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il blog di Francesco Zanfardino
Scuole aperte
post pubblicato in Diario, il 22 novembre 2010


L'iniziativa di vari istituti scolastici milanesi, che saranno aperti durante le vacanze natalizie per far fronte all'esigenza delle famiglie di lavoratori che non vanno in ferie, coinvolgendo i bambini in attività didattiche, paradidattiche e ludiche, mi offre lo spunto, come al solito, per invitarvi a riflettere su una mia proposta: perchè le scuole devono svolgere il proprio ruolo sociale solo nell'orario curicculare?

Perchè, dopo la fine delle lezioni, le scuole non restano aperte, consentendo agli studenti, grandi e piccini, di vivere la scuola non solo come forzata sede di apprendimento, ma anche come libera espressione delle proprie passioni ed attitudini, potendo svolgere attività culturali, formative, sportive, associative, politiche, assistenziali, ecc. ecc. con corsi più o meno autogestiti oppure coordinate da associazioni o dai lavoratori stessi della scuola? Anzi, dico di più: vista la penuria per molti quartieri delle città Italiane, specialmente in periferia, di centri di aggregazione, perchè non far diventare le scuole un "motore sociale" per tutte le fasce d'età, compresi gli anziani che vogliono farsi una partitella a carte e socializzare al riparo dalle intemperie? Per le mamme che vogliano portare i propri figli a fare una passeggiata, che so, nell'orto botanico della scuola? Per i giovani non più studenti che vogliano una sede, seppur "part-time", per le proprie attività socio-culturali?

Costerebbe tanto? Forse. Non credo, comunque. Ma, in ogni caso, non sarebbe "tanta" anche la positiva rivoluzione sociale che ne deriverebbe?

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Idiot ... ehm, idiomi.
post pubblicato in Diario, il 26 settembre 2009


                                             

Sarò breve: il 38.6% degli Italiani dichiara di non conoscere alcuna lingua straniera (e secondo me stiamo anche messi molto peggio, se contiamo quelli che le parlicchiano solamente). E poi c'è qualcuno che osa ancora parlare di insegnare il dialetto nelle scuole...

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Già, come una "morte bianca"
post pubblicato in Diario, il 22 novembre 2008


                                                      

"La tragedia di oggi è una morte bianca". Fra tutte le inutili quanto scontate dichiarazioni "del giorno dopo", quella del sindaco di Rivoli, Guido Tallone, è quella che perlomeno ci dà la vera dimensione della tragedia accaduta oggi al liceo Darwin di questa cittadina del Torinese.

Morire di scuola, come morire di lavoro, sono tragedie che non possiamo accettare in un Paese civile. E, come per le "morti bianche", anche qui ci sono precise responsabilità dei datori di lavoro. Solo che in questo caso il "datore di lavoro" è lo Stato, che quindi non solo è responsabile indirettamente come nel caso delle morti sul lavoro (per la mancata adeguata punizione per chi specula ai danni della sicurezza dei propri lavoratori), ma anche direttamente, perchè non si investe sufficientemente sull'edilizia scolastica.

E se è vero com'è vero che in Italia ben 10mila edifici scolastici sono a rischio (rapporto Legambiente), allora bisogna intervenire urgentemente. Stanziando più fondi, e non meno fondi, e soprattutto evitando che vengano sprecati.

P.S. Mi consolo solo con il fatto che, sempre secondo il rapporto Legambiente, nella mia Campania il 100% degli edifici scolastici ha il certificato di agibilità, e lo stesso vale per Basilicata, Molise e Sardegna. A dimostrazione che, ogni tanto, anche giù al Sud siamo capaci di fare le cose per bene.

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