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il blog di Francesco Zanfardino
Il futuro investito
post pubblicato in Diario, il 1 dicembre 2010


 

Lo ripeto da tempo su questo blog: per rispondere alla crisi globale l'Italia deve mettere in campo una riconversione del suo sistema produttivo, che non la porti a competere con i nuovi giganti dell'economia (Cina, India, Brasile, ecc.) sulla "quantità", sulle produzioni "operaie", ma che la porti ad investire sulla qualità, sulla specializzazione, sulle nuove produzioni. E su quello che "gli altri" non hanno.

Come l'immenso patrimonio culturale, artistico, storico, paesaggistico e architettonico di questo Paese.

E allora vedere un Governo che non riesce a trovare 175 milioni di euro per la cultura e che assiste inerme a tre crolli in un mese a Pompei (anzi, continua a dire che non bisogna lasciarsi prendere dagli "allarmismi"), fa pensare che è davvero arrivato il momento che se ne vada a casa.

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Serve politica industriale
post pubblicato in Diario, il 5 febbraio 2010


                                                       

La vicenda di Fiat di Termini Imerese e dell'Alcoa in Sardegna, unite a tutte le vertenze lavorative in corso in tutta Italia, offrono lo spunto di numerose e doverose riflessioni.

La prima è che la crisi c'è ancora e anzi forse proprio in questi mesi mostrerà i suoi strascichi più pesanti sull'occupazione. Sta finendo la cassaintegrazione, ma nel contempo i posti di lavoro non tornano, anzi. Se lo ricordi il Governo che voleva battere la crisi con "l'ottimismo".

La seconda è che c'è chi pensa di poter fare i "liberisti a targhe alterne", invocando l'intervento dello Stato quando c'è da acchiappare gli aiuti e le regole del mercato quando c'è da tagliare posti di lavoro, senza nemmeno avere il pudore di ammetterlo (anzi). Certo che lo Stato fa pure la figura del fesso, visto che quando dà gli aiuti non pretende nemmeno che non si facciano nel breve termine scelte aziendali contrari agli interessi della collettività, se proprio non si voleva ottenere in cambio una quota pubblica dell'azienda.

La terza, forse la peggiore, è che l'Italia manca totalmente di politica industriale. Giusto, anzi doveroso difendere i posti di lavoro, ma l'attuale sistema produttivo in Italia è insostenibile. E' ancora troppo basato sulla manifattura, e ormai in questo settore la concorrenza della Cina, della Polonia, della Serbia, della Romania, insomma dei paesi in via di sviluppo è troppo forte: non si può dire la Fiat non abbia ragione su questo. Per questo ci sarebbe bisogno di un Governo che favorisca la graduale transizione da un sistema produttivo basato sulla manifattura, sulla realizzazione delle cose, ad un altro basato sull'alta specializzazione, sull'innovazione e sull'ideazione delle cose che poi altrove verranno realizzate. Un po' come il sistema produttivo americano, dove i lavoratori della Microsoft progettano e la Cina realizza (ma i proventi restano in America). E un po' come diverse realtà italiane, specialmente nel Nordest, che sono molto più avanti dei propri Governi.

Per arrivarci ci sono diverse strade, diverse risposte, di destra, di sinistra e di centro. Ma che a questo bisogna arrivare è indiscutibile. Altrimenti, rassegnamoci al ritorno dei carrozzoni statali della Prima Repubblica o alla fuga delle aziende all'estero. E non mi pare una bella prospettiva.

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Riporto Report: Poveri noi!
post pubblicato in Riporto Report, il 6 aprile 2009


                                                        

Come ogni Lunedì, il post odierno di "Discutendo", nell'ambito della rubrica "Riporto Report", è dedicato alla puntata di Report, l'ottima trasmissione di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (che consiglio sempre di vedere: qui il video della puntata, qui il testo della trascrizione della puntata). Stavolta si parla di povertà, e dei vari meccanismi messi in campo dal Governo per scongiurarla, a cominciare dall'arcinota "social card".

