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il blog di Francesco Zanfardino
Referendum: perchè SI'
post pubblicato in Diario, il 15 giugno 2009


                                               

Il 21 e 22 Giugno gli Italiani saranno chiamati alle urne per tre Referendum sulla legge elettorale. Il mio obiettivo oggi è cercare, a fronte di un dibattito quasi del tutto assente nei media e nella società Italiana, di contribuire un’informazione completa, in virtù del principio “conoscere per deliberare”. Innanzitutto, i quesiti:

PRIMO QUESITO (Scheda viola): si chiede l’abolizione delle coalizioni per l’elezione della Camera. Di conseguenza, il 55% dei seggi (premio di maggioranza) andrà alla lista più votata (attualmente può anche averlo la coalizione di liste più votata), mentre per ottenere seggi le liste dovranno tutte superare il 4% dei voti (attualmente per le liste coalizzate basta il 2%);
SECONDO QUESITO (Scheda beige): identica richiesta, ma applicata al Senato, dove però il premio di maggioranza è su base regionale. Per ogni Regione, dunque, il 55% dei seggi assegnati a quella Regione andrà solo alla lista più votata, mentre per ottenere seggi le liste dovranno superare l’8% dei voti (attualmente per le liste coalizzate basta il 3%);
TERZO QUESITO (Scheda verde): si chiede l’abolizione della possibilità di candidarsi al Parlamento in più circoscrizioni.

Quest’ultimo quesito elimina la possibilità che importanti ‘acchiappa-voti’ si candidino e vengano eletti in più circoscrizioni per poter poi scegliere liberamente, dopo le elezioni, da chi farsi sostituire dove rinunciano. Così furono ‘eletti’ circa 150 parlamentari nel 2008. E’ dunque un quesito condivisibile da tutti, anche dai contrari agli altri due (N.B. si può votare il terzo quesito senza concorrere al ‘quorum’ degli altri, basta rifiutare le loro schede).

Diverse le conseguenze degli altri quesiti. Non è vero, però, come sostengono i detrattori del Referendum, che la legge che ne verrebbe fuori è ‘pericolosa’, poiché un solo partito potrebbe avere la maggioranza in Parlamento anche con molto meno del 50% dei voti. Questa possibilità, infatti, già esiste: il 55% dei seggi attualmente va alla lista o, e non solo, alla coalizione più votata. Non è nemmeno vero che il Referendum porterebbe al bipartitismo. Semmai sarà favorita l’aggregazione di forze simili e quindi la formazione di due grandi partiti che si contendono il Governo, come avviene in gran parte del mondo, mentre gli altri avranno comunque rappresentanza in Parlamento (se supereranno gli sbarramenti). Probabilmente, dunque, le forze a sinistra del PD e a destra del PDL continueranno a stare fuori dal Parlamento, poiché lo sbarramento del 4% che le ha escluse rimarrà uguale; l’UDC otterrà seggi come prima, se rimarrà sopra il 4%, così come la Lega Nord, che però non starà più al Governo, e l’IDV, che però sarà esclusa da futuri Governi, a meno di un probabile ingresso nel PD. L’unica vera sconfitta, insomma, sarebbe la Lega Nord, che dovrebbe rinunciare alle prospettive di Governo. Il Referendum favorirà, infine, la stabilità dei Governi, liberi dai frequenti ‘ricatti’ di partiti minori in cerca di visibilità.

In ogni caso, la legge cambiata dal Referendum e i suoi presunti ‘rischi’ molto difficilmente rimarrebbero in vigore: la Lega Nord non la accetterà mai e costringerà il PDL a cambiarla, oppure la cambierà con le opposizioni. Ed è proprio questo l’obiettivo del Referendum: costringere il Parlamento a cambiare l’attuale legge, definita ‘porcata’ dal suo stesso autore (il leghista Calderoli) e dunque rinominata "legge porcellum". Perché è una 'porcata'? Perché toglie il diritto dei cittadini a scegliersi i propri rappresentanti tramite le preferenze, creando un Parlamento di ‘nominati’; perché crea instabilità (ricordate Prodi, limitato dai ricatti incrociati vari partitini?) se non si vince con un enorme vantaggio (che ha invece avuto Berlusconi). Se invece il Referendum non passerà, i partiti avranno la scusa per non cambiare la legge attuale, che a parole tutti dicono di voler cambiare (e poi se la tengono da tre anni!), e ci terremo questa legge per i prossimi decenni. A proposito: non è vero che la legge che verrebbe fuori dal Referendum sarebbe “immodificabile”, perché sancita dal popolo. Già nel 1993, infatti, proprio un Referendum elettorale portò all’immediata approvazione di una nuova legge elettorale, la Mattarellum, non coincidente con quella uscita dal Referendum.

Infine, votare è la migliore risposta alla Lega Nord che, ricattando il Governo, ha fatto sprecare 460 milioni di euro pur di non far svolgere il Referendum insieme alle Europee, bensì il 21-22 Giugno da solo, puntando sull’astensionismo (il Referendum per essere valido deve raggiungere il ‘quorum’, ovvero essere votato dal 50% degli elettori).

