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il blog di Francesco Zanfardino
Fermiamo quei caccia
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2010


                                             

Umberto Veronesi, senatore "indipendente" del PD, da sempre di pensiero progressista, è tuttavia una personalità molto contestata in alcuni ambienti di sinistra, di volta in volta per le sue posizioni pro-nucleariste, pro-inceneritori o pro-OGM. Tanto che queste polemiche riescono a sovrastare anche sue altre posizioni altrettanto "forti" ma che sarebbero ben viste in quegli ambienti, quali quella pro-liberalizzazione delle droghe leggere o il suo forte impegno in senso laico su tutte le tematiche "etiche".

Perchè ve ne parlo? Perchè mi ha fatto molto piacere leggere, tra le pagine di Repubblica, un suo accorato appello per la riduzione delle spese militari. In particolare, nell'articolo il senatore chiedeva a tutti i cittadini di sostenere la campagna promossa da "Sbilanciamoci!" e "Rete per il disarmo" per chiedere al Governo di rinunciare all'acquisto di 131 cacciabombardieri F35 per la somma di ben 16 miliardi di euro. Una cifra enorme: per un confronto, pensate che l'intera manovra Finanziaria 2011/12, in due anni, impegna 24,9 miliardi di euro. Una cifra che potrebbe essere utilizzata per scopi ben più nobili, quali la ricerca scientifica, lo sviluppo delle rinnovabili o, come proposi io ormai più di un anno fa, per la ricostruzione dell'Aquila.

Il punto è proprio questo: come afferma proprio Veronesi nell'incipit del suo appello, "ci sono informazioni che non arrivano mai alla gente". Non è ammissibile in un Paese degno di questo nome che una cosa del genere passi inosservata, se non nel mondo dei blog, e se è così la principale responsabilità è di chi ha il dovere di controllare l'operato del Governo, ovvero l'informazione ma anche e soprattutto delle forze di opposizione. Specialmente quelle animate da spirito cristiano e/o progressista. Invece sempre più dilaga una "retorica del militarismo" anche all'interno di questi ambienti, tanto che poche settimane fa un leader che si definisce "di sinistra" come D'Alema addirittura ha dichiarato che "in Italia si spende troppo poco per gli armamenti" (da notare che l'ultimo bilancio della Difesa è stato di 20 miliardi di euro). Sarebbe molto facile, e se vogliamo anche molto demagogico, per il centrosinistra proporre la diminuzione delle spese militari a favore delle spese sociali: eppure questo non avviene.

Per questo non può che farmi piacere l'impegno del sen. Veronesi in tal senso al quale, per fortuna, si sono aggiunti una trentina di  altri parlamentari. Speriamo bene. Intanto, pubblico il testo del suo appello.

 

