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il blog di Francesco Zanfardino
La ricerca che vince, nonostante tutto
post pubblicato in Diario, il 28 ottobre 2008


                                                        

Oggi è arrivata una bellissima notizia per i malati di Aids e per la ricerca italiana. Un gruppo di ricercatori del CNR di Pavia, in collaborazione con l'Università di Siena, ha infatti scoperto una piccola molecola in grado di bloccare l'infenzione senza danneggiare l'organismo. In pratica, questa molecola, creata artificialmente, è capace di bloccare l'azione di una delle proteine-enzime delle cellule, essenziale per la replicazione dei virus dell'HIV (che provocano l'AIDS) ma non per la vita delle cellule stesse. Si tratta di una grande novità, perchè i farmaci attualmente in circolo non bloccano enzimi cellulari, ma enzimi virali, che sono molto più soggetti a mutazioni e che quindi rendono inefficaci le cure nel lungo periodo.

Si tratta di un grande risultato, anche se è presto per dichiarare sconfitto l'Aids. Ma comunque si tratta dell'ennesima dimostrazione sulle grandi capacità dei ricercatori italiani, e quindi della necessità di investire sempre di più nella ricerca per rimettere in moto il sistema Italia. Tanto è tutto denaro guadagnato, perchè ritorna sia come risultati ottenuti, sia come competitività, dato che altrimenti i nostri ricercatori più bravi continueranno ad andare all'estero per avere i giusti riconoscimenti che meritano.

In Italia infatti non si spende per niente abbastanza in sostegno alla ricerca scientifica. Secondo l'OCSE, infatti, l'Italia destina alla ricerca scientifica solo l'1.1% del PIL, ultima fra i paesi OCSE. Inoltre, i salari dei ricercatori sono tra i più bassi in Europa: quasi la metà rispetto ai colleghi francesi o olandesi. E così sono ben 1468 i ricercatori italiani che lavorano in prestigiosi istituti all'estero. E' questa la disastrosa situazione della ricerca in Italia, cui hanno contribuito, o meglio non hanno contribuito i Governi di tutti i colori, anche se con sfumature diverse.

Se poi ci aggiungiamo i possibili effetti della legge 133 sui fondi destinati a Università e Ricerca, stiamo fritti.

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Intervento statale? Sì, ma a sostegno dei consumatori
post pubblicato in Diario, il 4 ottobre 2008


                                             

Un intervento dello Stato come in USA per fronteggiare la crisi della finanza? Per Emma Marcegaglia è non solo "necessario, ma anche l'unica soluzione". E' quanto ha dichiarato la Presidente di Confindustria alla kermesse dei Giovani Industriali a Capri.

Ora, non sono un espertone di economia. Ma mi fa molto effetto sapere che ad invocare lo statalismo è chi in questi anni non ha fatto altro che lodare il libero mercato. E il fatto poi che si dica che l'intervento dello stato è "necessario", "ma poi dobbiamo tornare al mercato", dovrebbe far venire molti sospetti sulla giustezza di questa richiesta, senza essere per forza degli economisti. Come a dire: "mercato sempre e comunque, ma lo Stato si accolla i danni".

Mi dispiace. Ma non può funzionare così. Lo Stato non può e non deve essere più il salvagente dei finanzieri, e i cittadini, già distrutti dalla crisi, non possono pagare le conseguenze dei fallimenti di chi spesso specula sul rischio. Per carità, non sto invocando il fallimento delle imprese: ma l'intervento dello Stato deve essere limitato, e solo in casi in cui il costo sociale dei fallimenti sia particolarmente rilevante. Negli altri casi, si ascolti il libero mercato fino in fondo, e non solo quando conviene. Ma, comunque, qualora debba esserci un intervento statale, questo deve essere innanzitutto un intervento a favore delle famiglie, dei consumatori. Una politica a sostegno di salari, stipendi e pensioni, per far ripartire i consumi e quindi l'economia. Non il contrario.

