli elettori che ha utilizzato i TG in tal senso, ed un 31% che ha fatto altrettanto con le trasmissioni di approfondimento. I giornali sono fermi al 25%, i canali all-news e la radio entrambi al 6%, Internet solo al 2%. Mentre il confronto con familiari e amici resta ancora importante per l'11% degli elettori.

IL PROBLEMA

Purtroppo l’Italia da questo punto di vista è una democrazia molto imperfetta, dato che l’accessibilità ai mezzi comunicazione non è equa: Berlusconi e company controllano direttamente una larga fetta del mondo mediatico, ed indirettamente un'altra, lasciando alle altre forze politiche le briciole. E, a proposito della grande importanza dell’informazione televisiva nella formazione delle opinioni politiche, i dati Agcom confermano l’enorme squilibrio fra le varie forze politiche nei programmi di informazione.

E la cosa grave è che, quand’anche il Partito Democratico riceve degli spazi, i suoi esponenti generalmente non sono capaci di sfruttarli appieno, dimostrando un’enorme difficoltà nel farsi pienamente comprendere, di fronte invece ad altre forze politiche che a forza di slogan riescono a fare breccia nell’elettorato (slogan dietro cui non ci sono contenuti, d’accordo, però intanto ne escono vincenti).

LA SOLUZIONE

Riguardo quest’ultimo aspetto, c’è poco da fare: i rappresentanti del Partito Democratico dovrebbero tutti andare a scuola di comunicazione, imparando a filosofeggiare meno e parlare più “come se magna”, parlare come se si avesse davanti la famosa “nonna di Einstein”. Ecco, diciamo che mi accontenterei se perlomeno la zia di Einstein ci capisse, quando vogliamo comunicare qualcosa … e da questo punto di vista torna utile il discorso sulla selezione della classe dirigente: serve un criterio che premi chi vive il territorio, e quindi sappia come parlarci, e non chi considera il territorio un branco di pecore cui dare 15 euro per andare a tesserarsi, per poi richiudersi nelle stanze dei palazzi.

Per quanto riguarda il problema dell’accessibilità ai mass media, innanzitutto il Partito Democratico dovrebbe tornare a parlare, e massicciamente, di temi come il conflitto d’interessi e il pluralismo informativo. Ovviamente in maniera intelligente, utilizzando ad esempio l'obiettività dei dati Agcom e Censis per sbattere in faccia la realtà a chi dice che "con le televisioni non si manipola il consenso" (e facendo tutto il pressing possibile sulle autorità garanti affinchè facciano qualcosa, anche con proteste stile Radicali) e con coerenza, ricordandosi una volta al Governo di rispettare le promesse ... ma, nel frattempo, il PD dovrebbe rispondere cercando in tutti i modi di ampliare e sfruttare al meglio le piattaforme mediatiche di cui può disporre.

Televisione: C'è già YouDem, un buon esperimento di televisione interattiva che però necessita di un investimento maggiore. Tenuto conto che si è scelto di non utilizzare i finanziamenti pubblici (scelta che andrebbe pubblicizzata di più), si potrebbe aprire alla pubblicità (magari solo di un certo tipo), e magari rinunciare al satellite (tanti soldi per poche centinaia di spettatori), ed utilizzare tali fondi per espandere ulteriormente la TV, diffondendola magari sulle tv locali (come faceva la Tv delle Libertà) e pubblicizzandola di più, magari anche assicurandosi firme importanti, garantendosi insomma più visibilità. Inoltre, andrebbe ripensata un po' anche la struttura per valorizzare i territori, offrendo spazi dedicati ai circoli locali.

Radio: Stesso discorso per RadioDem, per la quale però in più si potrebbe pensare di acquistare proprio delle frequenze, passando da web-radio a radio vera e propria.

Giornali: Serve un vero giornale di partito, non i tanti "giornali di aerea" che danno interpretazioni diverse e non riescono a comunicare la linea del partito, un giornale dei territori, che dedichi spazio alle realtà locali, e soprattutto un giornale di massa, non riservato alle solite elite. L'ideale sarebbe un free-press, gratuito e agile di lettura, che abbandoni la seriosità dei giornali tradizionali e strettamente legato alla linea di partito. Un giornale di propaganda, insomma, che punti alle masse. E ai territori: nella mia idea dovrebbero esserci delle pagine riservate alle varie regioni, e addirittura ai singoli circoli (sul modello delle redazioni locali dei giornali tradizionali). Io lo chiamerei "Voce Democratica"...

Internet: Tutto sommato su Internet il PD primeggia ancora, anche se i berluscones stanno recuperando il divario congenito verso la nuova tecnologia. Occorre investire ancora di più, tenendo anche conto del fatto che buona parte degli "internettiani" stanno a sinistra e quindi si può creare anche un filo diretto. Magari si potrebbero anche trovare dei sistemi per far partecipare il popolo di Internet alle attività del Partito, di ogni tipo, mettendo su Internet di tutto, a cominciare da tutti gli esponenti del PD fino all'ultimo circolo di periferia, sfruttando così la grandi opportunità di Internet per garantire maggiore interattività e accorciare la distanza fra politica e cittadini. Inutile descrivere i grandi vantaggi in comunicazione che si avrebbero.

