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il blog di Francesco Zanfardino
Sprechi Mondiali / 2
post pubblicato in Diario, il 17 luglio 2009


                                         

Oggi si sono aperti ufficialmente i Mondiali di Nuoto di Roma 2009. Nella speranza che la delegazione italiana, la più numerosa di sempre, ci faccia inorgoglire con tante belle medaglie, mi preme però sottolineare un altro aspetto della manifestazione: l'ennesimo spreco all'italiana.

Ve ne parlai già a fine Aprile, quando un servizio de Le Iene smascherò tutti gli altarini di Alemanno, Berlusconi e soci, capaci di mandare per aria, proprio nel rush finale, un'intera organizzazione e interi impianti pur di far accaparrare le solite somme ai soliti noti. Stati di emergenza, commissari straordinari, norme stravolte, appalti rivisti ... il tutto condito da 400 milioni di euro dei contribuenti stanziati per risolvere "l'emergenza". In cambio di che? Di impianti non completati in tempo (almeno per la maggiorparte), che presumibilmente rimarranno cattedrali ne deserto, e di strutture provvisorie messe in campo solo per i Mondiali. Bella figura.

Intanto Alemanno e i Berluscones si auto-celebrano, con l'aiuto dei media, per l'organizzazione dell'evento. Meno male che c'è qualcuno fuori dal coro: l'onorevole Andrea Sarubbi (Pd), di cui vi invito a seguire il blog (sono rari i blog aggiornati quotidianamente e di proprio pugno come il mio, ancora più rari quelli gestiti da politici...) ha convocato una conferenza stampa in proposito, di cui pubblico il resoconto che ne ha fatto sul suo blog:

Il metodo. Nel 2005, la 13.esima edizione dei mondiali di nuoto, assegnata all’Italia, viene nominata “grande evento”. Tanto per cambiare, entra in gioco la Protezione civile (vi ricordate chi era il commissario straordinario dei mondiali di ciclismo a Varese?) e si gestisce il tutto come se fosse un’emergenza. Si va avanti con le ordinanze: la prima di queste nomina un commissario delegato (che sarà prima Balducci e poi Rinaldi), autorizzandolo addirittura a variare il piano regolatore di Roma, purché gli interventi siano funzionali allo svolgimento dei mondiali e purché il Comune sia d’accordo. Ve la faccio breve e vi dico subito come è finita: se anche le opere non sono funzionali (ve lo spiego dopo) e se anche il Comune non ha dato l’assenso, va bene lo stesso; il governo, infatti, ha sanato tutto con un’ordinanza di due settimane fa.
Le foresterie. Erano state concepite per ospitare gli atleti, ma al momento sono pronte 20 stanze, in tutta Roma: sono nella foresteria di Ostia, dove le altre 60 saranno finite dopo i mondiali. Per non parlare del Torrino o dell’Infernetto, dove non c’è neppure una stanza pronta, oppure di Valco San Paolo e Pietralata, dove il progetto della foresteria è stato addirittura stralciato perché non si faceva in tempo e perché i soldi non bastavano più. Che fine faranno queste foresterie, costruite in deroga al piano regolatore e finanziate con le agevolazioni del Credito sportivo, ma certamente non più funzionali ai mondiali visto che non ci dormirà neanche un atleta? Diventeranno ostelli per la gioventù? Ospiteranno gli atleti negli eventi minori che si svolgeranno a Roma? Si trasformeranno in alberghi privati, pur essendo state finanziate anche con i soldi dei contribuenti? Verranno abbandonate del tutto?
Le piscine. È chiaro che per ospitare i mondiali di nuoto servono piscine: se no, dove si allenano gli atleti? Vasche da 50 metri, come quelle di gara. Invece, quasi tutte le piscine costruite per questi mondiali sono di 25 metri: in questo modo, si è detto, potranno essere utilizzate più facilmente anche dopo l’evento. Ma quale atleta professionista, a ridosso della gara, si allena sui 25 metri? È come organizzare un mondiale di calcio e mandare il Brasile ad allenarsi su un campo da calcetto, perché poi – una volta finito il mondiale – sarà più facile affittarlo. Inoltre, gli impianti autorizzati dalla giunta Veltroni erano una decina; invece, da quando Veltroni lascia Roma, cominciano a spuntare piscine come funghi: attualmente si è perso il conto, ma dovrebbero essere 25, 17 delle quali private. Molte vengono fatte senza l’autorizzazione del Comune, ma poi ci pensa l’ordinanza Berlusconi a sanare tutto: comprese quelle costruite a ridosso del Tevere, sotto il livello del fiume, che durante l’inverno ha già esondato due volte, sommergendo il cantiere. E gli aneddoti non finiscono qui: ci sono piscine ancora non finite (i mondiali iniziano oggi), piscine ancora senz’acqua, vasche inaugurate senza essere state collaudate, piscine di forma stondata, impianti nati come piscine per i mondiali e trasformati in centri benessere con palestre, ristoranti e campi da basket. Anche qui, vale lo stesso discorso fatto per le foresterie: che fine faranno queste piscine, a mondiali finiti? Saranno strutture per pochi, da 40 euro al giorno, o saranno al servizio della collettività?
I soldi. Nei soli tre poli natatori, lo stralcio di due foresterie su tre non ha abbattuto i costi: al contrario, rispetto al previsto questi sono lievitati di 30 milioni di euro. Ma quanti soldi pubblici sono stati spesi complessivamente, tra poli natatori, finanziamenti a tasso agevolato agli impianti privati ed addirittura opere a scomputo (strade, rotonde e così via) che invece di solito vengono pagate dai costruttori? Ed è vero che sono stati utilizzati fondi della Protezione Civile, mentre i terremotati dell’Abruzzo continuano a passare la notte in tenda?

