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il blog di Francesco Zanfardino
E il gossip dell'orrore?
post pubblicato in Diario, il 23 ottobre 2010


Il sindaco di Avetrana ha deciso di chiudere, con un'ordinanza, alcune strade del paese per fermare quello che viene definito "turismo dell'orrore".

Anche se si tratta di una limitazione alla libertà di ciascuno di noi, che sarebbe ben evitabile con il semplice buon senso, forse il primo cittadino ha fatto bene, per evitare lo stupro della dignità dei familiari e degli amici di Sarah che in queste settimane avrebbero preferito vivere nel silenzio mediatico (e turistico) il proprio dolore. Ma la domanda che io mi pongo è: ma se dobbiamo fermare il "turismo dell'orrore" ad Avetrana, cosa dovremmo fare con il "gossip dell'orrore" che sta imperversando ormai ovunque e in qualsiasi orario nel mondo televisivo italiano? Chi fermerà le decine di Barbara D'Urso e Mara Venier, Bruno Vespa e Massimo Giletti in preda alla speculazione sentimentalistica sull'orrore di Avetrana?

Nessuna censura, per carità ... ma il senso del limite, il senso del rispetto, il senso della proporzione, insomma il buon senso che dovrebbe caratterizzare il "giornalismo", che fine ha fatto?

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Fascismo
post pubblicato in Diario, il 6 marzo 2010


                                              

Non ne abbia a male Napolitano, ma non mi viene altro termine per definire lo strupro della democrazia commesso dal Governo l'altra sera, anche con la sua complicità. "Fascista", d'altronde, è l'unico aggettivo adatto per definire una norma che modifica le regole del gioco a giochi già fatti, e questo è quello che fa il presunto "decreto interpretativo salvaliste".

Altro che interpretativo. Questo decreto concede alle liste non ammesse la possibilità di ricorrere al TAR anche un mese prima del voto, ma non la possibilità di ricorrere sulle liste ammesse; inoltre, concede alle liste di essere ammesse anche senza presentare formalmente le firme, ma semplicemente dimostrando di essere nei locali dell'ufficio elettorale (!); concede alle liste trovatesi in questa condizione di presentarsi ufficialmente a partire dal primo giorno non festivo successivo all'entrata in vigore del decreto; accorcia a soli sei giorni i giorni che devono passare dall'affisione del manifesto con le liste al giorno del voto. A prescindere dal "merito" (?!?) dei provvedimenti, in cosa questi provvedimenti sarebbero una interpretazione della legge esistente? Sono innovazioni a giochi fatti, e basta. Non solo: il secondo comma del'art. 15 della legge 400/1988, tuttora in vigore, impedisce espressamente di modificare con decreto le materie indicate nell'art. 72 della Costituzione, tra le quali la materia elettorale; d'altronde dovrebbe essere ovvio, dato che le regole elettorali sono una garanzia fondamentale della democrazia.

Eppure questo Governo "fascista" (ora possiamo dirlo) non si è fermato davanti all'ovvietà. Il problema, piuttosto, è chi doveva fermarlo, ovvero il sig. Giorgio Napolitano, che mi rifiuto a questo punto di definire Presidente della Repubblica, ovvero colui che dovrebbe il garante della legalità costituzionale, ha fatto finta di non vedere, per mancanza di "palle" evidentemente. Mi dispiace, perchè lo stimavo molto, ma mi ha deluso profondamente. Ormai non vedo più difese dai soprusi di questo Governo, se non la protesta popolare. Speriamo ci sia, e bella forte.

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Auguri anche ai leghisti ...
post pubblicato in Diario, il 24 dicembre 2009


                                     

A proposito di valori cristiani ...

Buon Natale a tutti voi!

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Fuori di test
post pubblicato in Diario, il 28 luglio 2009


                                      

I giornali di domani probabilmente apriranno con l'ennesima stronzata della Lega (scusate i termini, ma d'altronde sono loro stessi ad usare parole ben peggiori): introdurre un "test di dialetto" per i professori.

