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il blog di Francesco Zanfardino
Fischi e democrazia
post pubblicato in Diario, il 5 settembre 2010


                                             

Comincio a dirlo subito: io a Torino non avrei fischiato. O quantomeno non così: non è nel mio stile fischiare a prescindere, preferisco farlo sui contenuti, su quello che dice una persona (e comunque proprio quando le spara grosse). Quelli a Schifani, alla festa nazionale del PD, erano però qualcosa di più di un fischio: erano una vera e propria contestazione con lo scopo di impedire di parlare a Schifani.

Ed è quei il principale errrore commesso dai contestatori di piazza Castello. Non siamo in un regime, e Schifani non è un mafioso: è "solo" una personalità con delle forti ombre sul suo passato di avvocato, in cui potrebbe aver stretto delle relazioni con alcuni mafiosi. Non è certo a livello di Dell'Utri, e quindi non aveva alcun senso impedirgli di parlare: avrei compreso, e forse qualcosa di più, una contestazione anche ancora più forte, ancora più rumorosa e creativa, il sufficiente per fare notizia ed accendere i riflettori su questi aspetti oscuri. Ma poi bisognava smetterla e lasciar procedere il democratico dibattito.

Così non è stato, ed è stato un vero peccato. Perchè nell'esagerare i contestatori non hanno guadagnato nulla in più, se non le giuste critiche bipartisan e persino il richiamo del Presidente Napolitano. Anche se certe critiche sono esagerate: non si è trattato certo di "squadrismo", una parola che evoca violenza fisica e non verbale (e il paragone con Fini è quantomeno inopportuno perchè in quel caso le contestazioni sarebbero state organizzate all'interno del suo stesso partito), ed è sempre meglio un urlo scorretto che un silenzio complice.

E al tal proposito le sue colpe ce l'ha anche il Partito Democratico. Non solo perchè, a mio modesto parere, non avrebbe dovuto invitare Schifani: va bene invitare le persone dell'altro schieramento, ma Schifani non aveva nulla di interessante da dire per il popolo democratico, e infatti non l'ha detto, essendo uno dei pappagalli del berlusconismo, e quindi se ne poteva decisamente fare a meno, soprattutto dopo l'emergere delle "ombre mafiose". Ma il PD ha le sue colpe anche perchè sulla vicende di Schifani non ha detto praticamente nulla, proprio quando sulla sua controparte Fini continuava un'aggressiva campagna mediatica su vicende molto, ma molto minori. E i silenzi del PD si sono sentiti anche su altre vicende simili, in nome di un "garantismo istituzionale" che molto facilmente può essere interpretato come una sorta di connivenza. Ed alimenta così lo scontento in persone che potrebbe tranquillamente raggiungere e coinvolgere e che invece induce allo scontro, "perchè se loro non dico nulla, l'unico modo che ho per farmi sentire è questo". Insomma, ci vuole una classe dirigente del PD che di fronte ai fenomeni "viola" e "grillini" sappia coinvolgerli, e non respingerli affibbiandogli la qualifica di "antipolitica" e basta. Senza perdere l'identità riformista, sia chiaro.

E quanto ai "contestatori", se cominciassero a combatterlo sul serio il sistema, anzichè solo contestarlo, il compito sarebbe più facile per tutti. Fischiare può essere democrazia, ma fischiare e basta non è politica ... e senza politica non si cambia questo Paese.

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Convenienze
post pubblicato in Diario, il 25 febbraio 2010


                                            

Ora Renato Schifani chiede di rivedere l'elezione di Nicola di Girolamo. Ora che lo scandalo 'ndrino è venuto alla luce, il Presidente del Senato chiede alla Giunta delle elezioni di riaprire il procedimento avviato ormai due anni fa, appena dopo le elezioni del 2008, quando si scoprì che il senatore Di Girolamo, eletto all'estero, non risiedeva all'estero. La Giunta, come è ovvio, ne chiese la decadenza dal seggio, ma il Senato, presieduto da Schifani, si rifiutò di accettare la proposta.

