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il blog di Francesco Zanfardino
Il consenso
post pubblicato in Diario, il 17 novembre 2010


"Alla luce delle politiche aziendali fin qui perseguite, esprimi fiducia nel direttore generale della Rai Mauro Masi"? Questa la, se vogliamo, banalissima domanda posta ai giornalisti RAI dalla loro organizzazione sindacale, l'Usigrai. Ebbene, dei 1878 aventi diritto ben 1.314 hanno votato NO e solo 77 sì (con 29 schede bianche e 18 nulle).

Ora: le capacità non si misurano dal consenso, o quantomeno non solo da quello. Ma una così schiacciante sfiducia da parte dei suoi dipendenti, che si unisce ai ripetuti schiaffi alle proprie politiche aziendali ricevuti dalla critica e soprattutto dal pubblico (che favoriscono le trasmissioni ostacolati da Masi) e ad una pressochè oggettiva supinità agli interessi berluscones, dovrebbe portare il dg Masi a dimettersi seduta stante. Perchè il consenso non è tutto, ma la RAI è pur sempre nel mercato e ha bisogno di manager capaci di puntare al massimo di servizio pubblico col massimo di ascolti, e non al minimo di tutti e due.

E poi l'esaltazione del "consenso" non è uno dei pilastri della cultura berlusconiana di cui Masi è fedele servitore?

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Perchè gratis
post pubblicato in Diario, il 20 ottobre 2010


Il gesto, per carità, è lodevolissimo. Sinceramente, però, non capisco perchè gente come Benigni o Abbado debba rinunciare al compenso di una "ospitata" in TV, debba quasi sentirsi in colpa, solo perchè Qualcuno ha paura di una trasmissione e di cosa potrebbe esser detto in quella trasmissione. In una TV normale, si sarebbe ben contenti di pagare per avere questi ospiti: anche perchè, in un Paese normale, qualunque ospite importante richiederebbe il giusto compenso, perchè non tutti sono San Francesco.

Ovviamente, la RAI non è una TV normale, e l'Italia non è un Paese normale. Però è insopportabile che si utilizzi l'argomento del canone per giustificare certe azioni: innanzituttto, perchè chi paga il canone lo paga perchè il senso del canone è quello di garantire un servizio pubblico di qualità, che non si basi unicamente sulle regole del mercato, e che abbia fra le sue qualità anche quella del pluralismo dei punti di vista, non di una pappetta "politically correct" (d'altronde, anche se dovesse essere una pappetta così, non vedo come gli editoriali di Minzolini, il salotto di Vespa o quello di Paragone rientrino nel "politically correct" e, invece, le puntate di Annozero e della Dandini no).

Inoltre, se anche si volessere rinunciare al servizio pubblico, rimangono le regole del mercato, e quelle ci dicono che i programmi ostacolati dalla cricca Masi&Berlusconi sono fin troppo spesso quelli favoriti dagli ascolti e, quindi, che si ripagano ampiamente da soli con la pubblicità: anzi, spesso fanno guadagnare la RAI, come "Che tempo che fa" con Fazio, nonostante Fazio sia uno dei dipendenti RAI più pagati. E, allora, dovrebbero fare ponti d'oro ad una trasmissione diretta da una gallina dalle uova d'oro come Fazio e da uno come Saviano, famosissimo e che non compare quasi mai in TV (e quindi dall'altissimo potenziale d'audience).

Ma niente da fare. Anzi, si sbatte in faccia all'opinione pubblica, in nome della trasparenza, i compensi dei conduttori e degli ospiti, per far credere ai tele-elettori che questi "sporchi comunisti" per le "loro" trasmissioni prendano soldi dalle tasche degli Italiani. Beh, se proprio si deve usare questa modalità becera, almeno la si utilizzi fino in fondo: anzi, invito tutte le trasmissioni "incriminate" a mostrare tutto, non solo i compensi e le spese, ma anche gli introiti delle loro trasmissioni. Così da sputtanare questo squallido gioco da macchina del fango.

