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il blog di Francesco Zanfardino
Il Porcellum secondo Grillo
post pubblicato in Diario, il 7 agosto 2013




Ogni giorno si parla di crisi di Governo, o la si minaccia, ma la realtà è queste grandi intese sono destinate a durare a lungo, visto che gran parte delle classi dirigenti di questo Paese ci sguazzano alla grande, e verrebbero presumibilmente spazzate via o notevolmente ridimensionate da un nuovo ricorso alle urne. Di sicuro, a meno di clamorosi risvolti della vicenda berlusconiana, non sarà possibile alcuna crisi di governo finché non ci sarà una nuova legge elettorale.

Per diversi motivi. Innanzitutto, Napolitano non scioglierà le Camere finché non arriverà il pronunciamento della Corte Costituzionale proprio sulla costituzionalità del Porcellum (altrimenti farebbe eleggere un nuovo Parlamento con una legge che nel frattempo sarebbe molto probabilmente dichiarata anticostituzionale), e quindi non prima di Dicembre. Ma soprattutto il Porcelllum è la principale "scusante" usata da chi tifa per la durata del governo Letta: affossare le larghe intese significherebbe tornare al voto (dato che il Movimento Cinque Stelle si tira fuori dai giochi a prescindere), e quindi tornare al voto con questa immonda legge elettorale, quindi viva il governo Letta. Si potrebbe facilmente obiettare che con il Porcellum si sono svolte già tre elezioni e che, se in 8 anni non si è trovato il momento di abolirlo, forse tanto schifo non fa ai promotori delle larghe intese. Si potrebbe facilmente obiettare, inoltre, che se il Porcellum facesse tanto schifo ai lettiani, di destra e di sinistra, allora la nuova legge elettorale sarebbe la priorità del governo, o quantomeno lo sarebbe rispetto ad altre riforme istituzionali quali quelle costituzionali o della giustizia. Ma, come dire, criticare è fin troppo facile, sarebbe meglio mettere all'angolo questi signori eliminando ogni scusante.

Come? Restituendo centralità e dignità al Parlamento mettendo insieme, in quel consesso, una maggioranza alternativa alle larghe intese per approvare la riforma elettorale. Maggioranza alternativa che, gioco forza, richiede il sostegno del Movimento Cinque Stelle. Mi si risponderà che loro (o meglio, Grillo e quindi tutti loro) rifiutano ogni alleanza e qualsiasi fiducia a governi che non siano monocolori a 5 Stelle; certo, questo sarebbe un limite per la formazione di un nuovo Governo. Ma un Governo già c'è (quello Letta, appunto), e quindi non c'è bisogno di alcun voto di fiducia. E il 5 Stelle ha sempre dichiarato che, sulle singole cose, avrebbe votato anche favorevolmente se era d'accordo. Ebbene, perchè non sulla legge elettorale? 

Certo, per essere d'accordo con qualcuno, bisognerebbe avere un opinione. Il Partito Democratico, pur nella sua babele di opinioni, in fondo una posizione di sintesi l'ha già assunta (quella del "modello francese", ovvero una legge elettorale con collegi uninominali e doppio turno, per garantire al tempo stesso rappresentatività e governabilità, pur essendo disponibile al confronto); sappiamo che i centristi prediligono il modello tedesco (proporzionale con sbarramento per i partiti troppo piccoli). Ondivago, fin troppo, il PDL (che comunque tende a voler tutelare la tendenza bipolare). Ma, scandalosamente, è addirittura non pervenuta l'opinione del Movimento Cinque Stelle in merito. Nel programma elettorale non ce n'è traccia, ed è piuttosto grave per un partito che abbia in testa di risolvere i problemi del Paese (e la legge elettorale ne è uno dei più importanti, come universalmente riconosciuto e anche dal Movimento Cinque Stelle).

Sarebbe ora che tutto quel mondo socio-politico-giornalistico ostile alle larghe intese, oltre a massacrare quotidianamente il PD, facesse un po' di pressione anche su Grillo e sui grillini per tirar fuori la loro proposta sulla legge elettorale. Qualunque essa sia. Magari, il giorno dopo eliminare questa immonda legge sarebbe fin troppo facile ...

Fiducia
post pubblicato in Diario, il 29 settembre 2010


                                            

Non so voi, ma io non darei mai la fiducia ad una persona se, al tempo stesso, la accuso di lavorare nell'occulto per screditarmi, tramite, tra l'altro, operazioni di dossieraggio.

Eppure è quello che è accaduto oggi, con i finiani a votare compatti per la fiducia a Berlusconi e al suo Governo, dopo due mesi di accuse al vetriolo e stracci volanti. Non l'astensione, che già sarebbe stata più comprensibile ... ma la fiducia! E questi sarebbero gli eroi dell'opposizione, con cui magari stringere alleanze? Ma per piacere!

Ma 'sti finiani quando cacciano gli attributi, o quantomeno un po' di dignità e coerenza?