Ora invece, per fare bella figura, si chiede invece di riaprire il procedimento. Cosa impossibile da fare senza infrangere le norme, per una serie di motivi che Marco Follini, presidente della Giunta, ha fatto notare al Presidente Schifani, oltre alla penosità della sua richiesta. Con eleganza, ma l'ha fatto. L'indecenza davvero non ha limiti.

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Principi intoccabili
post pubblicato in Diario, il 8 gennaio 2010


                                              

Nello spronare la politica italiana a perseguire la strada del dialogo e delle riforme, tornata in voga con l'irruzione sulla scena del "partito dell'amore", il Presidente del Senato Renato Schifani, di malcelata parzialità berlusconiana, difende la necessità di riformare la Costituzione, anche se "non nella prima parte, quella dei valori, che non è mai stata messa in discussione".

Ebbene, qualcuno ricordi a Schifani, che pure dovrebbe saperlo (visto il suo ruolo), che, a proposito di "valori" e "prima parte della Costituzione", l'articolo 3 della nostra carta dei valori dice che "tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge". Non mi pare proprio che questo principio non sia mai stato messo in discussione ... e che le cosiddette "riforme" di cui si parla ne siano estranee ...

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Schifacebook?
post pubblicato in Diario, il 17 dicembre 2009


                                                

Secondo Renato Schifani Facebook "è più pericoloso dei gruppi terroristici degli anni '70". Questa è la lezione che secondo il Presidente del Senato bisognerebbe trarre dall'aggressione a Berlusconi, unendo la retorica del "clima d'odio" allo scandalo creato dai media tradizionali sui gruppi pro-Tartaglia. Una lezione che in realtà sa molto di ignoranza, perchè solo in questo modo si può giustificare la posizione di Schifani, che altrimenti non potrebbe essere altro che un tentativo di strumentalizzare l'aggresione di Milano per mettere a tacere Facebook (cosa che, in effetti, è non solo possibile, ma persino plausibile).

Solo chi non conosce Facebook, infatti, può ritenerlo un focolaio di violenza. Certo, farebbe altrettanto sfoggio di ignoranza chi sostenesse che su Facebook non c'è violenza, ma non è questo il punto: il fatto è che Facebook è semplicemente un mezzo di comunicazione, come la televisione, la radio, la posta, o un muro. Come tutti i mezzi di comunicazione, può essere usato con intenti edificanti o meno, ma ciò non autorizza certo a screditarlo come "covo di estremisti" e magari pretenderne l'eliminazione: sarebbe come abbattare tutti i muri perchè su alcuni ci sono delle scritte offensive, o eliminare la televisione perchè su alcune trasmissioni avvengono delle risse.

La novità di Facebook rispetto ai media tradizionali, semmai, è quella della interattività: non si ha più un rapporto comunicativo mittente-ricevente di "pochi a molti", ma di "molti a molti". Facebook, insomma, rende più facile a tutti condividere i propri pensieri e le proprie opinioni con una platea molto ampia. Quindi, indubbiamente rende più facile condividere messaggi d'odio, ma altrettanto rende più facile condannare e far eliminare quei messaggi (com'è infatti avvenuto, e avviene ogni volta che qualcuno su Facebook tenta di diffondere messaggi razzistici o comunque violenti), attraverso un dibattito vivo, democratico e soprattutto libero che solo i social network come Facebook possono garantire (come dimostra la vicenda iraniana, dove i social network sono rimasti l'unico mezzo di comunicazion a disposizione dei manifestanti anti-regime). Come ha detto l'on. Della Vedova (Pdl), insomma, attaccare Facebook è come attaccare la libertà di comunicare e scambiarsi idee. Perchè evidentemente se ne ha paura, aggiungo io.

