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il blog di Francesco Zanfardino
"Che c'azzecca!", direbbe Di Pietro
post pubblicato in Diario, il 13 gennaio 2008


                       

Oggi l'ex-premier Silvio Berlusconi non ce l'ha fatta. No, tranquilli, non è passato a miglior vita.
Intendevo dire che non ce l'ha fatta a continuare nell'atteggiamento di serietà nel quale si ritrovava da qualche settimana. E pensate che era riuscito persino a ribaltare il dibattito sulla legge elettorale: da quando lo accusavano di rifiutare il dialogo, ora si ritrovava in una situazione di attesa, avendo accettato la proposta veltroniana e mettendo in evidenza che non era lui il problema, ma la "disUnione". Addirittura, si era fatto sorpassare da Fini e Casini in demagogia, non presentandosi a Napoli, e stamattina aveva anche richiamato al senso di responsabilità, dichiarando che "serve collaborazione, anche se il Paese è si è declassato a livello di un Paese del terzo mondo".

Ma evidentemente questa deve essere stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Deve aver pensato: "Adesso basta! Non ce la faccio più!". E quindi si è lasciato andare, dichiarando, in collegamento telefonico con la kermesse azzurra di Roccaraso, che "non potremmo trattare con forze politiche che mettessero in atto una decisione criminale come il disegno Gentiloni. Non ci sarebbe alcuna possibilità di dialogo - rimarca Berlusconi - con chi agisse in questo modo".

Ora, non sto qua a dire se sono d'accordo o no nel definire "decisione criminale" il ddl Gentiloni (per chi non lo sapesse, è la riforma del sistema televisivo). Il punto è un altro: che c'azzeccano il dialogo sulla legge elettorale con la volontà della maggioranza di voler riformare il sistema televisivo? Vuole forse Berlusconi, dopo un anno e mezzo di opposizione tesa esclusivamente a far cadere il Governo, continuare a dimostrare a tutti che lui e il suo partito non sono capaci di dialogare, almeno su quelle proposte che li trovano d'accordo? Come ha dichiarato il relatore del ddl, Pietro Folena (RC), "mi dispiace e mi sorprende che nel momento in cui si dialoga sulla legge elettorale, per il bene del Paese e il risanamento del sistema politico, il presidente Berlusconi subordini tutto ciò alla messa in soffitta del ddl Gentiloni, vale a dire alla garanzia per i suoi interessi personali e aziendali. Uno statista è colui che per l'interesse generale, tanto più in una fase di riforma delle istituzioni, è capace di mettere da parte il proprio particolare".

Spero Berlusconi smentisca personalmente queste sue affermazioni. Personalmente, perchè non trovo credibile la dichiarazione del suo portavoce Bonaiuti ("il progetto anti-Mediaset del ministro Gentiloni rimane sì un obbrobrio giuridico e una operazione distruttiva, ma mai nessuno ha tirato né tirerà in ballo in questo tentativo di dare al nostro paese un sistema di voto ampiamente condiviso"), perchè, se dovessi ritenerla seria, allora dovrei anche ritenere che Bonaiuti considera Berlusconi un "nessuno".
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