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il blog di Francesco Zanfardino
Rai Flop
post pubblicato in Diario, il 5 marzo 2010


                                                

Era prevedibile. Soppressi i grandi talk show come Annozero e Ballarò, la RAI perde ascolti (e guadagni) a favore di Mediaset: già dalla prima settimana di applicazione dell'assurdo "regolamento bavaglio", si può notare come Rai Due il giovedì sera dimezzi lo share, passando dal 19% di Annozero del 25 Febbraio (nonostante la partita della Juve) al 9% del 4 Marzo con "La carica dei 101". Idem per RaiTre, che passa dal 15% di Ballarò del 23 Febbraio (Rai-Mediaset: 42% a 38%) all'8% del simbolico documentario "La Grande Storia - Dittatura" del 2 Marzo (Rai-Mediaset: 40% a 44%).

Era prevedibile, dicevamo. I dirigenti RAI sapevano benissimo che Floris e Santoro "tirano" gli ascolti, oltre a fare un ottimo servizio pubblico, ancora più importante in campagna elettorale. Il problema è che era anche evitabile. La legge sulla par condicio non è cambiata rispetto agli anni scorsi, nei quali i talk-show sono doverosamente andati in onda. Inoltre, si poteva mandarli in onda senza politici. Invece si è scelta la strada più comoda ... a Mediaset e al PDL. A Berlusconi, insomma.

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E il regolamento?
post pubblicato in Diario, il 18 febbraio 2010


                                                

Ormai non fa nemmeno più notizia. Anzi, mi stavo meravigliando che il direttore del TG1 ancora non avesse fatto un editoriale sul caso-Bertolaso. E così Augusto Minzolini ha subito rimediato, lanciando il suo quinto editoriale in meno di un anno (unico direttore di TG italiano così "interventista") e, ovviamente, quinto messaggio pro-premier senza contraddittorio, come direttore del TG dell'ammiraglia del servizio pubblico (quella che, in teoria, dovrebbe essere imparziale). Viene da domandarsi che limite abbia l'indecenza. E anche l'incorenza di citare la legge sulla par condicio, proprio quando la si sta palesemente violando, e in un momento dove un regolamento impedisce al Sindaco di Sanremo di salire sul palco, anche muto.

I giornalisti del TG1, intanto, non hanno il coraggio di fare quello che dovrebbero: scioperare più e più volte, fino a quando Minzolini non se ne sarà andato. Non bastano gli scarni comunicati, ormai l'ha fatta troppe volte fuori dal vaso.

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Se questa è par condicio
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2010


                                                 

I Radicali, come qualcuno di voi saprà, li apprezzo molto. Sono probabilmente l'unico partito italiano a fare politica sulle questioni di principio e non sulla convenienza elettorale o personale. Ed è grazie a questo, alle loro battaglie, che noi Italiani abbiamo ottenuto dei diritti che incredibilmente non avevamo; ed è grazie ai Radicali se la politica Italiana, ogni tanto, fa qualche bella figura all'estero.

Tuttavia, questo loro attivismo sulle "questioni di principio" presenta anche i suoi lati negativi: se portato alle estreme conseguenze, questo può produrre conseguenze controproducenti (motivo per il quale non voto Radicale, almeno finchè ci saranno alternative migliori). Come sulle questioni della Giustizia, dove la giusta difesa dei diritti della difesa li portà però ad approvare o astenersi persino su leggi, come quelle berlusconiane, che fanno il male della Giustizia. O, per fare un esempio più banale, sul "rispetto delle regole" sono riusciti a votare a favore di Villari come Presidente della Vigilanza RAI pur di far eleggere un Presidente perchè, come invece giustamente lamentavano da tempo, era una carica istituzionale vacante da troppo tempo. 

E, a proposito di RAI, è il caso della polemica scoppiata in questi giorni sul nuovo regolamento RAI sulla par condicio, votato dalla rappresentanza del centrodestra in Commissione di Vigilanza su proposta proprio del radicale Marco Beltrandi. Fermare per un mese le trasmissioni di approfondimento come Annozero, Ballarò e Porta a Porta, a meno che non si trasformino in tribune elettorali (che senso avrebbe?), facendo un enrome danno all'informazione, pur di far rispettare alle estreme conseguenze la "par condicio" è una insensatezza colossale. Sia perchè è inopportuno equiparare le "trasmissioni di approfondimento" alla "comunicazione politica", non perchè siano due cose totalmente separate, ma perchè richiedono un rispetto della parità politica certamente diverso; sia perchè il buon senso, e le multe dell'Agcom, hanno sempre spinto i conduttori in periodo elettorale a riequilibrare le presenze politiche in favore dei partiti minori, senza ovviamente mai arrivare all'insensata uguaglianza che ha senso solo per le tribune elettorali (e, anche su quelle, avrei qualcosa da ridire). Ma soprattutto perchè, viste queste premesse, è fin troppo controproducente, in nome di un presunto rispetto delle regole, sacrificare di fatto tutte le trasmissioni di approfondimento.

Non è difficile, d'altronde, capire perchè il centrodestra ha votato a favore di questo provvedimento, nonostante da anni inveisca contro l'insensatezza della par condicio (per motivazioni del tutto opposte alle mie, ovviamente): il regolamento gli consente di far fuori le popolari trasmissioni "scomode" proprio nel momento clou della campagna elettorale, e contemporaneamente gli consente di rafforzare la propria volontà di distruggere la par condicio (con la scusa dell'"avete visto cosa capita a difendere la par condicio"?). Il tutto in un contesto di conflitto di interesse sull'informazione enorme (tra l'altro, Matrix e le trasmissioni di Mediaset non saranno toccate, perchè la norma non si applica alle tv private) e con una situazione dei TG, a cominciare da quelli RAI, vergognosa.

