.
Annunci online

il blog di Francesco Zanfardino
Riporto Report: Com'è andata a finire?
post pubblicato in Riporto Report, il 25 maggio 2009


                                                        

E' Lunedì, dunque torna l'appuntamento settimanale con "Riporto Report", la rubrica di Discutendo dedicata alle inchieste di Report, l'ottima trasmissione giornalistica condotta ogni domenica sera da Milena Gabanelli su Rai Tre. Stavolta nessuna "nuova" inchiesta, nè "Goodnews" nè "Emendamenti", ma una puntata dedicata esclusivamente ad una serie di "Com'è andata a finire?", ovvero aggiornamenti di precedenti inchieste di Report.

IL PIATTO E' SERVITO (Michele Buono - Piero Riccardi, 30/11/08; qui video, qui testo)

6 mesi fa Report aveva denunciato vari problemi nel mondo dell'agricoltura, tra cui quello di una devastante moria di api che stava colpendo gli apicoltori del Nord Italia. Sotto accusa era stato messo l'utilizzo nelle colture del mais di neoticotinoidi, sostanze che in teoria dovevano servire per proteggere il mais dagli insetti ma che danneggiavano le apicolture vicine, e che secondo studi scientifici indipendenti erano anche del tutto inutili per il buon sviluppo del mais. Grazie alla denuncia di Report, ma soprattutto alle proteste degli apicoltori, il Ministro dell'Agricoltura Zaia ha disposto la sospensione dell'utilizzo di tali sostanze, evento seguito dalla ripresa della vitalità nelle apicolture e da nessun danno alle colture di mais, a dimostrazione della correttezza di quanto sostenuto dai protestanti. Ora si spera nella messa al bando definitiva dei neoticotinoidi.

MARE NOSTRUM (Sabrina Giannini, 16/11/08; qui video, qui testo)

Ancora 6 mesi fa Report aveva monitorato la situazione nel mondo della pesca, nel quale varie irregolarità compromettevano l'equilibrio naturale nel Mediterraneo e il futuro stesso dell'economia ittica nostrana. In particolare aveva denunciato l'utilizzo della "spadara", ovvero un particolare tipo di rete che cattura in quantità non consentite i pesci spada, e che quindi è stata bandita dall'Unione Europea, la quale ha costretto l'Italia ad adeguarsi alla normativa europea, dopo anni di tira e molla, e di lotte senza limiti promosse dai pescatori locali. Ebbene, un anno dopo le cose sembrano cambiare, con numeri di pescato "selvaggio" molto inferiori, grazie anche alla tolleranza zero invocata dal Ministro Zaia, anche se alcuni problemi persistono e potrebbero pregiudicare questa linea.

MODULAZIONE DI FREQUENZE (Bernardo Iovene, 22/03/09; qui video, qui testo)

La seconda puntata dell'attuale stagione di Report si era occupata dell'annoso problema della frequenze televisive, facendo la storia di quell'intreccio di assenza di regole, imprenditoria spregiudicata, politica compiacente e conflitto d'interessi che ha permesso a Silvio Berlusconi di assumere una posizione dominante nell'ambito della televisione italiana, nonostante sentenze della Corte Costituzionale e procedure d'infrazione dell'Unione Europea. Ora però sta per partire il digitale terrestre, e con l'ampliamento delle frequenze che ne deriverà si dovrebbe risolvere il problema del pluralismo televisivo, cardine di ogni democrazia che si rispetti. Ma entreranno davvero nuovi soggetti, o saranno ancora gli stessi? Ebbene, la famosa legge Gasparri, una delle tante leggi ad personam che ha permesso alle tv di Berlusconi di restare in piedi, ha tra le sue conseguenze anche il fatto che i soggetti che attualmente trasmettono in analogico hanno diritto ad avere uguale rappresentanza nel mondo digitale: ciò è in contrasto con le sentenze della Corte e dell'UE, che infatti ha aperto una nuova procedura d'infrazione. Per porre rimedio, il Governo Berlusconi ha deciso di togliere un "multiplex", ovvero il corrispettivo dei canali analogici (solo che ogni "multiplex" vale 5-6 canali digitali, meglio detti "programmi") a Rai, Mediaset e Telecom Italia (il gruppo di La7 e Mtv), e di metterlo a nuova asta insieme a due nuovi multiplex. Peccato che a due di questi cinque multiplex potranno fare offerta anche i vecchi soggetti, facendoli così rientrare dalla finestra (anzi, facendo probabilmente fuori il gruppo Telecom, l'unico indipendente dal controllo diretto o indiretto della politica). Bella roba. Non solo: la legge Gasparri poneva anche un limite del 20% sul totale dei programmi del digitale che potevano essere nelle mani dello stesso soggetto: ebbene, come chiunque può verificare, dei 47 programmi attualmente esistenti, 14, ovvero il 29.7%, sono di Mediaset. L'associazione AltroConsumo ha così fatto un esposto all'Agcom, l'Autorità Garante ed indipendente (?) per le Comunicazionmi, che però si prende mesi di tempo per fare un calcolo semplicissimo. Insomma, per il pluralismo televisivo, almeno in Italia, c'è ben poco da sperare.

