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il blog di Francesco Zanfardino
Fare di conto
post pubblicato in Diario, il 4 settembre 2009


                                               

E' da qualche mese che ci stanno martellando, "a reti unificate", sul graduale ma definitivo passaggio dalla tv analogica terrestre alla tv digitale terrestre. D'altronde, entro il 2010 in tutta Italia si dovrebbe vedere la free-Tv solo con il nuovo sistema, e comunque non oltre il 2012, come previsto dalla UE. Si prospettano però molti problemi per le famiglie italiane, a cominciare dall'acquisto dei non economicissimi decoder, ma soprattutto per la qualità del segnale, per il momento non ancora adeguata in molte aree d'Italia e del tutto assente (per alcuni canali o anche per tutti) in molte altre. Problemi che riguardano soprattutto la tv pubblica (ma guarda un po'...).

Tuttavia, la tv digitale porta anche molti vantaggi. Migliore qualità dell'immagine, una certa interattività, e soprattutto più canali, più offerta televisiva. Il che dovrebbe voler dire anche più pluralismo, che poi è il motivo per il quale nel 2004 fu accelerata e forzata la trasformazione al digitale della TV italiana. Infatti, fu proprio grazie al digitale il Governo Berlusconi di allora, con la legge Gasparririuscì a salvare la posizione dominante assunta da Mediaset grazie ad anni di leggi incostituzionali e di lentissimi processi giudiziar-costituzionali, salvando Rete4, che sarebbe dovuta andare sul satellite, anche per far posto all'emittente legittimamente proprietaria delle sue frequenze (Europa7). E invece lodo Gasparri fu, ed il faccione di Emilio Fede continuiamo a ritrovarcelo tutti i giorni sugli schermi della "rete abusiva".

Ma è davvero così? Davvero col digitale c'è più pluralismo? La legge Gasparri dice che solo il 20% dei canali digitali nazionali può essere ricondotto ad un unico soggetto proprietario (il limite del 20% è quello sancito dalla Corte Costituzionale, e che non è mai stato attuato per l'analogico per i motivi prima citati). Ma chiunque di voi, scorrendo la lista dei canali del proprio decoder digitale, potrà verificare che i canali riferibili al gruppo Mediaset sono molto di più del 20%. Rete4, Canale5, ItaliaUno, Boing, Joy, Mya, Steel, Disney Channel, i vari canali di Diretta Premium, eccetera eccetera ... Tant'è vero che l'Agcom, l'Autorità Garante per le Comunicazioni (in realtà organo politico, e forte complice della situazione attuale della TV italiana), lo scorso Maggio ha finalmente deciso di aprire un'istruttoria sul caso, facendo sapere che da un primo calcolo Mediaset possiede 14 canali nazionali su 42 (il 33%), mentre la RAI 8 su 42 (il 19%). Questo perchè la legge Gasparri, con un'incoerenza tanto palese quanto non casuale, consente ai proprietari di vecchi canali nazionali analogici di ottenere automaticamente un uguale numero di "multiplex" digitali (e per ogni multiplex ci sono cinque canali, proprio perchè, con l'avvento del digitale, dove "passava" un canale analogico ora possono passarcene cinque), con l'effetto che la situazione oligopolistica del vecchio mercato televisivo sarà trasportata pari pari anche nel nuovo mercato digitale.

Resta da capire quanto tempo l'Agcom ci impiegherà per fare quello che chiunque di noi può fare in pochi secondi, ovvero contare i canali digitali di Mediaset sul totale dei canali disponibili, e quindi automaticamente imporre a Mediaset di chiudere alcuni dei suoi canali. Ma la storia degli ultimi trent'anni mi fa pensare che persino per fare di conto l'Agcom ci impiegherà qualche anno. E poi Berlusconi e soci troveranno sempre un cavillo per trascinare l'attuale situazione fino all'eternità. E il pluralismo? Cercatelo su Internet ...