Conterà a poco (tanto nessuno ne parlerà lo stesso), però è bello trovare qualcuno dell'opposizione che non si adegua al finto patriottismo pur di non fare il proprio mestiere.

www.discutendo.ilcannocchiale.it 

Riporto Report: Com'è andata a finire?
post pubblicato in Riporto Report, il 25 maggio 2009


                                                        

E' Lunedì, dunque torna l'appuntamento settimanale con "Riporto Report", la rubrica di Discutendo dedicata alle inchieste di Report, l'ottima trasmissione giornalistica condotta ogni domenica sera da Milena Gabanelli su Rai Tre. Stavolta nessuna "nuova" inchiesta, nè "Goodnews" nè "Emendamenti", ma una puntata dedicata esclusivamente ad una serie di "Com'è andata a finire?", ovvero aggiornamenti di precedenti inchieste di Report.

IL PIATTO E' SERVITO (Michele Buono - Piero Riccardi, 30/11/08; qui video, qui testo)

6 mesi fa Report aveva denunciato vari problemi nel mondo dell'agricoltura, tra cui quello di una devastante moria di api che stava colpendo gli apicoltori del Nord Italia. Sotto accusa era stato messo l'utilizzo nelle colture del mais di neoticotinoidi, sostanze che in teoria dovevano servire per proteggere il mais dagli insetti ma che danneggiavano le apicolture vicine, e che secondo studi scientifici indipendenti erano anche del tutto inutili per il buon sviluppo del mais. Grazie alla denuncia di Report, ma soprattutto alle proteste degli apicoltori, il Ministro dell'Agricoltura Zaia ha disposto la sospensione dell'utilizzo di tali sostanze, evento seguito dalla ripresa della vitalità nelle apicolture e da nessun danno alle colture di mais, a dimostrazione della correttezza di quanto sostenuto dai protestanti. Ora si spera nella messa al bando definitiva dei neoticotinoidi.

