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il blog di Francesco Zanfardino
Il consenso
post pubblicato in Diario, il 17 novembre 2010


"Alla luce delle politiche aziendali fin qui perseguite, esprimi fiducia nel direttore generale della Rai Mauro Masi"? Questa la, se vogliamo, banalissima domanda posta ai giornalisti RAI dalla loro organizzazione sindacale, l'Usigrai. Ebbene, dei 1878 aventi diritto ben 1.314 hanno votato NO e solo 77 sì (con 29 schede bianche e 18 nulle).

Ora: le capacità non si misurano dal consenso, o quantomeno non solo da quello. Ma una così schiacciante sfiducia da parte dei suoi dipendenti, che si unisce ai ripetuti schiaffi alle proprie politiche aziendali ricevuti dalla critica e soprattutto dal pubblico (che favoriscono le trasmissioni ostacolati da Masi) e ad una pressochè oggettiva supinità agli interessi berluscones, dovrebbe portare il dg Masi a dimettersi seduta stante. Perchè il consenso non è tutto, ma la RAI è pur sempre nel mercato e ha bisogno di manager capaci di puntare al massimo di servizio pubblico col massimo di ascolti, e non al minimo di tutti e due.

E poi l'esaltazione del "consenso" non è uno dei pilastri della cultura berlusconiana di cui Masi è fedele servitore?

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Perchè gratis
post pubblicato in Diario, il 20 ottobre 2010


Il gesto, per carità, è lodevolissimo. Sinceramente, però, non capisco perchè gente come Benigni o Abbado debba rinunciare al compenso di una "ospitata" in TV, debba quasi sentirsi in colpa, solo perchè Qualcuno ha paura di una trasmissione e di cosa potrebbe esser detto in quella trasmissione. In una TV normale, si sarebbe ben contenti di pagare per avere questi ospiti: anche perchè, in un Paese normale, qualunque ospite importante richiederebbe il giusto compenso, perchè non tutti sono San Francesco.

Ovviamente, la RAI non è una TV normale, e l'Italia non è un Paese normale. Però è insopportabile che si utilizzi l'argomento del canone per giustificare certe azioni: innanzituttto, perchè chi paga il canone lo paga perchè il senso del canone è quello di garantire un servizio pubblico di qualità, che non si basi unicamente sulle regole del mercato, e che abbia fra le sue qualità anche quella del pluralismo dei punti di vista, non di una pappetta "politically correct" (d'altronde, anche se dovesse essere una pappetta così, non vedo come gli editoriali di Minzolini, il salotto di Vespa o quello di Paragone rientrino nel "politically correct" e, invece, le puntate di Annozero e della Dandini no).

Inoltre, se anche si volessere rinunciare al servizio pubblico, rimangono le regole del mercato, e quelle ci dicono che i programmi ostacolati dalla cricca Masi&Berlusconi sono fin troppo spesso quelli favoriti dagli ascolti e, quindi, che si ripagano ampiamente da soli con la pubblicità: anzi, spesso fanno guadagnare la RAI, come "Che tempo che fa" con Fazio, nonostante Fazio sia uno dei dipendenti RAI più pagati. E, allora, dovrebbero fare ponti d'oro ad una trasmissione diretta da una gallina dalle uova d'oro come Fazio e da uno come Saviano, famosissimo e che non compare quasi mai in TV (e quindi dall'altissimo potenziale d'audience).

Ma niente da fare. Anzi, si sbatte in faccia all'opinione pubblica, in nome della trasparenza, i compensi dei conduttori e degli ospiti, per far credere ai tele-elettori che questi "sporchi comunisti" per le "loro" trasmissioni prendano soldi dalle tasche degli Italiani. Beh, se proprio si deve usare questa modalità becera, almeno la si utilizzi fino in fondo: anzi, invito tutte le trasmissioni "incriminate" a mostrare tutto, non solo i compensi e le spese, ma anche gli introiti delle loro trasmissioni. Così da sputtanare questo squallido gioco da macchina del fango.