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Partiti-corrente
post pubblicato in Diario, il 2 novembre 2009


                                                               

Domani nasce il PDL-Sicilia. Non un nuovo partito, non una lista civica, non un movimento meridionalista, non una fondazione: bensì un partito-corrente. Così, da una parte avremo il PDL ufficiale, con il simbolo ufficiale, quello con Berlusconi Presidente: non a caso, visto che in Sicilia sarà rappresentato dai "lealisti" al premier, Alfano e Schifani (che dovrebbe essere una personalità "terza", visto il suo ruolo istituzionale, ma tant'è); dall'altra, il PDL degli "scissionisti", di Miccichè e dei finiani, con lo stesso simbolo ma con un "Sicilia" al posto di "Berlusconi" nel logo. Il tutto per risolvere le questioni interne di un partito, certo non per offire nuove idee di Paese.

Qualcuno potrà anche dire che certi giochi di corrente è meglio che si palesino, anzichè tenerli ipocritamente nascosti. Probabilmente è vero. Ma per me i due PDL siciliani sono comunque una ridicola pagliacciata senza pudore.

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Sempre sia lodato?
post pubblicato in Diario, il 18 settembre 2009


                                                        

Secondo l'Avvocatura dello Stato il lodo Alfano è una legge "non solo legittima, ma addirittura dovuta" perchè, in sua assenza, "ci sarebbero danni a funzioni elettive (...) quando non si arrivi addirittura alle dimissioni. In ogni caso, con danni in gran parte irreparabili".

Ora, sul lodo Alfano è stato detto praticamente di tutto, da una parte e dall'altra. Ma sostenere la sua legittimità paventando le dimissioni di Berlusconi e soprattutto sostenendo che sarebbero un "danno irreparabile", sinceramente, mi sembra un po' azzardato. E soprattutto un po' inconsueto da parte di un Avvocatura che dovrebbe difendere gli interessi dello Stato, non di Berlusconi, e usare argomenti giuridici, non politici.

Comunque, a mio modesto parere, il 6 Ottobre la Corte non potrà che bocciare il lodo Alfano, poiché è in pratica la fotocopia del già bocciato lodo Schifani. La sentenza della Corte del 2004, infatti, bocciò per illegittimità costituzionale tutti e tre i commi del primo articolo della legge 140/2003 (il lodo Schifani). Ma, come chiunque di voi può verificare, la nuova legge 124/2008, il lodo Alfano, contiene nel suo articolo unico tutto ciò che era scritto nell’articolo 1 della Schifani. Dubito che la bocciatura dipendesse dall’ordine delle frasi … dunque la bocciatura dovrebbe praticamente essere un automatismo.

D’altronde, l’articolo 3 della Costituzione parla chiaro: tutti i cittadini sono uguali dinanzi alla legge.  Anche se qualcuno vuol pretendere di essere più uguale degli altri.

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Imparzialità
post pubblicato in Diario, il 11 settembre 2009


                                                       

Non mi appassiono granchè all'affaire-Fini. Anche perchè, se da un lato ho da sempre ritenuto il Presidente della Camera uno dei pochi personaggi stimabili e con una certa statura politica di quello che si ostinano a chiamare destra o centrodestra (sono "populisti" e basta), trovo fatica a credere che si possa davvero cambiare idea su tanti argomenti in così poco tempo. Dunque trovo che probabilmente si tratti più di manovre politiche tutte interne al PDL, o addirittura di un tentativo di togliere argomenti all'opposizione "inglobandoli" nella stessa maggioranza, più che di un sincero e così netto cambiamento di opinioni politiche che, d'altronde, se fosse reale, dovrebbe portare automaticamente ad un cambio di partito.