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L'opposizione nei TG? Un optional
post pubblicato in Diario, il 15 ottobre 2010


Mentre Masi e Berlusconi pensano a censurare Santoro, i telegiornali nostrani fanno il bello e il cattivo tempo. Periodicamente pubblico queste tabelle con i dati dell'Agcom, l'Autorità statale deputata, fra le altre cose, alla sorveglianza del pluralismo socio-politico nei mezzi di comunicazione: e da questo punto di vista i dati peggiorano sempre di più, con uno squilibrio sempre più evidente tra gli spazi dedicati alle forze di maggioranza rispetto a quelle d'opposizione. Anzi, stavolta lo squilibrio (i dati sono riferiti a Giugno 2010) arriva a coinvolgere, spero casualmente, tg di solito più equilibrati come La7 e RaiNews (arrivando "pari con Tg1 e Tg2, che invece sono squilibrati come sempre). Niente a che vedere, comunque, con gli scandalosi tg Mediaset, dove su Tg4 e Studio Aperto ogni minuto dedicato all'opposizione è affiancato da otto minuti dedicati alla maggioranza.

E questo senza contare gli "editoriali" di Minzolini, tutti squilibratissimi a favore di Berlusconi e soci (e senza contraddittorio, a differenza di quelli di Travaglio, che vengono poi eventualmente discussi dagli esponenti della maggioranza presenti in studio).

Masi, pensi a questo invece che a Santoro ...

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Santoro, vattene ...
post pubblicato in Diario, il 14 ottobre 2010


Ho mandato la mia letterina a Masi, e vi invito a fare altrettanto. Sottolineando che un servizio pubblico degno di questo nome deve garantire la pluralità delle voci, non l'omologazione. Che un programma che fa costantemente il doppio degli ascolti di una media serata di RaiDue andrebbe trattato come una gallina dalle uova d'oro, anzichè ostacolato in tutti i modi. Che se c'è un problema di contradditorio non è nello studio di Santoro, ma in quelli del Tg1 di Minzolini (che tra l'altro gli ascolti li perde, lui). Insomma, che il problema della RAI, del servizio pubblico non è certo Santoro.

Il problema è una dirigenza asservita
, specialmente sotto l'egida berlusconiana. Asservita non alle logiche del mercato, e purtroppo nemmeno a quelle del servizio pubblico, ma a quelle degli uffici di propaganda del Governo. Questo non è servizio pubblico.

E forse, Santoro & Co, non è nemmeno il caso di continuare a lottare. Il vostro tentativo è lodevole, ma forse è arrivato il momento di prendersi quella milionaria liquidazione e reinvestirla. In una nuova televisione o, volando basso, perchè no, trasferendo armi, bagagli e 20% di ascolti nella La7 di Mentana, Gruber, Lerner, eccetera. Contro il duopolio, anzi contro l'omopolio (nel senso di "Raiset", intendiamoci). Si può fare, e forse ora si deve fare.

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Trarre le conseguenze
post pubblicato in Diario, il 21 settembre 2010


                                            

Secondo il sottosegretario Carlo Giovanardi, responsabile del Dipartimento nazionale antidroga, "chi lavora nel servizio pubblico deve dimostrare di non drogarsi. Così come nel calcio i giocatori vengono espulsi per un certo periodo dalle gare, credo che per i conduttori televisivi, soprattutto se lavorano nel servizio pubblico, sia sacrosanto auspicare che la loro immagine pubblica sia in linea con i valori educativi della Rai. Quindi anche loro dovrebbero sottoporsi al test antidroga volontariamente come hanno fatto i parlamentari: in caso di non disponibilità al test, ognuno trarrà le sue conclusioni".