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Riporto Report: Modulazione di Frequenze
post pubblicato in Riporto Report, il 23 marzo 2009


                                                   

Secondo appuntamento con "Riporto Report", la nuova rubrica di Discutendo che ogni lunedì darà spazio alla puntata settimanale di Report, l'ottima rubrica di inchieste giornalistiche condotta da Milena Gabanelli ogni domenica sera su RaiTre (la puntata di ieri, che vi consiglio sempre di vedere, è disponibile qui; la tascrizione testuale integrale della puntata è invece disponibile qui). Stavolta si parla di televisione, e dello scandalo delle concessioni televisive, specchio di un'Italia imperversata dal conflitto d'interessi e da una politica compiacente al mantenimento delle posizioni dominanti.

MODULAZIONE DI FREQUENZE (di Bernardo Iovene)

La puntata inizia con l'intervista a Francesco Di Stefano, imprenditore televisivo e soprattuto patron di Europa7, passata ormai alla storia come "la TV che non c'è". Infatti, l'emittente di Di Stefano, pur avendo ottenuto nel 1999 l'autorizzazione a trasmettere, non ha mai potuto farlo perchè le sue frequenze erano abusivamente occupate da Rete4. Vi suona un po' strano? Allora seguite la storia.

Tutto parte dal "peccato originale", ovvero dalla sentenza della Corte Costituzionale che negli anni '70 determina la fine del monopolio televisivo della RAI, e apre l'etere televisivo alle TV private, ma solo in ambito locale. Tuttavia, ciò non si accompagna ad un piano per l'assegnazione delle frequenze, così che i primi che arrivano occupano le frequenze (che sono un bene pubblico) e ne fanno quello che ne vogliono: un vero e proprio "far west" televisivo, durato vent'anni, fra gli anni Settanta e Ottanta. E' stato anche grazie a questo "far west" che Silvio Berlusconi e la sua Finivest sono riusciti ad accaparrarsi indisturbati e senza limiti buona parte dell'etere televisivo italiano, fino ad aggirare la legge, con la creazione di fatto di tre televisioni nazionali, facendo mandare in onda delle cassette registrate contemporaneamente su tutte le loro tv locali (ricordatevi che la sentenza della Corte aveva permesso la privatizzazione solo alle tv locali). Fu così che alcune preture "oscurarono" le TV di Berlusconi: ma l'allora premier Bettino Craxi, amico di Berlusconi (fu anche testimone di una delle sue nozze), ed è il segreto di Pulcinella che fosse il suo "referente" politico (tant'è vero che discese in campo, non appena Tangentopoli spazzò via Craxi, essendo l'unico in grado di impedire l'ascesa delle sinistre al Governo), subito emanò il cosiddetto "decreto Craxi", meglio noto come "decreto Berlusconi", consentendo la prosecuzione per un anno dello status quo, in attesa della nuova disciplina sul settore televisivo. Il decreto passò grazie ad alcune politiche spartitorie sulla Rai, tenendo buoni tutti i partiti. Ma il decreto conteneva una "finezza": il decreto non era "provvisorio", ma "transitorio". E, giuridicamente, la distinzione fra questi due termini è fondamentale: un decreto provvisorio va rinnovato ogni 6 mesi, il transitorio no. E così lo status quo sarebbe rimasto "legalizzato" all'infinito.

Sarebbe, perchè, poichè ad essere in discussione è la tutela del pluralismo nell'informazione, nel frattempo la Corte Costituzionale nel 1988 chiede al Parlamento "una disciplina sull'emittenza privata contro l'insorgenza di posizioni dominanti", e la posizione di Mediaset, con le sue tre reti, è una posizione dominante. Il Governo, sempre guidato da Craxi, decise con la "legge Mammì", dal nome del Ministero delle Poste e delle Comunicazioni, di risolvere la situazione: fu deciso che solo il 25% delle reti nazionali potevano essere gestite da un solo soggetto. Così, per salvare le 3 reti Mediaset le reti nazionali dovevano essere 12 ... e infatti la legge Mammì "decide" che sono 12, anche se non esistevano tutte (solo 6 lo erano davvero). Nel frattempo però le frequenze non vengono assegnate, perchè il piano viene sequestrato dalle Procure che lo indagano, e così i soggetti che trasmettevano già continuarono a trasmettere, senza che fosse indetta una gara per l'assegnazione.