In realtà la proposta è ben peggiore di quella che già può sembrare: tale test riguarda più in generale "il livello di conoscenza della storia, della cultura, delle tradizioni e della lingua della regione in cui vogliono insegnare", ma soprattuto la Lega chiede che il suo superamento sia indispensabile per poter poi avere la possibilità di essere assunto.

Non commento la proposta. Si commenta ampiamente da sè. Intendo invece replicare con una contro-proposta: dato che per lorsignori leghisti per insegnare è necessario conoscere gli usi e costumi del luogo, converanno che i rappresentanti delle Istituzioni dovranno necessariamente conoscere ciò che dovrebbe essere il loro pane quotidiano, ovvero la Costituzione, e che quindi dovranno superare un test su di essa per poter accedere alle varie cariche. Inoltre, mi pare minimo che, successivamente, dovranno anche necessariamente presenziare alle varie festività nazionali, oltre che rispettare i simboli nazionali, a cominciare dal Tricolore e dall'inno. Mi pare il minimo, no? Facciamo 'sto scambio? Mi sa di no.

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Quel lutto ipocrita
post pubblicato in Diario, il 11 aprile 2009


                       Minuto di silenzio in Napoli-Atalanta (Salvatore Laporta/Ap)

Oggi post un po' moralista ma doveroso. Perchè la grande ipocrisia svoltasi oggi all'Olimpico, e un po' in tutto il calcio nostrano merita una bella strigliata.

Già il fatto che si fosse giocato lo stesso, nonostante la tragedia d'Abruzzo, ha suscitato perplessità. Forse, come recitava lo striscione della curva del Napoli, "un minuto di silenzio non può bastare, per il comune senso civico il campionato si doveva fermare, noi ce ne andiamo perchè non c'è nulla da festeggiare, maledetto calcio moderno, che tu possa andare all'inferno". E in effetti, si potevano sostituire le gare ufficiali con amichevoli, e devolvere gli incassi agli sfollati (e per fortuna l'incasso è stato devoluto da molte squadre). Ma la cosa davvero importante non era tanto giocare o no: se anche si doveva giocare, bisognava essere coerenti con il clima con il quale ci si è mostrati all'inizio.

All'inizio, è sembrato tutto perfetto. Minuti di silenzio tombale in tutti i campi, giocatori col lutto al braccio e curve piene di striscioni di solidarietà, tanto che sembrava che i titoli dei giornali di domani potessero finalmente registrare una bella giornata di calcio piena di rispetto. Ma non è stato così. All'Olimpico, infatti, è andato in onda uno spettacolo che dire vergognoso è dir poco. Cinque espulsi, compresi gli allenatori, risse in campo, calci, sputi, insulti e mancanze di rispetto all'ennesima potenza. Con gruppi di "tifosi", e qui ci vogliono centinaia di virgolette, che hanno invaso il campo ed hanno continuato a dare il peggio di sè anche dopo la partita.

Si dirà: è il derby. Ma nessuna tensione può giustificare quello che è avvenuto. E poi queste cose sono accadute anche su altri campi, come una peste che non smette di diffondersi.  Si dirà: se non si voleva che accadesse questo, proprio in questo giorno, non bisognava far disputare il campionato. E infatti, forse sarebbe dovuto essere così, ma non è questo il punto: il calcio dovrebbe essere sempre corretto, non solo in queste tragedie. E qui veniamo al solito punto: la caduta in basso del mondo del calcio. Posseduto dal Dio Denaro, certo: ma anche da una certa mentalità, dalla cultura sportiva in Italia tra la gente comune e non. Come possiamo pretendere che questi giocatori, cresciuti magari da allenatori senza scrupoli che li invitavano alle peggiori scorrettezze pur di vincere, seguiti da genitori che magari sugli spalti invece di tifare in maniera sana, si accapigliavano con i genitori della squadra avversa, supportati da "tifosi" che danno il peggio di sè ogni domenica ... insomma, come possiamo pretendere che questi giocatori si rendano conto dell'importanza di quel lutto al braccio? Che senso ha riempirsi la bocca di solidarietà, od osservare quei minuti di silenzio, se poi non si è capaci nemmeno di rispettare chi è di fronte a noi?

