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il blog di Francesco Zanfardino
Proposte per l'Italia (1): Riduzione enti locali
post pubblicato in Diario, il 14 febbraio 2008


                        

La campagna elettorale si è aperta da qualche giorno. Alleanze e programmi sono ancora in definizione. Pertanto, mi permetto di suggerire agli aspiranti governanti dell'Italia delle proposte programmatiche (nell'illusione che qualcuno di questi visiti questo blog.....). Questo è solo il primo post di una serie di "proposte per l'Italia".

Oggi ci occupiamo di enti locali. In questa campagna elettorale, come in tutte le campagne elettorali della storia italiana e non solo, si parla di riduzione delle tasse. Sappiamo che poi in realtà nessuno le abbassa. Persino durante il governo Berlusconi, per il quale quella della riduzione delle tasse doveva essere il punto principale, la pressione fiscale è aumentata dell'1,1% (periodo 2001-06), nonostante le entrate straordinarie dei condoni. Ma questo non perchè i governi non vogliano farlo, ma perchè non lo sanno fare o hanno altri obiettivi (tipo il risanamento dei conti): infatti, anche quando le condizioni sono favorevoli, come quando i conti "sono a posto", si preferisce redistribuire i "surplus" (i famosi "tesoretti"; per carità, già è qualcosa) anzichè intervenire con riforme strutturali, che darebbero sostenibilità ad un sistema fiscale meno pesante.

Riforme strutturali come appunto la riduzione degli enti locali. A dire la verità, qualcosa già è stato fatto: nell'ultima Finanziaria è previsto il taglio del 60% dei costi delle circoscrizioni comunali (con passaggio da 616 a 251 circoscrizioni), del 40% dei costi delle comunità montane (che passano da 355 a 250), cancellazione della Legge Mancia istituita nel 2005, nonchè la riduzione dei membri delle giunte comunali e provinciali, degli amministratori di bonifica, delle retribuzione per gli incarichi pubblici, dei costi delle società pubbliche, dei costi della P.A, per un totale di 890 milioni di euro di tagli dei costi. Un buon risultato, ma ovviamente si può fare di più, completando il percorso e agendo su Comuni e Province.

Qualcosa in tal senso è già arrivato. Fra gli 11 punti del suo programma, l'Italia dei Valori di Di Pietro propone l'abolizione totale delle Province e l'accorpamento di tutti i Comuni sotto i 5mila abitanti. Ora che si è alleato con il PD di Veltroni, vedremo se queste proposte permarranno. Comunque, se sull'accorpamento dei comuni sotto i 5mila sono completamente d'accordo (il 72% dei comuni italiani è sotto i 5.000 abitanti), sulle province ho delle riserve. Cioè, non mi strapperei i capelli se questo accadesse, anzi, ma comunque credo che l'abolizione di tutte le province sia una misura un po' troppo radicale, visto che comunque le province sono un modo utile di coordinare l'attività dei comuni, e le Regioni difficilmente potrebbero assolvere a questo compito con tutti i suoi comuni.

Proporrei invece una "moratoria" della costituzione di nuove province, nonchè l'accorpamento almeno di quelle al di sotto dei 200mila abitanti. Esse sono infatti 19 (su un totale di 109, il 17%). Alcune delle quali sono addirittura al di sotto dei 100mila. Suggerei queste modalità di accorpamento:

- ritorno delle province di Vibo Valentia (170.746 abitanti) e Crotone (173.122) in quella di Catanzaro;
- ritorno della provincia di Fermo (171.745), istituita nel 2004, nella provincia di Ascoli Piceno (197.626);
- accorpamento della provincia di Lodi (197.672) a quella di Cremona;
- scioglimento delle province di Isernia (89.852) e Campobasso a favore della Regione Molise (che dunque assolverebbe, come in Val d'Aosta, i compiti delle province);
- accorpamento della provincia di Gorizia (136.491) a quella di Trieste;
- accorpamento della provincia di Vercelli (176.829) a quella di Biella (187.249) (magari con doppio capoluogo);
- ritorno della provincia di Verbania (159.040) in quella di Novara;
- accorpamento della provincia di Enna (177.200) a quela di Caltanissetta (magari con doppio capoluogo);
- accorpamento della provincia di Rieti (147.410) a quella di Roma;
- ripristino della situazione in Sardegna precedente al 2005, ovvero con il ritorno della provincia di Olbia-Tempio (138.334) in quella di Sassari, della provincia dell'Ogliastra (58.389) in quella di Nuoro (164.620) e della provincia di Carbonia-Iglesias (131.890) in quella di Cagliari. L'unico cambiamento sarebbe l'accorpamento della provincia del Medio Campidano (105.400) a quella di Oristano (167.971), e non il suo ritorno a Cagliari.