Così la Corte Costituzionale interviene nuovamente nel 1994, decidendo che la legge Mammì era illeggittima propriò nel suo articolo più importante: quello del 25%. Il limite doveva essere del 20%, a meno che lo sviluppo delle tecnologie (si cominciava a parlare allora del satellite, che era ancora agli inizi) non avesse portato allo sviluppo del settore ed all'ampliamento delle reti disponibili. Ma, comunque, entro 2 anni andavano assegnate le frequenze. L'ampliamento delle reti non avviene, e dunque nel 1996 il Parlamento avrebbe dovuto imporre a Mediaset di cedere una delle sue reti (e alla Rai, pubblica, di togliere la pubblicità da una delle sue). Nel frattempo, però, Berlusconi era andato all'opposizione. Al Governo c'era Prodi, ma Berlusconi fece ostruzionismo, c'erano una quindicina di direttive europee da recepire, e ciò costrinse il Ministro Maccanico a cercare un accordo. D'altronde, il referendum promosso nel 1995 dal centrosinistra contro la situazione delle televisioni non ebbe il favore degli Italiani, che lo bocciò. L'accordo fu questo: l'opposizione votava le direttive, il Governo otteneva che fosse stabilito il limite del 20% e dunque otteneva lo spostamento di Rete4 sul satellite e l'eliminazione della pubblicità da RaiTre, ma l'opposizione ottenne la proroga della situazione con una legge fino al "congruo sviluppo" del mercato satellitare. E fu quel "congruo" a creare l'inghippo: qual era il numero congruo delle parabole affinchè Rete4 fosse spostata sul satellite? A stabilirlo doveva essere l'Agcom, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, istituita proprio con la legge Maccanico: ma, essendo di nomina politica, e non essendoci un termine fisso entro quale emanare il provvedimento, l'Agcom non decise.

Ma la legge Maccanico, oltre al limite del 20%, stabiliva anche che il limite del mercato pubblicitario per un solo soggetto doveva essere del 30%. Anche qui, l'Agcom non decise, così che la prima verifica sul mercato pubblicitario avvenne solo nel 2004: Mediaset e Rai detenevano entrambe più del 30%, e questa situazione era risolvibile solo con l'allontanamento di una rete da Mediaset e l'eliminazione della pubblicità sulle reti Rai. Dunque, Rete4 non solo era fuori parametro per la "posizione dominante" di Mediaset nelle reti (3 reti invece di 2), ma anche per quella nel mercato pubblicitario. Se questo fosse avvenuto prima, e non nel 2004, la questione Rete4 non si sarebbe proprio posta.

