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il blog di Francesco Zanfardino
Avviso di controllo
post pubblicato in Diario, il 21 agosto 2009


                                                

Oggi dirò qualcosa di impopolare. Quando si tratta di autovelox, infatti, si rischia di andare contro almeno al 90% degli Italiani, oppure di ingraziarselo. Quest'ultimo è probabilmente il motivo per il quale il Ministro Maroni ha deciso di "rivoluzionare" il mondo degli autovelox, eliminando definitivamente la possibilità di "autovelox selvaggi", ovvero senza adeguato preavviso e magari nascosti alla vista degli automobilisti.

In realtà Maroni, e ha fatto bene, ha anche deciso di togliere la possibilità ai privati di gestire il servizio, affidandolo interamente alla Polizia Stradale. Così come ha fatto bene a far gestire il loro utilizzo e posizionamento ai Prefetti, se davverò servirà ad "ottimizzare" il loro utilizzo, piazzandoli nei tratti di strada più "incidentati". Ma, tornando alla questione centrale del "preavviso", ho sempre trovato un non-senso avvisare i "controllati" che sta arrivando il "controllo". Giusto per fare un esempio, molti a sinistra e non solo si scandalizzarono quando l'imprenditore Calearo, da candidato parlamentare, a Ballarò sostenne un presunto "diritto" degli imprenitori di essere avvisati degli accertamenti da parte della Guardia di Finanza. Non è forse la stessa cosa dell'autovelox? Gli imprenditori disonesti non farebbero in modo di far risultare tutte le carte a posto, per poi tornare a delinquere? Tant'è vero che, puntualmente, alla vista dell'autovelox, si rallenta, per poi tornare a correre sopra i limiti di velocità. E allora a che serve? Qualcuno dirà: ma, altro che sicurezza stradale, gli autovelox importano ai Comuni perchè servono a far cassa. D'accordo, sarà anche così (anzi, è proprio così): ma non è certo colpa dei Comuni se milioni di Italiani sforano i limiti della velocità (e così facendo provocano migliaia di morti sulle strade all'anno, solo in Italia)!

Altro discorso, invece, è protestare contro assurdi limiti di velocità che spesso vengono imposti senza una vera aderenza alla realtà. E quello deve essere il vero fronte di battaglia degli automobilisti. Il resto è solo populismo allo stato puro.

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Aprire gli occhi
post pubblicato in Diario, il 14 agosto 2009


                                               
 
In questi giorni ha fatto "scalpore" un appello di Beppe Grillo per la depenalizzazione delle droghe leggere, lanciato dal suo blog mercoledì scorso, in concomitanza con un'intervista del blog a Marco Pannella, storico leader dei Radicali ed autore da decenni di una battaglia per l'antiproibizionismo (tanto da essere citato dagli Articolo 31 nella famosa e metaforica canzone "Maria Maria", inno della battaglia antiproibizionista). Beppe Grillo l'ha in particolare collegata al problema del sovraffollamento delle carceri, sostenendo che basterebbe depenalizzare l'uso di tali droghe per svuotare le carceri ed evitare i tanti suicidi che ogni anno avvengono per le loro condizioni disumane.

In realtà ci sono anche tanti altri buoni argomenti a sostegno della depenalizzazione. Innanzitutto, la realtà dei fatti: le droghe leggere sono diffusissime ormai nella nostra società e soprattutto dei nostri giovani. Non c'è bisogno di statistiche per saperlo: basta viverci, nella società, per sapere che gli "spinelli" sono diffusissimi, "grazie" alla loro facile accessibilità ed anche al loro basso prezzo. Qualunque adolescente, anche giovanissimo, che voglia farsi uno spinello può farlo tranquillamente. Ormai l'unica discriminante è la volontà o meno di farsi una "canna". E se un adolescente decide di rifiutare tali droghe lo fa perchè la pensa in un determinato modo, oppure perchè ha ricevuto una determinata educazione dalla propria famiglia, eccetera ... certo non perchè è "illegale".

Dunque, "depenalizzare" le droghe leggere non creerebbe nuovi "adepti" al clan dei "cannaioli". In compenso, permetterebbe di cominciare a tenere sotto controllo il fenomeno, di portarlo definitivamente alla luce e dunque di convogliarlo verso strumenti legislativi e sociali che ne riducano l'estensione. Inoltre, consentirebbe di strappare ingenti somme di denaro alla malavita organizzata e di consegnarle nelle mani dello Stato (perchè ovviamente lo Stato ne avrebbe il monopolio, come per le sigarette). Si potrebbe, dunque, destinare tali fondi, insieme a quelli provenienti dal fumo e dall'alcool (è indecente che questo non avvenga già ... e soprattutto alimenta le contestazioni di chi dice che, in fondo, lo Stato ci guadagna sulle dipendenze altrui) proprio alla prevenzione ed alla cura delle tossicodipendenze, dell'alcolismo e del tabagismo, oltre che alla lotta al traffico illegale di stupefacenti. Si potrebbe dire: ma, depenalizzando le droghe leggere, cadrebbe quel senso di "trasgressione" che spinge molti giovani a farne uso, e così potrebbe innescarsi un consumo maggiore di droghe pesanti. In effetti, è l'unica obiezione che accetto. Dubito che possa davvero avvenire questo (ciò che comporta la diffusione di un fenomeno del genere è prevalentemente il suo costo, non il "senso di trasgressione") ma, se anche fosse così, allora per la stessa logica dovremmo tornare indietro, proibendo anche fumo ed alcool. In fondo gli effetti non sono così diversi, ed anche loro una volta erano simboli di trasgressione: e allora perchè loro sì e le droghe leggere no?