Infine, rientra nel caso anche la provincia di Sondrio (176.856), per la quale però c'è una storia lunga, nonchè una difficoltà a sistemarla in altre province. Comunque, la sistemazione più adatta è nella provincia di Bergamo.
In totale, 29 province diventerebbero 13 province (e una regione-provincia, il Molise).
"La rimonta dell'Italia. Proiettata al futuro". Dini permettendo
post pubblicato in Diario, il 28 dicembre 2007


                              

Ieri si è tenuta la tradizionale Conferenza stampa di Fine Anno del Presidente del Consiglio.
Riassumendo, Prodi ha dispensato ottimismo, sottolineando i buoni risultati raggiunti, soprattutto in materia di risanamento dei conti pubblici, riportando i dati che indicano una buona ripresa dell'economia italiana ("Se prima eravamo il malato d'Europa, ora stiamo superando il periodo di convalescenza"). Risultati che, però, dichiara Prodi, "non riescono a cambiare la percezione degli Italiani nè le difficoltà che molte famiglie hanno nell'arrivare a fine mese". Causa principale: la perdita del potere d'acquisto dei salari, che crescono meno dell'inflazione. Per questo Prodi ha annunciato che una delle prime azioni del governo nel 2008 sarà proprio un patto con sindacati e imprese sui salari. Con l'obiettivo di "proiettare l'Italia nel futuro. Scrollarci di dosso l'insicurezza e la sfiducia".
Ecco i punti principali del discorso del premier.

Conti pubblici. E' la grande novità annuciata ieri: "Chiuderemo l'anno con un rapporto deficit/Pil molto più basso del previsto, intorno al 2%". Dati confermati dal Fondo Monetario Internazionale, che qualche giorno fa sembrava dispensare dubbi sulla Finanziaria (poi smentiti). Insomma, sembrano lontani i tempi (berlusconiani) nei quali il rapporto deficit/Pil saliva dal 3% del 2001 al 4,5% del 2006 e l'Italia doveva supplicare la UE per non farsi espellere.
Prodi ha anche sottolineato che "abbiamo ricostituito in modo sostanzioso l'avanzo primario (la differenza tra entrate e uscite dello Stato al netto degli interessi sul debito, ndr) e il debito pubblico sta calando costantemente e scendera sotto il 100% sul PIL entro il 2011, cioè la fine della legislatura". Vero. Infatti, secondo la commissione Ue, il debito pubblico nel 2007 è sceso al 104,3% (dal 106,8% del 2006 ereditato dal governo precedente), mentre le previsioni per 2008 e 2009 sono rispettivamente 102,9% e 101,8%.

Lavoro, stipendi e riduzioni fiscali. Altro importante segnale: "
Il tasso di disoccupazione è del 5,6% e non è mai stato così basso da 25 anni a questa parte (era al 7,6% ad inizio 2006, ndr). Siamo nettamente sotto la media europea". Inoltre, Prodi difende a spada tratta il pacchetto Welfare, concordato con tutte le parti sociali; un provvedimento che, secondo il premier, , oltre all'abolizione dello scalone Maroni, prende atto del cambiamento del mondo del lavoro, che esige più flessibilità, ma che garantisce una flessibilità "equilibrata", arginando il fenomeno della precarietà diffusa. Inoltre, come già detto nell'introduzione, salari e stipendi saranno il tema del 2008: l'idea è di "un grande patto a imprese e lavoratori per maggiori salari, maggiore produttività e una sostanziale diminuzione del peso delle imposte sui lavoratori che percepiscono salari medio-bassi e per le famiglie con figli". Non ci saranno invece sostanziali interventi a favore delle imprese, "che hanno già avuto molto" (riduzione del cuneo fiscale).