Tralasciamo pure l'improbabile paragone col calcio, dove i test antidroga si effettuano perchè i calciatori potrebbero trarre beneficio dalle droghe per la loro attività sportiva, non certo perchè si vogliono evitare problemi di pubblica moralità. E tralasciamo anche l'incongruenza fra la necessità di "dimostrare" di non drogarsi e quella di fare "il test come i parlamentari", che era anonimo (!) e dunque non si è dimostrato un bel nulla. Per non parlare della "immagine pubblica" che deve essere in linea con i valori della Rai: drogarsi in privato non è certo una cosa pubblica, no? Quello che conta di questo sproloquio è la frase finale: "in caso di non disponibilità al test, ognuno trarrà le sue conclusioni". Come a dire: cari conduttori, magari comunisti cannaioli che osate ancora dare fastidio al nostro illuminato Premier, state attenti.

Mi domando però quando Giovanardi e company "trarrano le conclusioni" sui tantissimi drogati che ci sono in Parlamento, il "servizio pubblico" per eccellenza. Prima loro, poi gli altri, eventualmente. Ne vedremmo delle belle.

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"Nemmeno nello Zimbabwe"
post pubblicato in Diario, il 13 marzo 2010


                                                 

Così commenta ipocritamente Mauro Masi, piazzato come dg alla Rai proprio da Berlusconi, le pressioni ricevute dal premier per ridimensionare e chiudere i programmi "scomodi" della TV pubblica ("Annozero" di Santoro, ma anche "Parla con me" della Dandini), nelle intercettazioni rivelate dal quotidiano "Il fatto" nell'ambito delle indagini della procura di Trani. Intercettazioni nelle quali compare anche il nome del "fido" Minzolini, che mette a disposizione del premier il suo TG1.

E' vero, "nemmeno nello Zimbabwe ci si comporta così". Il fatto è che siamo in Italia, e se queste cose lasciano indifferenti l'opinione pubblica e le istituzioni, vuol dire che c'è un problema di democrazia. A meno di non voler usare lo Zimbabwe come modello di democrazia ...

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Rai Flop
post pubblicato in Diario, il 5 marzo 2010


                                                

Era prevedibile. Soppressi i grandi talk show come Annozero e Ballarò, la RAI perde ascolti (e guadagni) a favore di Mediaset: già dalla prima settimana di applicazione dell'assurdo "regolamento bavaglio", si può notare come Rai Due il giovedì sera dimezzi lo share, passando dal 19% di Annozero del 25 Febbraio (nonostante la partita della Juve) al 9% del 4 Marzo con "La carica dei 101". Idem per RaiTre, che passa dal 15% di Ballarò del 23 Febbraio (Rai-Mediaset: 42% a 38%) all'8% del simbolico documentario "La Grande Storia - Dittatura" del 2 Marzo (Rai-Mediaset: 40% a 44%).

Era prevedibile, dicevamo. I dirigenti RAI sapevano benissimo che Floris e Santoro "tirano" gli ascolti, oltre a fare un ottimo servizio pubblico, ancora più importante in campagna elettorale. Il problema è che era anche evitabile. La legge sulla par condicio non è cambiata rispetto agli anni scorsi, nei quali i talk-show sono doverosamente andati in onda. Inoltre, si poteva mandarli in onda senza politici. Invece si è scelta la strada più comoda ... a Mediaset e al PDL. A Berlusconi, insomma.

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Se questa è par condicio
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2010


                                                 

I Radicali, come qualcuno di voi saprà, li apprezzo molto. Sono probabilmente l'unico partito italiano a fare politica sulle questioni di principio e non sulla convenienza elettorale o personale. Ed è grazie a questo, alle loro battaglie, che noi Italiani abbiamo ottenuto dei diritti che incredibilmente non avevamo; ed è grazie ai Radicali se la politica Italiana, ogni tanto, fa qualche bella figura all'estero.

Tuttavia, questo loro attivismo sulle "questioni di principio" presenta anche i suoi lati negativi: se portato alle estreme conseguenze, questo può produrre conseguenze controproducenti (motivo per il quale non voto Radicale, almeno finchè ci saranno alternative migliori). Come sulle questioni della Giustizia, dove la giusta difesa dei diritti della difesa li portà però ad approvare o astenersi persino su leggi, come quelle berlusconiane, che fanno il male della Giustizia. O, per fare un esempio più banale, sul "rispetto delle regole" sono riusciti a votare a favore di Villari come Presidente della Vigilanza RAI pur di far eleggere un Presidente perchè, come invece giustamente lamentavano da tempo, era una carica istituzionale vacante da troppo tempo. 