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Santoro, vattene ...
post pubblicato in Diario, il 14 ottobre 2010


Ho mandato la mia letterina a Masi, e vi invito a fare altrettanto. Sottolineando che un servizio pubblico degno di questo nome deve garantire la pluralità delle voci, non l'omologazione. Che un programma che fa costantemente il doppio degli ascolti di una media serata di RaiDue andrebbe trattato come una gallina dalle uova d'oro, anzichè ostacolato in tutti i modi. Che se c'è un problema di contradditorio non è nello studio di Santoro, ma in quelli del Tg1 di Minzolini (che tra l'altro gli ascolti li perde, lui). Insomma, che il problema della RAI, del servizio pubblico non è certo Santoro.

Il problema è una dirigenza asservita
, specialmente sotto l'egida berlusconiana. Asservita non alle logiche del mercato, e purtroppo nemmeno a quelle del servizio pubblico, ma a quelle degli uffici di propaganda del Governo. Questo non è servizio pubblico.

E forse, Santoro & Co, non è nemmeno il caso di continuare a lottare. Il vostro tentativo è lodevole, ma forse è arrivato il momento di prendersi quella milionaria liquidazione e reinvestirla. In una nuova televisione o, volando basso, perchè no, trasferendo armi, bagagli e 20% di ascolti nella La7 di Mentana, Gruber, Lerner, eccetera. Contro il duopolio, anzi contro l'omopolio (nel senso di "Raiset", intendiamoci). Si può fare, e forse ora si deve fare.

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E il regolamento?
post pubblicato in Diario, il 18 febbraio 2010


                                                

Ormai non fa nemmeno più notizia. Anzi, mi stavo meravigliando che il direttore del TG1 ancora non avesse fatto un editoriale sul caso-Bertolaso. E così Augusto Minzolini ha subito rimediato, lanciando il suo quinto editoriale in meno di un anno (unico direttore di TG italiano così "interventista") e, ovviamente, quinto messaggio pro-premier senza contraddittorio, come direttore del TG dell'ammiraglia del servizio pubblico (quella che, in teoria, dovrebbe essere imparziale). Viene da domandarsi che limite abbia l'indecenza. E anche l'incorenza di citare la legge sulla par condicio, proprio quando la si sta palesemente violando, e in un momento dove un regolamento impedisce al Sindaco di Sanremo di salire sul palco, anche muto.

I giornalisti del TG1, intanto, non hanno il coraggio di fare quello che dovrebbero: scioperare più e più volte, fino a quando Minzolini non se ne sarà andato. Non bastano gli scarni comunicati, ormai l'ha fatta troppe volte fuori dal vaso.

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E furono quattro
post pubblicato in Diario, il 15 gennaio 2010


                                   

Ancora una volta Augusto Minzolini l'ha fatta fuori dal vaso. Perchè un direttore del principale TG del servizio pubblico che sforna editoriali su editoriali nei quali, senza contraddittorio, fa passare per verità opinioni del tutto personali (e sempre orientate a favore dei berluscones), è uno che va ben al di là del proprio ruolo e di qualsiasi limite di tolleranza. E meriterebbe una mobilitazione generale per chiederne le dimissioni.

Questo al di là del merito della questione che, come ho avuto modo di ripetere in questo blog, è altrettanto indecoroso. Asserire che Craxi non ha bisogno di essere riabilitato, che Tangentopoli fu una soluzione giudiziaria ad un problema politico, che Craxi fu un capro espiatorio ed un grande statista è quantomeno discutibile, se non un elogio deplorevole di una persona che, ricordo agli smemorati, fu un latitante corrotto reo confesso. Questo, a prescindere dalla sua politica (nella quale, comunque, vedo ben poco di rivoluzionario, anzi), non può farlo ritenere "statista", se scappando da latitante ha disconosciuto tutte le istituzioni democratiche del suo "Stato".

Bisogna smetterla col tentare di far passare il concetto che gli uomini politici sono una categoria "a parte", cui è concesso fare cose che non sono concesse agli altri. Soprattutto se si cerca di farlo per giustificare vergogne attuali.