Lotta all'evasione. Un patto che sarà finanziato probabilmente con le maggiori entrate, derivanti dalla lotta all'evasione fiscale. Qui Prodi rivendica un lavoro straordinario fatto dal governo, con il 78% di evasione scoperta nel 2007 e con un tesoretto recuperato di minimo 20-21 miliardi di euro ("ma per i dati precisi dovremo aspettare qualche settimana").
 
Liberalizzazioni. Prodi si augura che il Senato approvi presto la terza "lenzuolata" di liberalizzazioni e conferma che il governo andrà avanti anche sulle privatizzazioni.

Costi della politica. "Questo è stato l'anno dell'antipolitica", ha dichiarato Prodi. Che rivendica come "una maggiore moralità da parte dell'amministrazione pubblica è stato far mio e del mio governo fin dalla campagna elettorale, prima che queste inchieste portassero il problema alla luce". E rivendica con orgoglio le misure previste sulla Finanziaria per abbattere i costi della macchina politica (di cui abbiamo già discusso nel post sulla Finanziaria 2008).

Ambiente. Prodi annuncia che "
Il 2008 sarà l’anno in cui la macchina dello Stato si farà verde. Pannelli solari saranno installati in tutti gli edifici pubblici che non abbiano vincoli artistico-architettonici. A partire da gennaio, inoltre, ci sarà l’obbligo per le strutture della pubblica amministrazione di acquistare solo lampadine ad alto risparmio energetico che dovranno via via sostituire quelle tradizionali". Questo in aggiunta alle altre misure previste nella Finanziaria, forse la più "verde" di sempre, e alla ricoferma degli incentivi sulla rottamazione nel "decreto milleproroghe" (notizia di oggi).

Giustizia. Prodi annuncia un piano per l'informatizzazione della Giustizia, "che permetterà 
a tutti gli atti di muoversi per via telematica con un risparmio di tempo che solo chi frequenta i palazzi di giustizia può immaginare. Gli avvocati, ad esempio, potranno accedere agli atti restando nel loro studio". Più trasparenza e velocità per la macchina giudiziaria (anche se ci vuole di più per far funzionare bene la giustizia italiana....).

Legge elettorale. Prodi ribadisce l'importanza della riforma della legge elettorale e l'importanza della presenza di un'amplissima maggioranza per la sua approvazione. Tuttavia, ritiene che l'obiettivo di dare maggiore stabilità ai futuri governi non deve per forza determinare la messa fuori-gioco dei piccoli partiti

I commenti di sindacati e imprese. Sia Confindustria che i sindacati sono d'accordo nel commentare positivamente il discorso di Prodi, ma anche nel voler "passare dalle parole ai fatti", con la convocazione di un tavolo con le parti sociali sulla questione salari e riduzione fiscale.

I rapporti con Dini. Prodi affronta anche la questione spinosa del futuro della maggioranza di governo, in particolare la "questione-Dini". "Dini non lo capisco", ha dichiarato il premier, riferendosi ai buoni risultati in termini di conti pubblici e alle prospettive sulla riduzione fiscale, che sono proprio i punti di critica del senatore leader dei "Liberaldemocratici". E ricorda a Dini che "i governi non si abbattono con le interviste, ma con un voto di sfiducia" e che "un eventuale governo istituzionale non dovrebbe solo ottenere la fiducia al Senato, dove i numeri sono quelli che sono, ma anche alla Camera, dove disponiamo di una grande maggioranza".

Dini sembra raccogliere la sfida, dichiarando "ci vedremo in Parlamento" e "finora solo promesse, vogliamo i fatti". E, notizia di oggi, Dini presenterà al governo delle proposte che, se non verranno accettate, lo porteranno a votare contro il governo.
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