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il blog di Francesco Zanfardino
Senza di loro
post pubblicato in Diario, il 1 marzo 2010


                                            

Decine di migliaia di stranieri e nuovi italiani in decine e decine di piazze italiane per rivendicare il rispetto delle loro persone, oltre che dei loro diritti. Non avranno bloccato l'Italia, ma questo primo "sciopero degli immigrati", una mobilitazione nata dal basso, con un aiuto purtroppo tardivo da parte di sindacati e partiti, può assolutamente ritenersi un successo.

Un punto di inizio, dal quale ripartire a breve con più forza. Per evitare la deriva da "banlieu", che negli ultimi si sta facendo strada in Italia (Castelvolturno, Rossano e Milano docent), occore infatti immettere la sacrosanta rivendicazione degli immigrati nei ben più sani e produttivi canali della protesta e della battaglia civile. Prima o poi l'Italia si renderà conto che, senza di "loro", "noi" semplicemente non "saremmo". Perchè, per quanto possano provare populisticamente a negarlo, "loro" sono già "noi".

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Carta alla mano
post pubblicato in Diario, il 31 gennaio 2010


                                             

Di sicuro, non è affatto consono che i magistrati protestino così platealmente contro un Governo. In una democrazia che funziona, questo non accadrebbe mai. Il problema è che la nostra non lo è, e non perchè, come blaterano i berluscones, i magistrati hanno troppo potere, ma perchè la macchina giudiziaria non funziona e da anni si parla solo di riforme ad personam o ad castam, senza risolvere i reali problemi della Giustizia italiana.

Per questo quelle immagini dei magistrati che sfilano, Costituzione alla mano, ed escono dalle cerimonie di inaugurazione dell'anno giudiziario, sono preoccupanti. Ci dovrebbero far riflettere su quello che sta accadendo nel nostro Paese, dove non solo i più banali principi costituzionali stanno venendo meno, ma sta lentamente scomparendo la capacità del "popolo", pilastro della democrazia, di reagire. Dovrebbero essere gli Italiani, con centinaia di manifestazioni spontanee, a fare quello che i magistrati stanno facendo. Magari semplicemente per difendere il nostro diritto ad una Giustizia che funzioni, se proprio ce ne sbatte dei principi costituzionali (dove siamo arrivati!).

E invece ci ritroviamo con un Governo che per fini personali va sempre più dritto sulla sua strada dello sfasciamento della democrazia, arrivando fino al punto di aprire, con un lapsus froidiano, l'anno giudiziario. Chissà se è un giorno non sarà solo un lapsus.

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Rosarno, Italia
post pubblicato in Diario, il 10 gennaio 2010


                                              

Quello che è accaduto in questi giorni a Rosarno Calabro è drammatico. Il livello di violenza raggiunto, da una parte e dall'altra, è intollerabile per qualsiasi Paese civile che si rispetti. Eppure non è la prima volta che accade qualcosa del genere: ricordate Castel Volturno nel Settembre 2008? Anche allora, dopo un agguato camorristico nel quale morirono diversi africani, gli immigrati del luogo si ribellarono, chi pacificamente chi violentemente, mettendo in scacco un'intera città. Ed episodi simili si sono ripetuti in questi anni, con minore potenza, con minore visibilità.

Ogni volta, si cerca di politicizzare la questione, ed entrano in gioco le dietrologie più disparate: sono gli "italiani" ad essere strumentalizzati dalla malavita, o gli "immigrati"? O non c'entra niente la malavita? La colpa delle violenze è degli "italiani" , o degli "immigrati"? Eccetera. Il fatto è che, 'ndrangheta o non n'drangheta, la dis-integrazione sta portando a questi risultati da "banlieu" parigina. Sarà perchè l'Italia il fenomeno immigratorio si è accentuato in questi ultimi decenni, mentre altrove è iniziato prima; ma ora è arrivato il tempo di agire.

Come? Bè, per risolvere il problema bisogna prima riconoscerlo: c'è un problema legato all'immigrazione, ed è anche di sicurezza pubblica. Ha sbagliato il centrosinistra nel passato a non riconoscerlo, e sbaglia chi ancora lo fa. Ma altrettanto sbaglia il centrodestra a cercare di cavalcare populisticamente il problema, senza trovare soluzioni efficaci al problema, ma solo chiacchiere e distintivo, o scaricabadili rivolti al "buonismo" della sinistra (mentre hanno governato 7 degli ultimi 9 anni, e la legge in vigore da anni sull'immigrazione si chiama Bossi-Fini). Poi, bisogna sgombrare il campo da tutti i pregiudizi: gli immigrati, in effetti, commettono mediamente più reati degli Italiani (nemmeno molti), ma se andassimo a scorporare i dati in basi alle condizioni di vita, vedremmo molto probabilmente che le differenze non esisterebbero. Insomma, non è la provenienza, ma il disagio sociale che determinano la delinquenza: se si cresce in un campo rom, o in una periferia disagiata come Scampia, puoi essere italiano o straniero, ma hai una probabilità più alta di diventare un delinquente. Poi, è l'ora di smetterla di dire che "questa gente deve andarsene a casa loro": gli immigrati, che lo si voglia o no, forse non saranno indispensabili al Paese (niente è indispensabile), ma sono ormai un pilastro fondamentale dell'economia italiana: se sparissero tutti di un colpo, il sistema Paese impiegherebbe anni per rimpiazzarne la mancanza, se non fallisse prima. Purtroppo, però, spesso queste persone lavorano in condizioni di sfruttamento, e con la spada di Damocle del permesso di soggiorno che resta per anni e anni, anche se nel frattempo magari ci si è integrati perfettamente (nonostante tutto questo) e si contribuisce a finanziare le casse dello Stato con le tasse e le pensioni dei figli degli "italiani" che non ci sarebbero senza l'incremento di natalità portato dalla popolazione italiana.

