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il blog di Francesco Zanfardino
L'alternativa
post pubblicato in Diario, il 27 novembre 2009


                                                 

Devo ammettere che guardare lo scontro Bersani-Tremonti ad AnnoZero è stata una vera goduria. Quei due che si ribattevano l'un l'altro, cercando vicendovolmente di fregarsi, ma senza mai scadere nell'offesa, sono stati un vero spettacolo.

Però, c'è da dirlo, il vincitore del duello, purtroppo, sembra essere stato Tremonti. Per quanto Bersani sia riuscito, insieme ad altri ospiti della serata, a smontare tutta la propaganda fatta dai berluscones sull'Italia "uscita meglio di altri dalla crisi", e a sottolineare che il Governo ben poco abbia fatto per fronteggiare la crisi, il neo-segretario del PD si è però fatto mettere sotto su un punto cruciale, tra l'altro a lui tanto caro: la capacità di essere alternativa.

Quando il Ministro dell'Economia si è trovato in difficoltà, infatti, si è giustamente difeso passando al contrattacco: voi che fate tanto i soloni, che cosa proponete di alternativo a quello che facciamo noi contro la crisi?". E lì lo spettacolo, al negativo, lo ha fatto Bersani, cercando in tutti i modi di evitare la risposta, con Tremonti che però implacabilmente gli chiedeva una risposta chiara, dicendo cosa fare e con quali soldi. Alla fine, l'ex Ministro dello Sviluppo si è limitato a proporre una manovra da 6-7 miliardi di euro (senza tra l'altro nemmeno specificare in cosa spenderli), coprendoli con dei "sacrifici" (tasse, avranno pensato gli Italiani; aumento del debito, forse voleva dire Bersani) che il Governo avrebbe potuto chiedere col sostegno dell'opposizione, e magari aumentando la fedeltà fiscale, ripristinando le norme anti-evasione volute da Prodi e cancellate da Tremonti. Insomma, un disastro su tutti i fronti: non ha fatto capire cosa vuole, ma in compenso ha fatto capire che non aveva idea di come finanziarlo ed ha addirittura fatto pensare che voleva aumentare le tasse.

E quindi, dicevo, Bersani ha perso. Perchè gli elettori di Berlusconi, magari, puoi anche convincerli del fatto che il centrodestra governa male, ma se non riesci a porti anche (e sottolineo "anche") come concreta e visibile alternativa, continueranno in gran parte a votarlo ("tanto non cambia nulla, forse ancora peggio, tanto vale votare zio Silvio che almeno è simpatico"). D'altronde, è il concetto che più volte Bersani e i suoi hanno ribadito in campagna congressuale, come critica alle gestioni Veltro-Dariste, accusate di pensare troppo all'immagine e all'antiberlusconismo senza porre un'alternativa; e la prima iniziativa del "suo" PD, infatti, sono le "1000 piazze per l'alternativa". E allora, caro Pierluigi, forse sarà troppo presto per giudicarti, ma se il buon giorno si vede dal mattino, con te non è che sia cambiato molto ... e non vorrei che "l'alternativa" sia, invece che fatta di proposte per cambiare l'Italia, fatte di meri giochi di alleanze (e di potere). Oltre che del riciclo perenne di una classe dirigente del centrosinistra che magari cambia nelle facce, ma nella sostanza è la stessa classe dirigente fallimentare di questi quindici anni. In effetti, non dovrei meravigliarmi dell'incapacità di Bersani ...

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Rivoluzione Democratica (2): Più proposte, più credibili
post pubblicato in Diario, il 12 luglio 2009


               

Continuo la serie di riflessioni sul futuro del Partito Democratico, che ho voluto simbolicamente chiamare "Rivoluzione Democratica", in vista di un Congresso che sembra profilarsi come l'ennesimo riciclarsi di una classe dirigente che non solo non cambia le facce, ma che da 15 anni non cambia nemmeno modi e contenuti (pur con le dovute differenze, ovviamente). Si dovrebbe parlare di soluzioni efficaci ai tanti problemi del PD, e invece, almeno da quello che è possibile capire dalla storia delle dichiarazioni dei due candidati, o i problemi si evitano, o si affrontano con soluzioni sbagliate.

In questi post analizzerò dunque dei problemi, e proporrò possibili soluzioni. Sperando non siano delle boiate, e nell'illusione che possano arrivare a chi di dovere. Magari a qualcuno con le palle che decida di scompigliare le carte e farsi interprete di quella richiesta di (vero) rinnovamento che qualche milioncino di elettori (e soprattutto di ex-elettori) ci avanza.