L'INTESA (Giovanna Boursier, 12/10/08; qui video, qui testo)

Ad Ottobre scorso Report si era occupato della faccenda Alitalia, da poco sbloccatasi dopo le proteste sindacali, analizzandone tutti i lati oscuri e che hanno danneggiato lavoratori, risparmiatori, cittadini e Stato. L'aggiornamento, a 7 mesi di distanza, ci dice che i problemi in CAI, la nuova compagnia, ci sono ancora e ben forti: sono aumentati i ritardi, con la puntualità ferma al 70% contro l'85% della vecchia Alitalia; ma soprattutto sono diminuiti i passeggeri, che nei primi 4 mesi del 2009 hanno reso gli aerei pieni solo al 65%, e questo nonostante CAI abbia eliminato tutte le flotte meno utilizzate. Se procederanno così le cose, alla fine del 2009 CAI, che aveva previsto perdite di 300 milioni per il primo anno, perderà 500 milioni di euro, ovvero sarà in linea con la vecchia Alitalia: solo che la compagnia è molto più piccola, e gli effetti saranno quindi maggiori. Ma la CAI soffre anche di penuria di equipaggio: sempre più spesso gli aerei viaggiano con equipaggi al di sotto del minimo numerico prescritto dalla legge, cosa che può avvenire solo in casi di emergenza e che quindi sta attirando le attenzioni dell'ENAC. Altri problemi derivano anche dalla fusione CAI-AirOne, che non è mai stata completa, dato che le due compagnie appaiono ancora separate nei fatti, causando notevoli disservizi e difficoltà ai passeggeri. Inoltre, cominciano ad apparire anche problemi sindacali, con hostess costrette a fare turni di notte anche se in maternità, cosa contro la legge, ed altri problemi, che hanno indotto i sindacati a mettere in campo il primo sciopero contro la CAI per il mancato rispetto degli accordi. Infine, la vecchia Alitalia continua a tormentare i risparmiatori Italiani, che si ritrovano con obbligazioni diventate carta straccia o quasi, privi anche della possibilità di usufruire della class-action (che il Governo ha reso non retroattiva, ammesso che venga introdotta).

POVERI NOI! (Giovanna Boursier, 05/04/09; qui video, qui testo)

Quasi due mesi fa Report si era occupato della social card, la carta acquista per i poveri voluta dal Ministro Tremonti. Fra i tanti aspetti analizzati da quell'inchiesta, emergeva un quesito: quanto è costato l'utilizzo delle social card, al di là dei soldi in esse eventualmente contenuti? Report, chiedendo ai diretti interessati, aveva stimato un costo complessivo di circa 20 milioni di euro, tra costo delle carte, lettere inviati ai possibili destinatari della card, pubblicità, call center dedicati, sportelli CAF, eccetera. Il Ministro Tremonti all'epoca non aveva voluto fornire dati precisi; alcuni membri del Governo, interpellati dai parlamentari, hanno poi fornito alcune cifre, contrastranti tra di loro ed impossibilmente irrisorie. Chissà se un giorno forniranno dati coerenti e soprattutto verosimili.

IL RE E' NERO (Paolo Mondani, 10/05/09; qui video, qui testo)

Solo due settimane fa Report si era occupato del "paradiso fiscale italiano", cioè San Marino, e tutte le vicende oscure che riguardavano le sue attività finanziarie. Pochi aggiornamenti, ovviamente: confermati gli arresti per i dirigenti bancari locali arrestati il 3 Maggio scorso, ma soprattutto la Procura di Milano ha acquisito i materiali dell'ispezione che la Banca d'Italia fece a suo tempo sui conti sanmarinesi senza segnalarne le irregolarità.

