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il blog di Francesco Zanfardino
Furono affarismo e clientelismo a fermare il progresso, non Mani Pulite
post pubblicato in Diario, il 25 novembre 2008


                                             
                                        
Domenica scorsa, in un suo comizio in Abruzzo, il Premier Berlusconi ha parlato di "Mani Pulite", ovvero del pool di magistrati della Procura di Milano che all'inizio degli anni Novanta smascherò quel complesso giro di tangenti che dominava nei principali partiti di allora, ovvero la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista di Bettino Craxi, in quell'ondata di arresti che passò alla storia con il nome di "Tangentopoli" e che portò alla fine di Craxi e a quasi cinquant'anni di governi centristi. Ebbene, secondo Berlusconi, Mani Pulite fermò "50 anni di progresso".

Ora, è ovvio che la sparata a zero su Mani Pulite non era casuale ma indirizzata a Di Pietro, acerrimo nemico politico di Berlusconi e protagonista di quel pool di magistrati, ma soprattutto leader del partito di Carlo Costantini, candidato Presidente del centrosinistra alle elezioni regionali dell'Abruzzo (che si terranno a metà dicembre). Comunque, al di là delle questioni prettamente politiche, la sparata di Berlusconi smaschera per l'ennesima volta l'idea di sicurezza e legalità di questo Governo: ovvero mostrarsi duri con i deboli, ed essere deboli con i forti; provvedimenti (tra l'altro inutili) e campagne politiche contro i clandestini, ma contestualmente campagne politiche contro i magistrati che fanno il loro dovere e "laissez-faire" riguardo corruzione e malapolitica. E il bello è che, almeno per il momento, è un'idea vincente, dato che molti Italiani hanno molta più paura degli immigrati che dei politici corrotti, e che rimpiangono l'epoca democristiana che, per molti Italiani, è simbolo di benessere.

Ma non è così. I grandi problemi economici dell'Italia, infatti, sono principalmente dovuti ad una spesa pubblica innefficiente e ad un debito pubblico elevatissimo (il terzo del mondo), che ci fanno sprecare ogni miliardi e miliardi di euro che gli altri Paesi possono invece utilizzare per scopi più profittevoli. Ebbene, entrambe le cose sono principalmente da imputare proprio a quell'epoca, quando i governi della DC, dopo la positiva gestione del "boom economico" degli anni Cinquanta-Sessanta, dagli anni Settanta furono caratterizzati sempre di più da affarismo e clientelismo, facendo aumentare il debito pubblico, ad esempio, con milioni di assunzioni, molto spesso inutili e di gente impreparata, solo per ottenere voti, oppure con migliaia di appalti, spesso per opere pubbliche inutili e affidati ad imprese inventate solo per questi appalti, sempre e solo per ottenere voti. Il tutto, ovviamente, gestito con un sistema di tangenti. La "bolla" di questa malagestione politica, però, scoppio solo all'inizio degli anni Novanta, proprio quando Mani Pulite pose fine a questa scellerata gestione. E così ci siamo ritrovati con Governi costretti a provvedimenti impopolari per porre riparo al grave dissesto economico, per entrare in Europa, per mantenere l'equilibrio, (salvo parentesi di dissesto coincidenti, guarda un po', ai periodi dei Governi Berlusconi), con blocchi delle assunzioni (anche quando servirebbero, e con persone preparatissime) e difficoltà a finanziare le opere pubbliche (anche quelle utili, molto utili). E, quindi, con molte persone convinte che la causa di tutti questi mali siano i governi post-Tangentopoli, non quelli precedenti.

E, comunque, difendere i corrotti e i corruttori è perlomeno cosa deprecabile per un Presidente del Consiglio. Vabbè che si trovava a fare i comizi per un candidato presidente come Gianni Chiodi che promette posti di lavoro in cambio di voti, in uno stile moderno (il video su YouTube) ma per niente di verso da quello del buon Lauro (quello della scarpa prima del voto, e l'altra dopo). Ma perlomeno i suoi alleati, Alleanza Nazionale e Lega Nord, che all'epoca di Tangentopoli furono fra i più accaniti battaglieri contro Craxi e i corrotti (vi ricordate i "cappi" mostrati in Parlamento, i manifesti del Movimento Sociale e quelli della Lega?), potrebbero dissociarsi. Così come potrebbe farlo Vittorio Feltri, che con il suo "L'Indipendente", precursore di "Libero", fu tra i protagonisti della battaglia mediatica contro Craxi e i partiti della Tangente, con prime pagine ed editoriali al vetriolo (e lodanti Di Pietro).

E invece tutti zitti, come ormai fanno da anni. Da quella "discesa in campo" che, almeno nelle parole, doveva contrassegnare proprio la distanza da "Tangentopoli" e nella quale si elogiavano i protagonisti di Mani Pulite, tanto da offrir loro posti da ministro. Ma erano altri tempi, no?

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