Ecco, insomma, i due binari che devono evitare la guerra sociale fra italiani e immigrati: revisione della legge sulla cittadinanza e sul permesso di soggiorno, inclusa una facilitazione per chi dimostra di integrarsi meglio (conoscenza dell'italiano, della legge italiana, scolarizzazione, lavoro regolare, domicilio regolare, eccetera), e abbreviando in ogni caso i tempi, in modo da renderle più aderenti alla realtà; lotta senza quartiere allo sfruttamento e al lavoro nero. Senza dimenticarsi, ovviamente, di far funzionare la giustizia e le forze dell'ordine per contrastare il crimine (ma questo vale ugualmente per gli italiani criminali), e di aiutare quei settori dell'economia che sono portati, anche se non costretti, dalle logiche di mercato a sfruttare, e a nero, la manodopera immigrata.

Solo così si può realmente governare il fenomeno dell'immigrazione. Il resto sono solo balle e propaganda. Altrimenti, prepariamoci ad avere una Rosarno al mese ...

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In fin dei conti
post pubblicato in Diario, il 9 giugno 2009


                                             

Dopo la scorpacciata elettorale, che a più di tre giorni dall'apertura dei seggi domina ancora a stragrande maggioranza nei notiziari italiani (giustamente), è il momento delle riflessioni sui risultati del voto. Provo ad elencare umilmente le mie: cominciamo dal voto europeo.

I dati ci consegnano un'Italia, in fin dei conti, non molto diversa dal voto di un anno fa (completamente sovrapponibile, visto che riguardano entrambi tutta l'Italia), almeno come equilibrio di schieramenti. Alla fine la distanza tra le coalizioni di due anni fa è sempre del 9%, e quello che hanno perso (un 1% ciascuno), assieme a quello perso dall'Autonomia (rispetto a Mpa e Destra), è un po' andato alle sinistre e un po' all'UDC. Senza grandi stravolgimenti dei rapporti di forza. Quelli che cambiano davvero sono i rapporti di forza nelle coalizioni. Il PD è al 26%, l'IDV all'8% e i Radicali al 2%; il PDL è al 35% e la Lega è al 10%. C'è quindi un indebolimento del bipartitismo, dovuto probabilmente ad un voto di protesta: molta gente che votò PDL nel 2008 è rimasta un po' delusa da Berlusconi ed affascinata dalle politiche della Lega (soprattutto il presunto successo nella lotta ai clandestini), mentre molta gente che votò PD è rimasta molto, ma molto delusa del PD e ha votato Di Pietro. Alcuni sono rimasti proprio delusi in generale dall'opposizione e dal governo nel loro complesso, e si sono astenuti, o hanno votato rispettivamente Sinistre e UDC.

Ma la tendenza all'astensionismo/voto-di-protesta era ampiamente previstaIl problema è che era previsto anche una migrazione di voti fra gli schieramenti. Ovvero che molti voti sarebbero passati dal centrosinistra al centrodestra, oppure che la spinta astensionistica sarebbe stata molto più forte nei primi. Il che avrebbe portato ad un PDL al 40%, e un centrosinistra nel complesso molto più debole di un anno fa. Non è successo, e questa è una cattivo risultato per Berlusconi, che su questo aveva puntato molto: tutti lo abbiamo sentito garantire il 40% e puntare al 45%, tutti l'abbiamo sentito zittire le opposizioni dicendo che il 70-75% degli Italiani gli dava fiducia. E invece proprio il PDL non solo non ha fatto il balzo, ma è addirittura arretrato. Non solo: il voto europeo ha addirittura fatto del PD la forza progressista più forte d'Europa (il che la dice lunga sullo stato di salute del progressismo in Europa ...), proprio mentre Berlusconi chiedeva un voto agli Italiani per il PDL perchè così sarebbe stato il partito più forte del PPE e avrebbe espresso il presidente del parlamento Europeo, e quindi il voto agli altri partiti era inutile (invece ora si ritrova scavalcato da tedeschi e polacchi).