Ma ciò che mi importa sottolineare oggi è un altra cosa. E' la rivalità che si sta venendo a creare tra i due Presidenti delle Camere, Fini e Schifani. Il primo tutto intento ad apparire smarcato da Berlusconi, il secondo tutto impegnato a difenderlo. Con una differenza: Schifani accusa Fini di venir meno al dovere di imparzialità che gli impone il suo ruolo. Lo ha fatto al Meeting di Comunione e Liberazione, quando, riferendosi alla difesa della laicità da parte di Fini e alle sue opinioni favorevoli sul testamento biologico, Schifani ha sentenziato che "sarebbe un errore condizionare i parlamentari attraverso interventi, seppur autorevoli, di qualunque provenienza". Lo ha fatto alla Festa del PD, quando, incalzato da chi gli chiedeva delle sue differenze con Fini, ha dichiarato: "Ho sempre pensato che le alte cariche istituzionali vadano preservate dalla quotidianità del dibattito politico (...) Il mio ruolo di garanzia mi impone di essere garante non solo delle regole ma anche di una imparzialità di carattere politico".

Ora, senza entrare nel merito, vorrei solo far notare al Presidente del Senato che a quelle sue dichiarazioni sono seguiti comportamenti del tutto contrari, o perlomeno uguali ai "crimini" commessi da Fini, anche nell'ambito delle occasioni in cui le ha fatte: basti pensare alle parole spese sull'insegnamento religioso e sulla RU486 a Rimini, o quelle pronunciate alla Festa di Genova, ma soprattutto alla vera e propria arringa difensiva in favore di Berlusconi pronunciata oggi a Gubbio, il giorno dopo l'intervento proprio di Fini: ha negato che ci sia un problema di libertà di stampa, evoca "teoremi" dei magistrati sulle stragi di mafia, nega problemi di libertà di espressione nel PDL, spegne eventuali cambiamenti al ddl sul testamento biologico, addirittura esprime un no secco al voto per gli immigrati. Bella imparzialità.

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Fannulloni e cloache
post pubblicato in Diario, il 3 maggio 2009


                                                

10 giorni di lavoro e 15mila euro lordi al mese di stipendio. E' il lavoro da sogno, peccato che ad usufruirne siano i nostri rappresentanti al Senato, che specialmente in momenti di crisi come questo dovrebbero dare dimostrazione di impegno e sobrietà, anzichè guadagnare cifre folli per lavorare un giorno ogni tre. E soprattutto dovrebbero farlo a maggior ragione quando contemporaneamente il Governo e il suo Ministro Brunetta chiedono ai dipendenti pubblici più presenza e produttività: e chi è più dipendente pubblico dei nostri rappresentanti?

A dire il vero non tutti i senatori stanno con le mani in mano. Di fronte alla denuncia fatta da Repubblica sui lavori al Senato, infatti, il capogruppo del PD ed il suo vice, ovvero Anna Finocchiaro e Luigi Zanda, hanno confermato l'indecenza della situazione e denunciato come le proposte per cambiare ci sono, e ci sono fin dalla scorsa legislatura: peccato che i senatori del centrodestra, e da loro affini nel centrosinistra (i vari Mastella, ora passati nel PDL), abbiano sempre ostacolato la loro attuazione. Proposte più che sensate, che puntano ad un miglioramento sia di quantità che di qualità delle giornate lavorative, privilegiando l'attività in commissione, e non la mera esecuzione delle volontà governative nelle votazioni in Aula (si propongono 4 giorni alla settimana, di cui 3 in commissione ed 1 in aula). E lo stesso Presidente Schifani (PDL), ad Ottobre, aveva tentanto di "svegliare" i suo colleghi, e la situazione non era ancora così critica come ora (che addirittura capitano settimane con solo 7 ore di lavoro): ma niet, lorsignori vogliono dormire.

Anzi, al massimo replicano con dichiarazioni farneticanti, blaterando con molta arroganza sulle difficoltà del PD senza rispondere nel merito alle critiche, come fa il sen.Gasparri, che forse farebbe meglio per la decenza delle nostre orecchie a chiudere ogni tanto la bocca ... pardon, "cloaca", come lui definì, con la solita eleganza che lo contraddistingue, quella del CSM. 