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Scala nascosta
post pubblicato in Diario, il 8 dicembre 2009


                                             

Alla fine, della "prima" della Scala abbiamo conosciuto solo le polemiche e gli applausi. Le contestazioni dei lavoratori dello spettacolo fuori il teatro, le aspre critiche di Zeffirelli ad una interpretazione "indiavolata" della Carmen e i contrapposti complimenti alle due esordienti protagoniste, l'attrice georgiana dal cognome impronunciabile e la regista Emma Dante. Ma la rappresentazione della Carmen, quella no, non ce l'hanno fatta vedere. Almeno in chiaro.

Infatti, mentre in mezzo mondo la Rai faceva affari d'oro vendendo i diritti della "prima" alle tv estere, con diversi Paesi che l'hanno trasmessa in diretta (Francia, Germania, Belgio), in Italia non trovava alcuno spazio per trasmetterla: ci hanno concesso solo l'ouverture, tra l'altro trasmessa su RaiNews24, visibile in chiaro attualmente solo dal 30% degli Italiani (quelli che sono già passati al digitale terrestre), e comunque un canale sconosciuto ai più.

Si dirà: la cultura non fa audience, ed anche il servizio pubblico deve rispettare le regole del mercato. Certo, ma comunque la RAI deve ricordarsi che non è una televisione come tutte le altre, in quanto svolge una funzione di servizio pubblico, e quindi almeno in queste principali occasioni, seguite persino all'estero, ha il dovere di rischiare qualche punto in meno di audience, mandando la "Carmen" in diretta almeno su RaiTre (che tra l'altro è la rete RAI deputata ad avere più trasmissioni culturali). Ma nessuno se n'è fregato.

Però, cavolo, almeno potevano avere la decenza di trasmetterla per intero, su RaiNews24 o su uno qualsiasi degli innumerevoli canali che la RAI possiede sul digitale terrestre. Certamente avrebbero fatto più ascolti degli zerovirgolapercento che ottengono questi canali ...

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Salvate Radio Radicale
post pubblicato in Diario, il 28 ottobre 2009


                                                 

Radio Radicale non deve morire. Almeno per ora. Quella radio svolge un servizio pubblico di elevatissima qualità, con una serietà ed una competenza universalmente riconosciuta. Eppure potrebbe smettere di esistere, almeno così come la conosciamo, se la convenzione con lo Stato non verrà rinnovata. E con essa scomparirebbero ore di dirette parlamentari e ore di convegni, dibattiti, rassegne stampa gestite con il massimo equilibrio, in nome di quel "conoscere per deliberare" di einaudiana memoria. Tanto da guadagnare simpatie e consensi trasversali che fortunatamente sembrano poter intervenire per poterla salvare.

Comunque, per essere sicuri, vi invito a firmare l'appello di Radio Radicale per salvare questo gioiello dell'informazione copleta corretta in un Paese che ne ha tanto bisogno. In attesa che il servizio pubblico sia in grado di farlo la RAI, e non ci sia bisogno di una radio di partito per farlo.

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Senza tutela
post pubblicato in Diario, il 6 settembre 2009


                                        

Apprendo da questo articolo di Aldo Grasso per il Corriere di ieri che il nuovo direttore generale della Rai, Mauro Masi, imposto, ricordiamolo, da Berlusconi in persona (in enorme conflitto d'interessi), abbia deciso di togliere la tutela legale ai giornalisti di Report.

E' una notizia scandalosa, passata purtroppo ancora più sotto silenzio della censura dello spot di Videocracy, e gravissima: la trasmissione di di RaiTre è probabilmente la migliore del servizio pubblico, o comunque una delle poche davvero degne di definirsi tale. E una delle pochissime che fa vera informazione, quella basata su documenti, prove e ricerche sul campo, senza far sconti a nessuno: per questo fa paura, e non solo dalle parti di Berlusconi. E per questo, anche se i giornalisti di Report hanno sempre vinto tutte le cause e le querele intentate contro di loro (il che dimostra la qualità del loro giornalismo), quegli ambienti, attraverso il dg Masi, hanno voluto dare un segnale ben preciso: forse per ora è meglio non censurarvi direttamente, ma state "attenti", o vi ritroverete a fronteggiare da soli maree di querele (infondate).