MARE NOSTRUM (Sabrina Giannini, 16/11/08; qui video, qui testo)

Ancora 6 mesi fa Report aveva monitorato la situazione nel mondo della pesca, nel quale varie irregolarità compromettevano l'equilibrio naturale nel Mediterraneo e il futuro stesso dell'economia ittica nostrana. In particolare aveva denunciato l'utilizzo della "spadara", ovvero un particolare tipo di rete che cattura in quantità non consentite i pesci spada, e che quindi è stata bandita dall'Unione Europea, la quale ha costretto l'Italia ad adeguarsi alla normativa europea, dopo anni di tira e molla, e di lotte senza limiti promosse dai pescatori locali. Ebbene, un anno dopo le cose sembrano cambiare, con numeri di pescato "selvaggio" molto inferiori, grazie anche alla tolleranza zero invocata dal Ministro Zaia, anche se alcuni problemi persistono e potrebbero pregiudicare questa linea.

MODULAZIONE DI FREQUENZE (Bernardo Iovene, 22/03/09; qui video, qui testo)

La seconda puntata dell'attuale stagione di Report si era occupata dell'annoso problema della frequenze televisive, facendo la storia di quell'intreccio di assenza di regole, imprenditoria spregiudicata, politica compiacente e conflitto d'interessi che ha permesso a Silvio Berlusconi di assumere una posizione dominante nell'ambito della televisione italiana, nonostante sentenze della Corte Costituzionale e procedure d'infrazione dell'Unione Europea. Ora però sta per partire il digitale terrestre, e con l'ampliamento delle frequenze che ne deriverà si dovrebbe risolvere il problema del pluralismo televisivo, cardine di ogni democrazia che si rispetti. Ma entreranno davvero nuovi soggetti, o saranno ancora gli stessi? Ebbene, la famosa legge Gasparri, una delle tante leggi ad personam che ha permesso alle tv di Berlusconi di restare in piedi, ha tra le sue conseguenze anche il fatto che i soggetti che attualmente trasmettono in analogico hanno diritto ad avere uguale rappresentanza nel mondo digitale: ciò è in contrasto con le sentenze della Corte e dell'UE, che infatti ha aperto una nuova procedura d'infrazione. Per porre rimedio, il Governo Berlusconi ha deciso di togliere un "multiplex", ovvero il corrispettivo dei canali analogici (solo che ogni "multiplex" vale 5-6 canali digitali, meglio detti "programmi") a Rai, Mediaset e Telecom Italia (il gruppo di La7 e Mtv), e di metterlo a nuova asta insieme a due nuovi multiplex. Peccato che a due di questi cinque multiplex potranno fare offerta anche i vecchi soggetti, facendoli così rientrare dalla finestra (anzi, facendo probabilmente fuori il gruppo Telecom, l'unico indipendente dal controllo diretto o indiretto della politica). Bella roba. Non solo: la legge Gasparri poneva anche un limite del 20% sul totale dei programmi del digitale che potevano essere nelle mani dello stesso soggetto: ebbene, come chiunque può verificare, dei 47 programmi attualmente esistenti, 14, ovvero il 29.7%, sono di Mediaset. L'associazione AltroConsumo ha così fatto un esposto all'Agcom, l'Autorità Garante ed indipendente (?) per le Comunicazionmi, che però si prende mesi di tempo per fare un calcolo semplicissimo. Insomma, per il pluralismo televisivo, almeno in Italia, c'è ben poco da sperare.

L'INTESA (Giovanna Boursier, 12/10/08; qui video, qui testo)