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Fatela finita
post pubblicato in Diario, il 23 settembre 2010


                                           

Passata la prima puntata di Annozero, traiamo un po' di somme. Mettiamo da parte le vicende interne a casa Santoro, costretto a lavorare nella TV pubblica in condizioni indegne di un Paese civile, persino contro tutte le leggi dello share (ad un programma che raddoppia l'audience di un canale viene data sempre carta bianca, e invece... ), e Santoro fa più che bene ad incazzarsi, anche se secondo me evitando tutta quell'anteprima polemica avrebbe dato una lezione di stile forse ancora più pesante delle accuse.

Resta un'infinito e paradossale dibattito sulla faccenda-Montecarlo, che è durato praticamente tutta la trasmissione, praticamente senza lasciare spazio ad altro ... e quindi come non essere d'accordo quell'operaio da Castellammare di Stabia che mostrava tutta la sua insofferenza davanti ad una classe politica, destra e sinistra, bloccata da due mesi su Montecarlo e Fini e che non si pone minimamente il problema di sforzarsi a risolvere il problema di tutti questi lavoratori che stanno perdendo o hanno già perduto il lavoro.

E' ora di finirla. Non perchè la faccenda Fini non sia importante, ma perchè non può essere l'unica priorità della politica in questo Paese. E il mio è anche un'appello a Fini e ai finiani: fatela finita anche voi, abbiate le palle una volta per tutte di mettere la parola fine ad un Governo che ritenete addirittura capace di dossierare contro la terza carica dello Stato. Non c'è "vincolo di programma" che tenga: come potete ritenere che possa ben governare un Governo che non pensa a risolvere i problemi dei suoi cittadini ma i problemi di uno solo e che perde il tempo ad incastrare gli alleati?

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Green economy: illuminiamoci di LED
post pubblicato in Risparmio Ecologico, il 27 agosto 2010


                              

Troppo spesso sentiamo parlare di "green economy", e dei fantastici vantaggi ambientali ma anche economici che ne deriverebbero. Tuttavia, specialmente quando a parlarne è la politica, raramente si arriva a descrivere in quali provvedimenti concreti questa "rivoluzione" debba tradursi.

Oggi voglio porre l'attenzione sulla tecnologia LED, quella che tanti Italiani stanno imparando a conoscere solo ora con l'avvento dei televisori a LED (sigh!). Questa è in realtà un innovativo sistema di illuminazione che può essere applicato in numerosi campi, con guadagni in termini di efficienza e luminosità. In particolare, se applicato all’illuminazione pubblica, il sistema a LED consente notevoli risparmi sui consumi energetici e sui costi di manutenzione.

Tanto è vero che molti Comuni in tutta Italia stanno convertendo la propria illuminazione pubblica alla nuova tecnologia a LED: a fare da apripista è stata qualche anno fa il piccolo Comune di Torraca (Sa), prima “LED city” al mondo, ma ormai anche città importanti come Piacenza, Lodi, Alessandria si stanno convertendo alla nuova tecnologia. Questo anche grazie ad innovative iniziative tecnologico-industriali qualiArchilede”, messa in campo da Enel Sole, leader nel settore in Italia (4.000 Comuni gestiti), in collaborazione con gli stabilimenti di iGuzzini, e diretta proprio agli Enti locali. Questo sistema garantisce, a parità di prestazioni luminose, un risparmio sui consumi energetici del 40% rispetto alle più efficienti tecnologie attualmente adoperate (lampade a vapori di Sodio ad Alta Pressione o SAP) e di circa il 60% rispetto alle tecnologie tradizionali (lampade a vapori di Mercurio o HG), con conseguenti benefici di bilancio economico ma anche ambientale: l’applicazione di “Archilede” a 400 punti luce a Piacenza, per esempio, consentirà un risparmio di 90 MWh di energia elettrica e di 45 tonnellate di CO2 emesse per produrla.

Fatte le dovute proporzioni, una stima dell’applicazione di “Archilede” su scala nazionale prevede un risparmio annuale di circa 3 TWh di energia elettrica (quasi l’1% del fabbisogno energetico italiano, che nel 2008 è stato di 339 TWh) e di circa 1.5 tonnellate di CO2 (l’8% delle 19 tonnellate di CO2 che l’Italia dovrà tagliare entro il 2012 per rispettare il Protocollo di Kyoto ed evitare le sanzioni previste). Questo senza contare i benefici in termini di durata, visto che i LED hanno una vita media di 50.000 ore rispetto alle 30.000 delle SAP e alle 12.000 delle HG. Infine, questa tecnologia consente anche una migliore qualità dell'illuminazione, con una resa uniforme, una migliore resa cromatica e con una riduzione dell’odioso inquinamento luminoso. Ovviamente, c’è un costo iniziale, quello dell’acquisto dei lampioni a LED e della loro installazione. Costo che verrebbe ammortizzato negli anni grazie al risparmio in bolletta: tanto che, per esempio, proprio Enel Sole, per i Comuni “scettici” o senza fondi in cassa, prevede anche la possibilità della “anticipazione di capitale” per far conseguire agli Enti un vantaggio immediato a costo zero