Dopo aver fatto la copia dell'incipit del primo post =), in cui ho poi parlato di tesseramento e selezione della classe dirigente, oggi mi occupo della capacità propositiva del Partito Democratico.

IL FATTO

Ormai gli Italiani non votano più in base alle ideologie e alle appartenenze, o almeno non lo fanno più come una volta. Piuttosto, si chiede ai partiti politici di affrontare i problemi dei cittadini e trovare delle soluzioni. Ce lo dicono tutti i politologi, tutti i sondaggi, ma soprattutto ce lo dice il senso comune e la logica, oltre che i dati elettorali (tutti i voti di sinistra andati alla Lega, per esempio).

Di fronte a questo tipo di richiesta, quindi, più che di sinistra e destra bisognerebbe parlare di "riformismo" e "populismo". I populisti sono quelli che si preoccupano di trovare le soluzioni che garantiscono un maggiore consenso elettorale, i riformisti sono quelli che si preoccupano di trovare le soluzioni giuste (almeno dal loro punto di vista), al di là della loro efficacia in termini elettorali. Riformismo e populismo sono trasversali: esistono sinistre riformiste e sinistre populiste, destre riformiste e destre populiste. In Italia, per esempio, l'attuale Governo è una destra populista, abbiamo poi una sinistra populista alla Di Pietro, e infine dovremmo avere una sinistra riformista come Partito Democratico. Altrove hanno la fortuna di avere destre riformiste, ma questo è un altro discorso.

D'altronde, i nostri dirigenti in questi anni ci hanno più volte ribadito, ed a ragione, che per battere Berlusconi è necessaria un grande partito riformista.

IL PROBLEMA

Il problema è che poi non è che siano stati molto conseguenti alle parole ... per carità, qualcosa c'è stato. Anzi, "sulla carta", il Partito Democratico è riformista, e pure molto. Chi si informa (con molta fatica) sa che il PD in Parlamento e non solo fa molte proposte giuste, pure abbastanza innovative, e su molti argomenti. Il problema è che tutto questo non arriva all'elettorato: ce lo dicono le urne elettorali, i sondaggi (segnalo in modo particolare questo interessante e recente sondaggio di Mannheimer, con commenti del tipo) e anche semplicemente l'ascolto diretto di ciò che dice la gente per la strada, del tipo "Voto Berlusconi perchè almeno fa qualcosa, e all'opposizione non propongono niente di serio", "Berlusconi mi piace sempre meno, ma quegli altri mi sembrano ancora peggio" (nel mio caso, sono "fortunato", dato che gli esempi ce li ho direttamente in casa...).

Questo per la scarsa qualità della classe dirigente (di cui ho parlato ieri), per una scarsa abilità nella comunicazione (di cui parlerò nel prossimo post), ma anche per un difetto enorme delle proposte del PD: la scarsa credibilità. Non mi riferisco solo al classico refrain "Bella proposta, ma perchè quando eravate al Governo non l'avete fatto?", che pure è disarmante, e dovrebbe far riflettere molto, alla nostra amata classe dirigente. Mi riferisco soprattutto all'altro refrain, quello del tipo "Bella proposta, ma con quali soldi?", ancora più disarmante. E, purtroppo, molte delle proposte del PD non rispondo a questa fondamentale quanto giustissima richiesta ... mentre le altre sono del tipo "vale un tot di PIL", "lotta all'evasione fiscale", onnipresente nelle proposte del PD ma che sanno tanto di incertezza e indefinitezza. Raramente si è avuto qualcosa di più concreto: che io ricordi, ma certamente mi sbaglio, solo quella dei "500 milioni dai redditi alti e dai parlamentari per un fondo di sostegno alla povertà" e quella dei "460 milioni dall'Election Day per la sicurezza". Con quelle proposte si diceva chiaramente dove prendere i soldi, senza affidarsi a possibili ed incerti guadagni futuri.

LA SOLUZIONE

Non c'è molto da dire ... il Partito Democratico deve abbinare ad ogni sua proposta una copertura innanzitutto credibile, e possibilmente anche di immediata comprensione (insomma, che catturi l'elettorato).