Diversa la situazione del dato amministrativo: qui il centrodestra ha ottenuto un buon risultato, anche se non la "vittoria schiacciante" decantata dai media e dal centrodestra per mascherare il brutto risultato delle Europee. Bisogna sempre tener conto, infatti, che se il centrodestra oggi ha strappato molte province e Comuni al centrosinistra è perchè quest'ultimo nel 2004 ne strappò molte al centrodestra: erano altri tempi, Berlusconi era al governo da 3 anni e c'era un forte vento di antiberlusconismo che fece sì che anche tantissime amministrazioni roccaforti del centrodestra (persino in Lombardia e Veneto) andassero al centrosinistra, per un totale di 50 a 9 (quella sì, una vittoria schiacciante). Invece ora il centrodestra ha strappato solo qualche roccaforte della sinistra, come la provincia di Macerata e le province della Campania (ma queste ultime anche per le ben note vicende, ed in ogni caso lo stesso non è avvenuto per i Comuni campani). E in alcuni territori storici del centrodestra, che nel 2004 la sinistra strappò per miracolo, vanno addirittura al balottaggio, come la provincia di Milano. Ciò non toglie che il risultato sia buono per il centrodestra, ma bisogna dire le cose per bene. Inoltre, il dato amministrativo dà anche un'altro importante esito: dove è protagonista la Lega, si vince. I candidati del PDL difficilmente sfondano nell'elettorato di sinistra, a differenza dei candidati della Lega, che hanno tutti vinto al primo turno. Questo perchè la Lega è molto radicata nel territorio rispetto al PDL ed è più credibile del PDL sulle tematiche che sfondano anche nell'elettorato di sinistra, in primis la sicurezza.

Traiamo le somme, dunque. Innanzitutto il PDL, per riprendersi i voti della Lega, deve radicarsi maggiormente sul territorio e non puntare più solo sulla persona di Berlusconi; sul tema della sicurezza, invece, non c'è molto da fare, in quanto la Lega rimarrà sempre più credibile. Il PD, invece, deve dare vita ad un profondo rinnovamento delle sue classi dirigenti, incapaci di fare bene l'opposizione (e con questo non dico che la devono fare come Di Pietro, che è un opposizione solo anti-berlusconiana e non globale, insomma senza un'idea di Paese) ed essere ancora più credibile sulla questione morale, altrimenti Di Pietro continuerà a prendersi i suoi voti.

E, su questo, dirò qualcosa domani. Analizzando i dati delle preferenze alle Europee.

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Ddl Calabrò, la legge inutile
post pubblicato in Diario, il 21 febbraio 2009


                                              

Oggi qualche migliaio di persone ha protestato contro la legge sul testamento biologico che la maggioranza vorrebbe approvare, il cosiddetto "ddl Calabrò". Al di là delle varie posizioni presenti in piazza, al di là dei toni più o meno condivisibili della protesta, non posso che condividere le ragioni di quella protesta.

Il ddl Calabrò è, infatti, la classica legge fatta per "cambiare per non cambiar niente". Non solo per i motivi ottimamente illustrati da Ignazio Marino, chirurgo d'eccellenza e senatore PD, nella sua intervista ad Annozero di qualche tempo fa: ovvero che, se il ddl passerà, i cittadini potranno sì fare testamento biologico, ma non potranno rinunciare con esso ad idratazione/alimentazione forzata (cosa che non esiste in nessun Paese al mondo dov'è previsto il testamento biologico), perchè "non è assimilabile a terapia, dunque non può essere tolta ad un paziente", nemmeno se espressamente la rifiuta. Una posizione incoerente con l'idea stessa di testamento biologico (mi riconosci la possibilità di morire ponendo fine alle terapie, ma poi mi costringi ad alimentarmi/idratarmi, dunque non mi fai morire), ma anche sbagliata, dato che per inserire un sondino occorre una operazione chirurgica, e devono essere assimilati dei farmaci insieme alle sostanze nutritive: e non sono queste terapie e interventi? Con questa legge, insomma una Eluana non potrebbe avere diritto alla fine delle terapie. Inoltre, il ddl Calabrò prevede l'impossibilità per una persona, una volta effettuati su di esso gli interventi che lo mantengono in vita, di rifiutare ad essi successivamente se rimane cosciente: con questa legge, dunque, un Welby, perfettamente cosciente, non potrebbe richiedere il distacco del respiratore artificiale, perchè gli è stato già inserito. Ma che assurdità!

Ma, ripeto, non solo per questi motivi. Anche per un altro motivo, davvero inconcepibile: la non obbligatorietà del testamento biologico. Ovvero, se il medico non riterrà opportuno "staccare la spina", la volontà del paziente non conterà niente. Ma allora che diavolo la si è fatta a fare questa legge? A che è servito l'estenuante e sofferto dibattito politico e nella società italiana? A che è servita la battaglia del padre di Eluana? A niente.

Non so a quanto possa servire un referendum abrogativo. Perchè tanto abrogherebbe il nulla. Ma se servirà a risvegliare le coscienze degli Italiani, e a spingere per una legge seria sul testamento biologico, si faccia tutti i referendum possibili e immaginabili. Siamo abituati alla propaganda e agli spot del Governo, privi di concretezza, ma qui stiamo parlando dei diritti delle persone, e non servono le leggi inutili.

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