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il blog di Francesco Zanfardino
La "rottamazione"
post pubblicato in Diario, il 28 ottobre 2010


Renzi, Civati e gli altri "rottamatori" hanno lanciato, è chiaro, una sfida al PD. O, meglio, alla classe dirigente del PD: il problema, secondo loro, è che il PD non fa il PD, ovvero non riesce a dire agli Italiani cosa è e cosa vuole fare, anche e forse soprattutto perchè è schiavo di una classe dirigente che è la stessa da 16 anni e che, nonostante i ripetuti fallimenti, vuole restare saldamente alla guida del Partito. Il che si ripercuoterebbe anche nell'incapacità di interpretare quell'esigenza di "rinnovamento" delle forme e soprattutto dei contenuti (oltre che delle semplici "facce") che pure è stata alla base della nascita del PD e del suo iniziale successo.

Sui giornali, e sui media in generale, in realtà la questione è passata solo come la necessità di "rottamare" la classe dirigente per far spazio ai giovani. Non è solo questo, ma è chiaro che proprio alla classe dirigente del PD conviene che la questione appaia come questa.

Ma, comunque, facciamo  anche finta che si tratti solo di una questione "generazionale". E' chiaro che ci sono tanti giovani "vecchi", e (pochi) vecchi "giovani": insomma, "non ci serve un giovane D'Alema", come scrive la scrittice Lidia Ravera su l'Unità. Un vero rinnovamento non si basa sull'età (anche se rifrescare l'età di un Partito significa, pressochè inevitabilmente, anche rinfrescarne le idee ed i contatti con la società reale). Ma vogliamo anche renderci conto che nella politica, come nell'imprenditoria, nei sindacati e in tutti i settori di questa società c'è un evidente deficit di rappresentanza giovanile? Che il Parlamento, come tutte le altre istituzioni, dovrebbe rappresentare il Paese, e invece è prevalentemente nelle mani di una "gerontocrazia" (oltre che di una "fallocrazia")?

Allora se, giustamente, di fronte a questo problema si risponde che non si può ridurre tutto alla questione anagrafica, si vuole quantomeno offrire un'altra risposta? Oppure ci si vuole riempire solo la bocca con il "rinnovamento" e poi semplicemente si ignora il problema? Sarebbe tanto difficile, ad esempio, che i partiti destinino almeno il 10% del proprio finanziamento pubblico alle proprie organizzazioni giovanili, in modo da fornire ai giovani impegnati in politica gli strumenti per poter crescere in autonomia, senza dover dipendere dal politico navigato di turno?

Così dovrebbe rispondere il PD, di fronte alle questioni poste da Renzi, Civati e gli altri. Non semplicemente sostenere che, in fondo, nel PD c'è più spazio per i giovani che altrove: è vero, e nel dibattito politico-mediatico spesso lo si dimentica (chi colpevolmente, chi volontariamente), ma non può certo bastare per un Partito che, ripeto, è nato per interpretare l'esigenza di rinnovamento di un Paese troppo, troppo ancorato al passato.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

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