E, a proposito di RAI, è il caso della polemica scoppiata in questi giorni sul nuovo regolamento RAI sulla par condicio, votato dalla rappresentanza del centrodestra in Commissione di Vigilanza su proposta proprio del radicale Marco Beltrandi. Fermare per un mese le trasmissioni di approfondimento come Annozero, Ballarò e Porta a Porta, a meno che non si trasformino in tribune elettorali (che senso avrebbe?), facendo un enrome danno all'informazione, pur di far rispettare alle estreme conseguenze la "par condicio" è una insensatezza colossale. Sia perchè è inopportuno equiparare le "trasmissioni di approfondimento" alla "comunicazione politica", non perchè siano due cose totalmente separate, ma perchè richiedono un rispetto della parità politica certamente diverso; sia perchè il buon senso, e le multe dell'Agcom, hanno sempre spinto i conduttori in periodo elettorale a riequilibrare le presenze politiche in favore dei partiti minori, senza ovviamente mai arrivare all'insensata uguaglianza che ha senso solo per le tribune elettorali (e, anche su quelle, avrei qualcosa da ridire). Ma soprattutto perchè, viste queste premesse, è fin troppo controproducente, in nome di un presunto rispetto delle regole, sacrificare di fatto tutte le trasmissioni di approfondimento.

Non è difficile, d'altronde, capire perchè il centrodestra ha votato a favore di questo provvedimento, nonostante da anni inveisca contro l'insensatezza della par condicio (per motivazioni del tutto opposte alle mie, ovviamente): il regolamento gli consente di far fuori le popolari trasmissioni "scomode" proprio nel momento clou della campagna elettorale, e contemporaneamente gli consente di rafforzare la propria volontà di distruggere la par condicio (con la scusa dell'"avete visto cosa capita a difendere la par condicio"?). Il tutto in un contesto di conflitto di interesse sull'informazione enorme (tra l'altro, Matrix e le trasmissioni di Mediaset non saranno toccate, perchè la norma non si applica alle tv private) e con una situazione dei TG, a cominciare da quelli RAI, vergognosa.

Era proprio necessario, caro Beltrandi?

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Servizietto pubblico
post pubblicato in Diario, il 13 settembre 2009


                                                

La "normalizzazione" della RAI non sembra avere fine. Mentre continua lo squallido gioco di nomi per i futuri dirigenti (e soprattutto la futura linea) di RaiTre, nonostante l'era Ruffini-DiBella sia stata caratterizzata da aumenti di ascolti per la terza rete e per il Tg3, e a pochi giorni di distanza dalla notizia della copertura legale tolta ai giornalisti di Report, altre grane in arrivo per i pochi spazi di vera informazione del servizio pubblico.

Innanzitutto Michele Santoro che, dopo aver lamentato il mancato rinnovo dei contratti che molti suoi collaboratori devono ancora ricevere, e l'ipotesi quantomeno fantasiosa, e ancora non del tutto smentita, di affiancare a Travaglio un editorialista di destra, continua a battagliare con la dirigenza RAI per mandare in onda gli spot della sua trasmissione, che comincerà (?) il 24 Settembre ma della quale non si è vista ancora traccia, a 10 giorni dalla prima puntata, sulla pubblicità RAI. Nonostante sulla Rete siano diventati un successone.