Era proprio necessario, caro Beltrandi?

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Stupidità autarchica
post pubblicato in Diario, il 26 gennaio 2009


                                                            

La stupidità non ha limiti. L'amministrazione di Lucca ha ben pensato di imitare l'autarchismo di Mussolini e vietare la cucina etnica. Nella città toscana, infatti, la giunta di centrodestra ha deciso nel nuovo regolamento comunale per bar e ristoranti che "al fine di salvaguardare la tradizione culinaria e la tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo non è ammessa l'attivazione di esercizi di somministrazione, la cui attività svolta sia riconducibile ad etnie diverse". Insomma, nei ristoranti di Lucca si potrà mangiare solo italiano, preferibilmente lucchese. Infatti, "è previsto che nei menù deve essere presente almeno un piatto tipico lucchese, preparato esclusivamente con prodotti comunemente riconosciuti tipici della provincia di Lucca". Per non parlare della standardizzazione imposta ai locali: gli arredi devono essere "confacenti al centro storico stesso", i locali devono fornire "sedie in legno, arredamento elegante e signorile anche nei dettagli", il personale deve essere "fornito di elegante uniforme adatta agli ambienti nei quali si svolge il servizio". Più altre norme più o meno discutibili, come il divieto di radunarsi fuori i locali o sedersi sugli scalini dei monumenti/luoghi di culto.

Insomma, in un sol colpo l'amministrazione lucchese ha stracciato la Costituzione e molti dei suoi principi: in primis la libertà di impresa (come può permettersi un rappresentante di uno Stato democratico di vietarmi di aprire un ristorante etnico? Come può permettersi di vietarmi di scegliere di arredare il mio locale con sedie di ferro o plastica? Come può permettersi di vietarmi di esse stravagante nella scelta dell'arredamento e dell'uniforme? E poi chi stabilsce e in base a cosa cos'è "elegante e signorile"?), la libertà di scelta (come può permettersi di vietarmi di mangiare un buon kebab, o un bel sushi, o dei fagioli alla messicana?), e, ultimo ma non ultimo, l'uguaglianza di fronte alla legge (come può permettersi di escludere le cucine di "etnie diverse"?).
 
Lo Stato deve intervenire e fermare tale indecenza. Queste cose l'Italia le ha viste solo nel Fascismo. Non è proprio il caso di rivederle ancora.

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Fuori le mafie da Facebook
post pubblicato in Diario, il 4 gennaio 2009


                                                 

Negli ultimi mesi è esploso anche in Italia il "fenomeno Facebook", questo grandioso e divertente strumento che permette di raggiungere con pochi clic persone che non vedevi da una vita, o più semplicemente di tenerti in contatto con i tuoi amici, offrendoti la grande possibilità di raggiungere con i propri messaggi, le proprie idee un vasto numero di persone. Bisogna stare attenti ai messaggi, però.

Perchè Facebook non può essere inquinato da sostenitori delle fecce di questo mondo. A cominciare dalla mafia. Come denunciato proprio da un gruppo di Facebook, "Fuori la mafia da Facebook", infatti, il social network più famoso al mondo pullula di "gruppi" e "pagine" dedicate ai boss mafiosi, con migliaia di loro sostenitori che scrivono messaggi deliranti e inneggianti alle loro "imprese". Qualche esempio fornito dal gruppo: il "Bernardo Provenzano fans club" (650 membri), "Bernardo Provenzano santo subito" (208 membri), "Bernando Provenzano detto Binnu" (195 membri), "Fans di Totò Riina ... un uomo incompreso" (266 membri), "Se non ami Totò Riina la tua vita non ha senso" (100 membri). Ma basta cercare per trovare altri gruppi del genere, come le pagine dedicate allo stesso Provenzano (rispettivamente 316 e 69 fans), a Riina (ben 4.632 fans!), Matteo Messina Denaro (142 fans), eccetera, ma anche boss camorristi, come Raffaele Cutolo (la sua pagina conta 948 fans).

Ebbene, come riportato da Repubblica.it, Facebook si rifiuta di eliminare questi gruppi e queste pagine. "Sarebbe censura". Come come come? Sarebbe censura impedire che imbecilli diffondano i messaggi mafiosi su Facebook, frequentato da milioni di persone, in gran parte ragazzi? E' censura impedire qualsiasi aiuto alla mafia nel fare leva sulle future generazioni? E poi, con quale logica Facebook può sostenere la censura delle foto con allattamento al seno e non di questi gruppi? E poi il regolamento di Facebook parla chiaro: aderendo a Facebook si accetta di non usare il servizio per "caricare, pubblicare, trasmettere, condividere, memorizzare o rendere disponibili in altro modo contenuti che possono costituire, incoraggiare o fornire istruzioni a carattere criminale, violare il diritto di una parte, o che possono altresì violare qualsiasi tipo di legge locale, regionale, nazionale o internazionale". Più istituzione a carattere criminale di così!

Sono sicuro che alla fine Facebook porrà rimedio. Intanto, mi sono iscritto al gruppo "Fuori le mafie da Facebook". Fatelo anche voi.

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