Ma quella di “Archilede” non è certo l’unica offerta innovativa in campo di illuminazione: per esempio, anche il progetto “Un mondo di luce a costo zero” della Beghelli offre a Pubbliche Amministrazioni, aziende pubbliche e private con almeno 40 corpi illuminanti, la possibilità di risparmiare fino al 70% attraverso la riconversione dei propri impianti illuminanti (tecnologia LED ma non solo, anche l’utilizzo di mini-celle fotovoltaiche), senza costi iniziali, poichè saranno parte dei risparmi ottenuti col nuovo sistema ad essere fatturati dalla Beghelli come corrispettivo dei servizi che offre, e senza costi di manutenzione, che per tutta la durata del contratto sarà garantita dall’azienda. E così via, in un mercato che per fortuna si sta sempre più ampliando.
 
Insomma, non c’è che l’imbarazzo della scelta: cosa si aspetta ad incominciare una rivoluzione a "costo zero"? Perchè non vietare per legge l'utilizzo dei vecchi sistemi di illuminazione? E perchè le opposizioni, smettendo di parlare unicamente di nomi e alleanze e cominciando a parlare di programmi e idee di Paese, non fanno proposte del genere e cominciano ad applicarle nei Comuni dove governano?

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Hasta la victoria, siempre?
post pubblicato in Diario, il 24 agosto 2010


                                                

Con la sua "lettera agli Italiani", pubblicata sul Corriere, Walter Veltroni torna a far parlare di sè. Un po' tutti, compreso qui sul web. Tuttavia, la gran parte si sono limitati a commentare la figura dell'ex segretario del PD, le sue luci e le sue ombre, tra entusiasmo, delusione e rancore.

Avrei preferito, invece, dei commenti di merito alla "lettera". Perchè Veltroni, se tralasciamo i preamboli se vogliamo un po' "retorici" sulle condizioni degli Italiani, ha essenzialmente affrontato un nodo nevralgico della discussione interna al centrosinistra, ovvero il "come" superare il berlusconismo: discussione tornata decisamente in voga nelle ultime settimane, proprio quando la fine di Berlusconi è sembrata davvero vicina. Ed ecco che Veltroni, pur sperando "che si concluda rapidamente l'era Berlusconi", spera "che finisca questo tempo non per tornare a quello passato". Il riferimento è alle logiche da Prima Repubblica, dove i governi si facevano e disfacevano in continuazione a seconda degli interessi di pochi e certo non degli Italiani. Ed ecco che Walter, come sempre, torna a rifiutare l'idea delle "alleanze col diavolo, pur di vincere": ovvero alleanze non basate su una reale convergenza programmatica e politica, "le uniche credibili". Al massimo, Veltroni ammette la possibilità di fare convergenze in Parlamento, di breve periodo, per superare l'emergenza finanziaria ed approvare una nuova legge elettorale che conduca ad "un nuovo e moderno bipolarismo", magari con collegi uninominali e primarie per legge.

Riflessioni che, personalmente, condivido. Di fronte alla crisi del berlusconismo, infatti, ho assistito con amarezza all'imporsi all'interno del PD, nei suoi vertici e purtroppo anche fra la base, di un pensiero negativo: l'inseguire "gli altri", sia che si tratti di Casini, di Fini o di Montezemolo, o comunque pensieri e idee non proprio di centrosinistra, pronti a stringere accordi con tutto e con tutti pur di vedere il nostro nemico cadere. Invece credo che dovremmo smetterla di inseguire gli altri e cominciare a dire la nostra. Vogliamo tornare alle urne, ma prima vorremmo cambiare la legge elettorale? Bè, allora invece di lasciare il campo ai "terzopolisti", che d'altronde per definizione hanno interessi opposti ai nostri, facciamo la nostra proposta di legge elettorale, di stampo bipolarista e che ripristini la facoltà per gli elettori di scegliersi i propri rappresentanti, e presentiamola al Paese. Non riusciamo ad approvarla, perchè Casini e company non la voteranno? Pazienza, vorrà dire che saranno loro ad essere accusati di aver salvato il "Porcellum": e, comunque, meglio che vendere l'anima al "diavolo". E così su tutto. Dobbiamo tornare a dettare noi l'agenda, senza aver paura. Starà a Casini, e tutti gli altri possibili partners, scegliere se è il caso o meno di condividere o meno un percorso, sulla base del sentiero programmatico che deve tracciare il PD, per poi definirlo per bene insieme a chi intenderà condividerlo. E' la famosa "vocazione maggioritaria".