Ma la faccenda più incredibile è quella che riguarda il rinvio di Ballarò. La trasmissione condotta da Giovanni Floris sarebbe dovuta partire questo Martedì, ma la dirigenza RAI ha ben pensato di spostare a data da destinarsi il peraltro annunciatissimo avvio della nuova stagione, pur di concentrare l'attenzione sullo speciale prima serata di Porta a Porta dedicato alla consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi (di Onna, in particolare). Un vero e proprio "evento", secondo il dg Masi, ma che invece avrebbe tranquillamente potuto andare in seconda serata. Anche perchè si tratta delle prime case consegnate, non del "entro Settembre nessuno in tenda" promesso qualche tempo fa da Re Silvio. Evidentemente Palazzo Grazioli aveva espresso la necessità di mascherare le promesse non mantenute con uno show mediatico dai grandi ascolti tutto incentrato a far di una pagliuzza l'intero granaio. E i fidi Masi e Vespa hanno subito supinamente acconsentito.

Si tratta palesemente di una spudorata mossa indegna di un servizio pubblico degno di questo nome, perpetrato da dirigenti RAI che non anno altra premura che quella di offrire un "servizietto pubblico" al Premier e alla sua propaganda politica. Un motivo in più per aderire il più possibile alla manifestazione del 19 Settembre per la libertà d'informazione in Italia. Anzi, per un'informazione che non dimentichi la sua dignità.

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Par condicio?
post pubblicato in Diario, il 26 maggio 2009




I dati che leggete nella tabella sono dell'Agcom, l'autorità statale (che dovrebbe essere) garante ed indipendente per le Comunicazioni, ed appartengono al monitoraggio televisivo del pluralismo informativo che l'Agcom fa costantemente nella quasi indifferenza generale. Questi sono i dati relativi a Marzo 2009, che potete trovare insieme agli altri nel sito dell'Agcom (www.agcom.it), alla voce "par condicio", poi "monitoraggio televisivo" (cliccate qui).

Le percentuali si riferiscono allo spazio concesso ad ogni soggetto politico, inteso come "tempo di parola" (l'Agcom monitora anche il "tempo di notizia" ma, siccome si può parlare tanto di qualcosa anche parlandone male, il dato più indicativo per misurare l'imparzialità di un telegiornale è il "tempo di parola"). Ebbene, come potete vedere, nei TG nostrani c'è un evidente squilibrio a favore della maggioranza di Governo, particolarmente evidente nelle reti Mediaset: il Tg4 è il più squilibrato, avendo dedicato alla maggioranza addirittura il 93% degli spazi, contro il solo 4% dedicato alle opposizioni. Seguono il Tg5 (75% contro 19%) e Studio Aperto (75% contro 20%), per un complessivo 83% a 12% per le reti Mediaset. Ma anche la Rai non si risparmia: per il Tg2 66% contro 20%. Più equlibrati Tg1 e Tg3, rispettivamente 55%-32% e 45%-39%, per un complessivo 54% contro 32% per le reti Rai. Ma, passando ai partiti, si nota un diverso trattamento tra le reti Rai e Mediaset: queste ultime cancellano di fatto Udc, Idv e Lega, lasciando i pochi spazi destinati all'opposizione al Pd e destinando enormi percentuali al Popolo delle Libertà. Mediaset, inoltre, destina enormi spazi al solo Presidente Berlusconi, il triplo delle reti Rai.

Ma non si pensi che sia un fenomeno limitato a Marzo 2009: basta controllare i dati sul sito dell'Agcom per verificare che tale immane squilibrio dura da ben prima, fin dall'inizio di questa legislatura. Ora, che siamo in regime di par condicio elettorale, lo squilibrio si è attenuato: e pur abbiamo dovuto assistere a scioperi per la fame affinchè questo avvenisse (il "caso Radicali"), e comunque in ogni caso le reti Mediaset proseguono nello squilibrio, anche se meno eccessivo. Perlomeno, però, il Tg4 si è beccato una multa dall'Agcom: 180mila euro. Pochi spiccioli, che non risolvono certo il problema, anche perchè, quando non c'è par condicio elettorale, l'Agcom non può nemmeno multare, ma solo "richiamare", come fatto varie volte in questi mesi.

E' un vero schifo. Uno schiaffo alle più elementari norme democratiche, che conferma che il conflitto d'interessi e la manipolazione dell'informazione sono realtà, e non invenzioni di una "sinistra senza argomenti". Alla quale, però, va imputato il fatto di non essere riuscita, pur volendo, a cambiare realmente questo stato di cose, quand'era al Governo.