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La Giustizia è uguale per tutti ... ma per Qualcuno è più uguale
post pubblicato in Diario, il 17 giugno 2008


                                  

Molti, in parte anche il sottoscritto, si erano illusi che Silvio Berlusconi, una volta tornato al Governo, non avrebbe più fatto "leggi vergogna". La convinzione diffusa era che: "tanto i suoi interessi se li è già fatti tutti l'altra volta". Sbagliato.

Dopo una fase di (apparente a questo punto) disponibilità al dialogo, il premier nel giro di pochi giorni ha inanellato una serie di provvedimenti davvero poco rassicuranti. Innanzitutto il provvedimento sulle intercettazioni che, seppure rivisto rispetto alla proposta originale (sarebbe stato davvero troppo grave), rimane comunque uno "stupro" alla Giustizia Italiana, poichè, anzichè darle più strumenti e più fondi, le leva uno strumento importantantissimo per scoprire molti reati (anche quelli per mafie e corruzione, considerato che molte di queste indagini non iniziano con accuse di mafia e corruzione, ma questi aspetti spesso emergono successivamente). Ma il limite lo si è passato abbondantemente con le ormai note "leggi salva-premier".

Si tratta innanzitutto dei due emendamenti al decreto-sicurezza presentati oggi al Senato che prevedono il rinvio per un anno di tutti i processi che prevedono una pena massima di 10 anni, con il fine di "dare priorità ai processi di maggiore allarme sociale". Casualmente, fra i processi che verrebbero rinviati c'è anche il cosidetto "processo Mills", con sentenza prevista verso Ottobre, nel quale Berlusconi è accusato di corruzione in atti giudiziari (ah, tra l'altro oggi ha ufficialmente "ricusato" per l'ennesima volta il giudice). Ebbene, qualcuno mi dovrebbe spiegare come si può conciliare la voglia di sicurezza con la volontà di rinviare i processi e quindi ritardare sempre di più la condanna? Si parla tanto di certezza della pena: ma ormai fra prescrizioni e sospensioni varie il vero problema è la certezza della condanna. Una cosa è prevedere una "corsia preferenziale" per categorie ristrette di reati, una cosa è rinviare tutti i processi sotto i 10 anni.

Tra l'altro, poi, è decisamente incredibile il metodo con cui si sono presentati questi emendamenti. Sono stati infatti inseriti in un decreto, senza che ci sia alcuna urgenza; inoltre, sono stati inserite dopo che lo stesso era stato firmato da Napolitano, evidentemente per evitarne giudizi negativi (tant'è vero che Napolitano ha tuonato: "Non è il decreto che ho firmato"). Ma poi anche quella lettera che Berlusconi ha mandato al Presidente del Senato, Renato Schifani, in cui accuse gravissime vengono lanciate ai magistrati italiani, anche con una certa vena comica: "i miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato per fini di lotta politica". Insomma, una vera e propria "presunzione di innocenza", nel senso che l'imputato presuntuosamente si autoassolve. E, nonostante la gravità di tali affermazioni, tale lettera è stata letta integralmente nell'aula del Senato (e nell'edizione serale del TG5, sempre integralmente e senza contradditorio: la prima volta che abbia visto una cosa del genere).

Tra l'altro, poi, è stato più volte annunciato dai parlamentari del PdL (Quagliarello l'ultimo) che a breve sarà presentato anche un "lodo Schifani-bis", ovvero la versione "rivisitata" del vecchio lodo Schifani sull'impunità delle prime cinque cariche dello Stato (i cui processi verrebbero congelati per l'intera legislatura). Qualche malizioso potrebbe pensare: "ah, ecco perchè vengono rinviati i processi di un anno: così c'è il tempo di approvare il nuovo lodo Schifani". Ma è solo malizia.

Insomma, parasafrando George Orwell, si potrebbe dire "la Giustizia è uguale per tutti, ma per qualcuno è più uguale".

