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il blog di Francesco Zanfardino
Il prestito ponte sarà restituito allo Stato ... dallo Stato!
post pubblicato in Diario, il 1 novembre 2008


                                                   

Ieri si è consumata l'ennesima puntata della telenovela Alitalia, che ormai sembra voler battere in lunghezza Beautiful. Per l'ennesima volta si è detto "Alitalia è sull'orlo del baratro", "Alitalia verso il fallimento", "Sindacati irresponsabili", ecc. ecc., in una tarantella talmente ripetitiva che ormai non degno nemmeno più di una cronaca. Tanto alla fine, comunque vada, a pagare saremo sempre noi consumatori, a causa della folle decisione di trasformare una vendita in una faccenda politica. Come se non fosse bastata la dissenata gestione politica dell'Alitalia negli ultimi anni.

Però una cosa non mi va giù della faccenda di ieri: ovvero che la Cai ha subordinato l'offerta alla non restituzione del prestito-ponte. Ovvero i 300 milioni di euro, che Prodi concesse sotto richiesta del già eletto premier Berlusconi e che quest'ultimo trasformò in conto capitale dell'azienda, cosa per la quale la UE l'ha dichiarato "illeggittimo" e da restituire, dovrà essere restiuito dalla "bad company", ovvero la vecchia Alitalia. La quale, quindi, oltre ad accordarsi i debiti miliardari e le migliaia di esuberi da ammortizzare, dovrà anche pagare i 300 milioni di euro. Tutto sulle spalle dei contribuenti, dato che il proprietario della bad company è lo Stato.

E l'imparzialissimo Commissario UE ai Trasporti, Antonio Tajani del PDL, sì è subito affrettato a dire: "Chiederò che il prestito ponte ricada sulla bad company". Insomma, Tajani ci dice: "Il prestito ponte è illegale, quindi va restituito allo Stato, e a restituirlo sarà lo Stato". Una vera e propria partita di giro dove sono i contribuenti a tenere il cerino in mano.

P.S. Che poi una compagnia "solida", fatta di 20 imprenditori "tra i più importanti d'Italia", con il petrolio tornato sotto 70 dollari dai 120 di qualche mese fa, non riesca nemmeno a mettere insieme 300 milioni di euro,  è indicativo di come sarà con molte, molte turbolenze il decollo della nuova "Alitalietta". Nella migliore delle ipotesi.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

I frutti della demagogia
post pubblicato in I frutti della demagogia, il 29 giugno 2008


                                             

Era prevedibile. Lo dissi fin dall'inizio che la rinuncia ad AirFrance non avrebbe portato a niente di buono per Alitalia e i suoi dipendenti. Putroppo sono stato buon profeta, così come Casini, Veltroni e tanti altri che subito compresero come il comportamento demagogico di Berlusconi in campagna elettorale su Alitalia avrebbe arrecato più danni che altri.

Son passati più di tre mesi da quando Berlusconi annunciò la sua ferma opposizione ad AirFrance e l'arrivo di una "cordata italiana in pochi giorni". E' vero che, come ci insegna Einstein, il tempo è un concetto relativo, ma tre mesi non sono "pochi giorni". Nel frattempo i conti di Alitalia sono peggiorati, e noi cittadini ne paghiamo le conseguenze, costretti a sborsare sia per le perdite di Alitalia (2-3 milioni al giorno) sia per i 300mln di euro del "prestito-ponte", ponte verso il nulla, visto che ad oggi non c'è nessun acquirente all'orizzonte. E molto difficilmente ci saranno imprenditori disposti ad investire miliardi di euro in una compagnia con un piede e mezzo nella fossa e con un prezzo del petrolio alle stelle, che continua la sua corsa folle verso i 200 dollari al barile (ora è nei pressi dei 150 dollari).

Il Governo ha poi affidato ad Ermolli il compito di vendere per conto del Governo Alitalia (ricordate la caciara del centrodestra su Rovati, stretto collaboratore di Prodi, che aveva osato parlare con Provera di Telecom? E ora come la mettiamo?) e ha nominato Banca Intesa come consulente per un nuovo piano di salvataggio. Piano oggi anticipato in parte da questi articoli dei siti del Corriere e della Repubblica, dove si parla di circa 4000 tagli di personale per Alitalia, il doppio dell'ultimo piano AirFrance presentato ai sindacati, quello che suscitò le reazioni indignate dei sindacati e di Berlusconi ("condizioni irricevibili"). Ma potrebbero non bastare, secondo Banca Intesa: "Il piano Alitalia? Stiamo per chiudere. Ma non è detto che arriveremo a presentarlo. Allo stato attuale non siamo in gtrado di dire se la situazione è recuperabile o meno (...) Quattromila tagli? Visto come stanno le cose, rischia di essere una stima troppo prudenziale".

Sono i frutti della demagogia. Berlusconi ha vinto anche per queste cose, sfruttando temi sensibili in maniera demagogica: perchè certamente è più facile dire no a priori alla "invasione francese" che salvaguardare il futuro della compagnia e le tasche dei contribuenti, oltre che i lavoratori. Ma putroppo prima o poi se ne pagano le conseguenze.

P.S. Intanto, come potete verificare dal quadro delle notizie del Centro d'ascolto, nessun telegiornale italiano (tranne il TG3) ha riportato la notizia. In compenso, si è trovato il giusto spazio per veri problemi come i problemi personali di Madonna, il caro-prezzi in Francia, la sonda Phoenix su Marte, la possibile estinzione del "pesce pagliaccio" e i campionati di skate di Ostia Lido. Che bella informazione utile che abbiamo in Italia ... e pensare che prima ci martellavano con ogni minima notizia su Alitalia ...

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Tre mesi, e di "cordate" nemmeno l'ombra
post pubblicato in Diario, il 22 giugno 2008


                           

Oggi è il 22 Giugno
. Sono ormai passati tre mesi da quando, il 22 Marzo, in piena campagna elettorale, l'allora candidato premier Silvio Berlusconi annunciò in pompa magna: "Ormai sono impegnato io, quindi si fa. La nuova cordata verrà fuori in pochi giorni ed avrà anche il sostegno di importanti istituti di credito. Il prossimo premier, cioè io, dirà un secco no ai francesi: è una svendita".

Ebbene, dopo tre mesi niente è successo. Nessun imprenditore italiano nè istituto di credito. Anzi, le uniche ipotesi che si azzardano parlano di un coinvolgimento di Lufhansa, o di un clamoroso dietrofront su AirFrance. Ma la cosa più grave è che i contribuenti italiani, mentre continuano a pagare le perdite di Alitalia (3 milioni di euro al giorno) ora hanno dovuto sborsare anche 300 milioni di euro di "prestito-ponte" (un "ponte", tra l'altro, verso una riva che al momento non c'è). La UE, tra l'altro, ha rilevato una serie di irregolarità nel prestito, che comporterà un infrazione per l'Italia (quindi altri soldi da pagare) se non si concretizzerà una cessione nel giro di trenta giorni (era l'11 Giugno, quindi entrò metà luglio deve per forza concretizzarsi la "cordata").

Insomma, più si va avanti, sempre più guai attira Alitalia. E gli Italiani spendono sempre più soldi per i comportamenti demagogici del premier. E' una nuova tassa: la "tassa Alitalia". Forse, forse, era meglio venderla ad AirFrance, no?

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