Ovviamente il consumo "legale" di droghe leggere andrebbe consentito con tutte le limitazioni e le accortenze del caso. Inutile che elenchi qualche esempio: l'importante è il concetto, e cioè che forse è proprio arrivata l'ora di aprire gli occhi e di non far finta che i problemi non esistano. Si trovi una soluzione migliore, oppure la depenalizzazione delle droghe leggere s'ha da fare. Peccato che viviamo in Italia, e per questo motivo ciò non avverrà mai. Troppa paura della politica di essere impopolare, soprattutto presso certi "ambienti". Molto meglio "farsi" in privato e fare professione di proibizionismo in pubblico, no?

P.S. E, giusto per essere chiari, a scrivere è uno che non ha nemmeno mai fumato una sigaretta, figurarsi farsi una canna. Ma anche uno che gli occhi li usa, e non si gira dall'altra parte.

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Si preservi il fiato
post pubblicato in Diario, il 20 giugno 2009


                                                        

Qualche giorno fa la Provincia di Roma ha approvato una mozione, presentata da Sinistra e Libertà e sostenuta da una raccolta firme organizzata, appunto, dai Giovani di S&L e del Pd, insieme a "circolo Mario Mieli", "Associazione Luca Coscioni" e "Rosa Arcobaleno", che comporterà l'installazione di distributori automatici di preservativi negli istituti superiori della Provincia, (fatta salva ovviamente l'autonomia delle singole scuole, che potranno decidere se installarli o no).

La decisione ha suscitato le immediate critiche degli ambienti ecclesiastici, con i soliti discorsi del tipo "strisciante relativismo", "banalizzazione della sessualità", "istigazione al sesso facile", "c'è ben altro da fare", eccetera. D'altronde la Chiesa non ha mai nascosto la sua contrarietà ai preservativi, e putroppo non solo dal punto di vista dogmatico (recentissima la grossolona sortita del Papa, in viaggio in Africa: "i preservativi non risolvono il problema dell'Aids"). A me sembrano polemiche sterili, oltre che pericolose. Innanzitutto perchè frutto di una forte ignoranza, o di un forte distacco dalla realtà, che ci dice che l'età del primo rapporto sessuale si sta sempre più abbassando, che la promiscuità sessuale fra i giovani è sempre più diffusa, e che i rapporti "protetti" sono ancora lontani dal diventare la prassi. E che, in ogni caso, a 13-14 anni certo non si crede più alla storiella del cavolo o della cicogna ... 

Fare finta di niente, o peggio ancora credere che un distributore di preservativi a scuola possa stimolare gli impulsi sessuali dei ragazzi, sono dunque atteggiamenti più che sbagliati. Pericolosi, appunto, perchè contemporaneamente all'aumento della promiscuità sessuale nelle fasce giovanili sta diminuendo l'attenzione sui temi dell'Aids e delle altre malattie sessuali, vero tormentone fino ad una decina d'anni fa. Le critiche della Chiesa, inoltre, risultano ancora più controproducenti se riflettiamo sul fatto che rapporti non protetti possono portare a gravidanze indesiderate, e dunque a possibili aborti, tanto avversati proprio dalla Chiesa.

Avrei compreso, piuttosto, quache critica sull'utilità dell'iniziativa ... perchè certo per procurarsi preservativi non c'è bisogno necessariamente di distributori a scuola. Più ce ne sono, però, meglio è (e soprattutto in luoghi così frequentati dai giovani), anche perchè la loro presenza aiuta la sensibilizzazione al "sesso protetto". E, a tal proposito, nessuno di coloro che criticano il provvedimento hanno notato che nella mozione approvata dalla Provincia c'è appunto l'istituzione di corsi scolastici sulla prevenzione. Evidentemente tanto oscurantismo deve aver annebbiato la vista a qualcuno.

P.S. No comment, invece, sugli esponenti del centrodestra, subito pronto a sostenere le tesi dei vari cardinali: evidentemente, con il loro Capo nel mezzo di uno scandalo sessuale, devono aver dimenticato la coerenza e la decenza da qualche parte.

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