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Le nuove "priorità" del Governo
post pubblicato in Diario, il 16 luglio 2008


                                                
 
Dopo aver sconvolto i calendari parlamentari per far approvare prima della pausa estiva il lodo Alfano, in modo da ripararsi da una possibile condanna imminente (processo Mills), il Governo annuncia le nuove priorità. Nè salari e stipendi, nè consumi. Ma nemmeno il federalismo, tanto caro alla Lega.

Il premier Berlusconi, infatti, risponde a Calderoli, che ieri sosteneva la necessità di portare a termine il federalismo entro il 2008 e quindi auspicava di rinviare la riforma della Giustizia al 2009. Ecco cosa risponde Berlusconi a Calderoli: "Non sono mai stato più determinato di adesso. Ci vuole una riforma giusta per il Paese". In cosa consisterà la riforma? Ecco i tre punti-chiave: ripristino dell'immunità parlamentare, riforma del CSM e separazione delle carriere.

Sì, in effetti in un paese con un inflazione record al 3.8% e con il potere d'acquisto ormai ridotto al lumicino, le priorità del Paese è proprio l'immunità parlamentare ...

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Le furbate di Tremonti
post pubblicato in Diario, il 21 giugno 2008


                         

Niente da fare. La "finanza creativa" di Tremonti è tornata. Dopo aver finanziato il taglio ICI eliminando fondi qua e là, soprattutto quelli per le infrastutture in Sicilia e Calabria (circa 1,3 miliardi di euro ... e vorrebbero fare pure il Ponte sullo Stretto!), ora Tremonti finanzia la sua prima manovra finanziaria con miliardi di euro tagliati a Sanità, P.A. ed Enti Locali. Ma non starò qui a tediarvi con la lista dei tagli.

Ciò che mi preme sottolineare oggi è l'ennesima furbata di Tremonti. Una di quelle che gli fa meritare l'aggetivo "creativo" che da anni gli viene affibiato quando pianifica le manovre di bilancio. Qualche giorno fa, infatti, il Governo ha approvato il Dpef (Documento di Programmazione Economica e Finanziaria), il "preliminare" della nuova Finanziaria. Ebbene, nei Dpef sono sempre indicate le previsioni dell'andamento dei principali indicatori economici: è confermata la graduale crescita del PIL nei prossimi anni, il pareggio di bilancio del 2001 e la diminuzione del debito pubblico, anche se tutto in termini meno positivi del previsto. L'unico indicatore che rimane fermo è quello dell'inflazione: Tremonti ha pensato bene di lasciarla all'1,7% per il 2008 (e all'1,5% per i prossimi anni). Mentre in realtà l'inflazione è già al 3,7%, più del doppio, dopo i vertiginosi aumenti degli ultimi mesi.

Vi starete chiedendo: perchè falsare questo dato e non gli altri? La risposta è molto semplice: sull'inflazione programmata nel Dpef si basa il riadeguamento automatico dei contratti all'inflazione. Dunque, rimanendo basso il dato dell'inflazione, Tremonti può evitare di spendere soldi per riadeguare all'inflazione i salari dei dipendenti pubblici. Ma, nel frattempo, così i dipendenti pubblici perdono sempre più potere d'acquisto.

Eppure in campagna elettorale tutti a dire: "dobbiamo far recuperare il potere d'acquisto ai dipendenti pubblici", "non metteremo le mani nelle tasche degli Italiani"... e ancora, all'insediamento del nuovo Governo, il ministro del Welfare Sacconi dichiarava: "Da dove partiremo? Alzeremo i salari dei nuovi dipendenti". Vabbè, d'altronde avremmo dovuto capirlo quando, in piena campagna elettorale, il Governo dimissionario propose all'allora opposizione di rispettare subito la norma prevista in Finanziaria 2008 (ovvero che ogni euro di extragettito dovesse essere destinato ai dipendenti pubblici), utilizzando i 4 miliardi di extragettito dei primi mesi del 2008, l'allora opposizione si rifiutò, dicendo: "Il potere d'acquisto dei salari? Ci penseremo noi al Governo". S'è visto.