Chissà dove andrà a finire questa faccenda. Intanto, mi consolo con PresaDiretta, altra ottima trasmissione di giornalismo d'inchiesta condotta da Riccardo Iacona e che da stasera e per le prossime quattro domeniche andrà in onda su RaiTre. Dopo dovrebbe iniziare Report. Almeno si spera.

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Mediocrazia
post pubblicato in Diario, il 7 agosto 2009


                                           

Oggi il Presidente del Consiglio ha dato l'ennesima dimostrazione di sè, prendendo di mira il Tg3 nella conferenza di Governo pre-pausa estiva. Di fronte ad una giornalista di quella testata che ha "osato" fargli una domanda vera, il che già basta a farlo infuriare (dato che sono in pochi a farlo), ma soprattutto una domanda che mette in pericolo i suoi magheggi propagandistici sulla "politica estera", Berlusconi ha cominciato ad andare in encandescenze, accusando il Tg3 di aver fatto titoli su titoli negativi e comunque di contrasto nei confronti del Governo, che questa è una situazione "che non possiamo più sopportare", che in nessun Paese del mondo la televisione pubblica attacca il Governo.

Analizziamo i fatti, allora. 6 Agosto. I Tg della sera riportano tutti in bella mostra dei servizi celebrativi del "grande successo diplomatico" del Premier in Turchia, dove sarebbe volato inaspettatamente per far concludere con le sue sapienti arti diplomatiche (tecnica del cu-cu, del "Mr Obamaaaaaa", delle barzellette e delle corna, in primis) importanti accordi commerciali tra Russia e Turchia dei quali avrebbe beneficiato l'economia e l'immagine dell'Italia. 7 Agosto (mattina). Una delle più importanti, se non LA più importante, agenzia di notizie al mondo, ovvero la Reuters, riporta lo sconcerto del Governo turco di fronte alla rivendicazione del Governo italiano del successo diplomatico del giorno prima. Sempre secondo le fonti turche, Berlusconi avrebbe chiesto all'ultimo momento di presenziare alla cerimonia della firma tra Putin e Erdogan. I quali si sono mostrati piuttosto imbarazzati quando il Premier si è intrufolato persino nelle foto e strette di mano di rito. Non solo: le fonti turche sottolineano che questo "è il tipo di cosa che può causare un grave problema diplomatico .. ma siccome si trattava di Berlusconi, ha solo fatto sorridere i due leader". Insomma, è una cosa grave, ma siccome si tratta di Berlusconi, quel giullare italiano, accontentiamolo ... d'altronde, come si dice, i matti vanno accontentati, no? Ebbene, la giornalista del Tg3, poco dopo, fa una domanda proprio su questo. D'altronde, dopo aver fatto servizi su servizi sul grande successo diplomatico il giorno precedente, tutti i Tg avrebbero dovuto fare un servizio sulla questione. E invece no. La giornalista del Tg3 è stata l'unica a porre la domanda (ed ovviamente negli altri Tg non si è fatto riferimento alla questione "turca"). E allora il Premier, visibilmente stizzito, cerca di minimizzare, sottolinea comunque gli aspetti positivi per l'Eni, ma non risponde sulla sua singolare "intrusione" nella cerimonia della firma. E quindi, vistosi in difficoltà, comincia la sua filippica sul Tg3 (evidentemente, per tutti gli altri Tg, il "problema" non esiste). Parlando dei famosi "quattro titoli".