FERMATE QUEI CACCIA - Umberto Veronesi

Ci sono informazioni che non arrivano mai alla gente, indipendentemente dal sistema politico e mediatico. O, peggio, non vengono considerate urgenti e importanti, come se non incidessero minimamente sulla vita quotidiana. Fra queste ci sono i costi spropositati che, anche in questo momento di crisi economica internazionale, vengono sostenuti dai governi -anche il nostro- per acquistare armi in vista di una guerra che non si scatenerà mai perché, fortunatamente, tutto il mondo vuole la pace. Come iniziatore del movimento "Science for Peace" e soprattutto come uomo che ha vissuto la guerra, mi sono sentito quindi in dovere di presentare in Senato una mozione - avanzata dalla Rete Italiana per il Disarmo - per fermare il progetto, a cui partecipa il nostro Paese, per la realizzazione di 2700 cacciabombardieri Joint Strike Fighter F-35, a un costo complessivo stimato di ducentocinquanta miliardi di dollari. La mozione è già stata sottoscritta da ventisette senatori e da sedici deputati. Il sostegno politico è fondamentale, ma non basta. Io penso ci voglia la partecipazione cosciente dei cittadini, che hanno il diritto di sapere. Nel 2009 in Italia il bilancio della difesa (per una guerra impossibile ) è stato di venti miliardi di euro, mentre per la lotta contro il cancro (la vera guerra che stiamo combattendo) miseri cento milioni. Cento milioni di dollari è il costo di un cacciabombardiere F 35 ed è anche il costo di 465mila trattamenti annuali anti-aids per i bambini africani. Se l' Italia volesse dotarsi di cinquanta aerei F35 , il costo sarebbe di cinque miliardi di dollari. Si possono costruire con questa cifra cinquanta nuovi ospedali o costruire e attrezzare ben oltre cinquemila asili nido in tutta Italia. Ciò che rende questi squilibri assurdi è il fatto che la maggior parte di questi investimenti in armi, sono inutili, perché non verranno mai utilizzate. Guardiamoci accanto, in Europa. L' Unione Europea è attualmente composta da ventisette Paesi, ciascuno con il proprio esercito. Queste forze militari erano nate nel corso della creazione degli Stati Indipendenti, con lo scopo di difendere i confini e di sviluppare conquiste coloniali. L' unificazione di una federazione di Stati, l' abolizione formale dei confini, con la libera circolazione dei cittadini europei in tutti i Paesi, e la scomparsa delle guerre coloniali, rende la presenza delle Forze Armate nazionali anacronistica, antistorica e terribilmente costosa. Davvero qualcuno può temere che l' Italia venga attaccata dai nostri vicini, Francia, Svizzera o Austria? Oppure che il nostro esercito parta alla conquista di uno Stato africano? I trecento miliardi di euro spesi in Europa ogni anno per mantenere le forze armate potrebbero invece essere investiti nella salute, nell' istruzione e nell' assistenza sociale o utilizzati per costruire ospedali e scuole, o ancora per finanziare la ricerca scientifica. In realtà in Europa basterebbe un unico esercito multinazionale come principio di deterrenza e non-belligeranza, che agisca come forza di pace nei Paesi ancora devastati da conflitti locali. E invece l' Italia destina più risorse all' esercito che ai propri cervelli, indirizzando una quota pari all' 1,1 per cento del Prodotto Interno Lordo alle spese militari (2007) e lo 0,9 per cento alla Ricerca Scientifica; per non parlare degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, che contano solo per lo 0,2 per cento del Pil italiano. Nell' ambito di "Science for Peace" ho voluto istituire un gruppo di lavoro europeo formato da uomini politici, di cultura, capi di stato, impegnati a mettere a punto un piano progressivo di riduzione delle spese militari dei singoli Paesi a favore di un Unico Esercito Europeo di Pace e della costituzione di un Corpo Civile di Pace Europeo. A questo fine il gruppo di lavoro sta conducendo uno studio, coordinato dall' Istituto Affari Internazionali di Roma, che sarà presentato nel corso della seconda conferenza mondiale di Science for Peace, (in programma a Milano il 19 e 20 novembre) insieme a una serie di raccomandazioni indirizzate ai decisori politici. Ma in attesa che cambi la cultura obsoleta della difesa e della guerra non possiamo passare sotto silenzio decisioni che ci toccano da vicino adesso, come quella che riguarda il progetto F-35. Invito quindi tutti i cittadini a leggere il contenuto della mozione e, chi si sente solidale , a sottoscriverla attraverso il sito della mia Fondazione (www.fondazioneveronesi.it). Non dimentichiamo che la nostra Costituzione (come la Carta Onu del 1945) rifiuta la guerra e acconsente solo a strumenti militari di difesa. Gli F35 sono potenti cacciabombardieri d' attacco.

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Natale a casa Abruzzo
post pubblicato in Diario, il 25 dicembre 2009


                                                

Il Natale, nella tradizione, è il momento di riunificazione delle famiglie, all'interno della casa natia. Il pensiero, quest'anno, non può che correre dunque alle tante famiglie abruzzesi spezzate dalla tragedia del terremoto, e che non hanno più la propria casa.

Anzi, in tante, non hanno ancora una parvenza di "casa", nonostante le tante promesse del Governo, inclusa quella del "entro Dicembre tutti avrete una casa". Eppure, la propaganda governativa, complice il mondo mediatico a lui soggiogato,  e purtroppo anche una mancanza di incisività dell'opposizione (che spesso riconosce al Governo meriti che non ha) e dell'informazione libera, riesce in questi giorni a far passare il messaggio che il Governo è intervenuto e lo ha fatto in una maniera così prodigiosa da aver sistemato tutto in tempi da record, rispettando le promesse e potendo quindi essere giustamente definito un "Governo dei fatti".