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Rispetto
post pubblicato in Diario, il 10 febbraio 2009


                                                 

Ad ora di cena, ieri sera, siamo rimasti tutti spiazzati dalla notizia che il cuore di Eluana si era fermato definitivamente. Si sapeva che sarebbe andata a finire così, che il ddl "salva-eluana" non sarebbe stato approvato in "3-4 giorni" come detto (e forse nemmeno se fosse stato approvato in tempo avrebbe fermato l'esecuzione della sentenza della Cassazione). Ma non ci aspettavamo così "presto" questa notizia. Immagino quale sia stata la vostra reazione. A prescindere da quale sia la vostra opinione sulla vicenda, immagino siate rimasti in silenzio: chi mormorando una preghiera, chi riflettendo, comunque in rispettoso silenzio.

Ma c'è chi invece ha continuato penosamente a strumentalizzare la vicenda. C'è chi, come il senatore del PDL Quagliarello, ha approfittato per accusare i sostenitori della sentenza di essere degli "assassini". Il capogruppo del PDL, Gasparri, ha detto che in questa vicenda "non possiamo stare zitti, peseranno le firme messe e non messe". Ovvero il Presidente Napolitano, che non ha "messo la firma", è un assassino. L'ex-Presidente della Repubblica, Cossiga, che accusa il Presidente della Camera Fini di essere un "ignorante" solo perchè si è permesso di esprimere opinioni diverse dalle sue (vabbè, ma Cossiga è "giustificato", sappiamo che delira spesso). Emilio Fede, dall'altro della sua grande obiettività e statura morale (...), attacca violentemente Beppino Englaro durante il TG4, con sottofondo di campane a morto, accusandolo di aver venduto la figlia per il successo del suo libro (io non sapevo nemmeno avesse scritto un libro ...): insomma, la stessa accusa che osò muovere a Roberto Saviano. Alcuni hanno addirittura ipotizzato che l'improvvisa morte di Eluana sia stata dovuta ad un avvelenamento.La sottosegretaria Roccella, coerentissima ex radicale ed abortista ora convertitasi teocon, che da Vespa ha cercato di pietire il pubblico piangendo e singhiozzando. Il cardinale Martins che parla di "omicidio".

Ma tutte queste persone dov'erano fino a qualche settimana fa? Perchè in 9 mesi di Governo Berlusconi e soci non hanno fatto quello che hanno preteso di fare in 3-4 giorni, tentando di sconvolgere tutte le norme Costituzionali e il ruolo del Parlamento? Perchè tanta foga in difesa della "Vita" non è scoppiata prima? Perchè, se il PD fece approvare, come ha fatto, la mozione che imponeva al Parlamento di legiferare sul testamento biologico entro il Dicembre 2008, Berlusconi e centrodestra hanno aspettato che Eluana entrasse nella sua ultima stanza per fare una legge? Perchè, se per Berlusconi la "cultura della vita" è al primo posto, ha pensato a fare leggi come il Lodo Alfano e non ha trovato un po' di tempo per fare una legge sul testamento biologico?

E allora a niente valgono le lacrime, a niente vale accusare gli altri di assassinio: prendetevela con voi stessi. Se davvero ritenevate che rispettare la volontà di una persona a rinunciare a sopravvivere in una condizione di irreversibile incoscienza e incomunicabilità con l'estero sia un "omicidio", che 10 anni di processi, ricorsi persi e sentenze definitive della Cassazione sono state tutta una montatura, dei clamorosi errori, allora bastava agire in tempo. Altrimenti date alito a chi, come me, ritiene invece che sia stata tutta una enorme strumentalizzazione per ottenere l'appoggio dei poteri forti (siano essi il Vaticano o certo elettorato cattolico ... e lo dice un cristiano credente!), e magari anche per fare una prova di forza con il Presidente della Repubblica e la Costituzione, per vedere se anche le ultime difese repubblicane difronte allo strapotere di uno solo fossero aggirabili.