Ebbene, il Tg3 del giorno precedente (ore 19:00) aveva fatto questi otto titoli:
- SPIRAGLI PER LA INSSE: Milano, primi spiragli per la Insse, forse c'è un compratore. Torino, il Governo autorizza la Fiat a rilevare la Bertone: salvi oltre mille posti;
- GELO SULLA PRODUZIONE: La produzione industriale a Giugno cala quasi del 20%. Bonanni, "ci saranno altri disoccupati, il Governo aiuti lavoratori e imprese";
- RONDE, SINDACI DIVISI: A due giorni dalla partenza sindaci divisi sulle ronde: Milano le congela, Roma frena, Treviso esulta e a Venezia arrivano i militari;
- RAI. SCONTRO SU NOMINE E SKY: Il Cda Rai si spacca sulle nomine. Garimberti: "Chiarezza sulla rottura con Sky", Masi: "Scelta inevitabile, la Rai ci guadagna";
- AIDS, DECODIFICATO IL GENOMA: Per la prima volta scienziati americani decodificano il genoma dell'Aids, possibili nuovi farmaci e terapie anti-virali.
- GIOVANI E ALCOL, E' ALLARME: Dopo la ragazza ricoverata a Panarea in coma etilico dopo una festa, c'è un nuovo caso in Veneto: è un ragazzo di soli 14 anni.
- ATTACCO HACKER, TWITTER IN TILT: Il social network Twitter sotto attacco informatico: il sito in tilt in tutto il mondo. Problemi anche per Facebook;
- PROIBITA ANCHE LA CARRA': La Carrà, Battisti, Baglioni, Nicola Di Bari e Gino Paoli inseriti dalla dittatura argentina nell'elenco degli artisti proibiti.

Ora, a parte il fatto che di titoli "negativi" tra quelli "politici" io ne vedo solo uno (crollo produzione), due sono di scontro politico fra le parti (Rai e ronde), mentre uno è addirittura positivo (Insse-Bertone), ditemi voi se questa è contro-propaganda politica o semplice informazione. Qui si tratta di "notizie" e basta. Se la produzione industriale cala del 20% i TG lo devono dire, non nasconderlo per non infastidire il Governo. Perchè è una notizia. Se il Governo consente alla Fiat di acquisire la Bertone, salvando mille posti di lavoro, i TG lo devono dire, anche se il Governo non gli sta simpatico. Perchè è una notizia. 

Questo dovrebbe fare un TG. Dare le notizie solo perchè sono notizie, a prescindere dal se compiacciano o no il potere di turno. Altrimenti non si devono chiamare TG, ma "cinegiornali". Come all'epoca del fascismo, quando l'informazione, allora al cinema e non in TV (che non esisteva ancora), era strumento di propaganda. Per questo al posto del Premier, invece di preoccuparmi di chi nella tv pubblica fa il suo dovere, mi preoccuperei di chi non lo fa, e se ne vanta pure. Ma al nostro Premier questa "mediocrazia", ovvero una democrazia mediocr-e dove si comanda attraverso i fatti ma attraverso i medi-a, dove l'informazione è propaganda e la politica è pubblicita, piace, e tanto. L'ha fondata!

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Le verità nascoste
post pubblicato in Diario, il 16 giugno 2009


                                            

Martedì 16 Giugno, ore 11 circa. Un migliaio di abruzzesi protestano davanti alla Camera dei Deputati che proprio in quegli instanti è impegnata nella discussione del "decreto-Abruzzo". Cori, striscioni e grida di protesta si sprecano, sostenuti solo da attivisti di Legambiente e da un drappello di parlamentari Pd e Radicali.

Il motivo di tale agitazione? Il mancato rispetto delle promesse. La copertura finanziaria della ricostruzione, innanzitutto, ridotta a qualche "gratta e vinci"; i tempi della ricostruzione, più che mai incerti, visto che il decreto arriva ben oltre il 2030 sulla parte economica, ma soprattutto i metodi, dato che c'è forte preoccupazione sulla ricostruzione de l'Aquila "così com'era". Più vari problemi, piccoli e grandi, come la ricostruzione delle seconde case, non garantita dal Governo. Insomma, come recitava uno dei tanti cartelli, "verba volant, sisma manet". Dopo mesi di passerelle elettorali, decantate dai supporters del Governo come segno di "pronta e forte attenzione ai terremotati", "mai vista prima" (d'altronde, è una nuova malattia degli Italiani, quella di far passare per cose straordinarie le cose ordinarie), gli Abruzzesi si sentono abbandonati dal Governo. E, d'altronde, la scarsissima affluenza alle ultime elezioni Europee (42.3% in provincia, 28.0% a L'Aquila) ha dimostrato come gli Aquilani si sentano abbandonati dallo Stato.