Ma questo non avvenne, perchè nel frattempo, nel 1999, avvenne finalmente la gara di assegnazione delle frequenze. A vincere furono varie reti, tra cui Europa7, ma non Rete4. Il motivo? Il nuovo Ministro Cardinale, succeduto a Maccanico, non concesse l'autorizzazione per via della "posizione dominante" di Mediaset, come voleva la legge Maccanico; ma, sempre come voleva la legge, Rete4 era autorizzata a trasmettere "fino al congruo sviluppo" del satellite. Il satellite era ormai abbondamente sviluppato, ma il "congruo" era ambiguo e quindi campa cavallo. Di Stefano allora intraprese una battaglia legale, e così intervenne la Corte Costituzionale, che decise che in ogni caso, sviluppo congruo o no, entro il 2003 andava spenta Rete4 e accesa Europa7. Nel frattempo al Governo è tornato Berlusconi: arriva così la legge Gasparri, dal nome del nuovo Ministro delle Comunicazioni, che cerca di prorogare lo status quo: ma andando ciò contro la sentenza della Corte, Ciampi non firmò. Mancavano ormai 15 giorni allo spegnimento di Rete4, e allora ci fu un decreto: le reti che trasmettevano potevano continuare a trasmettere, tanto ormai c'era la nuova tecnologia del digitale terrestre che avrebbe garantito l'espansione dei canali. L'analogico, almeno nelle intenzioni, sarebbe stato sostituito definitivamente nel 2006 con il digitale, e così Europa7 avrebbe avuto tutto lo spazio per operare. Inoltre il Governo, per lo sviluppo del digitale, stanziò più di 200 milioni di euro per l'acquisto dei decoder (per il quale lo Stato fu poi sanzionato per 7 milioni di euro dalla UE perchè fu ritenuto un aiuto di Stato). E così il Governo riteneva di aver risolto la questione.

Ma la battaglia di Di Stefano proseguì. Anche l'associazione AltroConsumo intervenne, denunciando come, anche con il digitale, le frequenze rimanevano nelle mani degli stessi soggetti: non solo chi trasmetteva già sull'analogico, aveva diritto a trasmettere anche sul digitale, ma continueranno a conservare le frequenze che attualmente hanno, dunque non si aprirà nessun nuovo spazio per Europa7 e gli altri. L'Europa così intervenne, aprendo una procedura d'infrazione. Torna al Governo Prodi, e il nuovo Ministro Gentiloni decide di recepire la direttiva Europea promettendo un ddl sulla materia, quando invece l'Europa aveva detto che bastava disapplicare la legge e togliere le frequenze a Rete4, senza alcun ddl. Ma non arrivarono nè ddl nè disapplicazioni, dato che, come ammesso da Gentiloni, non si potè far niente per via dell'Udeur di Mastella, che evidentemente si preparava ad andare con Berlusconi e minacciava la caduta del Governo (cosa che poi avvenne, per questo ma soprattutto per tanti altri motivi).

Arriva così il Governo Berlusconi, e di fronte alle sentenze dell'Europa, della Corte, ecc. ecc. risponde con uno stratagemma: costringe la Rai a rimodulare le frequenze, facendo così saltar fuori una frequenza da assegnare ad Europa7, assieme ad un risarcimento danni (minimo). La situazione sembra risolta, anche se non è detta l'ultima parola, perchè la frequenza data ad Europa7 probabilmente non consentirà di coprire l'80% del territorio nazionale, come dovrebbe essere, e quindi forse potrebbero esserci nuovi ricorsi. Ma nel frattempo il digitale sta avanzando, in varie regioni l'analogico è stato già spento ... e quindi giustizia probabilmente non sarà mai fatta, grazie a decenni di "far west", compiacenze fra politica e imprenditori, conflitti d'interesse ed incapacità decisionale della politica.

IL MIO COMMENTO: La faccenda è talmente scandalosa che mi vergogno a vivere in un Paese dove possano accadere queste cose. Se le cose fossero state regolate per bene, oggi non ci ritroveremmo con un duopolio delle televisioni, cosa pericolossima per la democrazia in ogni caso, specialmente quando uno dei duopolisti è un politico, e ancor di più quando è Presidente del Consiglio (che controlla, quindi, indirettamente anche l'altra parte del duopolio, la RAI). Sappiamo bene come le televisioni possano influenzare il voto degli Italiani e di chiunque nel mondo, e come una situazione come quella attuale sia contro ogni principio di pluralismo e di equilibrio dell'informazione e non solo. Sarebbe necessaria, al di là della questione Rete4-Europa7, una legge anti-trust che vieti davvero concentrazioni di potere nel mondo dei media, vietando ai singoli privati di possedere da soli più del 25% del mercato pubblicitario, e più del 25% di giornali e TV (proprio in termini di vendite e audience, non di reti possedute o giornali posseduti). Magari si può discutere sulle percentuali, ma è assolutamente necessario un limite per garantire il pluralismo e la concorrenza.