POVERI NOI! (di Giovanna Boursier)

La "carta acquisti", meglio nota come social card, è una carta di credito come tutte le altre, con la differenza che è caricata dallo Stato: 80 euro ogni due mesi e vale un anno. Per finanziarla, il Ministro Tremonti aveva effettuato la famosa "Robin Hood Tax", che dove togliere ai ricchi (banche e petrolieri) per dare ai poveri. Solo che la "grande lungimiranza" di Tremonti, che ripete e ripete che aveva previsto tutto della crisi, gli ha fatto fare i conti sbagliati: dice che porterà alle casse statali 4 miliardi, ma nel frattempo il prezzo del petrolio è crollato, e le banche sono in crisi. Poi, la tassa scade a Giugno, e pochi hanno già pagato, anche perchè stanno cercando di farla scaricare sui costi degli utenti: per evitare ciò il Governo ha chiesto le verifiche sugli incassi, ma le società fanno il possibile per rallentare il processo. E così alla fine la social card è stata finanziata, come altre cose, con i miliardari tagli al bilancio statale che hanno provocato le ben note proposte. Tra cui anche l'utilizzo dei soldi dei "conti dormienti", cioè i conti correnti non mobilitati da almeno 10 anni, che però dovevano essere destinati alle vittime dei vari crack finanziari (Cirio, Parmalat, eccetera).

Intanto però milioni di Italiani sono stati mobilitati in speranza di poter ottenere questa card. Hanno dovuto fare una trafila lunghissima e complicata, per via di "incomprensioni" fra Ministero, Poste e Caf, ma anche per colpa dei criteri per ottenerla, che Tremonti aveva estremamente semplificato, illudendo tante persone che invece per cavilli vari non l'hanno ottenuta. E così moltissimi di loro si sono ritrovati con la delusione di non avere la card, o l'umiliazione di avere una card "scarica" (di cui magari si sono accorti alla cassa, rimanendo senza di che pagare). Tanto che, delle 1.300.000 previste, solo 517mila sono state consegnate (700mila richieste). Due sono le cose: o siamo meno poveri del previsto, oppure si sono dati criteri molto stretti pur annunciando grandi aiuti: insomma, grande propaganda con risorse limitate. E, inoltre, anche poterle usare, queste cards, è un'odissea: pochi gli esercizi commerciali che la accettano, e non sempre fanno lo sconto del 5% (a volte il 3%).

Ma quando c'è costato il sistema delle "social card"? Ben 21 milioni di euro, fra produzione delle carte, spedizione delle lettere ai possibili beneficiari, spese dei Caf per la compilazione dei moduli, call-center per le informazioni, pubblicità dell'operazione e preparazione degli addetti. Almeno stando ai calcoli effettuati da Report chiedendo ai soggetti della catena, dato che Tremonti non ha ancora fornito dati ufficiali.

Ma Tremonti aveva anche promesso altre misure, già annunciate. Tra queste il "bonus latte": i detentori di social card dovevano anche poter ricevere rimborsi su latte artificiale e pannolini, ma ai farmacisti non è arrivata alcuna direttiva, e i fondi devono ancora arrivare (se arriveranno). Poi c'è il "bonus elettrico", che dovrebbe dare alle famiglie più povere uno sconto del 20% sulle bollette di luce e gas, per un costo complessivo di 450 milioni annui: peccato che non verranno stanziati dallo Stato, ma pagati per il 19% dalle altre famiglie consumatrici, e per l'81% dagli altri consumatori "non famiglie" (industrie, ecc.). C'è poi il "bonus famiglia", ovvero qualche centinaio di euro, fino a mille, destinate a famiglie ritenute "povere", per un tetto di spesa di 2 miliardi e 400 milioni. Ma i criteri sono anche qui così contorti e rigidi che, come per la social card, si stenta a credere che si spenderà questa cifra.

Uno potrebbe dire: meglio questo, che niente. Ma perchè non cercare di trovare un'alternativa più di "sistema" e meno spezzettata e "una tantum"? In Europa la soluzione c'è già: si chiama "reddito minimo di cittadinanza", ovvero lo Stato garantisce ad ogni cittadino, disoccupato o non autosufficiente, il minimo per vivere.  Su 27 paesi della UE, solo Italia e Grecia non ce l'hanno. E, se pensiamo a tutti i soldi buttati nell'operazione Alitalia, nel taglio dell'ICI ai ricchi, eccetera, più i soldi investiti in tutti questi "bonus e bonusarielli", avremmo potuto benissimo finanziare un'operazione del genere: un qualcosa che sarebbe rimasta, non un una tantum, perchè dobbiamo già pensare oltre la crisi.

E, a proposito di "oltre la crisi", anche se non strettamente legato ai problemi della povertà, uno dei problemi attuali è riattivare il credito delle banche. Tra le tante imprese in crisi, infatti, ci sono anche imprese che vorrebbero investire, ma non possono, perchè hanno bisogno di prestiti, che le banche non vogliono però dare perchè sono in difficoltà. Così Tremonti s'è inventato i "Tremonti bond", ovvero lo Stato dà i soldi alle banche, ma questi devono essere finalizzati a metterli in circolo. E se si prendono i soldi senza metterli in circolo? Beh, in effetti non c'è nessuna garanzia: nemmeno i prefetti messi a "guardia" delle banche, perchè in realtà nessuno può costringere le banche a farlo.