Balle. Enormi balle. Sono gli stessi numeri della Protezione Civile a smentirle (aggiornamento del 23 Dicembre 2009; e le cifre reali potrebbero essere ben peggiori, visto l'interesse di Bertolaso ad edulcorare la realtà): delle 30.129 persone assistite dallo Stato solo il 31.7% è stato sistemato presso le "case antisismiche" del progetto C.A.S.E. o del progetto M.A.P. (quello avviato in fretta e furia quando il Governo "dell'efficienza" si è reso conto che il C.A.S.E. non sarebbe bastato, e che tra l'altro sarebbe stata la scelta migliore poichè necessitava di minori tempi per la realizzazione), ovvero 12.573 persone contro le 17.566 alloggiate temporaneamente negli alberghi (9.051), nelle "case private" (7.076, ovvero persone che hanno preferito sistemarsi presso parenti o amici e che ricevono comunque un contributo statale) e nelle caserme (1.439). E mancavano solo 8 giorni al "casa per tutti" ...

Ma le palle, e i problemi per gli Abruzzesi, non finiscono certo qui. Raccontare e linkare tutto, dalle C.A.S.E. antisismiche che non resistono al vento, ai loro garage inutilizzabili per il cemento che "cola" letteralmente sulle vetture, ai problemi idraulici e fognari, all'arredamento standardizzato e prodotto altrove mentre si sarebbero potute scegliere aziende del posto e fornire buoni alle famiglie per potersi scegliere il proprio arredamento (e con esso la sensazione di avere una casa "propria"), pareti in cartogesso che ammazzano la privacy, il riscaldamento e comportano infiltrazioni a poche settimane dall'inaugurazione ... tutte problematiche che il blog "Terremoto09" testimonia alla perfezione e che smentiscono la propaganda di Governo sul "miracolo abruzzese" e sull'efficacia dell'azione governativa nell'assistena agli Abruzzesi.

Ma, ovviamente, chiedere che i TG ne parlino è una causa persa. L'argomento unico della "grande" informazione nostrana, a parte le mille varianti della "cronaca popolare" (gossip, notizie "curiose" e recensioni), è ormai la lotta tra "amore e odio" ... anzi, meglio che la finisca qui, altrimenti magari potrei essere accusato di essere uno dei famigerati "mandanti".

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Fatalità umana
post pubblicato in Diario, il 7 aprile 2009


                                                Macerie e soccorsi a Onna (Reuters)

Andrò controcorrente, ma questo non è solo il momento della solidarietà. Non è solo il momento della vicinanza alla popolazione abruzzese colpita dal terremoto. Non è solo il momento di lodare l'impegno di migliaia di "angeli" che dedicano tutto il loro impegno, magari anche mettendo a rischio la propria vita, per salvare più vite possibili, e rendere più sopportabile la tragedia ai sopravvissuti.

Questo è anche il momento della riflessione sulle responsabilità. Proprio per rispettare le centinaia di morti, le migliaia di feriti, le decine di migliaia di sfollati, e tutti coloro che in questa tragedia hanno perso qualcosa, occorre fare informazione. Non semplice cronaca degli avvenimenti, ma analisi delle cause, putroppo molteplici, di questa tragedia. Cause tutte riconducibili ad una: la scarsa coscienza dell'importanza della sicurezza sismica, da parte di chi ci governa, ma anche nella popolazione, e d'altronde le due cose sono collegate. Infatti, poichè in Italia le cose si fanno solo se portano voti, la politica, pur con le dovute sfumature, non si è mai occupata seriamente del problema, perchè ci vogliono soldi, tanti soldi, e si preferisce destinarli a cose magari meno utili, ma che rendono di più dal punto di vista elettorale, della propaganda. E questo nonostante l'Italia sia un Paese ad altissimo rischio sismico, come tutti abbiamo imparato a scuola e che però accantoniamo, assieme a chi ci Governa, nel dimenticatoio: perchè di certe cose ce ne ricordiamo solo quando ormai è troppo tardi, per poi dimenticarcene nuovamente in fretta, fino ad una nuova tragedia, e così via. E così dal 1945 lo Stato ha speso 75 miliardi di euro per tamponare i danni causati da calamità naturali, oltre ad aver perso migliaia di vite umane e distrutto l'esistenza a tante altre.