Se facessimo così perderemmo? Forse. Forse perderemmo anche se ci alleassimo a prescindere con Casini e magari Fini, magari cedendo pure ad altri la leadership, pur di vincere. Ma, se anche non fosse così, se allearsi con il "terzo polo" volesse significare vittoria certa, siamo sicuri che la priorità è vincere, e non piuttosto governare bene il Paese? L'attuale presenza di Berlusconi e del berlusconsimo al potere non è forse figlia anche di una vittoria, quella di Prodi, basata su un'alleanza fatta per "vincere" ma che ci ha impedito di governare bene, anche se ovviamente meglio di Berlusconi, ma distruggendo in maniera quasi irrimediabilmente tutta la nostra credibilità? E, dimentichi di quella lezione, vorremmo addirittura proporre un'alleanza ancora più disomogenea, che potrebbe aprire quindi la strada ad una successiva vittoria di un berlusconismo ancora peggiore?

Sarò impopolare, ma io preferisco perdere, ma gettando  sul serio le basi per una nuova Italia, anzichè vincere, ma facendola sprofondare di fatto in un declino ancora peggiore. E poi non sarei affatto così sicuro che puntare tutto sul programma, anzichè sui numeri, sia una scelta perdente; in fondo, è quello che ci ha insegnato recentissimamente la terra pugliese: le "strategie di palazzo" non servono a nulla, se non si ha una "storia" da raccontare.

Bene ha fatto dunque Walter a ricordarlo. Certo che, però, bisognerebbe anche cominciare a delinearla  per bene questa "storia", Walter compreso. E non parlare sempre e solo di nomi e alleanze.

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Il topolino
post pubblicato in Diario, il 21 agosto 2010


                                               

Secondo Futuro e Libertà, "la montagna ha partorito il topolino". Il riferimento è al vertice del PDL di Venerdì, convocato da Berlusconi per "fare chiarezza interna" ed incominciare la verifica della maggioranza, con l'elaborazione di un documento "programmatico" di 10 pagine ("ma scritte grandi", ha dichiarato il Cavaliere in conferenza stampa, quasi come se se ne vergognasse) sul quale chiedere a Settembre la fiducia delle Camere. I "finiani", per l'appunto, hanno prontamente risposto all'appello, dichiarando di non avere problemi a votare la fiducia su quello che, in fondo, a parte il processo breve, è la sintesi del programma di Governo.

Ovvero, Fini & Co. sarebbero pronti fin da adesso a metterci una pietra sopra. Incredibile. Dopo aver subito violentissimi attacchi mediatici (che tra l'altro non si placano), dopo essere stati oggetti di vergognose campagne acquisti, dopo aver sputtanato a loro volta vicende oscure di Berlusconi, che pur tut (i rapporti con Gheddafi e Putin, l'imbroglio sulla villa di Arcore) e, soprattutto, dopo aver addirittura rinnegato Berlusconi e il berlusconismo tramite FareFuturo ("Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non coincida con il dossieraggio e con i ricatti, con la menzogna che diventa strumento per attaccare scientificamente l'avversario e magari distruggerlo. Nessuno ci potrà più convincere che il berlusconismo non si nutra di propaganda stupida e intontita, di slogan, di signorsì e di canzoncine ebeti da spot pubblicitario. Ma tanto non ci proveranno nemmeno, a convincerci" ... "Oggi ha ragione chi dice: perchè non ci avete pensato prima? Non c'è risposta che non contempli un pizzico di vergogna"), i "finiani" sarebbero immediatamente pronti a tornare all'ovile. E addio "vergogna", addio scandali libico-russi.

Mi sa che la "montagna che ha partorito il topolino" è quella finiana, e d'altronde l'ho sempre detto che secondo me quella finiana era una semplice manovra di potere, non certo ideale. Magari questo "signorsì" sarà strategia, per poter continuare ad indebolire i berluscones dall'interno. O forse semplice paura. In ogni caso, "vergognatevi" davvero.

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L'orizzontale
post pubblicato in Diario, il 11 marzo 2010


                                                   

Accolta da una bordata di fischi da parte della sua stessa maggioranza, Daniela Santanchè fa il suo debutto alla Camera come nuova sottosegretario al Ministero per l'attuazione del Programma (come se se ne sentisse il bisogno...).

Il motivo di tanto astio delle donne ex An (compresa la Mussolini, che ha dedicato una "super patata ogm orizzontale" alla Santanchè)? Beh, la giusta vendetta per un'intervista rilasciata durante la campagna elettorale del 2008, quando la Santanchè era una inviperita candidata premier per "La Destra" (contro il programma di Berlusconi, e ora è sottosegretario alla sua attuazione!), nella quale faceva un'appello a tutte le donne italiane, sostenendo che "il voto a Berlusconi è il voto più inutile che le donne possono dare, perchè Silvio ci vede solo orizzontali", un implicito riferimento a colleghe come la Carfagna e la Mussolini che avrebbero fatto carriera per qualità diverse a quelle politiche.

Bè, Daniela, benvenuta nel club ...