E, sempre parlando di "oltre la crisi", andrebbero ripensate le regole. O meglio immesse, dato che non ci sono. E il Ministro Tremonti, che oggi si riempie la bocca con la richiesta di nuove regole, dovrebbe ricordarsi che fu lui stesso nel 2001 a incentivare l'utilizzo della cosiddetta "finanza creativa" (tra cui i derivati), che fu lui stesso nel precedente Governo Berlusconi a cancellare il falso in bilancio. Ma Tremonti cerca di evitare di rispondere, e rimanda tutto ad una "legge sul risparmio" che verrà a breve. Si spera.

IL MIO COMMENTO: Che c'è da dire ... è evidente che il Governo non ha fatto nulla di sistematico per affrontare la crisi, ma solo misure una tantum, farraginose e scriteriate. Certo, sempre meglio di niente, ma la gravità della crisi richiede ben altro impegno, ben altri sistemi e ben altre misure.

Altre Rubriche: "L'emendamento" di oggi riguarda un'altro argomento scottante, che tra l'altro Discutendo ha già affrontato più volte: il tetto sugli stipendi d'oro dei manager pubblici, introdotto dal Governo Prodi e cancellato da Berlusconi (qui il video, qui il testo). La "Goodnews" della settimana riguarda invece la Provincia di Milano, e il suo innovativo sistema per aiutare le imprese (qui il video, qui il testo).

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Riporto Report: i Vicerè
post pubblicato in Riporto Report, il 16 marzo 2009


                                                    

Inizia oggi una nuova rubrica di "Discutendo", dal nome "Riporto Report", in cui ogni lunedì tratterò della puntata settimanale di "Report", l'ottima trasmissione giornalistica condotta dalla bravissima Milena Gabanelli, una delle purtroppo poche che possa davvero definirsi, senza esagerazioni, di "servizio pubblico". Per chi non la conoscesse, Report va in onda ogni domenica in prima serata su Rai Tre e ogni puntata offre un servizio giornalistico "scientificamente" documentato, esaustivo e soprattutto coinvolgente su uno dei tanti piccoli e grandi scandali italiani che putroppo non trovano grande spazio sullo scenario mediatico italiano. E che quindi nel mio piccolo cerco di diffondere.

La puntata di ieri di Report, dal titolo "I Vicerè", ha trattato il cosiddetto "modello Catania", dove la città siciliana è stata presa come simbolo del modo di costruire consenso da parte di una certa politica tramite gli intrecci con mafia e certa imprenditoria locale, compresa l'editoria, e tramite una politica clientelare. Un modello politico che ha portato al disastro economico Catania, così come tante altre città italiane, specialmente del Sud, dove tale modello è applicato, e nonostante ciò il consenso non diminuisce, anzi è si rafforza sempre più (Catania è roccaforte da decenni del centrodestra e di Berlusconi). Ora provo a riassumere la complicatissima vicenda, ma è meglio se la seguite il video della puntata su Rai.tv)

I VICERE' (di Sigfrido Ranucci) - La puntata inizia e si focalizza più volte su una intervista a Umberto Scapagnini (Popolo delle Libertà), sindaco di Catania dal 2000 al 2008 ed indagato per il disastro di bilancio causato dalla sua amministrazione che ha portato la città in situazioni da Terzo Mondo, con strade invase dall'immondizia non raccolta e piene di buche per la mancata manutenzione, traffico ingestibile per l'assenza di vigili urbani e penuria di mezzi pubblici, strade al buio e costi idrici alle stelle per bollette non pagate dal Comune. Tuttavia non mancano i voti a Scapagnini e al centrodestra, che qui a Catania vince da anni (l'attuale Sindaco, Raffaele Stancanelli del PdL, ha stravinto le elezioni ad Aprile), sostenendo fortemente Berlusconi e i suoi alleati, come il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo, attuale Governatore della Sicilia, che di Catania è stato vicesindaco e presidente di Provincia.