E allora diamoci tutti da fare. Non solo aiutando la popolazione abruzzese nei modi in cui possiamo (a proposito, segnalo che si può mandare un sms al 48580 per donare 1 euro tramite la Protezione Civile), ma soprattutto facendo pressione a chi di dovere affinchè di solidarietà non ci sia più bisogno. Tragedie come queste possono essere evitate, perchè non è il terremoto ad uccidere, ma la casa che ti crolla addosso. Un terremoto del tipo capitato in Abruzzo, seppur forte, in California o Giappone non avrebbe causato una tale devastione. Prevenzione, allora. A tutti i livelli.

A cominciare dalla messa in sicurezza anti-sismica di tutte le abitazioni Italiane, a cominciare dalle aree a rischio. Non è possibile che in aree così ad alto rischio come l'Abruzzo un Ospedale possa diventare inagibile al 90% per un terremoto nemmeno così straordinario (di terremoti superiori ai 5 gradi Richter ce ne sono un centinaio all'anno in Italia), e che tutti quegli edifici, magari nuovi, magari persino statali, possano crollare. Dove trovare i soldi? Bè, tra tutti gli sprechi che ci sono in Italia, a partire dai privilegi di tutte le caste, hai voglia a trovare fondi. Ma dato che questo in Italia non accadrà mai, almeno si potrebbe destinare a questo obiettivo i fondi stanziati per le "grandi opere", soprattutto quelle la cui utilità è alquanto dubbia, tipo il Ponte sullo Stretto (che da solo costa 6 miliardi di euro). Tra l'altro ciò porterebbe anche benefici sul fronte anti-crisi, perchè la manutenzione degli edifici porta migliaia di posti di lavoro subito, mentre opere come il Ponte danno pochi posti, e fra anni. L'importante, però, è che gli stanziamenti per la manutenzione, così come per quelli della ricostruzione in Abruzzo, raggiungano davvero il loro obiettivo, e non diventino l'ennesima occasione per far fare affari loschi ai soli noti, come putroppo accaduto quasi sempre in passato (Irpinia docet).

Poi ci vogliono regole. Per troppi anni si sono ritardate le leggi sulla prevenzione anti-sismica, e tuttora sono congelate al 2005. E da sempre in Italia, tra condoni, "elasticità" urbanistiche e regole generose, sembra si faccia di tutto pur di mettere sotto i piedi la sicurezza sismica. E inorridisco al solo pensiero che il Governo non avesse previsto nel "piano casa" che le modifiche/ricostruzioni delle case non prevedessero il rispetto delle norme anti-sismiche, dato che il Ministro Scajola ha detto che bisognerà "adeguare il Piano Casa a norme antisismiche". E magari si dovrebbero anche inasprire le sanzioni e il carcere, o perlomeno sicurezza della pena, per quelle imprese che costruiscono con la m.... i palazzi anzichè in cemento armato come dovrebbero, pur di speculare sulla sicurezza dei cittadini.

E poi, anche la prevedibilità. Ha fatto tanto scalpore il "caso Giuliani", il ricercatore abruzzese che aveva previsto l'evento, anche se con tutti i limiti della "previsione". Difficile dire che la tragedia abruzzese potesse essere evitata in questo modo, e non entro nella polemica, se non per dire che l'aver dato dell'"imbecille" a Giuliani, come fatto da Bertolaso (che lo ha anche denunciato per procurato allarme), è una cosa che in altri Paesi, giustamente o no, comporterebbe le dimissioni. Però è ridicolo dire con certezza che non si possono prevedere i terremoti. La relazione fra emissioni straordinarie di gas radon e terremoto è ormai acquisita, ora bisogna capire come metterlo in relazione con i dati dei sismografi e fornire un dato affidabile. Probabilmente si può fare, oppure forse no: ma cercare di nascondere, o addirittura censurare (come fatto ieri sera dal Tg5), tale possibilità è solo da stupidi ostinati. Si destini quindi qualche fondo in più per la ricerca in questo settore, così importante per il nostro Paese.

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