E allora … il 21-22 Giugno non salviamo la Porcata, diciamo tre SI’ al Referendum!

P.S. Il Partito Democratico fa campagna per il SI’, l’Italia dei Valori, pur avendo raccolto le firme, fa campagna per il NO (dunque invita comunque ad andare a votare). Fanno campagna per l’astensione, invece, l’UDC, la Lega Nord e tutti i partiti minori. Il PDL, invece, dopo il ricatto della Lega, lascia libertà di scelta, ma Fini e Berlusconi hanno già detto di votare SI’.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Vita da rappresentanti di lista - 2
post pubblicato in Diario, il 8 giugno 2009


                                          

Eccomi qui, dopo un tour-de-force elettorale di tre giorni (da me, Afragola, si è votato anche per le elezioni provinciali di Napoli). Come promesso, oggi vi parlerò di "fatti e misfatti" elettorali, ovvero ciò che ho potuto constatare con la mia attività di rappresentante di lista (l'analisi del voto la farò domani).

Innanzitutto, il voto "plurimo". Ovvero la possibilità di brogli elettorali tramite persone che votano più volte. Il primo caso è il più classico: "pacchetti" di schede elettorali comprate (mediamente a 50-100 euro l'una, dalle mie parti) e fatte votare ad una stessa persona. Questo grazie alla possibilità che l'elettore possa venire riconosciuto anche senza documento d'identità, poichè è sufficiente la conoscenza personale di uno dei membri del seggio. E, dato che quest'anno è cambiata la legge elettorale sulla nomina degli scrutatori, non più nominati con sorteggio ma con nomina diretta dei partiti, capirete facilmente come è facile imbrogliare: basta recarsi con la scheda elettorale altrui in un seggio, dire "uh, mi sono dimenticato la cartà d'identità", lo scrutatore compiacente dirà "vabbè, lo conosco io", e così il truffatore potrà votare tranquillamente. Andrebbe cambiata la legge: innanzitutto dovrebbe tornare il sorteggio per la nomina degli scrutatori, ma soprattutto andrebbe eliminata la possibilità di votare senza documento d'identità (si, magari è un po' radicale, però non si può far finta che le truffe non esistano e lasciare le cose come stanno).

L'altra possibilità, più limitata, è quella di far votare i rappresentanti di lista più volte. Forse ne avete sentito parlare proprio in questi giorni, visto che proprio a Napoli è emersa qualche denuncia e qualche caso vero e proprio. Questo perchè i rappresentanti di lista possono votare nei seggi dove svolgono la propria attività. Così, un partito furbo può mettere come suoi rappresentanti persone in sezioni cui non appartengono: a quel punto il rappresentante vota nel suo seggio d'appartenenza, poi va all'ufficio elettorale facendosi fare un duplicato della tessera elettorale (dicendo d'averla smarrita) e rivotare nel seggio di rappresentanza. D'accordo, la partecipazione al voto verrà segnata nei verbali di entrambi i seggi, ma i controlli incrociati richiedono mesi, se non anni (sempre che si facciano). Per risolvere la situazione, innanzitutto andrebbe eliminata la produzione di duplicati delle tessere durante le votazioni, poi andrebbe eliminata la possibilità di votare per i rappresentanti di lista in seggi non propri o, perlomeno, andrebbe introdotto un sistema telematico che permetta di verificare sul momento se il rappresentante ha già votato nella sua sezione, oppure dare la possibilità ai rappresentanti di lista di accedere alla parte dei verbali dedicata ai rappresentanti che decidono di votare nel seggio di rappresentanza (così che gli avversari possano controllare).

Altro problema riguarda esclusivamente le provinciali (ed immagino tutte le elezioni in cui ci siano dei "collegi"): ovvero che i rappresentanti di lista possono provenire da collegi diversi da quello di rappresentanza. Capirete che, in questo modo, candidati al consiglio provinciale di un collegio possano sfruttare i voti di parenti ed amici che abitano in altri collegi mettendoli come rappresentanti nel proprio collegio. E farli votare lì, ovviamente. Anche qui, o andrebbe eliminata tale possibilità, oppure andrebbe introdotto un sistema telematico.

Andiamo infine poi allo scrutinio e, in particolare, all'annoso problema dei "segni di riconoscimento". Qui sul banco degli imputati c'è la perversa, quanto nobile, "interpretazione della volontà dell'elettore". Ovvero il principio per il quale passa di tutto e di più: schede provinciali con scritto sopra il nome di candidati europei (se c'è la X sul simbolo della lista, valgono) e persino nomi di fantasia, e viceversa; voti al presidente della provincia validi anche se ci sono diverse X su diversi simboli della coalizione; cerchietti pieni e vuoti, o semplici scarabocchi non numerici, ammessi come semplici X; eccetera eccetera. Tutti meccanismi artificiosi che necessiterebbero una normativa più restrittiva: forse è meglio sacrificare sull'altare della trasparenza del voto la volontà di qualche elettore che non sa nemmeno che diamine sta facendo.

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