Il motivo? Semplice, il cosiddetto "modello Catania" della costruzione del consenso. Iniziamo dalla sentitissima e partecipatissima festa patronale di Catania, la festa di Sant'Agata o della "Candelora", dal nome delle candele di cera più o meno grandi che si donano come offerta alla Santa Patrona della città. Ebbene, la festa è gestita da uno strano intreccio fra politica, Chiesa e mafia, visto che non si capisce bene chi gestisca chi e cosa ... probabilmente uno scambio simbiotico. Fatto sta che molti boss o parenti di boss locali sono/sono-stati ai vertici all'organizzazione della festa, e sono fra i portantini delle "candelore" e del carro della Santa. E probabilmente le offerte che gli esercizi commerciali offronto ai "capi della candelora" per far sostare la Santa sui propri marciapiedi sono un astuto sistema di "pizzo mascherato". Così è altamente probabile che sia la mafia a gestire il mercato della cera a Catania. Con una Chiesa locale che senza remore confessa di non dover guardare in faccia ai "buoni o cattivi" quando si tratta di Sant'Agata, e il Comune che generosamente finanzia la festa, nonostante i gravi buchi di bilancio (la giunta Stancanelli ha ereditato 1 miliardo di euro di debiti da Scapagnini, di cui 360 milioni di vero e proprio "buco" finanziario).

Nomi di mafia che ritornano tra quelli di gestori di aziende che hanno avuto appalti dal Comune, tramite assessori amici, per lavori pubblici comunali, sui quali la magistratura sta indagando. E la mafia ripaga tramite l'appoggio politico, dato che secondo i verbali della magistatura i boss coinvolti danno indicazione di voto nelle poitiche 2008 per Berlusconi ed un senatore locale, Pino Firrarello del PdL, ritenuto un "cavallo vincente" (per il quale il Senato ha negato l'autorizzazione a procedere per concorso esterno in associazione mafiosa).

Ma il consenso si costruisce anche attraverso il clientelismo. Che si attua, ad esempio, attraverso l'assunzione (e promozione) indiscriminata di dipendenti pubblici. Che magari avviene sotto le elezioni, come fatto nei giorni prima delle elezioni comunali del 2005 da Scapagnini e alcuni assessori, tra cui l'ex senatore Nino Strano del Pdl (tristemente noto per l'aver dato della "checca squallida" al sen.Cusumano ed aver mangiato mortadella in Senato alla caduta del Governo Prodi), e per i quali sono stati multati (non si possono fare queste cose in campagna elettorale), per una cifra irrisoria. Durante la gestione Scapagnini, inoltre, c'è stata un'ondata di promozioni dei dipendenti pubblici, che ha portato al paradosso di avere circa 4mila dipendenti pubblici che stanno senza fare niente o quasi, ma con mancanze di disponibilità di dipendenti per il catasto, per i vigili urbani, per i giardinieri, per i vigili del fuoco. Non solo: il clientelismo si è attuato anche tramite le tante consulenze chieste e pagate dal Comune a decine di persone, di competenza molto dubbia, in particolare molti politici: infatti, rispetto all'assunzione come dipendente pubblico, che è un posto fisso, la consulenza consente di tenere sotto schiaffo, o "sotto a scopa" come si dice da quelle parti, il politico di turno (e il suo pacchetto di voti).

Catania però ha anche la sfortuna di essere una delle zone a più rischio sismico e vulcanico d'Europa (recenti il terremoto del '90 e l'eruzione del 2002). Oltre ad essere una delle città più trafficate d'Italia (anche per la mancanza di vigili urbani di cui sopra). Tanto che il Governo Berlusconi fornisce nel 2002 i poteri speciali a Scapagnini per la sicurezza sismica e l'emergenza traffico. Grazie ai quali la Giunta comunale può gestire una mole di fondi maggiore e da destinare a discrezione del Sindaco, senza troppi problemi. Scapagnini ha finanziato con questi fondi numerose opere, tra cui l'agibilità sismica di numerose scuole catanesi e la costruzione di una ventina di parcheggi. Tuttavia, a tutt'oggi queste opere non ci sono, o sono incomplete, o sono in abbandono. Il tutto a causa di un "sistema" politico-imprenditoriale che, come spiegato da un ingegnere interpellato dal giornalista di Report, fa in modo di ricevere fondi per realizzare opere, per poi destinare tali fondi ad altri scopi e/o non raggiungono del tutto l'obiettivo cui sono destinati: così tali opere andranno comunque realizzate, arriveranno altri fondi, e "avanti Savoia", come riassunto dalla Gabanelli ... e intanto la Giunta ottiene i voti degli imprenditori e dei loro bacini elettorali.