Padoa-Schioppa: "Il tesoretto non esiste (ancora)"
post pubblicato in Diario, il 12 febbraio 2008


                
 
Oggi è scoppiata una forte polemica, da parte di settori della politica e del mondo sindacale, su una frase che il Ministro del Tesoro Padoa-Schioppa avrebbe pronunciato ai suoi collaboratori su un volo diretto a Bruxelles, ovvero: "Il tesoretto non c'è. L'ho detto a dicembre e nel frattempo la situazione è solo peggiorata". La frase, sulla quale "La Repubblica" ci ha scritto un intero articolo in prima pagina, è stata però smentita dallo stesso ministro, che ha oggi chiarito: "Oggi è il 12 Febbraio e tra un mese uscirà la relazione unificata sull'economia e la finanza. Solo allora avremo un quadro aggiornato della situazione dei conti. Prima di quel momento non saremo sufficientemente informati per pronunciarci. E dubito che al di fuori del ministero abbiano più informazioni di noi".

Insomma, TPS non ha detto che non ci sarà il tesoretto. Ha semplicemente detto, cosa che mi trova molto d'accordo, che è ridicolo fare speculazioni (e lo stanno facendo tutti) sul "tesoretto", perchè fino a Marzo, ovvero alla trimestrale di cassa, non avremo alcun dato preciso. Quindi, inutile dire "possiamo ridurre le tasse e aumentare i salari perchè ci sono i soldi, derivanti dalla lotta all'evasione", perchè se è vero che la lotta all'evasione c'è stata (il +78% di evasione scoperta nel 2007 ne è il simbolo), non è detto che ci sia il "tesoretto", perchè nei conti possono rientrare tutta una serie di variabili e meccanismi. Insomma, quella del tesoretto è una "ragionevole speranza", derivata dai dati sull'evasione e sui maggiori gettiti fiscali. Ma solo con la Trimestrale si potrà vedere l'effettiva portata di questo "tesoretto", se ci sarà. Magari sarà ancora maggiore del previsto, o peggiore. Non lo possiamo sapere: tutto il resto sono solo congetture (e campagna elettorale).
Nel 2006 sono aumentate le difficoltà delle famiglie (rispetto al 2005)
post pubblicato in Diario, il 17 gennaio 2008


                         

Oggi l'ISTAT ha comunicato i dati sulle difficoltà delle famiglie. In realtà si tratta di dati un po' "vecchiotti", in quanto riguardanti il confronto fra il 2005 e il 2006 (e non 2007).

Ebbene, dai dati risulta che nel 2006 il 50% delle famiglie viveva con meno di 1900€ al mese; inoltre, il 28,4% dichiarava di non poter far fronte ad una spesa imprevista di 600€ e il 14,6% dichiarava di avere difficoltà ad arrivare a fine mese.
Con maggiori difficoltà, ovviamente, per le famiglie più numerose e per le famiglie del Sud.

Insomma, anche se i dati sono del 2006, questa indagine conferma la necessità di intervenire sui salari. Il Governo ha promesso. Le parti sociali sono disponibili. I fondi potrebbero esserci. Vedremo.
Ecco il piano-Prodi su tasse e salari. Tante promesse, da realizzare
post pubblicato in Diario, il 11 gennaio 2008


                        
   
Giovedì 10 Gennaio si è svolta la cosiddetta "verifica di maggioranza".
Sembrava dovesse essere l'ora della resa dei conti, e invece si è svolto tutto tranquillamente (addirittura è finita prima del previsto), nonostante in tutto fossero una quarantina di persone, con soddisfazione, più o meno accentuata, di tutti, da Dini a Rifondazione. Anche perchè, in realtà, la vera "verifica" avverrà dopo il 16 Gennaio, quando, dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale sull'ammissibilità dei Referendum, ci sarà il vertice sulla riforma elettorale (e lì se ne dovrebbero vedere delle belle).
Comunque, se anche Dini, che, durante le feste, sembrava avesse dato l'avviso di sfratto a Prodi con i suoi "sette punti", si è mostrato "cautamente soddisfatto", sembra che almeno sulle tematiche economiche sia tornata la serenità all'interno della (?)maggioranza.
Ma veniamo al dunque, analizzando il "discorso di belle intenzioni" di Prodi.