Ebbene ... nonostante una protesta così importante, i TG nostrani dell'ora di pranzo hanno preferito non parlarne. Tutti, infatti, tranne il Tg3 (sia ore 12:00 che ore 14:30), hanno oscurato la notizia. Non solo, hanno fatto molto di peggio: di Abruzzo ne hanno parlato, ma per fare enormi spottoni al Governo. Prendiamo le due reti "ammiraglie": il Tg1 ha mandato in onda un servizio sulla Casa dello Studente con un'intervista al Presidente lombardo Formigoni, che ha promesso di contribuire alla ricostruzione della stessa; il Tg5 invece ha elogiato (dal minuto 26:00 in poi), con annessa intervista a Mr Omnibus (Bertolaso, il commissario di tutto in questo Paese), il presunto "successo" di Berlusconi nell'aver ottenuto poco meno di 500 milioni di euro dall'Unione Europea per la ricostruzione in Abruzzo (evidentemente i giornalisti del Tg5 non sanno che la UE, tra le altre cose, serve proprio per la mutua assistenza e stanzia sempre soldi ai Paesi membri colpiti da calamità naturali).

Vabbè, d'altronde il Tg5 è pur sempre di proprietà diretta di Berlusconi, anche se si ostinano ancora a dire di essere indipendenti (sì, effettivamente si auto-censurano indipendentemente che è una bellezza). Ma il Tg1 fa parte del servizio pubblico, che dovrebbe essere di tutti. Dovrebbe.

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LottizzeRai
post pubblicato in Diario, il 19 aprile 2009


                                               

Ieri hanno fatto tanto scandalo le indiscrezioni di stampa sul vertice a casa Berlusconi sulle "nomine Rai". Su due nomi "non ci piove", come detto da un partecipante al vertice, ovvero il passaggio di Mauro Mazza dal Tg2 alla direzione di RaiUno, e il gran ritorno al Tg1 di Clemente Mimun, attualmente direttore del Tg5 (e, inutile da dire, fido del Cavaliere, assieme a Mazza). Poi vari nomi dall'incerta collocazione: al Tg5 in pole position c'è Maurizio Belpietro, fidatissimo direttore berlusconiano del berlusconiano Panorama, che però è anche in corsa per il Tg2, insieme ai più moderati ma comunque vicini al premier Orfeo (direttore Il Mattino), Napoletano (direttore Il Messagero) ed anche l'altro berlusconianissimo Minzolini (editorialista La Stampa), quest'ultimo in corsa anche per sostituire Belpietro a Panorama. Persino le croniste di Tg1 e Tg2 al seguito del premier, la Petruni e la Colucci, trovano posto in questo scacchiere, come probabili direttore e vice direttore di RaiDue (e comunque diventerebbero vicedirettori dei rispettivi Tg). Ed altre nomine simili, tutte caratterizzate dalle "inclinazioni" (lascio a voi l'interpretazione del termine...) verso Sua Emittenza, Berlusconi. Che, da proprietario dell'altro membro del duopolio televisivo, Mediaset, sceglie a casa sua chi deve comandare nelle reti avversarie.

Nemmeno tanto indiscrezioni, visto che, nonostante "a caldo" l'onnipresente Bocchino smentiva dichiarando "ma quale Rai, abbiamo parlato di Abruzzo", oggi Berlusconi stesso ha confermato, sostenendo che la riunione si è fatta a Palazzo Grazioli "per risparmiare". Anche se ha detto che i nomi circolati sono inesatti, e che ha in mente una "sorpresa". Già, magari oltre a Belpietro a completare il quadretto ci troveremo Feltri, Ferrara e Mario Giordano.