Detto ciò, accendo idealmente una candela per Eluana. Sperando sia in un posto migliore di questo, dove il rispetto non è un optional. E chidendole scusa per il calvario che gli abbiamo imposto. E che non vorrei dovesse passare qualcun altro in condizioni simili, se nel frattempo questa banda di ipocriti difensori della "vita" e della "cristianità" non faranno una buona legge sul testamento biologico. Riposa in pace.

P.S. Ah, solidarietà a Mentana. Oggi Mediaset ha dimostrato come l'essere non completamente prostati a 90° dinanzi al Capo è una caratteristica incompatibile con il lavorare lì. Ricordo i bei tempi del TG5 diretto da Mentana, che aveva ancora una sua dignità (nonostante tutto) rispetto all'immonda parodia di TG che è adesso. E rimpiangerò Matrix, che dopotutto era l'unica trasmissione di approfondimento di una certa importanza nelle TV di Berlusconi. Immagino ora chi verrà a sostituirlo: Belpietro? Giordano? Fede? O magari Vespa, che così finalmente smetterà di dichiararsi ipocritamente "obiettivo ed imparziale"? Vergogna.

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Il sogno è realtà
post pubblicato in Diario, il 20 gennaio 2009


                                                         

Oggi, 20 Gennaio 2008, è una giornata storica. Inutile minimizzare. L'insediamento di Barack Obama alla Presidenza degli Stati Uniti (eccone il discorso) è un evento che ricorderemo tutti, finchè vivremo. E impareranno a ricordare i nostri discendenti. Per tutta una serie di motivi, siano essi formali (età, colore della pelle, l'essere un out-sider) o programmatici (innovazione, ambiente, multilateralismo, eccetera). Ma certamente ciò che rimarrà impresso di più (anche se forse non sarà l'aspetto più importante in assoluto, ma simbolicamente sì), è che Barack Obama è la prima persona di colore a ricoprire la carica più importante al mondo, ovvero quella di Presidente degli U.S.A.

E' la realizzazione, quasi cinquant'anni dopo, del "sogno" di Martin Luther King. Mi sembra dunque giusto riportare quindi quel discorso (eccone il testo originale in inglese) ... anche per rendersi conto che i sogni, anche quelli che ora ci sembrano impossibili, si possono realizzare, con pazienza e volontà.

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un "pagherò" del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo "pagherò" permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo "pagherò" per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: "fondi insufficienti". Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:"Riservato ai bianchi". Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: "Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente".

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The Big Gelmini is watching you
post pubblicato in Diario, il 19 gennaio 2009


                                                                 

Telecamere di sorveglianza nelle classi. Ecco l'ennesima trovata demagogica e campata in aria del nostro Ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, per combattere il fenomeno del bullismo. "Sono un deterrente in più", ha detto la Ministro, "ma non basta". E meno male!

Anche perchè basta ragionarci su per capire che quella delle telecamere nelle classi è una trovata e basta, perchè priva di concretezza. Aldilà della vergogna per una scuola ridotta a "Grande Fratello", stile orwelliano, avete idea di quanto costerebbe munire ogni classe di una telecamera e farla funzionare 5-6 ore al giorno? Ve lo dico io: tantissimo. Tanto che molte delle videocamere di sorveglianza che vediamo in giro, in posti molto più adatti di una scuola, sono quasi sempre spente, perchè farle funzionare costerebbe troppo ... però le si mantiene come "deterrente psicologico", per chi non sa che sono spente. Ma chi vive 5-6 ore al giorno, tutti i giorni, a contatto con le telecamere, saprà che non funzionano ... e dunque avremmo solo buttato soldi inutilmente. E non mi sembra proprio il momento adatto per sprecare soldi ... soprattutto per una Ministra che si vanta di tagliare gli sprechi!