"Cifre confortanti". "ll Paese - esordisce Prodi - ha adesso davanti a sè un'occasione di crescita che non deve essere sprecataNegli ultimi due anni le cifre sono più che confortanti: l'Italia è cresciuta più di quanto non fosse successo nella prima metà del decennio; gli investimenti sono aumentati, le esportazioni hanno ripreso a marciare a ritmi straordinari nonostante la forza dell'euro, la disoccupazione non è mai stata così bassa. Anche un problema che grava su tante famiglie come quello dell'inflazione, va confrontato con le percentuali degli altri paesi europei. Il debito pubblico è in calo e il traguardo di vederlo presto sotto il 100% del pil è adesso raggiungibile. Ma soprattutto il disavanzo pubblico scende sotto il 2 % e l'avanzo primario supera il 3% del pil. Fino a poco tempo fa - ricorda Prodi - lo avevamo quasi prosciugato. Senza contare che abbiamo già redistribuito più dell'1 per cento del prodotto nazionale lordo a favore dei redditi più bassi. Questa la fotografia economica del paese oggi, quando solo un anno e mezzo fa era fermo, con la finanza pubblica allo sbando, spese pubbliche fuori controllo e assenza di qualsiasi politica seria di contrasto all'evasione fiscale.

La "ricetta" su tasse e salari. "Sarà possibile parlare di cifre e percentuali solo dopo la trimestrale di cassa (cioè Aprile). Comunque, non chiederemo un euro in più ai nostri lavoratori, alle famiglie e alle imprese per il risanamento dei nostri conti". Tuttavia, ammette il premier, "gli interventi di carattere fiscale sui quali ci concentreremo nei prossimi mesi non possono certo risolvere da soli tutte le questioni redistributive del paese".
Dopo questa introduzione, Prodi passa ai suoi "sei punti programmatici" su tasse salari ed economia, che riassumo così:
- riduzione del carico fiscale dei salari e dei bassi redditi, cui sarà destinato tuttò ciò che sarà rcavato da extragettito e lotta all'evasione fiscale;
- riduzione delle spese, con il "contenimento strutturale delle spese improduttive" e l'ottimizzazione della pubblica amministrazione, con semplificazione delle procedure, riduzione di carta e certificati, valutazione costante delle politiche pubbliche e dei suoi responsabili;
- riforma delle rendite finanziarie, con una aliquota unica al 20% (attualmente al 12,5% su Bot, azioni e obbligazioni, al 27% su contocorrenti, libretti, depositi), armonizzandola dunque a livello europeo (G.Bretagna 20%, Spagna e Francia 25%, Germania e Svezia addirittura 30%;
- proseguimento della progressiva liberalizzazione della nostra economia (in arrivo la terza "lenzuolata Bersani) e nuove politiche che mettano al centro i diritti dei consumatori;
- apetura immediata delle trattative per il rinnovo del contratto del pubblico impiego, "chiedendo piena attuazione del memorandum siglato con i sindacati su qualità, mobilità e merito".

Infine, conclude Prodi, "L'incontro di oggi ha lo scopo di condividere scenari ed obiettivi in un quadro generale di riforme che dobbiamo tenere presente e che dovremo affrontare nei prossimi mesi. Penso alla riforma istituzionale, alla legge elettorale ed anche al conflitto di interesse ed alla riforma della Rai".

Promesse, tante promesse. Sta a Prodi & Co realizzarle, almeno in parte.
Nonostante Napolitano, resta la sfiducia
post pubblicato in Diario, il 7 gennaio 2008


                         

Nel suo discorso di fine anno il Presidente della Repubblica invitava gli Italiani ad avere fiducia
. "Non bisogna abbandonarsi alla sfiducia, perchè molti e diversi sono i fatti che smentiscono le rappresentazioni malevoli di un'Italia in declino", diceva Napolitano, indicando in particolare la crescita delle esportazioni e la discesa del tasso di disoccupazione.