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LottizzeRai
post pubblicato in Diario, il 19 aprile 2009


                                               

Ieri hanno fatto tanto scandalo le indiscrezioni di stampa sul vertice a casa Berlusconi sulle "nomine Rai". Su due nomi "non ci piove", come detto da un partecipante al vertice, ovvero il passaggio di Mauro Mazza dal Tg2 alla direzione di RaiUno, e il gran ritorno al Tg1 di Clemente Mimun, attualmente direttore del Tg5 (e, inutile da dire, fido del Cavaliere, assieme a Mazza). Poi vari nomi dall'incerta collocazione: al Tg5 in pole position c'è Maurizio Belpietro, fidatissimo direttore berlusconiano del berlusconiano Panorama, che però è anche in corsa per il Tg2, insieme ai più moderati ma comunque vicini al premier Orfeo (direttore Il Mattino), Napoletano (direttore Il Messagero) ed anche l'altro berlusconianissimo Minzolini (editorialista La Stampa), quest'ultimo in corsa anche per sostituire Belpietro a Panorama. Persino le croniste di Tg1 e Tg2 al seguito del premier, la Petruni e la Colucci, trovano posto in questo scacchiere, come probabili direttore e vice direttore di RaiDue (e comunque diventerebbero vicedirettori dei rispettivi Tg). Ed altre nomine simili, tutte caratterizzate dalle "inclinazioni" (lascio a voi l'interpretazione del termine...) verso Sua Emittenza, Berlusconi. Che, da proprietario dell'altro membro del duopolio televisivo, Mediaset, sceglie a casa sua chi deve comandare nelle reti avversarie.

Nemmeno tanto indiscrezioni, visto che, nonostante "a caldo" l'onnipresente Bocchino smentiva dichiarando "ma quale Rai, abbiamo parlato di Abruzzo", oggi Berlusconi stesso ha confermato, sostenendo che la riunione si è fatta a Palazzo Grazioli "per risparmiare". Anche se ha detto che i nomi circolati sono inesatti, e che ha in mente una "sorpresa". Già, magari oltre a Belpietro a completare il quadretto ci troveremo Feltri, Ferrara e Mario Giordano.

Sinceramente però non capisco perchè ci si stupisca: siamo pur sempre nel Paese dove la RAI nei secoli immemori è stata sempre totalmente gestita dalla politica e dalle sue spartizioni; siamo pur sempre nel Paese dove si ritiene un "finto scandalo" che un Premier agisca sui direttori dei Tg della RAI per controllare il consenso, o che telefoni il direttore generale per segnalare attricette in cerca di carriera; siamo pur sempre nel Paese dove il conflitto d'interessi è considerato un'invenzione dei maligni; siamo pur sempre nel Paese dove il giornalismo indipendente è una nettissima minoranza, e dove perfino nelle trasmissioni della domenica si ha paura a nominare il nome di Sua Emittenza invano (assolutamente da vedere il video che vi ho allegato, riferito alla puntata di Domenica In di Pasqua, e l'irriverente articolo che Gramellini della Stampa ha scritto sul fatto). Ci si finisca di stupire, e chi di dovere, giornalismo indipendente e partiti meno coinvolti, comincino a battagliare sul serio per la libera e buona informazione. E per un vero servizio pubblico.

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I due comici
post pubblicato in Diario, il 15 aprile 2009


       Questa in particolare è la vignetta citata da Masi nella lettera in cui spiega i motivi della sospensione di Vauro (Dal sito www.vauro.net)
 
Alla fine il nuovo "editto bulgaro" è arrivato. Un "edittino", a dire il vero, in quanto stavolta è solo una, e non tre, la persona invisa a Berlusconi & Co allontanata dalla RAI: ovvero il vignettista Vauro, che ogni giovedì concludeva con le sue vignette satiriche le puntate di Annozero, la trasmissione "polemista" condotta da Santoro, anch'essa punita dai vertici RAI a dover "riequilibrare", nella prossima puntata, i servizi informativi sulla faccenda dell'Abruzzo.