Manifesti: In mancanza di televisioni, l'unico strumento di una certa visibilità che può usare il PD attualmente sono proprio i manifesti. Il problema è utilizzarli bene: sono piuttosto inutili manifesti generici, molto più utili invece quelli del tipo "500 milioni dai redditi alti per un fondo contro la povertà" oppure "Il Governo butta 460 milioni" che sono stati messi in campo nei mesi passati. Oppure tipo quello usato da Penati per la sua campagna a Milano, scimmiottando l'indiano della Lega "Loro non avevano un aeroporto ... adesso neanche noi". Insomma, manifesti ad effetto e/o propositivi. E molti di più rispetto ad oggi. Il resto è piuttosto inutile (vedesi quelli "noi siamo europei" o quelli degli uomini che spingevano le parole, anche se erano fantasiosi :D ), o comunque un'occasione sprecata.

CONCLUSIONI

Insomma, si faccia tutto quello che si può, ma comunicare è indispensabile. Come detto da molti nostri esponenti, la gente deve saper associare il "Partito Democratico" a "cosa vogliamo fare". Insomma, l'uomo della strada di fronte ad una bandiera del PD deve poter dire "ah sì, quelli che vogliono fare questa cosa". Altrimenti, tutti gli altri sforzi sono inutili.

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Rivoluzione Democratica (1): Selezione della classe dirigente
post pubblicato in Diario, il 11 luglio 2009


                                           

Inizio oggi una serie di riflessioni sul futuro del Partito Democratico, in vista di un Congresso che sembra profilarsi come l'ennesimo riciclarsi di una classe dirigente che non solo non cambia le facce, ma che da 15 anni non cambia nemmeno modi e contenuti (pur con le dovute differenze, ovviamente). Si dovrebbe parlare di soluzioni efficaci ai tanti problemi del PD, e invece, almeno da quello che è possibile capire dalla storia delle dichiarazioni dei due candidati, o i problemi si evitano, o si affrontano con soluzioni sbagliate.

In questi post analizzerò dunque dei problemi, e proporrò possibili soluzioni. Sperando non siano delle boiate, e nell'illusione che possano arrivare a chi di dovere. Magari a qualcuno con le palle che decida di scompigliare le carte e farsi interprete di quella richiesta di (vero) rinnovamento che qualche milioncino di elettori (e soprattutto di ex-elettori) ci avanza.

Cominciamo dalla selezione della classe dirigente, per me il "peccato originale" dal quale derivano tutti i problemi del Partito Democratico.

Il FATTO

Attualmente lo Statuto del PD, all'articolo 2 ("Soggetti fondamentali della vita del Partito"), distingue fra "iscritti" ed "elettori". Ovvero fra coloro che hanno scelto di tesserarsi e i semplici simpatizzanti. Tra le altre cose, l'articolo 2 prevede per gli elettori il diritto di "partecipare (...) all'elezione diretta dei Segretari e delle Assemblee Nazionali e Regionali, nonchè ai livelli territoriali inferiori, ove questo sia previsto dagli Statuti Regionali". Gli iscritti hanno inoltre il diritto di "partecipare all'elezione diretta dei Segretari e delle Assemblee a livelli inferiore a quello regionale".  In soldoni, i livelli nazionali e regionali del Partito sono scelti tramite primarie, aperte a chiunque voglia partecipare dietro il solo pagamento di una piccola quota (fu 1€ nel 2007, dovrebbero essere 2€ ad Ottobre), mentre quelli provinciali e comunali tramite congresso (aperto solo agli iscritti, ovvero solo a coloro che hanno deciso di tesserarsi entro una certa data, dietro pagamento di una quota, attualmente 15€), a meno che lo Statuto Regionale non preveda Primarie. In ogni caso, quando sono previste primarie, è prevista anche una fase congressuale precedente.

I numeri certi del tesseramento sono ancora oscuri, probabilmente saranno noti dopo il 21 Luglio, termine ultimo per l'iscrizione 2009. Comunque, a quanto pare, attualmente il PD avrebbe raggiunto circa 370mila tessere. Niente di male, finora, se non sapessimo che circa 80mila di queste risiedono in Campania.

IL PROBLEMA

Quasi un quarto dei tesserati totali: la Campania sarebbe, insomma, più "rossa" dell'Emilia. Eppure proprio in Campania abbiamo avuto i dati più sconfortanti, sia alle Europee che alle Provinciali ... e lo stesso dato delle Primarie Provinciali vinte da Nicolais, dove hanno votato solo 30mila persone (e in Provincia di Napoli ci sono 60mila tesserati), conferma l'evidente anomalia. Quindi due sono le cose: o migliaia di persone hanno scambiato la tessera PD per la social card (vuota come l'altra...), oppure il tesseramento è stato gonfiato. Sarà forse che sono napoletano e non offenderei mai l'intelligenza dei miei conterranei, ma io opterei per la seconda opzione. Anche perchè io ci sono stato, dietro quei banchetti del tesseramento, e la situazione che si poteva vedere era sconfortante: centinaia di persone che facevano la fila, senza nemmeno sapere che diamine stessero facendo (e magari non sapevano nemmeno che cavolo fosse il PD). E la situazione non è certo limitata solo alla Campania: i "signori delle tessere", pronti a sborsare centinaia di euro pur di accaparrarsi pacchetti di tessere, albergano anche altrove, specialmente al Sud.

