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il blog di Francesco Zanfardino
Rosarno, Italia
post pubblicato in Diario, il 10 gennaio 2010


                                              

Quello che è accaduto in questi giorni a Rosarno Calabro è drammatico. Il livello di violenza raggiunto, da una parte e dall'altra, è intollerabile per qualsiasi Paese civile che si rispetti. Eppure non è la prima volta che accade qualcosa del genere: ricordate Castel Volturno nel Settembre 2008? Anche allora, dopo un agguato camorristico nel quale morirono diversi africani, gli immigrati del luogo si ribellarono, chi pacificamente chi violentemente, mettendo in scacco un'intera città. Ed episodi simili si sono ripetuti in questi anni, con minore potenza, con minore visibilità.

Ogni volta, si cerca di politicizzare la questione, ed entrano in gioco le dietrologie più disparate: sono gli "italiani" ad essere strumentalizzati dalla malavita, o gli "immigrati"? O non c'entra niente la malavita? La colpa delle violenze è degli "italiani" , o degli "immigrati"? Eccetera. Il fatto è che, 'ndrangheta o non n'drangheta, la dis-integrazione sta portando a questi risultati da "banlieu" parigina. Sarà perchè l'Italia il fenomeno immigratorio si è accentuato in questi ultimi decenni, mentre altrove è iniziato prima; ma ora è arrivato il tempo di agire.

Come? Bè, per risolvere il problema bisogna prima riconoscerlo: c'è un problema legato all'immigrazione, ed è anche di sicurezza pubblica. Ha sbagliato il centrosinistra nel passato a non riconoscerlo, e sbaglia chi ancora lo fa. Ma altrettanto sbaglia il centrodestra a cercare di cavalcare populisticamente il problema, senza trovare soluzioni efficaci al problema, ma solo chiacchiere e distintivo, o scaricabadili rivolti al "buonismo" della sinistra (mentre hanno governato 7 degli ultimi 9 anni, e la legge in vigore da anni sull'immigrazione si chiama Bossi-Fini). Poi, bisogna sgombrare il campo da tutti i pregiudizi: gli immigrati, in effetti, commettono mediamente più reati degli Italiani (nemmeno molti), ma se andassimo a scorporare i dati in basi alle condizioni di vita, vedremmo molto probabilmente che le differenze non esisterebbero. Insomma, non è la provenienza, ma il disagio sociale che determinano la delinquenza: se si cresce in un campo rom, o in una periferia disagiata come Scampia, puoi essere italiano o straniero, ma hai una probabilità più alta di diventare un delinquente. Poi, è l'ora di smetterla di dire che "questa gente deve andarsene a casa loro": gli immigrati, che lo si voglia o no, forse non saranno indispensabili al Paese (niente è indispensabile), ma sono ormai un pilastro fondamentale dell'economia italiana: se sparissero tutti di un colpo, il sistema Paese impiegherebbe anni per rimpiazzarne la mancanza, se non fallisse prima. Purtroppo, però, spesso queste persone lavorano in condizioni di sfruttamento, e con la spada di Damocle del permesso di soggiorno che resta per anni e anni, anche se nel frattempo magari ci si è integrati perfettamente (nonostante tutto questo) e si contribuisce a finanziare le casse dello Stato con le tasse e le pensioni dei figli degli "italiani" che non ci sarebbero senza l'incremento di natalità portato dalla popolazione italiana.

Ecco, insomma, i due binari che devono evitare la guerra sociale fra italiani e immigrati: revisione della legge sulla cittadinanza e sul permesso di soggiorno, inclusa una facilitazione per chi dimostra di integrarsi meglio (conoscenza dell'italiano, della legge italiana, scolarizzazione, lavoro regolare, domicilio regolare, eccetera), e abbreviando in ogni caso i tempi, in modo da renderle più aderenti alla realtà; lotta senza quartiere allo sfruttamento e al lavoro nero. Senza dimenticarsi, ovviamente, di far funzionare la giustizia e le forze dell'ordine per contrastare il crimine (ma questo vale ugualmente per gli italiani criminali), e di aiutare quei settori dell'economia che sono portati, anche se non costretti, dalle logiche di mercato a sfruttare, e a nero, la manodopera immigrata.

Solo così si può realmente governare il fenomeno dell'immigrazione. Il resto sono solo balle e propaganda. Altrimenti, prepariamoci ad avere una Rosarno al mese ...

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Tutto regolare
post pubblicato in Diario, il 18 agosto 2009


                                             

Del "caso Fondi" avevo già parlato qualche tempo fa. La novità è che una decisione è stata finalmente presa: il Comune di Fondi non sarà sciolto per camorra. Nella tradizionale conferenza di Ferragosto sulla sicurezza interna, infatti, Berlusconi, ad una specifica domanda dell'inviato di Repubblica (ormai praticamente solo loro fanno vere domande), ha risposto che sarebbe stato "strano" intraprendere un gesto così "estremo" senza arresti in Giunta e Consiglio comunale. E che la faccenda non era in campo da diversi mesi, come sosteneva l'inviato di Repubblica, ma da "al massimo due mesi".

La prima palla è la durata della faccenda. La richiesta di scioglimento da parte del prefetto Frattasi risale allo scorso Settembre. Praticamente è passato un anno. Per quanto riguarda gli arresti, fra le decine di persone fermate c'è un ex assessore di Forza Italia, tale Izzi, dimessosi nel Febbraio 2008, da cui è partita tutta l'inchiesta. E nello stesso provvedimento che ha portato agli arresti c'è il nome dell'assessore e consigliere comunale Udc Stamegni, che si è dimesso. Inoltre, tra gli arresti compaiano una serie di personaggi fortemente legati alla Giunta comunale, compresi numerosi dirigenti come il capo ed il vice della Polizia Municipale, o come i dirigenti ai lavori pubblici e alle attività produttive. Ma soprattutto dalla relazione del prefetto Frattasi emerge palesemente un quadro di fortissima connivenza tra la malavita e la macchina comunale.

Inoltre questo tipo di richieste vengono recepite praticamente in maniera automatica. Invece il Governo si è lasciato prendere, diciamo così, da un spirito estremamente garantista. Peccato però che il Governo abbia nel frattempo sciolto per infilitrazioni mafiose i comuni di Villa Literno (Campania) e Rosarno (Calabria), citati nella stessa lettera con cui Frattasi ha chiesto a Maroni di sciogliere Fondi. Villa Literno è stata sciolta addirittura in dieci giorni. Guarda caso, i due comuni erano amministrati dal centrosinistra, mentre Fondi è un feudo pidiellino.

Poi uno pensa male ...

P.S. Ed il bello è che nella stessa conferenza hanno annunciato di aver finalmente avviato l'antimafia dei fatti e non delle "chiacchiere"! Figuratevi se si limitavano alle chiacchiere!

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