Di esempi non ne mancano. Ad esempio, con i 16.6 miliardi che il Governo Berlusconi ha deciso di destinare all'acquisto di 131 cacciabombardieri ci si può finanziare un'intera manovra economica. Ed è pure molto propagandistico dire, che so, "meno cacciabombardieri, più asili nido", eccetera. Altrettanto si può dire per i 18 miliardi dei costi delle auto blu denunciati da Contribuenti.it (d'accordo, magari è una panzana, ma di quanto si può discostare il dato reale? Se anche fossero 6 miliardi, sempre sono una bella cifra). Per non parlare di tutti i miliardi di euro che è possibile ricavare in generale dai costi della politica e di ciò che ci gira intorno, a cominciare dall'abolizione degli Enti inutili, passando per la riduzione delle poltrone e delle loro retribuzioni/privilegi, eccetera eccetera. Quantifichiamoli, ed utilizziamo le cifre ottenute per "coprire" le proposte che facciamo. Oppure parlando di infrastrutture, il PD potrebbe dire, ad esempio, facciamo più treni per i pendolari, o più linee di autobus e metropolitana, con i 6 miliardi del Ponte di Messina, inutile e controproducente. E così via.

CONCLUSIONI

L'elenco delle "coperture" possibili è infinito. L'importante è usarle. Altrimenti coloro che non ci votano, o non ci votano più, continueranno a non crederci, perchè si sono stancati di belle parole. E' ora di passare ai fatti.

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Le due piazze
post pubblicato in Diario, il 27 ottobre 2008


 

L'altro ieri c'è stata la manifestazione del Pd "Salva l'Italia". Ovviamente ha dominato le cronache di questa giornata, ma quasi sempre per le polemiche sui numeri. Ben pochi hanno provato a fare dei paragoni di merito fra le due piazze. Ovvero fra quella democratica del 25 Ottobre e quella berlusconiana del 2 Dicembre 2006, quando al Governo c'era Prodi e si stava approvando la Finanziaria, quella delle "69 nuove tasse".

Innanzitutto il palco, che è significativo. Sul palco del centrodestra c'era scritto: "Contro il regime, per la libertà". Su quello del Pd c'era scritto "Pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente", ovvero le parole di Vittorio Foa, padre nobile della sinistra scomparso recentemente. Il che è tutto dire sul carattere di entrambe le manifestazioni: e il bello è che il premier, evidentemente dimentico delle sue esternazioni di appena due anni prima, ha detto che è impossibile dialogare con chi scende in piazza e parla di regime. E, tra l'altro, Veltroni non si è certo risparmiato nei confronti di Berlusconi, ma non ha certo parlato di regime e di brogli come fece Berlusconi da quel palco.

Poi il discorso dei due: quello di Berlusconi, e quello di Veltroni. In fondo non così dissimili: in entrambi c'è stata una forte indicazioni sui valori e sul percorso delle proprie parti politiche. In entrambi c'è stata una forte connotazione demagogica, ed entrambi sono stati discorsi in attacco, e non in difesa. Tuttavia una cosa distingue la manifestazione del 25: nella manifestazione del centrodestra non ci fu uno straccio di proposta, a differenza di quella del Pd, dove Veltroni nel suo discorso ha inserito alcune proposte (due su tutte: l'intervento sulla tredicesima e l'aumento del 50% della spesa in università e ricerca sul modello Sarkozy), che vanno ad integrare le tante proposte che da tempo sono presenti sul sito del Pd e nelle Camere, e diffuse attraverso volantini alla manifestazione. Cosa che all'epoca manco per sogno.

Poi la piazza. Bè, nessuna differenza di "merito", nel senso che in entrambe le piazze la gioia era mista al dubbio, le offese miste alle ironie, i sorrisi misti alle grida. Semmai una differenza di "appartenenza": il 2 Dicembre la piazza era piena di tante bandiere diverse, il 25 Ottobre la piazza era un'unica distesa rossobiancoverde. Certo, avevano aderito anche Verdi ed Idv (e i Socialisti erano lì per raccogliere le firme), ma erano poche sparute bandiere in quel "mare". Insomma, un popolo unito, o meglio almeno sotto la stessa bandiera.

Poi i protagonisti. Il 2 Dicembre i protagonisti furono Fini, Bossi e Berlusconi, oratori in senso classico, ovvero politici che parlavano dal palco. Il 25 Ottobre l'unico protagonista politico era Veltroni, gli altri oratori erano esponenti della società civile: e tutti parlavano da un palchetto "immerso" nella piazza, distante dal palco vero e proprio dov'erano tutti i principali esponenti del Pd. Certo, tutta scena: però l'idea è carina, dai. E poi c'è una simbologia dietro importante (ovvero Veltroni ha voluto marcare la sua distanza dalle polemiche interne e da chi scatena queste polemiche, quasi "zittendoli", affermando la propria leadership, e insistendo sul fatto che il partito deve essere fatto dalla gente e tra la gente), ma questo è un altro discorso.

