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il blog di Francesco Zanfardino
Il sogno
post pubblicato in Diario, il 6 luglio 2009


                                             

Questa di oggi potrebbe essere una data storica. Forse esagero, ma due Presidenti delle due potenze nucleari più forti del mondo che decidono di ridurre i propri armamenti non è proprio una cosa che accade tutti i giorni.

Forse sarà un passo decisivo verso quel "mondo senza armi nucleari", quel "nuclear free world" che fa parte dei sogni di tutti noi e anche di quello di un'Obama ancora universitario sconosciuto. O perlomeno verso un mondo dove le armi nucleari rimangano in dote alla sola ONU, per fronteggiare emergenze tipo quelle apocalittiche dei film. In ogni caso, grazie Obama per continuare ad interpretare il sogno. Di un mondo diverso.

P.S. Sarò conformista, ma a me 'sto Obama piace.

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Una via democratica per il Caucaso
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2008


                                                    
 
Sulla crisi in Caucaso si è detto di tutto e di più. La situazione è fin troppo delicata per ridurla in termini semplicistici, stando dalla parte della Georgia o della Russia, delle etnie o degli Stati, della soluzione Sarkozy o della posizione USA o di quella Russa, dei tempi brevi o dei tempi lunghi. Tuttavia, penso che da questo si possa apprendere qualcosa.

Ovvero che non si può costringere la volontà di indipendenza di un popolo per troppo tempo. Gli Osseti, così come gli Abcati (e le varie etnie del Caucaso, siano esse filo-russe o anti-russe) non si riconoscono nella Georgia, e non si può certo pensare che sia così perchè sono manovrati dalla Russia. Per questo, credo che alla fine l'unica soluzione possibile possa essere un referendum popolare. Con i dovuti accorgimenti (un quorum del 55%, per esempio), ma quando altre soluzioni non sono possibili, è sempre meglio dare la parola ai cittadini. D'altronde, lo si è fatto per il Montenegro, per il Kosovo: perchè non per l'Ossetia?

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Luci ed ombre a Pechino
post pubblicato in Diario, il 10 agosto 2008


                                              

Oggi a Pechino è successo qualcosa di importante. No, non mi riferisco al pur bellissimo oro italiano nella spada (oltre all'argento nel tiro a volo e al bronzo nel ciclismo), ma al bellissimo gesto di pace avvenuto durante la premiazione del tiro a segno.

Nella gara femminile vinta dall'atleta cinese Guo Wenjun, infatti, le altre due medagliate Natalia Paderina e Nino Salukvadze, rispettivamente argento e bronzo, russa e georgiana, si sono dapprima strette la mano e poi abbracciate lungamente, dando un segnale ai governi di Russia e Georgia per fermare l'orrore della guerra.

Se non fosse per l'altro episodio, che non vale nemmeno la pena di riportare, vista la totale dimostrazione di pericolosa imbecillità da parte dell'atleta, oggi sarebbe stata una giornata positiva per lo Spirito Olimpico. In una terra che dove lo Spirito Olimpico viene oltraggiato ogni giorno, ma questo non è colpa degli atleti. Che però, perlomeno, dovrebbero evitare di oltraggiarlo ulteriormente.

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Fermate l'orrore!
post pubblicato in Diario, il 9 agosto 2008


                                                    
 
Altro che tregua olimpica
. Mentre lo "zar" russo Vladimir Putin assisteva alla cerimonia d'inaugurazione di Pechino 2008, nel Caucaso tornava l'orrore. E' guerra di numeri e di scambi di reciproche responsabilità fra Russia e Georgia; ma sopratutto è guerra di sangue, con due paesi in guerra, pulizie etniche in atto e  migliaia di morti civili e non.

E' la polveriera del Caucaso, una regione tormentata da anni di conflitti etnici, una cartina geografica disegnata col sangue e con la sofferenza di centinaia di migliaia di persone incolpevoli, con popoli sistemati in paesi che non li rappresentano, minoranze separatiste e interessi economico-strategici. Un perenne conflitto dove nessuno ha ragione e tutti hanno colpa.

Sarebbe l'ora di smetterla, ma ci sono troppi interessi in gioco. Io dico solo una cosa: ONU, se ci sei, batti un colpo. Se davvero sei un organismo internazionale indipendente e con l'obiettivo di tutelare la pace nel mondo, non perdere tempo. Bisogna chiedere immediatamente la fine delle ostilità, o perlomeno una tregua, e, se necessario, inviare una forza di interposizione permanente in Caucaso, come fatto per il Libano due estati fa. Per poi mettere finalmente mano alla cartina geografica e risolvere in qualche maniera il problema.

Impossibile? Beh, per questo, e non per essere un impotente giocattolino nelle mani delle grandi potenze, esiste l'ONU. Che lo dimostri.

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Putin meglio di democrazia e ambiente
post pubblicato in Diario, il 19 dicembre 2007


                               

Indovinate chi è l'uomo dell'anno per il Time? Al Gore? No. Vladimir Putin
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Sì sì, proprio quello lì che in Russia ad Aprile ha represso una manifestazione contro di lui a S.Pietroburgo; quello lì che a Maggio ha represso il Gay Pride; quello lì che alle recenti elezioni parlamentari ha represso l'opposizione, impedendole una degna rappresentazione in parlamento, impedendo una campagna elettorale equilibrata, impedendo agli osservatori internazionali di visionare le elezioni (e i brogli riportati da tutti). Insomma, proprio quello lì che ha ucciso la democrazia in Russia. Quel poco che c'era.