E poi quale utilità concreta può avere questa trovata? Poco più di zero. Per combattere il bullismo serve ben altro. Serve una nuova idea di scuola, un'idea "inclusiva". Una scuola "aperta", anche di pomeriggio, come luogo di dibattito, di confronto, ma anche semplicemente come luogo di ritrovo, magari per attività sportive. Una scuola che valorizzi le idee degi ragazzi, o che valorizzi le loro potenzialità in progetti utili per la comunità, scolastica e non. Insomma, una scuola che faccia scoprire ai ragazzi la bellezza del senso civico, della responsabilità verso se stessi e gli altri.

Certo non è facile. Come tutte le cose difficili, ci vuole tempo e competenza. Ma solo così, forse, si otterrebbero risultati concreti ... non con la facile demagogia

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Che vergogna
post pubblicato in Diario, il 1 dicembre 2008


                                               

Certe volte mi vergogno di essere cattolico. Anzi, quando succedono queste cose, mi ritengo semplicemente un cristiano credente. Non posso infatti accettare che a rappresentarmi come cattolico ci sia una minoranza  che spesso si dimostra così ottusa, così antiquata, così chiusa all'apertura delle mentalità e così chiusa al rispetto della laicità e dei diritti fondamentali.

Perchè solo così si può definire chi, alla guida del Vaticano, ostacoli la depenalizzazione universale dell'omosessualità. In ben 91 paesi del mondo, infatti, essere gay è considerato un reato, per il quale sono previste sanzioni, carcere e in molti casi torture e pena di morte. Così la Francia ha proposto all'Onu la depenalizzazione universale. E la Chiesa Cattolica, invece di porre fine a queste barbarie, si dichiara contraria alla depenalizzazione, adducendo tra l'altro motivazioni assurde: secondo il Vaticano, infatti, tale depenalizzazione porterebbe ad una "messa alla gogna" dei paesi che non accettano le unioni gay. Ora, a parte che anche la chiusura alle unioni civili è sbagliata, ma comunque cosa diavolo c'entra? Come dire: introduciamo il reato di essere donna, altrimenti potrebbe emanciparsi troppo e travalicare l'uomo. Come è possibile dichiararsi contrario alla depenalizzazione, e quindi favorevole alla condanna a morte, alla tortura, all'imprigionamento di una persona solo perchè è gay?

No. Io non mi riconosco in questa mentalità. E se questo vuol dire andare all'inferno (e non lo è), lieto di andarci.

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Crocefisso fuori da aule, in fondo è normale
post pubblicato in Diario, il 24 novembre 2008


                                                      

Spesso, andare contro il senso comune sulle tematiche etico-religiose, soprattutto in Italia, viene inteso sempre e comunque come anti-clericalismo. Invece non è così, perchè molti credenti, me per primo, sono contari sì all'anti-clericalismo, ma anche al "clericalismo", ovvero alla convinzione che tutto ciò che dice la Chiesa deve essere "Vangelo" (mò ci vuole) per i credenti. E quindi molte persone, anche se credenti, hanno opinione diverse dalla Chiesa sui temi sensibili: e certo non posso essere accusati, almeno loro, di "anti-clericalismo".

Ne sono esempi il caso Eluana e similari, l'aborto, i diritti civili dei gay. Ma anche questioni più "banali" come l'essere favorevoli o no ai crocefissi nelle scuole. Io trovo, infatti, un po' eccessive e inadeguate le critiche della Chiesa sulla sentenza che ieri ha aperto la strada in Spagna alla rimozione dei crocefissi dalle aule scolastiche. D'altronde mi sembra una cosa ovvia: la scuola è un edificio pubblico, e come tale deve rispettare la Costituzione, che dice che l'Italia è un paese laico e che tutela le minoranze. Dunque, se uno studente è di fede diversa da quella maggioritaria, ovvero non è cristiano, e quindi l'esposizione di simboli religiosi diversi da quelli da lui professati gli dà fastidio, il che è anche comprensibile, perchè deve essere costretto a "subirne" la presenza? E perchè, a questo punto, non può esporre anche i suoi? Solo perchè è minoranza? Che ci vuole a fare in modo che il crocefisso si può mettere in aula, ma solo se nessuno degli studenti è contrario, e se quest'ultimo non accetta il "compromesso" di accostare al crocefisso il proprio simbolo religioso?