P.S. A proposito di pluralismo e concorrenza nell'informazione, Report ha ricevuto una querela, con richiesta di risarcimento milionaria, da Mario Ciancio, l'editore de "La Sicilia" e proprietario di varie tv locali, che, come denunciato da Report domenica scorsa, gestisce in maniera monopolistica l'informazione a Catania e dintorni, detenendo dunque un potere di influenza sull'opinione delle masse fortissimo (e che sfrutta, ricambiato, a favore del centrodestra locale e nazionale). Comunque Report è abituato a ricevere querele, che puntualmente vince, a dimostrazione della qualità del suo giornalismo e del fatto che in Italia certa gente non è abituata a persone che sappiano la verità e provino a diffonderla.

P.P.S. Anche stavolta accenno alle altre due rubriche di Report. Ne "L'emendamento" è stata denunciata l'assenza di una norma sull'auto-riciclaggio: in Italia, ad esempio, chi vende droga e poi "ricicla" il denaro "sporco" può essere punito per traffico di stupefacenti, ma non per aver riciclato i proventi illeciti. E questo nonostante l'opposizione abbia presentato un emendamento in proposito, stralciato e rimandato dal Governo a data da destinarsi. Nella "Goodnews" di questa settimana, invece, si parla dell'iniziativa di alcuni ragazzi de "L'Onda", il movimento studentesco nato dalle proteste contro la Gelmini, che hanno deciso di proseguire la lotta in una maniera molto costruttiva, ovvero aiutando i ragazzi in difficoltà con lo studio organizzando dei corsi di recupero gratuiti dove tali corsi, che dovrebbero essere organizzati dalle scuole, non sono concessi a causa dei tagli ai fondi delle scuole.

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Poi dicono che non è vero
post pubblicato in Diario, il 26 ottobre 2008


                        

Ieri c'è stata la manifestazione del Pd, cui ho partecipato, ma per un'analisi rimando a domani. Oggi mi preme sottolineare un'altra cosa: ovvero l'ennesima dimostrazione che Mediaset è da una parte, e bisogna avere l'onestà perlomeno di riconoscerlo anche da parte di chi appartiene a quella parte.

Voi direte: embè, che novità è? Già si sapeva. Vi correggo: già era possibile saperlo, ma molte persone non si arrendono all'evidenza. Che non si rendono conto che non è casuale la rarità di programmi di approfondimento "politico", che non è casuale la rarità ancora maggiore di programmi di dibattito politico (cioè con più parti in gioco), che non è casuale che l'informazione di Mediaset sia praticamente quasi del tutto affidata ai telegiornali (ovvero a programmi che possono essere montati a piacimento, non "in diretta", e che quindi possono veicolare i messaggi che convengono a chi li controlla), che non è casuale la rarità di programmi "impegnati" o comunque "seri" e che non è casuale l'abbondanza eccessiva di programmi che "futili" è dir poco, che non è casuale che nei programmi della domenica si parli solo di cretinaggini e che, quando vi si parla di "politica", ad essere intervistati, ovviamente senza contraddittorio, siano solo personaggi di un parte. Non se ne rendono conto, perchè non vogliono farlo, e finchè questo controllo sarà così ben mascherato non se ne renderanno conto mai. Perchè, d'altronde, non è nemmeno colpa loro: lungi da me definirli "stupidi". Caso mai, "poco accorti" e soprattutto "raggirati".