Ma sentite come Richard Stengel, il direttore di Time, giustifica la sua scelta:«Putin non è una brava persona, ma ha fatto cose straordinarie. È un nuovo zar di Russia ed è pericoloso, nel senso che non gli interessano le libertà civili; non gli interessa la libertà di parola; si preoccupa della stabilità. Ma la stabilità è ciò di cui la Russia ha bisogno ed è per questo che i russi lo adorano». I Russi, appunto. Certo non il mondo. E, comunque, chissà perchè, quando è Putin a dominare (?) la scena, anche se è "contro le libertà civili", gli si dà la copertina, quando invece è Ahmadinejad a farlo, si fa la trovata di assegnare la copertina "agli utenti di Internet"(anno 2006).Perchè non fare una trovata del genere anche quest'anno?
Doppiopesismo? Per carità.

Ma non solo. Avrei potuto capire se non ci fossero state alternative migliori. Ma diamine, quest'anno c'è stata la "rivoluzione verde" di Al Gore, che con i suoi Live Earth ha fatto tornare sulla scena mondiale il problema dell'ambiente, con dibattiti di settimane e settimane sull'argomento (e tra l'altro proprio questo mese c'è stata la conferenza di Bali sull'ambiente, la "Kyoto-2").
Senza dimenticare il momento storico di ieri, con l'approvazione dell'ONU della moratoria sulla pena di morte. Ma certo non pretendo che si assegni il premio all'ONU o addirittura all'Italia.

Però, cavolo, sempre meglio di scegliere Putin.
Putin e Chavez, gli interessi economici autorizzano la dittatura
post pubblicato in Diario, il 2 dicembre 2007


                       <b>Venezuela, urne aperte per il referendum<br>Chavez punta a essere presidente a vita</b> 

Il clima di confusione che c'è ora nella politica italiana non deve farci dimenticare una cosa fondamentale: che siamo in un paese democratico. Se pensiamo infatti a paesi come la Russia e il Venezuela, non stiamo poi così male.

Oggi in Russia un centinaio di milioni di elettori sono stati chiamati al voto per il rinnovo della Duma (il parlamento russo). Il partito del presidente Putin, Russia Unita, secondo gli exit-pool è dato per vincente al 61%. Ma, secondo tutti i leader delle opposizioni a Putin, si tratta di "elezioni farsa", "le elezioni meno democratiche della storia russa". E hanno ben motivo di dirlo.

Putin ha fatto tutto il possibile per stravincere (la semplice vittoria era infatti scontata): per ottenere quindi i 2/3 dei parlamentari, grazie ai quali si possono effettuare riforme costituzionali, come, "per esempio", l'abolizione del limite di due mandati presidenziali (infatti tra poco ci saranno le presidenziali, e Putin non potrà ripresentarsi per la terza volta). Quindi Putin ha letteralmente zittito gli avversari politici, varando una serie di leggi che impediva loro di fare manifestazioni, diffondere materiale elettorale e avere visibilità sui media, con la conseguenza che la campagna elettorale è stata dominata solo dal suo partito, Russia Unita (a Mosca erano presenti solo giganteschi manifesti di Russia Unita con scritto "Mosca sceglie Putin", e basta). Inoltre, nei seggi gli elettori erano "sorvegliati" dalla polizia e addirittura da agenti dei servizi segreti, invece che da osservatori internazionali. Infine, una particolare legge praticamente autorizza a fare brogli a favore di Russia Unita: infatti, se si è elettori di Russia Unita, unicamente di Russia Unita, basta presentarsi in un seggio che non è il tuo e chiedere di esservi iscritto per motivi di lavoro o di impedimento particolare (e così alcuni nemici di Putin hanno dichiarato di aver votato in tre volte, in tre seggi diversi).vTutto questo per garantire una schiacciante vittoria a Putin. E la democrazia va a farsi fottere.

Lo stesso sta avvenendo anche nel Venezuela di Chavez, dove gli elettori sono chiamati a votare su un referendum che, se approvato, abolirebbe il limite di mandati presidenziali, consentendo a Chavez di ricandidarsi a vita. Ma non solo: il referendum prevede anche la ridefinizione del concetto di proprietà, una maggiore limitazione delle libertà e la fine dell'indipendenza della banca centrale. Il tutto accompagnato da una serie di proposte demagogiche, volte ad ottenere il consenso del "populino", soprattutto la riduzione della giornata lavorativa, ma anche l'estensione della protezione sociale al settore dellìeconomia informale e un maggiore protezionismo sul petrolio.

Putin e Chavez. Russia e Venezuela. Due paesi che, tramite la "democrazia", si stanno avviando verso la dittatura. Ci ricorda qualcosa.... basta pensare a Hitler e Mussolini. E, come allora, la comunità internazionale fa finta di niente. Perchè Russia e Venezuela, il primo per il gas, il secondo per il petrolio, hanno un ruolo molto importante nell'economia mondiale: tant'è vero che Chavez ha promesso che se gli USA tenteranno di ostacolarlo, sarà pronto a tagliare le forniture di petrolio (il 60% del petrolio venezuelano va agli USA).

E allora, in nome dell'economia, la democrazia va a farsi fottere.
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