Le sanzioni arrivano dopo le polemiche innescate dal centrodestra in merito proprio alla puntata di Giovedì 9 sul terremoto. Già ne ho parlato pochi giorni fa, dunque non mi ripeto, se non per ribadire che, pur non condividendo l'impostazione diciamo "politica" di Annozero, perchè fa quasi sembrare che la politica faccia tutta schifo, che quasi non ci sia differenza fra il tanto criticato Berlusconi e il centrosinistra, che non abbia mai speso una parola positiva per Berlusconi anche quando (occasioni rare, ma capitano...) la si poteva spendere, eccetera, di trasmissioni come Annozero ci sarebbe più bisogno in Italia. Perchè, a fronte di tante trasmissioni di "approfondimento" che definire "giornalistiche" è un insulto al giornalismo, tanto sono prone a Berlusconi e al potere in generale, Annozero è l'unica trasmissione, a parte l'ottimo Report (che però non lo si fila nessuno, purtroppo), che rompe le scatole davvero a tutti, compreso il PD (anzi, negli ultimi tempi, ed immeritatamente, forse pure di più), mettendo in luce tante cose che tutti gli altri circuiti mediatici non osano dire per paura di infastidire qualcuno. Forse gli unici che si salvano da Annozero sono quelli dell'Italia dei Valori (ed è questo infatti secondo me l'unico vero limite della trasmissione: perchè certo l'IDV non è immune da ciò che Annozero tanto critica, anzi). E per questo Annozero è tanto criticato, accusato di "comunismo", "volgare", "denigratorio", bla bla bla, dal centrodestra, e a malapena tollerato, se non criticato, da certi settori delle opposizioni (l'Udc di Casini, ma anche molti dei "dalemiani" e  dei "centristi" del PD, quelli sì davvero ben poco differenti dal pensiero berlusconiano, a differenza di chi guida e ha guidato il PD finora). Dimenticandosi ovviamente che l'unico limite alla libertà di espressione è la menzogna, e proprio Annozero di bugie non le ha mai dette, a differenza di molte altre trasmissioni che la documentazione giornalistica non sanno manco dove stia di casa.

Ma, al di là di questo discorso generale, la cosa più assurda sta proprio nella motivazione della sospensione di Vauro. Il dg della Rai Mauro Masi (appena nominato e membro del Governo: un politico espressione diretta, direttissima, del Governo a gestire tre televisioni pubbliche. Poi dicono che il conflitto d'interessi è un invenzione) ha infatti motivato la sospensione dicendo che una delle sue vignette era offensiva verso la sensibilità dei terremotati. Per precisione, quella con scritto: "Aumento delle cubature? Dei cimiteri!" con un uomo sconsolato davanti alle bare e al crollo della propria casa. Cosa ci sia di offensivo in questa vignetta, penso non sia chiaro nemmeno a voi: anzi, la vignetta mette in risalto come fino a poco tempo fa si sognava di allargare la casa con la liberalizzazione di Berlusconi, e ora invece ci si ritrova senza case e con i cimiteri allargati. Sottilmente,  probabilmente la vignetta poneva anche l'attenzione sul fatto che il "piano casa" non prevedeva il rispetto delle norme antisismiche. D'altronde, nelle polemiche post-trasmissione Vauro non era nemmeno stato citato. Però Masi lo ha sospeso lo stesso.

Poi non si capisce perchè si colpisce Vauro e non quel comico che davvero ha offeso la sensibilità dei terremotati, paragonando le loro condizioni ad un "campeggio". Cosa che ha fatto indignare tutto il mondo, finendo sulle prime pagine di tutti i giornali esteri, ma non nei ciricuiti medidatici italiani che l'hanno censurata. Ah, ma già, "quel" comico non è un comico qualsiasi, è il Presidente del Consiglio.

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