Ma l'invito di Napolitano non sembra essere stato accolto. Almeno per quanto riguarda proprio il mondo del lavoro: un sondaggio della Commissione Europea sulle aspettative degli europei per il 2008 per quanto riguarda l'occupazione ha rivelato come solo il 20% degli Italiani crede in un miglioramento della situazione occupazionale italiana (40% se l'aspettano identica, il 35% peggiore e il 5% non sa). In peggioramento rispetto all'anno precedente.

Questo nonostante l'anno nuovo dovrebbe portare al rinnovo di molti contratti collettivi nazionali di lavoro scaduti. E nonostante sembra ormai decisamente avviata la discussione sul restituire potere d'acquisto ai lavoratori dipendenti, verso cui spingono non solo i sindacati, ma anche il Governo e addirittura Confindustria (il cui dialogo ha già portato con successo all'approvazione del Protocollo Welfare). 
Ma, soprattutto, nonostante i dati ISTAT sul tasso disoccupazione, sceso al 5,6%: il più basso dal '92 (e pensare che ad inizio 2006 era al 7,6%).

Due sono le cose: o gli Italiani sono affetti da "sfiducite" cronica, o non sono (stati) bene informati.
A voi la scelta.
"La rimonta dell'Italia. Proiettata al futuro". Dini permettendo
post pubblicato in Diario, il 28 dicembre 2007


                              

Ieri si è tenuta la tradizionale Conferenza stampa di Fine Anno del Presidente del Consiglio.
Riassumendo, Prodi ha dispensato ottimismo, sottolineando i buoni risultati raggiunti, soprattutto in materia di risanamento dei conti pubblici, riportando i dati che indicano una buona ripresa dell'economia italiana ("Se prima eravamo il malato d'Europa, ora stiamo superando il periodo di convalescenza"). Risultati che, però, dichiara Prodi, "non riescono a cambiare la percezione degli Italiani nè le difficoltà che molte famiglie hanno nell'arrivare a fine mese". Causa principale: la perdita del potere d'acquisto dei salari, che crescono meno dell'inflazione. Per questo Prodi ha annunciato che una delle prime azioni del governo nel 2008 sarà proprio un patto con sindacati e imprese sui salari. Con l'obiettivo di "proiettare l'Italia nel futuro. Scrollarci di dosso l'insicurezza e la sfiducia".
Ecco i punti principali del discorso del premier.

Conti pubblici. E' la grande novità annuciata ieri: "Chiuderemo l'anno con un rapporto deficit/Pil molto più basso del previsto, intorno al 2%". Dati confermati dal Fondo Monetario Internazionale, che qualche giorno fa sembrava dispensare dubbi sulla Finanziaria (poi smentiti). Insomma, sembrano lontani i tempi (berlusconiani) nei quali il rapporto deficit/Pil saliva dal 3% del 2001 al 4,5% del 2006 e l'Italia doveva supplicare la UE per non farsi espellere.
Prodi ha anche sottolineato che "abbiamo ricostituito in modo sostanzioso l'avanzo primario (la differenza tra entrate e uscite dello Stato al netto degli interessi sul debito, ndr) e il debito pubblico sta calando costantemente e scendera sotto il 100% sul PIL entro il 2011, cioè la fine della legislatura". Vero. Infatti, secondo la commissione Ue, il debito pubblico nel 2007 è sceso al 104,3% (dal 106,8% del 2006 ereditato dal governo precedente), mentre le previsioni per 2008 e 2009 sono rispettivamente 102,9% e 101,8%.

Lavoro, stipendi e riduzioni fiscali. Altro importante segnale: "
Il tasso di disoccupazione è del 5,6% e non è mai stato così basso da 25 anni a questa parte (era al 7,6% ad inizio 2006, ndr). Siamo nettamente sotto la media europea". Inoltre, Prodi difende a spada tratta il pacchetto Welfare, concordato con tutte le parti sociali; un provvedimento che, secondo il premier, , oltre all'abolizione dello scalone Maroni, prende atto del cambiamento del mondo del lavoro, che esige più flessibilità, ma che garantisce una flessibilità "equilibrata", arginando il fenomeno della precarietà diffusa. Inoltre, come già detto nell'introduzione, salari e stipendi saranno il tema del 2008: l'idea è di "un grande patto a imprese e lavoratori per maggiori salari, maggiore produttività e una sostanziale diminuzione del peso delle imposte sui lavoratori che percepiscono salari medio-bassi e per le famiglie con figli". Non ci saranno invece sostanziali interventi a favore delle imprese, "che hanno già avuto molto" (riduzione del cuneo fiscale).