Lo stesso tipo di sistema è stato applicato alla Sidra, la società comunale che gestisce l'acqua e la sua depurazione. Solo che al posto degli imprenditori ci sono gli inquilini delle case popolari, sistemati dal comune (altro clientelismo). Tuttavia, il Comune non richiede ai suoi inquilini le bollette dell'acqua (sempre per guadagnare voti), dunque non può versare i finaziamenti alla Sidra e questa accumula debiti su debiti, rendendosi impossibilitata ad erogare i propri servizi per gli altri catanesi: che hanno richiesto risarcimenti che hanno vinto ma non arriveranno, per probabile fallimento della società, per gli ulteriori debiti provocati da spese e assunzioni folli (sempre per clientelismo).

Per non parlare di Librino, la cittadella-dormitorio alle porte di Catania dove Pdl e Mpa ottengono il 90% dei consensi. Qui tutto un fiorire di parchi e strutture, pagate caro, che dovevano rendere Librino un piccolo paradiso, ma che sono incomplete ed in stato di abbandono: ma che vengono puntualmente inaugurate e/o promesse ad ogni elezione per prendere consenso. Per non parlare delle tante case popolari qui presenti, e del "sistema" delle occupazioni abusive, gestite da mafia e politica: coloro a cui spetterebbero gli appartamenti sono fatti fuori, facendoli occupare a chi di comodo (altro clientelismo). Ma così il Comune rinuncia gli affitti ... ed altri debiti (per non parlare delle miserabili condizioni degli appartamenti).

Ma i cittadini non vengono informati? Beh, a livello nazionale non si parla di queste cose, mentre a livello locale è tutto un monopolio televisivo e giornalistico in mano a Mario Ciancio, editore tra l'altro de "La Sicilia", il più importante quotidiano locale: anzi, l'unico, visto che l'edizione locale di "La Repubblica", stampata dalle aziende di Ciancio, non viene fatta uscire nelle edicole catanesi. Inutile descrivervi in che modo gestisce l'informazione questo signore, in particolare sotto elezioni. D'altronde, lo stesso impero di Ciancio a quanto pare è legato a doppio filo a nomi di mafia e politica di mafia, tanto da essere il punto di riferimento di chi voglia fare affari a limite o oltre la legalità a Catania.

La magistratura sta indagando su tutte queste vicende, ma nel frattempo per tutto ciò il Comune è a rischio fallimento. Ma Berlusconi non lascia la città legata a lui da doppio, triplo filo, così fa una cosa che non si potrebbe fare: regala a Catania ben 140 milioni di euro, sottrati dai fondi Fas (fondi aree sottosviluppate), con la scusa di destinarli a determinate opere per lo sviluppo di cui Catania avrebbe tanto bisogno (come quelle per evitare la "piccola Venezia" che si realizza nei pressi dell'aeroporto di Catania ... da vedere le immagini delle periodiche "alluvioni" che si creano ad ogni pioggia un po' più abbondante; oppure per far funzionare la giustizia a Catania, dove gli archivi sono strapieni e sena protezioni e necessiterebbero di nuove strutture). Ma i soldi non vanno a queste opere, ma al bilancio, tanto che il Cipe, che si occupa dei fondi Fas, non ha ancora pubblicato il verbale della seduta in cui sono stati destinati questi fondi (ad opere che non ci saranno) ... e lo stesso Sindaco Stancanelli ha ammesso lo stratagemma. E così, mentre i comuni virtuosi stringono la cinghia, le città amiche del Premier possono fare quello che vogliono, tanto paga Pantalone. E poi ci vengono a parlare di federalismo!

A proposito di Lega Nord e della sua coerenza: indovinate chi finanzia il Movimento dell'Autonomia di Raffaele Lombardo, Governatore della Sicilia ed ex vicesindaco e presidente di provincia di Catania? Ma sì, proprio la Lega Nord. Con centinaia di migliaia di euro. Bella coerenza, per coloro che dicono di voler combattere gli sprechi che vengono fatte dalle amministrazioni del Sud a scapito dei comuni virtuosi del Nord ...

P.S. Report, oltre ai Vicerè, ha anche trattato altri argomenti nelle sue rubriche: in quella classica, "Good News", ha parlato degli effetti positivi che una sana alimentazione può avere sull'allungamento della vita (con tanto di "spesa" suggerita da un professore dell'Istituto dei Tumori di Milano). In quella nuova, "L'emendamento", invece, Report ci ha spiega gli effetti di una norma, in questo caso del "decreto ICI" (con tutti i suoi lati oscuri). Vi invito a seguire i due video (questo e questo).

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