Perciò mi piace parlare di numeri e di confronti immediati, quando parlo di controllo delle televisioni. Perchè magari quei "venti lettori" del mio blog possono rendersene conto, se non l'hanno già fatto. L'ho fatto qualche giorno fa, mostrandovi, con una tabella un po' più chiara dei dati circolati nei media, i dati dell'AgCom, dai quali risulta uno spropositato disequilibrio nei TG a favore dell'attuale maggioranza di governo, soprattutto a Mediaset (ma anche al Tg2, a conferma del fatto che sono capaci di controllare anche la Rai, o perlomeno Rai2, tramite Marano e Mazza). E lo faccio adesso facendovi notare una cosa: la manifestazione del centrodestra del 2 Dicembre 2006 (quella contro la Finanziaria di Prodi) fu mostrata in diretta da Rai2, Canale5La7, più varie "finestre informative" di Rete4 (cercate "finestre informative" nella pagina che si apre col link). Ieri invece la diretta l'han fatta solo Rai3 e La7, da Mediaset un bel niente. Oscurata la manifestazione: nemmeno una "finestruccia informativa". Zero. Magari c'era carenza di personale? Tutti impegnati al quiz di Gerry Scotti oppure dalla De Filippi?

Ancora convinti che le televisioni sono tutte libere?

P.S. Sia chiaro, anche se queste non dovrebbero essere ammesse, non è questo l'importante. L'importante non è che certe televisioni siano controllate, ma che addirittura dicono di essere obiettive ed autonome. Ripeto: che lo facciano, che facciano propaganda per una parte politica: ma non ci dicano palle sulla loro autonomia. Almeno questo ce le potete concedere?
 
P.P.S. Per un disservizio del Cannocchiale (almeno credo) non riesco a leggere i commenti, nè a rispondervi. Dunque perdonatemi per non aver risposto ai commenti.

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La fortuna di Berlusconi
post pubblicato in Diario, il 31 gennaio 2008


                    

Giusto una settimana fa cadeva Prodi nell'aula del Senato. I leader del centrodestra ritrovavano la felicità e la compatezza, in vista di un ritorno al potere. Ma il più felice di tutti era certamente Silvio Berlusconi. Ma non solo per motivi politici. La gioia di Berlusconi deriva anche dal fatto che, con la caduta del governo Prodi, è caduta definitivamente la possiblità di cancellare le famose "leggi ad personam" del precedente governo. E pensare che entro un mese sarebbe cambiato molto.

Ce ne siamo resi conto tutti, in questi giorni. Ieri Berlusconi è stato assolto nel "processo-Sme" perchè il fatto non costituisce più reato. Oggi, Milan e Inter sono state assolte per lo stesso motivo. Il reato in questione, comune alle due vicende, è quello di falso in bilancio, depenalizzato nel 2002 proprio dallo stesso governo Berlusconi. E tanti altri sono i processi nei quali il Cavaliere è stato assolto o prescritto per lo stesso motivo (All-Iberian 2, Caso Lentini, Bilanci Fininvest, Consolidato Fininvest).
Ebbene, la reintroduzione del reato di falso in bilancio, nonchè l'abolizione della cosidetta "ex-Cirielli" sulla prescrizione, erano previste nel "decreto sicurezza" di Amato, che però deve essere converito in legge dal Parlamento. Ma se si scioglieranno le Camere, addio.

Altra notizia di oggi: l'Unione Europea ha bocciato le frequenze di Rete4, "contrarie al diritto comunitario" (la vicenda, abbastanza complessa, riguarda le frequenze di Rete 4 che in realtà apparterrebbero ad Europa 7, che però non ha mai potuto trasmettervi). La sentenza della UE si aggiunge agli altri richiami e bocciature sulla legge Gasparri sulle telecomunicazioni, varata dal precedente governo. La UE sta chiedendo da mesi una nuova normativa.
E il governo Prodi aveva risposto con la riforma Gentiloni, approvata dal CdM e all'esame del Parlamento. La sua approvazione, confermata da Prodi nel suo discorso di fine 2007, era prevista a breve (visti i richiami dell'UE): ma, così come per falso in bilancio e prescrizione, con la caduta del governo salta tutto.
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