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il blog di Francesco Zanfardino
La paura e l'orgoglio
post pubblicato in Diario, il 29 agosto 2009


                                          

L'escalation di aggressioni omofobe degli ultimi giorni, che tanto scalpore sta suscitando (e meno male), meriterebbe un grado di attenzione maggiore da parte da chi comanda in questo Paese. Quei ragazzi accoltellati a Roma, quei turisti aggrediti a Napoli, quegli attivisti pestati a Rimini, quei neo-vicini minacciati a Caserta sono solo la punta dell'iceberg, l'espressione più violenta di un clima culturale ben più devastante per chi ha semplicemente scelto di amare in una determinata direzione e non nell'altra (o in più direzioni).

Spesso, infatti, le parole e gli atteggiamenti fanno più male di una coltellata. L'omosessualità, infatti, è ancora considerata dai più come qualcosa di "diverso", da "tollerare", se non "odiare". Da prendere in giro, da usare per prendere in giro, o comunque da far suscitare risatine e commenti idioti. Da nascondere, quando si è famosi, ed ancor di più quando si è in certi ambienti (quello del calcio, soprattutto), dove l'omosessualità praticamente stroncherebbe la carriera. Ancora da nascondere, quando ci si trova in determinate famiglie dove un figlio gay viene visto come un reietto, o al massimo come qualcuno che "ok, purtroppo sei gay, ma pazienza". Da non solidarizzare, se non si vuole essere a propria volta essere "accusati" di omosessualità o di satanismo. Da non garantire i più elementari diritti, come quello di poter assistere il proprio compagno in ospedale o potergli lasciare la pensione, o quello di veder riconosciuta istituzionalmente la propria relazione, o quello di porsi perlomeno il minimo dubbio se l'amore paterno/materno omosessuale sia davvero così psicologicamente devastante per dei bambini abbandonati da genitori così "sanamente" eterosessuali. Da non meritare l'attenzione e l'impegno da parte di una politica che mostra ipocrita solidarietà a quei ragazzi che "non devono più avere paura" di essere se stessi, e poi è la prima ad aver paura non dico di battagliare per i loro diritti, ma addirittura di partecipare con i propri leaders ad un qualunque Pride, anche quelli più sobri, inviando solo ipocrite "delagazioni" (nel migliore dei casi!), come se fossero dei reietti.

Non mi meraviglia, dunque, se la comunità Lgbt sta cominciando ad organizzarsi da sè, e rifiuti di scendere in piazza con bandiere di associazioni e soprattutto partiti. Avranno sì perso la fiducia, ma l'orgoglio no, evidentemente.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

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