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il blog di Francesco Zanfardino
La questione sindacale
post pubblicato in Diario, il 13 novembre 2008


                                     

E' riesplosa la "questione sindacale". Una campagna più o meno silenziosa, promossa dalla maggioranza di Governo, da giornali di parte ma anche no, da certi ambienti qualunquisti e da un'opinione pubblica che mal vede certi atteggiamenti dei sindacati, sta notevolmente abbassando la fiducia nei sindacati. Se a tutto ciò si aggiungono poi le divisioni interne al mondo sindacale, con la CGIL impegnata in un'aspra lotta di piazza e CISL e UIL impegnate al contrario in un quasi "consociativismo" con i governanti, si può ben comprendere il difficile stato di salute dei sindacati.

Certo i sindacati non è che facciano di tutto per risollevarsi. Mettiamo il caso Alitalia: la difesa che i sindacati, tutti, hanno fatto di alcuni privilegi e interessi corporativi delle categorie interessate in tutti questi anni, oppure il più recente sciopero illegale (voluto dai CUB, una sigla sindacale non riconosciuta), sono gli esempi più efficaci, in questo momento, di comportamenti più generali che i sindacati tutti, con le dovute sfumature, hanno attuato più volte in tutti i campi lavorativi. Ma da qui a dire che i sindacati sono "inutili", ce ne passa. Dove non ci sono i sindacati, non c'è democrazia. Basti pensare alla Cina: lì i sindacati non ci sono e i lavoratori sono sfruttati, sottopagati e senza diritti. E le conseguenze le paghiamo anche noi, visto che le nostre aziende subiscono la concorrenza sleale di quelle cinesi (oppure esternalizzano lì, e a pagarne le conseguenze in questo caso sono proprio i nostri lavoratori).

Passando poi alla spaccatura sindacale, vediamo errori da tutte le parti. Da una parte sembra esserci chi dice solo "no", dall'altra chi dice solo "sì". Invece un sindacato non deve nè essere bastian contrario nè consociativista con il Governo: deve unicamente tutelare i diritti dei lavoratori, abbandonando contrasti ideologici o convenienze poltronistiche. Non so se la CGIL, da una parte, e CISL e UIL, dall'altra, rientrino in queste due categorie: fatto è che non lo devono essere, e sembrano esserlo molto spesso. In questo scenario, comunque, è estremamente ridicola ed estremamente grave la decisione del Governo di eliminare la CGIL dai tavoli di discussione: la CGIL, piaccia o no, è un sindacato che rappresenta milioni di lavoratori, il primo d'Italia, e va sempre riconosciuta, a prescindere dalle sue idee e dai suoi atteggiamenti. Tra l'altro fa ridere che quelli che adesso escludono la CGIL perchè "politicizzata" e "irresponsabile" siano gli stessi che all'epoca appoggiavano la cacciata di AirFrance da parte dei sindacati o lo sciopero selvaggio dei TIR che paralizzò l'Italia per tre giorni (non uno come quello recente di Alitalia).

P.S. Certo Angeletti non ci ha fatto proprio una bella figura a Ballarò cercando di negare di essere stato con Bonanni al tavolo del Governo chiuso alla CGIL ... Dovrebbe davvero dimettersi perchè da oggi in poi non potrà non essere accusato di "consociativismo". Ha perso la faccia, e, per quanto lo stimassi, deve dimettersi. 

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Assenteismo e buon esempio
post pubblicato in Diario, il 12 novembre 2008


                                          

Ieri chi ha assistito alla puntata de "Le Iene" sarà certamente rimasto colpito dal servizio del Trio Medusa sull'assenteismo dei parlamentari. Il servizio si basava sulla dichiarazione del capogruppo PdL alla Camera Cicchitto, che aveva proposto di multare di 10 euro ogni assenza fatta dai parlamentari. Proposta subito affossata dagli stessi parlamentari del PdL, nonostante la cifra ridicola, ma che il Trio Medusa ha voluto riproporre andando a "multare" i parlamentari davanti Montecitorio. Ebbene, è successo che, diversamente dagli altri parlamentari che hanno accettato quasi tutti bonariamente la critica, l'on.Carlucci (Pdl) ha aggredito fisicamente e verbalmente gli inviati de "Le Iene", accusandoli di essere "imbecilli", dichiarando di lavorare "dalla mattina alla sera", di avere il "99% di presenze"; ha inoltre rotto le telecamere e i microfoni, con una imbecillità che potrete meglio verificare guardando il video.

Ora, a parte il fatto che la Carlucci è stata assente a 55 votazioni (l'8%, non l'1%), cifra certamente minore di tantissimi altri parlamentari, ma maggiore di tanti altri fermati dal Trio Medusa e che hanno accettato la critica "pagando" la multa, e a parte il fatto che un Parlamentare della Repubblica mai dovrebbe permettersi di lasciarsi andare a simili aggressioni, ciò che importa davvero è che non si può lanciare una battaglia contro l'assenteismo dei dipendenti pubblici e poi lamentarsi se qualcuno nota che a dare il cattivo esempio sono proprio i parlamentari, i dipendenti pubblici "per eccellenza".
 