Sinceramente però non capisco perchè ci si stupisca: siamo pur sempre nel Paese dove la RAI nei secoli immemori è stata sempre totalmente gestita dalla politica e dalle sue spartizioni; siamo pur sempre nel Paese dove si ritiene un "finto scandalo" che un Premier agisca sui direttori dei Tg della RAI per controllare il consenso, o che telefoni il direttore generale per segnalare attricette in cerca di carriera; siamo pur sempre nel Paese dove il conflitto d'interessi è considerato un'invenzione dei maligni; siamo pur sempre nel Paese dove il giornalismo indipendente è una nettissima minoranza, e dove perfino nelle trasmissioni della domenica si ha paura a nominare il nome di Sua Emittenza invano (assolutamente da vedere il video che vi ho allegato, riferito alla puntata di Domenica In di Pasqua, e l'irriverente articolo che Gramellini della Stampa ha scritto sul fatto). Ci si finisca di stupire, e chi di dovere, giornalismo indipendente e partiti meno coinvolti, comincino a battagliare sul serio per la libera e buona informazione. E per un vero servizio pubblico.

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RAI: "piazza pulita" sì, ma di partiti
post pubblicato in Diario, il 13 febbraio 2009


 

Un nuovo "editto bulgaro". Almeno stando alle parole di Maurizio Gasparri, noto più per le sue esternazioni al limite della decenza e per una legge sulle telecomunicazioni ben oltre questo limite, che per la sua linea politica (ha delle idee politiche???). Il presidente dei senatori del PDL, infatti, ha dichiarato: "Santoro e il presunto comico Vauro sono due volgari sciacalli che vomitano insulti con le tasche piene di soldi dei cittadini. Gente così offende la verità, alimenta odio e merita solo disprezzo totale della gente perbene. L'insulto è la loro regola. Colpa di gestori della Rai che per fortuna stanno per essere cacciati come meritano".

Insomma, parole che ricalcano molto quelle pronunciate da Fini nel 2001 ("Quando saremo noi al Governo in Rai faremo piazza pulita"), applicate poi da Berlusconi pochi mesi dopo con il famoso "editto bulgaro", con il quale Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi furano cacciati dalla RAI solo per aver parlato nei loro programmi del libro "L'odore dei soldi" di Marco Travaglio, nel quale veniva fatta luce documentata, tra le altre cose, sui rapporti tra Berlusconi e la Mafia. Da notare che poi Biagi, Santoro, Luttazzi e Travaglio hanno poi vinto tutte le battaglie giudiziarie (per quanto riguarda Travaglio, perchè non c'era diffamazione: non erano cose inventate!) costringendo RAI e Berlusconi a risarcirli (infatti, se Annozero va in onda e in prima serata è perchè la RAI è obbligata da una sentenza, non perchè lo fa per piacere).

Insomma: eliminare tutte le voci fuori dal coro. Questo è il credo di questo Governo "liberale", e soprattutto del suo Leader "liberale" che non sopporta chiunque si differenzi dai restanti pseudo-giornalisti accomodanti ed adulanti, senza indipendenza intellettuale ma piegati a 90° dinanzi al potere del Premier ... sono arrivati perfino a cacciare, prima dal Tg5 e poi da Mediaset in toto, Enrico Mentana ... "noto" stalinista ed anti-berlusconiano, vero? E soprattutto non sopporta che questo avvenga in TV, dato che è perfettamente consapevole, avendo sfruttato appieno tale principio per diventare quello che è, che "tutto ciò che non è in TV, non esiste".

Io invece voglio un'altra "piazza pulita" in Rai. Voglio una Rai libera dai partiti, amministrata da persone competenti e non da politici messi lì dai partiti per controllare la loro quota televisiva; gestita da un amministratore delegato indipendente e non da un Presidente scelto dal Premier; con un consiglio d'amministrazione formato da esponenti della società civile, dalle migliori menti del giornalismo e del sistema televisivo; con il rispetto del pluralismo e dell'obiettività dell'informazione; con un senso spiccato del "servizio pubblico", e con un offerta di qualità. Qualcuno ha già lanciato questa sfida, si è già fatto avanti con le proprie proposte: sta a Berlusconi accettare. Ma tanto si sa già come andrà a finire: mettere sempre di più le mani sull'azienda concorrente, e sul 90% del mercato televisivo dell'informazione, è un interesse molto più grande.

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