Lotta all'evasione. Un patto che sarà finanziato probabilmente con le maggiori entrate, derivanti dalla lotta all'evasione fiscale. Qui Prodi rivendica un lavoro straordinario fatto dal governo, con il 78% di evasione scoperta nel 2007 e con un tesoretto recuperato di minimo 20-21 miliardi di euro ("ma per i dati precisi dovremo aspettare qualche settimana").
 
Liberalizzazioni. Prodi si augura che il Senato approvi presto la terza "lenzuolata" di liberalizzazioni e conferma che il governo andrà avanti anche sulle privatizzazioni.

Costi della politica. "Questo è stato l'anno dell'antipolitica", ha dichiarato Prodi. Che rivendica come "una maggiore moralità da parte dell'amministrazione pubblica è stato far mio e del mio governo fin dalla campagna elettorale, prima che queste inchieste portassero il problema alla luce". E rivendica con orgoglio le misure previste sulla Finanziaria per abbattere i costi della macchina politica (di cui abbiamo già discusso nel post sulla Finanziaria 2008).

Ambiente. Prodi annuncia che "
Il 2008 sarà l’anno in cui la macchina dello Stato si farà verde. Pannelli solari saranno installati in tutti gli edifici pubblici che non abbiano vincoli artistico-architettonici. A partire da gennaio, inoltre, ci sarà l’obbligo per le strutture della pubblica amministrazione di acquistare solo lampadine ad alto risparmio energetico che dovranno via via sostituire quelle tradizionali". Questo in aggiunta alle altre misure previste nella Finanziaria, forse la più "verde" di sempre, e alla ricoferma degli incentivi sulla rottamazione nel "decreto milleproroghe" (notizia di oggi).

Giustizia. Prodi annuncia un piano per l'informatizzazione della Giustizia, "che permetterà 
a tutti gli atti di muoversi per via telematica con un risparmio di tempo che solo chi frequenta i palazzi di giustizia può immaginare. Gli avvocati, ad esempio, potranno accedere agli atti restando nel loro studio". Più trasparenza e velocità per la macchina giudiziaria (anche se ci vuole di più per far funzionare bene la giustizia italiana....).

Legge elettorale. Prodi ribadisce l'importanza della riforma della legge elettorale e l'importanza della presenza di un'amplissima maggioranza per la sua approvazione. Tuttavia, ritiene che l'obiettivo di dare maggiore stabilità ai futuri governi non deve per forza determinare la messa fuori-gioco dei piccoli partiti

I commenti di sindacati e imprese. Sia Confindustria che i sindacati sono d'accordo nel commentare positivamente il discorso di Prodi, ma anche nel voler "passare dalle parole ai fatti", con la convocazione di un tavolo con le parti sociali sulla questione salari e riduzione fiscale.

I rapporti con Dini. Prodi affronta anche la questione spinosa del futuro della maggioranza di governo, in particolare la "questione-Dini". "Dini non lo capisco", ha dichiarato il premier, riferendosi ai buoni risultati in termini di conti pubblici e alle prospettive sulla riduzione fiscale, che sono proprio i punti di critica del senatore leader dei "Liberaldemocratici". E ricorda a Dini che "i governi non si abbattono con le interviste, ma con un voto di sfiducia" e che "un eventuale governo istituzionale non dovrebbe solo ottenere la fiducia al Senato, dove i numeri sono quelli che sono, ma anche alla Camera, dove disponiamo di una grande maggioranza".