E' una questione di rispetto. E non si può additare la solita storia stupida, ovvero quella del "e perchè da loro (gli arabi, ad esempio) fanno lo stesso?" E che diavolo significa? Proprio perchè riteniamo di essere in società più civili delle loro, dovremmo essere noi a dare il buon esempio ... come dire che in Italia si possono sfruttare come bestie i lavoratori perchè in Cina lo fanno e non possiamo permetteterci questo svantaggio ...

P.S. Vabbè, l'esempio non calza molto perchè purtroppo a volte accade anche in Italia ... però il concetto è quello.

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Ma, effettivamente, che senso ha quella base?
post pubblicato in Diario, il 6 ottobre 2008


                                                           

Ieri si è svolto il "referendum autogestito" dei comitati "No Dal Molin" sulla base USA di Vicenza. "Autogestito", perchè il Consigio di Stato ha negato il referendum consultivo promosso dal Comune di Vicenza. Al voto hanno partecipato in 24mila, poco meno del 30% degli aventi diritto al voto, e di questi la larghissima maggioranza (95%) si è detta contraria alla base.

Ora, esprimere un'opinone sulla questione è difficile. Perchè si viene subito bollati o come "estremisti" o come "sottomessi". Comunque, pur essendo lontano dalla cosidetta "Italia del no" ad ogni costo, che ha fatto molti danni al Paese e più conservatore dei conservatori che dovrebbe combattere, e dagli estremismi che animano spesso questo tipo di "comitati", mi sento di dire anch'io il mio "no" alla base USA, senza estremismi. Il perchè? E' presto detto. Mettendo anche da parte le questioni economiche (lo Stato finanzia le basi USA in misura del 35-40%), territoriali (l'area dell'allargamento Dal Molin è una delle aree che andrebbero utilizzate per ben altri scopi, di interesse colletivo; inoltre la base causerebbe, a detta dei comitati, disagi alla cittadinanza) e pacifiste (fare una base militare non è mai bello, anche se non bisogna essere pacifisti estremisti), la base USA sarebbe anche accettabile se noi potessimo fare altrettanto in America. Non pretendo certo lo stesso numero di basi, ma perlomeno una, diamine. E invece no. Solo gli USA possono costruire basi e sfruttare il territorio altrui per scopi militari.

E' questo che mi dà fastidio. La non reciprocità. E allora, o pretendiamo rispetto e reciprocità, oppure evitiamo di sottometterci ulteriormente a questo piccolo-grande sopruso. Di basi USA ce n'è già abbastanza in Italia.

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Gandhi e la non-violenza
post pubblicato in Diario, il 2 ottobre 2008


                                                               

Oggi è il 2 Ottobre. Esattamente 169 anni fa nasceva Mahatma Gandhi, leader spirituale e politico di quell'India che semplicemente attraverso la non-violenza e la disobbedienza civile riuscì a rendersi indipendente dal controllo inglese. Così, attraverso proteste mute, "guerre del sale", boicottaggi, non-cooperazione, Gandhi divenne il simbolo di quella protesta non-violenta che però ottiene risultati concreti, rendendo la società più giusta e più rispettosa dei propri simili. Tanto che l'anno scorso l'ONU ha deciso che questa giornata diventasse Giornata internazionale della non violenza.

Tanto si può scrivere di Gandhi. Ma siccome cerco di essere breve ed essenziale, mi piace descriverlo con questa frase: "Ci sono cose per le quali sarei disposto a morire, ma nessuna per le quali sarei disposto ad uccidere".

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