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E grazie
post pubblicato in Diario, il 23 novembre 2009


                                                   

Oggi ha avuto una notevole ribalta mediatica l'affermazione fatta dal Ministro Rotondi a Klauscondicio, la nota trasmissione YouTube di Klaus Davi, a proposito della sua contrarietà alla pausa-pranzo. Secondo Rotondi, infatti, "la pausa pranzo è un danno per il lavoro, ma anche per l'armonia della giornata. Non mi è mai piaciutà questa ritualità che blocca tutta l'Italia, proprio nelle ore più produttive". E così il Ministro è stato dipinto come uno "stakanovista", un lavoratore instancabile al servizio degli Italiani. Sarà, ma per me, e penso per tanti Italiani, lavorare per 8-10 ore senza interruzioni e senza nemmeno il diritto di gustarsi un panino in santa pace è qualcosa di molto stressante, e che quindi danneggia fortemente proprio la produttività del lavoratore. Poi, ovviamente, ci sarà sicuro chi riesce a farne a meno.

Tra questi non ho certo fatica a credere che ci sia Gianfranco Rotondi. D'altronde, che impegni stressanti può avere un Ministro "per l'attuazione del programma"? Ci credo che non ha bisogno di pause ...

P.S. Ma non sarebbe meglio un bel Ministro della Sanità al suo posto?

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Elezioni Sardegna, un vero schifo
post pubblicato in Diario, il 9 febbraio 2009


                                                  

Le elezioni sarde sono qualcosa di allucinante. Pensavo si fosse toccato il fondo con l'Abruzzo, ma evidentemente la politica berlusconiana può raggiungere livelli di bassezza ancora peggiori. In un precedente post vi ho già parlato di come Berlusconi abbia cercato di esportare in Sardegna il modello vincente delle elezioni abruzzesi: ovvero far sembrare di essere lui il vero candidato alla Presidenza della Regione. Cappellacci, come Chiodi in Abruzzo, è solo un "prestanome", da piazzare sulla scheda elettorale: ma il vero protagonista è lui. Dismette i panni del premier, tralascia gli impegni per i quali è stato eletto e va a farsi le gita in Sardegna, come le faceva prima in Abruzzo, ovviamente a spese degli elettori (trasporti eccezionali, schieramenti massicci di polizia), per andare ripetutamente ai comizi del candidato fantoccio (dove in realtà praticamente parla solo lui), farsi riprendere da tutte le TV con il nome di Cappellacci dietro, e soprattutto facendo promesse di mirabolanti progetti che il Governo attuerà per la Regione se vincerà il suo candidato. Promesse puntualmente non rispettate, come capitato per le infrastrutture in Abruzzo (vedete il video che ho inserito in quel post): ma intanto i cittadini si sono fatti fregare, e Berlusconi raggiunge il suo obiettivo.

Rispetto al post precedente ci sono alcuni aggiornamenti. Uno è la conferma di un sospetto: ovvero il "brand" Berlusconi è stato esteso anche ai simboli elettorali. Sul sito della Regione Sardegna, infatti, qualche giorno fa sono state
pubblicate le schede elettorali delle elezioni regionali: ebbene, come potete facilmente notare, mentre il simbolo del PD contiene la scritta "Soru Presidente", e il listino del centrosinistra è un simbolo non di partito, con la scritta "La Sardegna che cambia - Soru Presidente", il simbolo del PDL contiene solo un enorme scritta "Berlusconi", senza alcun riferimento a Cappellacci (eppure è il leader locale del PDL), mentre il listino del centrodestra è il simbolo del PDL stesso, stavolta con la scritta "Berlusconi Presidente". Sì, avete capito bene: il listino, ovvero il simbolo del candidato presidente, non riporta la scritta Cappellacci Presidente, come vorrebbe la logica, ma Berlusconi Presidente. Incredibile, vero? Si tratta di una palese e triplice offesa: agli alleati, visto che si fanno rappresentare dal simbolo del PDL (chissà cosa dice il Partito Sardo d'Azione, cosi fiero della sua "autonomia", oppure l'UDC, che al Governo di Berlusconi fa addirittura opposizione!); a Cappellacci, visto che evidentemente Berlusconi lo considera meno che zero, tanto da sostituirsi a lui; al suo elettorato Sardo, dato che evidentemente Berlusconi li considera incapaci di appoggiare il suo candidato per il suo programma, o per convinzione, o per idea politica, ma solo perchè c'è lui, perchè è il "SUO" candidato: evidente per Berlusconi, se non ci fosse quella bella scritta "Berlusconi", i suoi elettori non saprebbero nemmeno quale simbolo scegliere per votare il suo candidato.

Un'altra notizia riguarda il programma elettorale di Cappellacci. Si è dovuto attendere un bel po', visto che il programma di Cappellacci non si vedeva in giro, né nei suoi comizi andava al di là delle parole vuote (per non parlare dei comizi di Berlusconi, dove al di là di promesse e battute su Kakà, sul Grande Fratello e sugli stupri non c’era niente). Poi è stato pubblicato ufficialmente, ed un solerte blogger ha scoperto una cosa: ovvero che il programma di Cappellacci è in buona parte copiato “pari pari” da altre fonti, come testimonia
questo video. Un vero e proprio copia-e-incolla: d’altronde, anche il candidato del centrodestra a delle precedenti elezioni sarde, l’attuale deputato Mauro Pili (PDL), aveva copiato il suo dal programma di Formigoni (dimenticandosi addirittura di cambiare il numero delle province: rimase quello della Lombardia!).