Dini sembra raccogliere la sfida, dichiarando "ci vedremo in Parlamento" e "finora solo promesse, vogliamo i fatti". E, notizia di oggi, Dini presenterà al governo delle proposte che, se non verranno accettate, lo porteranno a votare contro il governo.
Seggi contestati: nuovi scenari a Gennaio?
post pubblicato in Diario, il 26 dicembre 2007


                                  

Gennaio 2008 sembra davvero profilarsi come il mese decisivo per le sorti del Governo Prodi e della politica italiana. Da più parti risuona il "de profundiis" per il Professore e il suo esecutivo. Che il dissenso dei fuorisciti dal PD, i tre senatori Diniani e il tandem Manzione-Bordon, possa risolversi in un uscita dalla maggioranza proprio a Gennaio, non è proprio una certezza, ma una prospettiva possibile. Ciò che sembra certo, invece, almeno dalla sua dichiarazione sull'ultima (ennesima) fiducia ("Il rapporto fiduciario con il premier si è rotto per sempre) è l'uscita dalla maggioranza del Senatore Domenico Fisichella, ex AN (!) poi passato all'Ulivo nelle ultime elezioni, e poi uscito dal PD. Questo senza dimenticare il Senatore Turigliatto (ex Rifondazione), che almeno nelle fiducie sta votando contro, e il "Senador" Pallaro, indipendente eletto all'estero, che ben vedrebbe uno scenario di larghe intese.

Insomma, ben 8 voti che "traballanti" è dir poco, e che nemmeno i senatori a vita potrebbero sostituire. E per mezzo dei quali la verifica di governo del 10 Gennaio sarebbe inutile. E' davvero finita? Beh, è da vedere. Soprattutto quando Prodi annuncia a tutti i suoi obiettivi del 2008: salari e redistribuzione (con revisione delle aliquote Irpef, a vantaggio dei lavoratori dipendenti, quelli che più hanno subito la perdita del potere d'acquisto e che pagano fino all'ultimo le tasse, più altri provvedimenti come la dote fiscale per i figli). Sarebbe difficile per i "ribelli" giustificare un loro "tradimento" quando sono in gioco simili temi, condivisi da tutto il mondo sindacale. Ma alle parole devono seguire i fatti, e presto.

Tuttavia, ben più consistente ciambella di salvataggio potrebbe giungere il 21 Gennaio. Quel giorno, infatti, la Giunta per le elezioni del Senato esaminerà il ricorso della Rosa nel Pugno e altri, riguardanti un'interpretazione della norma sullo sbarramento regionale del 3% al Senato. Un ricorso che, se portato fino in fondo, porterebbe alla riassegnazione di 9 seggi del Senato. E, lasciando da parte quelli che rimarrebbero nei due schieramenti, si avrebbero simili cambiamenti: Turigliatto (ex RC) lascerebbe il posto a Pannella (RnP), a Coronella (AN) subentrerebbe Conte (Nuovo PSI, ora nel Csx) e a Izzo (FI) subentrerebbe Marotta (UDC, ma amico di Follini e che ha già dichiarato un suo probabile appoggio a Prodi). Insomma, da 157 a 157 (considerando Turigliatto all'opposizione) si passerebbe a 160 a 154 (166 a 154, con i senatori a vita). Senza dimenticare che il 16 Gennaio si discuteranno le dimissioni di Bordon, che vuole lasciare il Senato. Insomma, Turigliatto sarebbe fatto fuori, e sarebbero possibili anche 5 dissensi (da 166/154 a 161/159).

Il problema, per Prodi, è che sia approvato questo ricorso, e in tempi brevi. Il sì della Giunta è possibile (lì i numeri sono 13 a 12 per la maggioranza), ma quello del Senato? Dini e compagnia , senza contare i senatori della maggioranza che perderebbero il posto, accetterebbero il nuovo scenario? E quanto tempo ci vorrebbe? I senatori in discussione avrebbero diritto di voto sulla questione?
Se qualche esperto di regolamenti parlamentari ha letto questo post, ci aiuti a capire.

Certo che, se questo ricorso andasse fino in fondo, non si potrebbe negare che Prodi ha un gran bel Fattore C.......
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