P.S. Faccio una proposta al presidente Berlusconi: se davvero non è una norma "ad hoc" per lui, ma è invece una norma per gli Italiani, allora perchè non riuncia al congelamento (la rinuncia è prevista dal regolamento)? Purtroppo dubito che lo farà: non ha mai rinunciato mai alle sue prescrizioni...


Scusate, ma che problema c'è?
post pubblicato in Diario, il 11 maggio 2008


                        

Oggi si è scatenata l'ennesima bufera su Marco Travaglio
, l'ormai celebre giornalista ospite fisso di AnnoZero, per la sua intervista di ieri sera a "Che Tempo che Fa" di Fabio Fazio. Tutti i politici di centrodestra si sono scagliati su Travaglio e anche su Fazio e il dg della Rai Cappon (che poverini poco c'entrano, anzi Fazio ha più volte criticato Travaglio durante l'intervista). E anche esponenti del PD hanno condannato l'episodio.

Travaglio è accusato di aver diffamato il Presidente del Senato, Renato Schifani, accusandolo di "collusione mafiosa". Non è vera nè l'una nè l'altra cosa. Io ho visto la trasmissione, ed ecco le parole usate da Travaglio, in un passaggio in cui si parlava del rapporto fra giornalismo e politica:

"Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi? Io non scrivo che Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi perchè non lo vuole nè la Sinistra nè la Destra. E io che c'entro con la Destra e con la Sinistra? Loro prendano le posizioni che vogliono. Ma io devo fare il giornalista, io devo raccontarlo. L'ha raccontato Abate nel libro che ha scritto con Gomez, e viene celebrato giustamente come il giornalista eroico minacciato dalla mafia. Ora, o hanno il coraggio di dire che Abate è un mascalzone, o hanno il coraggio di prendere nota di cosa scrive Abate della seconda carica dello Stato e semplicemente chiedergli di spiegare quei rapporti con quei signori che sono stati poi condannati per mafia".

Come si può vedere, Travaglio non ha accusato Schifani di collusione mafiosa, ma ha semplicemente messo in rilievo che in passato ha avuto rapporti con persone poi condannati per mafia (come molti politici, di ogni parte, d'altronde), come potete verificare qui, per mettere in rilievo come in Italia i giornalisti non parlano di queste cose perchè non piacciono nè alla destra nè alla sinistra. Inoltre, quella di Travaglio non è diffamazione: per carità, non sono un magistrato, ma almeno da quanto leggo su Wikipedia, non è diffamazione. Infatti, la giurisprudenza, nello stabilire i limiti fra libertà di cronaca e diffamazione, ha stabilito che non si ha diffamazione a patto che: 1) vi sia un interesse pubblico alla notizia (e questo c'è) 2) che i fatti narrati corrispondano a verità (e anche questo c'è) 3) che l'esposizione dei fatti sia corretta e serena (e non mi sembra che Travaglio abbia urlato e insultato, come fece Sgarbi, ma lui, per carità, mica lo si condanna).

Ora, Travaglio ha detto queste cose che nessun altro aveva detto. Ovvero che Schifani in passato è stato socio in affari con persone poi condannate per mafia. Non c'è nulla di male nel dire questo, visto che sono cose vere e non illecite: ma allora dove sta il problema?

In conclusione: non amo Travaglio nè AnnoZero, perchè tendono a creare un clima di qualunquismo. Però non si può negare che hanno il maledetto vizio di parlare con i fatti, e di dire cose che altri non dicono. E il putiferio di oggi non fa che confermare le tesi di Travaglio: i giornalisti italiani non parlano di certe cose, perchè danno fastidio.

E siamo quindi costretti a subirci i processi di Cogne (a proposito, le "diffamazioni" e le "accuse" qui non valgono?), le avventure dell'orso marsicano, l'ultimo flirt fra le star Tv. Per carità, cose importantissime: ma un angolino di due minuti anche per queste altre cose lo si potrebbe trovare.
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