Forse è per questo che Cappellacci si è rifiutato di fare qualsiasi confronto pubblico e/o televisivo con Soru. Forse per questo le televisioni di Berlusconi continuano a parlar male di Soru (in particolare Studio Aperto, che sta svolgendo una vera e propria sfacciata campagna contro Soru: oggi addirittura una giornalista di Studio Aperto lo ha accusato di averla aggredita/insultata) e continuano a far parlare solo Cappellacci o chi parla bene di lui e mai fanno replicare a Soru (oggi addirittura Belpietro nel suo “Panorama del giorno” su Canale5 ha intervistato Cappellacci, chissà se lo farà anche con Soru). Perché altrimenti dal confronto fra le idee, Cappellacci, senza l'ombra di Berlusconi, uscirebbe nettamente sconfitto. Meglio Soru, decisamente.

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"Fai una scelta di parte": ecco il programma della Sinistra Arcobaleno
post pubblicato in Diario, il 3 marzo 2008


                         

Continuo la mia "campagna d'informazione" sui programmi. Oggi tocca al programma della Sinistra Arcobaleno, la formazione politica, con Fausto Bertinotti candidato premier, nata dall'incontro di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Verdi e Sinistra Democratica.

Il programma, insieme alla campagna d'informazione (molto colorata) è stata presentata il 28 Febbraio. Motto della campagna: "Fai una scelta di parte", riferito alla presunta "uguaglianza" fra i programmi di Pd e PdL. Ecco i 14 punti programmatici:

1 - Dignità e diritti nel lavoro: la sicurezza. Per difendere i diritti dei lavoratori e combattere il fenomeno delle "morti bianche" (proprio oggi la triste notizia dei 4 morti di Molfetta) la Sinistra Arcobaleno propone di fissare la durata massima della giornata lavorativa a 8 ore (più massimo 2 di straordinari), contro l'attuale possibilità di giornate lavorative oltre le 12 ore. Inoltre, la SA chiede l'immediata approvazione dei decreti attuativi del "Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro" (quindi più controlli e più certezza e severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme).

2 - Dignità e diritti nel lavoro: lotta alla precarietà. Per contrastare il fenomeno della precarietà la Sinistra Arcobaleno propone la totale abolizione della legge 30 (detta "legge Biagi"), il rafforzamento delle tutele dell'articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati, il cancellamento di co.co.co., co.co.pro. e false partite IVA.

3 - Dignità e diritti nel lavoro: salari, fisco e redistribuzione del reddito. Per contrastare la perdita del potere d'acquisto dei salari la Sinistra Arcobaleno vuole fissare per legge un salario minimo di 1000 euro (simile alla proposta del PD di Veltroni). Inoltre, la SA propone l'adeguamento automatico degli stipendi all'inflazione (la vecchia "scala mobile") e l'aumento delle detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti, oltre ad un abbassamento della tassazione dei redditi più bassi (dal 23% al 20%). Infine, l'armonizzazione delle rendite finanziarie al 20% ed un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo.

4 - Laicità: lo spazio di libertà per tutti. La Sinistra Arcobaleno propone il riconoscimento pubblico delle unioni civili e una legge sul testamento biologico.

5 - Libertà ed autodeterminazione femminile. La Sinistra Arcobaleno propone che la legge 194 sull'aborto sia difesa applicata in tutte le sue parti (estendendo la rete dei consultori) e introducendo in via definitiva la pillola RU-486. Inoltre, propone una nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare i divieti della legge 40. Infine, una norma che persegua tutte le forme di discriminazione basate sull'orientamento sessuale.

6 - La pace, il disarmo. La Sinistra Arcobaleno propone che l'Italia non partecipi più a missioni al di fuori del comando politico e militare della Nazioni Unite. Secondo la SA, inoltre, vanno ridotte le spese militari e riconvertita l'industria bellica (!?!). Infine, una legge per la messa al bando delle armi nucleari sul territorio italiano, la contrarietà alla base NATO di Vicenza e una conferenza per rimettere in discussione le altre basi presenti in Italia.

7 - Proteggere il pianeta: un Patto per il clima. La Sinistra Arcobaleno rifiuta il nucleare e propone che si raggiunga entro il 2020 il 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili e che le emissioni siano ridotte del 20%. Inoltre, la SA propone la ripubbliccizazione dei servizi idrici, una legge quadro sul governo del suolo e pene più severe per i reati ambientali e le ecomafie.