Infine, i numeri. Infine, e non principalmente. In nessuno dei due casi si è perso il brutto vizio di sparare boiate sui numeri: vero che Veltroni ha la "scusante" che Berlusconi all'epoca disse due milioni, e quindi non poteva dire la verità (altrimenti già mi sarei immaginato Bonaiuti a dire: "persino loro stessi dicono che erano poche centinaia di migliaia"), ma comunque è una cosa ridicola. Le cifre sono diverse, ma al di là dei numeri effettivi, basta pensare una cosa: Berlusconi riempì Piazza San Giovanni, Veltroni ha riempito il Circo Massimo. E questo nonostante all'epoca il dissenso verso il Governo Prodi era già elevatissimo, mentre oggi è solo agli inizi, e nonostante la piazza del 25 sia stata organizzata da un solo partito. Ma, in fin dei conti, quello che importa non è la quantità.

Fine. Potete immaginare quale delle due piazze preferisco. Ma, certamente, preferenze a parte, l'importante è andare oltre le piazze: le piazze sono bellissime, e bellissimo è parteciparvi; possono servire, e in entrambi i casi sono servite, per riaffermare le leadership e iniziare la riscossa. Ma limitarsi a questo certo non fa ritornare al Governo, nè rende meritevoli di ritornarci. Bisogna dimostrare di essere un alternativa: la piazza da sola non basta.

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Un anno "Discutendo"
post pubblicato in Diario, il 20 ottobre 2008


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Oggi Discutendo "compie" un anno. Esattamente il 20 Ottobre 2007, infatti, cominciava questa avventura. Il primo post trattava della Finanziaria 2007, c'era Prodi al Governo, Berlusconi all'opposizione intento a cercare la spallata ... vi sarà dunque chiaro ed evidente quante cose sono cambiate da allora.

E' passato dunque un anno, parlando soprattutto di politica, sia direttamente che indirettamente, ma senza mai scadere nella facile propaganda, negli ideologismi e negli estremismi. Senza perdere però di vista altre tematiche, una su tutte quella ambientale, con la rubrica "Risparmio Ecologico". Ma soprattutto sempre (o quasi sempre) partendo da delle fonti solide, non inventate, e sempre avanzando proposte, di tutti i tipi e su tutti gli argomenti e ogni tanto anche iniziative, come la petizione "per Roberto Saviano Governatore della Campania".

Insomma, un anno passato a cercare di fornire un'informazione più completa, concreta ed originale, alternativa a quella dei media tradizionali, in un modo che solo questo straordinario strumento di Internet sa dare. Andando però sempre oltre la sterile critica che spessa alberga nei blog nostrani, proponendo sempre alternative alle cose criticate.

Una linea che deve essere piaciuta, se dopo un anno "Discutendo" ha ricevuto più di 63mila visite ed è fra i primi 550 blog della Cannocchiosfera. Non un risultato eccezionale, ma nemmeno bruscolini. Che spero in futuro vogliate far diventare molto di più. Semplicemente, Discutendo.

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Bene così
post pubblicato in Diario, il 6 giugno 2008


                      

Oggi il leader del PD Walter Veltroni si è incontrato al Viminale con il Ministro degli Interni Roberto Maroni per discutere di lotta alla camorra. Veltroni ha proposto un "patto per Caserta", dopo l'escalation dei Casalesi. Maroni ha accettato entrambe le proposte, ovvero una "Stazione unica appaltante", al fine di affidare alle Prefetture il controllo delle gare d'appalto (nella speranza di strapparle alla camorra) di tutti gli enti provinciali e comunali, e un rafforzamento dei servizi di controllo nell'area.

Finalmente un'opposizione seria e propositiva, anche se comunque non rinunciataria al suo ruolo di "opposizione" come si è visto per l'emendamento "salvaRete4". E un Governo capace di ascoltare le proposte e ogni tanto accettarle. Finalmente. E pensare che l'altra volta l'opposizione di centrodestra nemmeno riconosceva l'avversario, con Berlusconi intento un giorno sì e l'altro pure ad accusare gli avversari di "brogli" e di "stalinismo".

P.S. Intanto è stato "decapitato", con 49 arresti e sequestri per 160mln di euro, il clan Gava: uno in meno.

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