Ad Ottobre scorso Report si era occupato della faccenda Alitalia, da poco sbloccatasi dopo le proteste sindacali, analizzandone tutti i lati oscuri e che hanno danneggiato lavoratori, risparmiatori, cittadini e Stato. L'aggiornamento, a 7 mesi di distanza, ci dice che i problemi in CAI, la nuova compagnia, ci sono ancora e ben forti: sono aumentati i ritardi, con la puntualità ferma al 70% contro l'85% della vecchia Alitalia; ma soprattutto sono diminuiti i passeggeri, che nei primi 4 mesi del 2009 hanno reso gli aerei pieni solo al 65%, e questo nonostante CAI abbia eliminato tutte le flotte meno utilizzate. Se procederanno così le cose, alla fine del 2009 CAI, che aveva previsto perdite di 300 milioni per il primo anno, perderà 500 milioni di euro, ovvero sarà in linea con la vecchia Alitalia: solo che la compagnia è molto più piccola, e gli effetti saranno quindi maggiori. Ma la CAI soffre anche di penuria di equipaggio: sempre più spesso gli aerei viaggiano con equipaggi al di sotto del minimo numerico prescritto dalla legge, cosa che può avvenire solo in casi di emergenza e che quindi sta attirando le attenzioni dell'ENAC. Altri problemi derivano anche dalla fusione CAI-AirOne, che non è mai stata completa, dato che le due compagnie appaiono ancora separate nei fatti, causando notevoli disservizi e difficoltà ai passeggeri. Inoltre, cominciano ad apparire anche problemi sindacali, con hostess costrette a fare turni di notte anche se in maternità, cosa contro la legge, ed altri problemi, che hanno indotto i sindacati a mettere in campo il primo sciopero contro la CAI per il mancato rispetto degli accordi. Infine, la vecchia Alitalia continua a tormentare i risparmiatori Italiani, che si ritrovano con obbligazioni diventate carta straccia o quasi, privi anche della possibilità di usufruire della class-action (che il Governo ha reso non retroattiva, ammesso che venga introdotta).

POVERI NOI! (Giovanna Boursier, 05/04/09; qui video, qui testo)

Quasi due mesi fa Report si era occupato della social card, la carta acquista per i poveri voluta dal Ministro Tremonti. Fra i tanti aspetti analizzati da quell'inchiesta, emergeva un quesito: quanto è costato l'utilizzo delle social card, al di là dei soldi in esse eventualmente contenuti? Report, chiedendo ai diretti interessati, aveva stimato un costo complessivo di circa 20 milioni di euro, tra costo delle carte, lettere inviati ai possibili destinatari della card, pubblicità, call center dedicati, sportelli CAF, eccetera. Il Ministro Tremonti all'epoca non aveva voluto fornire dati precisi; alcuni membri del Governo, interpellati dai parlamentari, hanno poi fornito alcune cifre, contrastranti tra di loro ed impossibilmente irrisorie. Chissà se un giorno forniranno dati coerenti e soprattutto verosimili.

IL RE E' NERO (Paolo Mondani, 10/05/09; qui video, qui testo)

Solo due settimane fa Report si era occupato del "paradiso fiscale italiano", cioè San Marino, e tutte le vicende oscure che riguardavano le sue attività finanziarie. Pochi aggiornamenti, ovviamente: confermati gli arresti per i dirigenti bancari locali arrestati il 3 Maggio scorso, ma soprattutto la Procura di Milano ha acquisito i materiali dell'ispezione che la Banca d'Italia fece a suo tempo sui conti sanmarinesi senza segnalarne le irregolarità.

IL BANCO VINCE SEMPRE-SPECULANDO S'IMPARA (Stefania Rimini, 14/10/07-8/04/08; qui video, qui testo)

Tempo addietro Report dedicò ben due puntate allo scandalo dei "derivati", ovvero degli strumenti finanziari che le banche vendettero, di fatto imbrogliandoli, agli enti locali italiani, grazie ad una normativa introdotta dal Ministro Tremonti nel 2001 (sì, proprio quello che dice di aver previsto la crisi e che ora lotta contro la "finanza creativa"). Il meccanismo dei derivati è complicato, ma è fatto in modo che le banche possono disporre dei soldi degli Enti come vogliono, e così stanno creando numerosi piccoli e grandi dissesti economici a vari Comuni, Province e Regioni: dissesti futuri, potenziali, che potrebbero rivelarsi con tutte le loro conseguenze alla scadenza dei contratti, ovvero tra qualche anno, ma che nel frattempo comportano comunque notevoli costi alla scadenza di ogni periodica "cedola". Il fatto è che la stragrande maggioranza degli Enti continui a pagare, nonostante in vari casi sia possibile risolvere i contratti ancora in attivo, e negli altri si potrebbe mettersi nelle mani degli avvocati, oppure smettere di pagare, asserendo di non aver capito il contratto. E il Governo, nel frattempo, rinvia l'emanazione del regolamento che dovrebbe finalmente dire cosa è lecito e cosa non è lecito fare in campo finanziario da parte degli Enti locali.

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