Questo comporta vari problemi. Innanzitutto, in moltissimi casi il Partito Democratico è rappresentato sul territorio non dalle persone più meritevoli, più competenti, più impegnate attivamente nella vita di circolo e sul territorio stesso, bensì dalle persone sostenute dalla corrente/lobby/gruppi di potere più forte. Con le inevitabili conseguenze sulla qualità dell'azione politica sul territorio (lontananza dai problemi dei cittadini in primis); inoltre, le persone più attive sono demotivate perchè non vedono riconosciuti i propri sforzi, mentre l'elettorato si sente poco rappresentato e non crede più alla capacità di cambiamento del PD (o anche "semplicemente" alla sua capacità di trovare soluzioni giuste ed efficaci ai loro problemi). D'altronde, ovunque in Italia si hanno lamentele da parte degli elettori perchè il partito locale si impegna solo o quasi esclusivamente in occasione delle varie campagne elettorali (comprese quelle interne), e non anche per i problemi del territorio e sul territorio. Ma la cosa peggiore è la questione del tesseramento rivela una tendenza generale a sfruttare i meccanismi del partito, comprese anche le primarie interne (quelle nazionali, ma soprattutto quelle regionali, sono sfruttate  dai soliti capibastone per misurarsi alla stessa stregua del tesseramento, anche se le primarie perlomeno allargano la partecipazione e quindi danno più speranza di sparigliare i giochi), per perpretare le solite vecchie logiche correntizie e lobbystiche.

Ovviamente, stiamo sempre parlando di una condizione migliore di quella offerta dal resto del panorama politico italiano (il PDL non fa nemmeno le tessere), ma, per i motivi descritti finora, del tutto insufficiente per un Partito che è nato per interpretare il rinnovamento.

LA SOLUZIONE

Innanzitutto andrebbero rese obbligatorie le primarie interne anche per i livelli provinciali e comunali. Non risolverebbero affatto il problema ma perlomeno renderebbero un po' meno facili i "giochetti", come detto prima. Ovviamente in via del tutto transitoria, in attesa che un "nuovo sistema" possa entrare in funzione. Un sistema che premi la partecipazione e l'impegno nella vita di partito.

E' un po' difficile trovarlo: come "misurare" la partecipazione alle iniziative pubbliche di partito, come misurare l'ascolto dei cittadini, come misurare le competenze di ognuno, come misurare la passione  e l'interesse di ciascuno per il PD? E' ovvio che tutto questo non si può fare (o perlomeno non vedo come si possa fare). Tuttavia, una soluzione "parziale" ma importante c'è: misurare la partecipazione alla vita di partito. Come? Semplice: si preveda per Statuto che ogni Circolo deve fare tot "assemblee obbligatorie" in tot tempo (direi 26 all'anno, una ogni due settimane), assemblee aperte a chiunque voglia partecipare, in cui si discuta di tutto ciò che può animare la vita di un Circolo e il suo impegno sul territorio. Ma soprattutto si preveda che a quelle assemblee si prendano le presenze dei "registrati", ovvero coloro che ne hanno fatto richiesta. A che pro? Semplice: ogni qual volta si andrà ad elezione di una qualsiasi carica interna (segretario di circolo, provinciale, regionale, nazionale e relative assemblee), potranno partecipare all'elezione solo coloro che hanno totalizzato almeno un tot di presenze alle assemblee in un tot di mesi precedenti (direi il 20% di quelle dei 12 mesi precedenti).

E' un metodo solo apparentemente "chiuso": la partecipazione alle assemblee è infatti aperta a tutti (ovviamente, orari e date delle assemblee dovranno variare e rese compatibili con le esigenze lavorative / scolastiche). Inoltre, se per i candidati alle elezioni è giusto estendere la partecipazione ai cittadini tutti, poichè saranno poi i cittadini tutti a scegliere chi li deve amministrare, per le cariche interne di un partito questo non ha invece molto senso. E' giusto invece che chi gestisce il partito sia scelto da chi lo vive, quel partito (o perlomeno dimostra una minima partecipazione).

CONCLUSIONI

La soluzione da me proposta forse non è la migliore in assoluto. Sinceramente non riesco a trovare di meglio. So però di certo che il problema c'è, non si può negare, e comporta problemi belli grossi: dunque una soluzione, ed una soluzione efficace, va trovata. Altrimenti tutti i discorsi sul "rinnovamento", di facce modi e contenuti, sono solo parole al vento.

Alla prossima (sperando di essere più breve =)

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