8 - Le "grandi opere" di cui il Paese ha bisogno. Per la Sinistra Arcobaleno vanno abbandonati Ponte sullo Stretto, Mose a Venezia, TAV della Valsusa, a favore di interventi sulle linee ferroviarie minori (soprattutto nel Mezzogiorno) e del rafforzamento dei valichi alpini. Ma le "grandi opere" della SA sono: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico, miglioramento dei servizi di trasporto dei pendolari, linee tramviarie e mezzi ad energia pulita.

9 - Il diritto alla salute e le politiche sociali, indice di civiltà. La Sinistra Arcobaleno propone di adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, di superare definitivamente ticket e liste di attesa, di inserire le cure odontoiatriche nei servizi essenziali. Inoltre, la SA propone una legge sulla non autosufficienza (un fondo di 1,5 mld di euro) e maggiori fondi per le politiche sociali, oltre ad un piano di asili.

10 - La casa è un diritto, non una merce. La Sinistra Arcobaleno propone che non ci siano sfratti se non casa a casa, un piano per l'edilizia sociale da 1,5 mld di euro e l'abolizione del canale libero. Infine, un fondo per la ricontrattazione dei mutui di chi rischia di perdere l'alloggio e l'eliminazione dell'ICI sulla prima casa (ma solo su quelle non di lusso).

11 - Convivenza, inclusione, cittadinanza. La Sinistra Arcobaleno ritiene indespensabile l'abolizione della legge Bossi-Fini sull'immigrazione; inoltre, propone di concedere agli immigrati il diritto di voto alle amministrative, la chiusura dei CPT (centri di permanenza temporanea) e una nuova legge sulla cittadinanza.

12 - Istruzione, formazione, università e ricerca: le vere risorse per il futuro. La Sinistra Arcobaleno ritiene fondamentale la laicità della scuola pubblica, anche attraverso la sua difesa contro quella privata. Inoltre, la SA propone la generalizzazione della scuola dell'infanzia, l'estensione del tempo pieno e prolungato, il graduale innalzamento dell'obbligo scolastico a 18 anni e la valorizzazione del ruolo dell'insegnante. Infine, la SA propone di adeguare l'investimento pubblico in alta formazione e ricerca a livello europeo, oltre ad un reclutamento di 3000 ricercatori l'anno per i prossimi 5 anni e all'estensione del diritto allo studio (elevando a 20.000 euro il limite di reddito per accedere alla borsa di studio).

13 - Tagliare i privilegi, difendere la democrazia. La Sinistra Arcobaleno propone la riduzione del numero di parlamentari e di consiglieri regionali, la revisione degli stipendi dei parlamentari. Inoltre, la SA propone una legge che sottragga ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici, a favore del merito.

14 - Una informazione libera, pluralista, democratica. La Sinistra Arcobaleno propone l'abrogazione della "Legge Gasparri" e l'approvazione di una legge sul conflitto d'interesse.

P.S. Per la versione completa dei 14 punti vedere qui.
"Un'Italia moderna. Si può fare": i dodici punti di Veltroni
post pubblicato in Diario, il 16 febbraio 2008


                               

Se tralasciamo la definitiva decisione di Casini e dell'UDC di correre da soli, rompendo con il PdL, oggi è stato il giorno del Partito Democratico. O meglio, dell'Assemblea Costituente del nuovo partito: circa 2800 delegati giunti a Roma da tutta Italia per approvare lo Statuto, il Manifesto dei Valori e il Codice Etico. Per ascoltare, da uno scranno all'insegna dei colori tricolori del simbolo del PD, ma anche di una bandiera italiana (in onore del soldato morto in Afghanistan, nel cui ricordo è iniziato il discorso di Veltroni), le parole di Prodi, della Finocchiaro (candidata alla presidenza della Sicilia), dei principali esponenti del PD. E, ovviamente, le parole di Walter Veltroni, che ha annunciato il suo programma di 12 punti.

Primo: "modernizzare l'Italia". "Pensare ad un'Italia moderna significa scegliere come priorità le infrastutture e la qualità ambientale". Il PD punta sull'abbreviamento della procedura di valutazione ambientale delle opere (un unico passaggio dagli attuali tre), dando priorità agli impianti per produrre energia pulita, ai rigassificatori, ai termovalorizzatori, alla manutenzione della rete idrica e alla TAV.

Secondo: "crescita del Mezzogiorno, crescita dell'Italia". "Portare entro il 2013 la rete delle infrastutture (nonchè servizi idrici e ambientali) su un livello qualitativo e quantitativo confrontabile con l'Europa sviluppata".

Terzo: "controllo della spesa pubblica". "Il banco di prova decisivo per il Governo del PD è quello di riqualificare e ridurre la spesa pubblica, senza ridurre, anzi facendola aumentare in rapporto al PIL, la spesa sociale aumentandone la produttività". Il piano del PD è diminuire mezzo punto di PIL di spesa primaria nel primo anno, ed un punto per ciascuno dei due anni successivi. Inoltre, il PD si impegna a restituire ai contribuenti, tramite detrazioni e riduzioni di aliquote, ogni euro derivante dalla lotta all'evasione fiscale. Inoltre, "obiettivo del PD è quello di semplificare il nostro barocco sistema amministrativo": tra le misure previste, l'abolizione delle province delle città metropolitane, cui saranno dati maggiori poteri.