IL BANCO VINCE SEMPRE-SPECULANDO S'IMPARA (Stefania Rimini, 14/10/07-8/04/08; qui video, qui testo)

Tempo addietro Report dedicò ben due puntate allo scandalo dei "derivati", ovvero degli strumenti finanziari che le banche vendettero, di fatto imbrogliandoli, agli enti locali italiani, grazie ad una normativa introdotta dal Ministro Tremonti nel 2001 (sì, proprio quello che dice di aver previsto la crisi e che ora lotta contro la "finanza creativa"). Il meccanismo dei derivati è complicato, ma è fatto in modo che le banche possono disporre dei soldi degli Enti come vogliono, e così stanno creando numerosi piccoli e grandi dissesti economici a vari Comuni, Province e Regioni: dissesti futuri, potenziali, che potrebbero rivelarsi con tutte le loro conseguenze alla scadenza dei contratti, ovvero tra qualche anno, ma che nel frattempo comportano comunque notevoli costi alla scadenza di ogni periodica "cedola". Il fatto è che la stragrande maggioranza degli Enti continui a pagare, nonostante in vari casi sia possibile risolvere i contratti ancora in attivo, e negli altri si potrebbe mettersi nelle mani degli avvocati, oppure smettere di pagare, asserendo di non aver capito il contratto. E il Governo, nel frattempo, rinvia l'emanazione del regolamento che dovrebbe finalmente dire cosa è lecito e cosa non è lecito fare in campo finanziario da parte degli Enti locali.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Riporto Report: Poveri noi!
post pubblicato in Riporto Report, il 6 aprile 2009


                                                        

Come ogni Lunedì, il post odierno di "Discutendo", nell'ambito della rubrica "Riporto Report", è dedicato alla puntata di Report, l'ottima trasmissione di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (che consiglio sempre di vedere: qui il video della puntata, qui il testo della trascrizione della puntata). Stavolta si parla di povertà, e dei vari meccanismi messi in campo dal Governo per scongiurarla, a cominciare dall'arcinota "social card".

POVERI NOI! (di Giovanna Boursier)

La "carta acquisti", meglio nota come social card, è una carta di credito come tutte le altre, con la differenza che è caricata dallo Stato: 80 euro ogni due mesi e vale un anno. Per finanziarla, il Ministro Tremonti aveva effettuato la famosa "Robin Hood Tax", che dove togliere ai ricchi (banche e petrolieri) per dare ai poveri. Solo che la "grande lungimiranza" di Tremonti, che ripete e ripete che aveva previsto tutto della crisi, gli ha fatto fare i conti sbagliati: dice che porterà alle casse statali 4 miliardi, ma nel frattempo il prezzo del petrolio è crollato, e le banche sono in crisi. Poi, la tassa scade a Giugno, e pochi hanno già pagato, anche perchè stanno cercando di farla scaricare sui costi degli utenti: per evitare ciò il Governo ha chiesto le verifiche sugli incassi, ma le società fanno il possibile per rallentare il processo. E così alla fine la social card è stata finanziata, come altre cose, con i miliardari tagli al bilancio statale che hanno provocato le ben note proposte. Tra cui anche l'utilizzo dei soldi dei "conti dormienti", cioè i conti correnti non mobilitati da almeno 10 anni, che però dovevano essere destinati alle vittime dei vari crack finanziari (Cirio, Parmalat, eccetera).

Intanto però milioni di Italiani sono stati mobilitati in speranza di poter ottenere questa card. Hanno dovuto fare una trafila lunghissima e complicata, per via di "incomprensioni" fra Ministero, Poste e Caf, ma anche per colpa dei criteri per ottenerla, che Tremonti aveva estremamente semplificato, illudendo tante persone che invece per cavilli vari non l'hanno ottenuta. E così moltissimi di loro si sono ritrovati con la delusione di non avere la card, o l'umiliazione di avere una card "scarica" (di cui magari si sono accorti alla cassa, rimanendo senza di che pagare). Tanto che, delle 1.300.000 previste, solo 517mila sono state consegnate (700mila richieste). Due sono le cose: o siamo meno poveri del previsto, oppure si sono dati criteri molto stretti pur annunciando grandi aiuti: insomma, grande propaganda con risorse limitate. E, inoltre, anche poterle usare, queste cards, è un'odissea: pochi gli esercizi commerciali che la accettano, e non sempre fanno lo sconto del 5% (a volte il 3%).