Poi, certamente, l'argomento non va affrontato con qualunquismo, perchè ci sono differenze notevoli fra parlamentari e parlamentari, e fra parti e partiti (come potete vedere da questa ottima tabella del "Sole 24 Ore"). Così come ci sono queste differenze fra i dipendenti pubblici (e, a proposito di qualunquismo, sparare cifre meno inventate sulla "magica riduzione" dell'assenteismo gioverebbe alla credibilità del sistema). Ma d'altronde non mi sembra che nè "Le Iene" nè tanti altri abbiano detto che sono tutti uguali (eccetto Grillini & Co), nè che il Governo o altri abbiano detto che tutti i dipendenti pubblici sono fannulloni e assenteisti: ma allora perchè le critiche delle Iene sono "qualunquiste", mentre la battaglia di Brunetta non lo è? Hanno forse ragione i dipendenti pubblici "onesti" a difendersi anche loro da questa campagna qualunquista nei loro confronti? E non abbiamo forse ragione tutti noi a chiedere che le dure condizioni imposte da Brunetta ai dipendenti pubblici (malattie e tornelli) vengano applicate anche ai parlamentari, che devono dare il buon esempio (e che godono anche di innumerevoli privilegi)?

Poi si può discutere sull'utilità di queste cose ... per me, ad esempio, conta più il fatto che i dipendenti pubblici, parlamentari compresi, facciano (e bene) il lavoro loro assegnato, più che essere presenti per poi magari far niente. D'altronde, forse in taluni casi sarebbe meglio che i parlamentari fossero ancora più assenti di così ...

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Come diceva Gaber, "Libertà è partecipazione"
post pubblicato in Diario, il 21 marzo 2008


                       

Ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, da Santiago del Cile dov'era in visita di Stato, ha ricordato a tutti una cosa fondamentale: ovvero, che "il voto non è mai inutile". Affermazione che si riferisce a due atteggiamenti negativi che purtroppo dominano questa campagna elettorale: ovvero quello del considerare "voto utile" solo quello dato ai maggiori partiti e quello del considerare qualsiasi voto inutile, tanto i candidati "sono tutti uguali".
Anche questo blog sostiene le parole di Napolitano. Ecco perchè.

Quella del "voto utile" è una offesa alla dignità dei cittadini. Ognuno deve votare secondo la propria coscienza: non bisogna votare un partito solo perchè può vincere, chiudendo un occhio su un programma che si ritiene lontano da sè, rinunciando ad un altro partito che invece, pur rispecchiando le proprie idee, non può vincere. Altro discorso è, invece, quello di votare un partito non solo perchè può vincere, ma anche perchè il suo programma e le sue idee sono perlomeno vicine alle proprie. E comunque, in qualsiasi caso, nessuno si può arrogare il diritto di ritenere "inutile", "dannoso" o "pericoloso" il voto dato ai "partiti minori", come spesso è capitato di dire ad esponenti del PDL (silenzio invece dal PD, ma nemmeno dichiarazioni contro le parole del PDL).

Passando invece alla questione dell'utilità o meno dell'andare a votare, questo blog fino al 14 Aprile (e finchè sarà necessario) si batterà contro l'astensionismo. Affinchè non prevalga la linea di chi, come Beppe Grillo, invita tutti al "non voto utile", ovvero alla rinuncia al voto. Non esiste nessuna motivazione valida a favore dell'astensionismo.
Infatti, anche se la legge elettorale attuale non permette le preferenze (e d'altronde in tutta Europa al massimo si concede l'uninominale), ciò non vuol dire che bisogna rinunciare anche alla possibilità di scegliere il partito e il candidato premier. E poi si poteva e si può benissimo promuovere un referendum per la reintroduzione delle preferenze, invece di rinunciare a votare.
Ma la motivazione che più spesso vuole giustificare l'astensionismo è quella del "che voto a fare, tanto sono tutti uguali, destra e sinistra, non cambierà mai niente". Assolutamente falso: questo è qualunquismo puro. Innanzitutto perchè non è vero che sono tutti uguali: oltre ad esserci differenze nei programmi, ci sono differenze anche nelle loro azioni di governo. Inoltre, anche se si accetta per vero che alla fine votando non cambia niente, quale sarebbe la soluzione? Non votare proprio? Sbagliato: è l'astensione a non far cambiare niente. Se i partiti sono così attaccati ai propri privilegi di "casta", cosa vuoi che se ne freghino del fatto che tu non voti? L'unica cosa che contano sono i voti ricevuti, in rapporto a quelli ricevuti dagli altri: i non-voti non contano nulla nelle dinamiche elettorali. Invece, il voto, anche se millimetricamente, contribuisce alla vittoria o meno di una certa politica nei confronti di un altra. Per questo bisogna votare, perlomeno il "meno peggio": e non ditemi che Popolo delle Libertà, Partito Democratico, Italia dei Valori, Lega Nord, Movimento per l'Autonomia, Unione di Centro, Sinistra Arcobaleno, Socialisti, La Destra, Consumatori, Liberali, Sinistra Critica, Forza Nuova, ...... sono tutti uguali. E che nessuno rispecchia la propria visione politica.

Insomma, che si voti PD o PDL o che si voti Socialisti o La Destra, l'importante è votare. Anche perchè, come diceva Giorgio Gaber in una sua famosa canzone:

Libertà non è star sopra un albero,
non è neanche non avere un'opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
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