Quarto: "pagare meno, pagare tutti". "Oggi è possibile ridurre davvero le tasse ai contribuenti leali, lavori dipendenti e autonomi, grazie al risanamento della finanza pubblica, combinato con la lotta all'evasione". Il PD si impegna ad incrementare subito la detrazione IRPEF ai lavoratori dipendenti, e dunque in un aumento di salari e stipendi (sembra che Veltroni voglia diminuire di un punto tutte le aliquote IRPEF per ciascuno dei primi tre anni, costo operazione: 5-6 miliardi di euro).

Quinto: "investire sul lavoro delle donne". "Più donne occupate significa più crescita, più nascite, famiglie più sicure economicamente". Dunque, il PD punta a favorire l'occupazione femminile.

Sesto: "aumentare il numero di case in affitto". "Un grande progetto di social housing, con ruolo centrale della Cassa Depositi e Prestiti, che può mobilitare risorse per 50 mld di euro, senza intervento di spesa pubblica, per la costruzione e gestione di 700mila case da mettere sul mercato con canoni fra i 300 e i 500 euro". Prevista anche una riforma del regime fiscale degli affitti: in particolare, verrebbe consentita una detraibilità massima degli affitti fino a 250 euro.

Settimo: "incremento demografico". "Invertire l'attuale trend demografico, aiutando in modo fiscale le famiglie con figli, mediante l'istituzione della dote fiscale per il figlio". La dote fiscale, di 2500 euro fino ai 12 anni, andrebbe a sostituire gli attuali assegni e detrazioni, e sarebbe rivolta anche ai lavoratori autonomi. Inoltre, torna il nodo degli asili nido: in collaborazione con gli enti locali, il PD punta al raddoppio dei posti in 5 anni.

Ottavo: "scuola, università, ricerca". "Cento campus universitari, da realizzare entro il 2010". Inoltre, periodici test oggettivi per gli studenti italiani, per valutare la qualità dell'insegnamento, nonchè periodi di aggiornamento intensivo degli insegnati, come già avviene per gli universitari. Infine, "spingere le imprese a investire più risorse nella ricerca", concentrando i contributi a fondo perduto solo sugli investimenti in ricerca e sviluppo.

Nono: "lotta alla precarietà, miglior qualità del lavoro e più sicurezza". Creazione di un'Agenzia Nazionale per la sicurezza sul lavoro, con forti premi per le imprese che investono in sicurezza. Inoltre, avviamento della sperimentazione di un compenso minimo legale di 1000 euro, concertato con le parti sociali, per i collaboratori economicamente dipendenti. Inoltre, contrasto della precarietà "perenne"; facendo costare di più i lavoratori atipici e favorendo un percorso graduale verso il lavoro stabile e garantito.

Decimo: "garantire la sicurezza". "Far sentire sicuri i cittadini, aumentando la presenza di agenti per strada e anche utilizzando nuove tecnologie". Obiettivo del PD è varare un piano di mobilità interna alla P.A., impiegando il personale civile inutilizzato nelle attività di supporto alla polizia. Inoltre, maggiore certezza della pena.

Undicesimo: "giustizia e legalità". Il PD, attraverso le norme attuate oggi dall'Assemblea, stabilisce norme di trasparenza per le candidature. Ma l'obiettivo del PD è quello di proporre norme innovative per la trasparenza delle nomine di competenza della politica, nonchè la non candidabilità al Parlamento dei cittadini condannati per "reati gravissimi" (mafia, camorra, concussione, corruzione". Inoltre, completamento del processo di razionalizzazione e accelerazione del processo civile e penale. Infine, difesa delle intercettazioni (il riferimento è all'obiettivo di Berlusconi di limitarle solo ai "reati gravissimi").

Dodicesimo: "banda larga in tutta Italia e TV di qualità". "L'effettiva possibilità di accesso alla banda larga deve essere un diritto riconosciuto a tutti i cittadini". Inoltre, superamento del duopolio televisivo, accrescendo il grado di pluralismo del sistema. Inoltre, istituzione di un fondo per finanziare le produzioni di qualità. Infine, più autonomia della televisione dalla politica, con riforma della RAI.

"Queste sono alcune delle nostre idee per cambiare il Paese - dice Veltroni - Questo è il cammino di innovazione che attende l'Italia".

P.S. Per l'intero discorso di Veltroni all'assemblea clicca qui (tra l'altro, annunciata la candidatura di Matteo Colannino, presidente dei giovani industriali, e di Antonio Boccuzzi, sopravvissuto dell'incidente della Tyseen Krupp). Veltroni ha anche annunciato che non sarà capolista, mentre sono confermate le non ricandidature di Prodi e Amato, nonchè la non candidabilità di chi ha già tre legislature (salvo poche eccezioni, e motivate).
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