Ma quando c'è costato il sistema delle "social card"? Ben 21 milioni di euro, fra produzione delle carte, spedizione delle lettere ai possibili beneficiari, spese dei Caf per la compilazione dei moduli, call-center per le informazioni, pubblicità dell'operazione e preparazione degli addetti. Almeno stando ai calcoli effettuati da Report chiedendo ai soggetti della catena, dato che Tremonti non ha ancora fornito dati ufficiali.

Ma Tremonti aveva anche promesso altre misure, già annunciate. Tra queste il "bonus latte": i detentori di social card dovevano anche poter ricevere rimborsi su latte artificiale e pannolini, ma ai farmacisti non è arrivata alcuna direttiva, e i fondi devono ancora arrivare (se arriveranno). Poi c'è il "bonus elettrico", che dovrebbe dare alle famiglie più povere uno sconto del 20% sulle bollette di luce e gas, per un costo complessivo di 450 milioni annui: peccato che non verranno stanziati dallo Stato, ma pagati per il 19% dalle altre famiglie consumatrici, e per l'81% dagli altri consumatori "non famiglie" (industrie, ecc.). C'è poi il "bonus famiglia", ovvero qualche centinaio di euro, fino a mille, destinate a famiglie ritenute "povere", per un tetto di spesa di 2 miliardi e 400 milioni. Ma i criteri sono anche qui così contorti e rigidi che, come per la social card, si stenta a credere che si spenderà questa cifra.

Uno potrebbe dire: meglio questo, che niente. Ma perchè non cercare di trovare un'alternativa più di "sistema" e meno spezzettata e "una tantum"? In Europa la soluzione c'è già: si chiama "reddito minimo di cittadinanza", ovvero lo Stato garantisce ad ogni cittadino, disoccupato o non autosufficiente, il minimo per vivere.  Su 27 paesi della UE, solo Italia e Grecia non ce l'hanno. E, se pensiamo a tutti i soldi buttati nell'operazione Alitalia, nel taglio dell'ICI ai ricchi, eccetera, più i soldi investiti in tutti questi "bonus e bonusarielli", avremmo potuto benissimo finanziare un'operazione del genere: un qualcosa che sarebbe rimasta, non un una tantum, perchè dobbiamo già pensare oltre la crisi.

E, a proposito di "oltre la crisi", anche se non strettamente legato ai problemi della povertà, uno dei problemi attuali è riattivare il credito delle banche. Tra le tante imprese in crisi, infatti, ci sono anche imprese che vorrebbero investire, ma non possono, perchè hanno bisogno di prestiti, che le banche non vogliono però dare perchè sono in difficoltà. Così Tremonti s'è inventato i "Tremonti bond", ovvero lo Stato dà i soldi alle banche, ma questi devono essere finalizzati a metterli in circolo. E se si prendono i soldi senza metterli in circolo? Beh, in effetti non c'è nessuna garanzia: nemmeno i prefetti messi a "guardia" delle banche, perchè in realtà nessuno può costringere le banche a farlo.

E, sempre parlando di "oltre la crisi", andrebbero ripensate le regole. O meglio immesse, dato che non ci sono. E il Ministro Tremonti, che oggi si riempie la bocca con la richiesta di nuove regole, dovrebbe ricordarsi che fu lui stesso nel 2001 a incentivare l'utilizzo della cosiddetta "finanza creativa" (tra cui i derivati), che fu lui stesso nel precedente Governo Berlusconi a cancellare il falso in bilancio. Ma Tremonti cerca di evitare di rispondere, e rimanda tutto ad una "legge sul risparmio" che verrà a breve. Si spera.

IL MIO COMMENTO: Che c'è da dire ... è evidente che il Governo non ha fatto nulla di sistematico per affrontare la crisi, ma solo misure una tantum, farraginose e scriteriate. Certo, sempre meglio di niente, ma la gravità della crisi richiede ben altro impegno, ben altri sistemi e ben altre misure.

Altre Rubriche: "L'emendamento" di oggi riguarda un'altro argomento scottante, che tra l'altro Discutendo ha già affrontato più volte: il tetto sugli stipendi d'oro dei manager pubblici, introdotto dal Governo Prodi e cancellato da Berlusconi (qui il video, qui il testo). La "Goodnews" della settimana riguarda invece la Provincia di Milano, e il suo innovativo sistema per aiutare le imprese (qui il video, qui il testo).

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Sfoglia aprile        giugno
calendario
rubriche
links
tag cloud
ultimi commenti
cerca