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il blog di Francesco Zanfardino
Rinunciare alla prescrizione, per Statuto
post pubblicato in Diario, il 29 agosto 2011


Alla fine la pressione della stampa ha fatto dire la frase magica alla quasi totalità dei dirigenti del PD: "Penati rinunci alla prescrizione, non possiamo criticare Berlusconi e company quando ne fanno uso se poi noi siamo i primi a farlo". Finalmente anche loro si rendono conto che la diversità non va solo predicata ma anche praticata e che, nel metterla in pratica, non ci si può limitare unicamente al fatto di rispettare l'operato dei giudici (mentre i berluscones ne contestano la stessa legittimità) ma bisogna fare molto di più.

Ovviamente, con la consapevolezza che una persona deve essere ritenuta colpevole solo con una sentenza definitiva (e non solo sulla base di sospetti, per quanto forti). Ma, come dicono anche questi dirigenti del PD, i tempi della politica sono diversi da quelli della giustizia e un Partito deve poter valutare l'opportunità o meno di farsi rappresentare da personaggi che, seppur ancora innocenti fino a sentenza definitiva, sono comunque adombrati da sospetti più o meno forti (e tale opportunità deve per forza di cose essere valutata da una apposita commissione di garanzia interna al partito, a dispetto di quanti deridono tali meccanismi interni al PD senza indicare uno straccio di alternativa ... come potrebbe essere, ad esempio, la consultazione diretta degli iscritti). Per non parlare del fatto che, per essere giudicati in maniera definitiva, bisogna poter essere giudicati, e non invece approfittare della prescrizione per scamparla liscia.

Peccato che, però, gli stessi dirigenti  del PD di cui prima derubrichino la rinuncia alla prescrizione una "scelta personale" che solo Penati può prendere. E se Penati non rinuncia alla prescrizione, che si fa? Ci si lascia rappresentare da persone che ricorrono agli stessi stratagemmi che critichiamo ai berluscones?E' evidente, allora, che va veramente cambiato lo Statuto del PD. Come chiede di fare il presidente della Commissione di Garanzia del PD, Luigi Berlinguer, per tutelare meglio il PD: Berlinguer non spiega bene in che senso, ma certamente la cosa più ovvia da fare sarebbe inserire nello Statuto l'incompatibilità tra il ricorso alla prescrizione e la permanenza nel Partito.

Semplice, no? E questo potrebbe valere anche per altre tante problematiche, per sancire la "diversità" del PD (e magari degli altri partiti del centrosinistra) proprio nelle regole interne al Partito, cioè nel suo "DNA": insomma, sancire tramite Statuto quella "diversità biologica" che pure è stata tanto rinnegata in questi giorni più volte dagli stessi dirigenti del PD ...

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Macchè breve o lungo, serve un processo certo
post pubblicato in Diario, il 28 luglio 2011


Prima ci hanno provato col "processo breve", spiegandoci che era necessario accorciare i tempi della giustizia, che i processi lumaca erano una vergogna internazionale, bla bla bla, mentre in realtà ci rifilavano una "prescrizione breve", che avrebbe semplicemente cancellato, e non abbreviato, i processi.

Ora si rimangiano tutto e ci provano col "processo lungo", ovvero la possibilità di portare a testimoniare chiunque si voglia senza che i giudici possano obiettare (quasi) nulla, con l'effetto di giungere ad una "prescrizione certa" per gli accusati che lo vorranno: semplicemente dovranno trovare tanti persone disponibili a testimoniare in un numero sufficiente ad allungare i tempi del processo fino all'arrivo della prescrizione.

Insomma, il centrodestra attraverso la "giustizia creativa" ne inventa di tutti i colori. L'obiettivo è sempre quello: sfruttare l'istituto della prescrizione per far scampare Berlusconi e soci alla Giustizia. Intanto, gran parte dei processi in Italia va a puttane per colpa da un lato dei troppi processi (e dei troppi reati, alcuni dei quali andrebbero depenalizzati) e delle risorse inadeugate a far fronte a tale mole di lavoro, dall'altro per colpa della prescrizione che manda in fumo migliaia di processi ai danni della sete di giustizia delle vittime, del lavoro dei magistrati e delle tasche dei contribuenti, mentre grande e piccola criminalità festeggiano.

Servirebbe davvero una riforma della Giustizia, una vera riforma. Che, tra le altre cose, abolisca la prescrizione e preveda la "certezza della sentenza", imponendo tempi certi per il giudizio, equamente divisi tra le varie parti. Insomma, si stabilisca per ogni tipo di reato quanto tempo debba "ragionevolmente durare" il processo e si divida questo tempo equamente fra difesa e accusa (tenendo anche conto dei tempi necessari al collegio giudicante), che poi sfrutteranno il tempo a disposizione secondo le proprie convenienze e strategie. E poi, scaduto quel tempo, arrivi la sentenza!

Cesare Beccaria più di due secoli fa nel "Dei delitti e delle pene", che dovrebbe essere il lume ispiratore di qualsiasi ordinamento giuridico democratico, ci dimostrava che l'importanza di una pena non sta nella sua asprezza ma nella sua certezza. Nulla è più pericoloso, infatti, per la tutela dell'ordine e il rispetto della legge, un sistema giudiziario che appaia incapace di perseguire i colpevoli e quindi incoraggi i criminali e scoraggi le vittime di ingiustizia.

Viste le condizioni del sistema italiano, è decisamente arrivato il momento di metterci mano e risolverli per davvero i problemi, prima che sia davvero troppo tardi. Certo non possiamo aspettarcelo da questo Governo ... ma possiamo aspettarcelo dal prossimo? Quali sono le idee alternative allo scempio berlusconiano della Giustizia? Quali le riforme proposte per un sistema che non può più ragionevolmente essere conservato così com'è? Ad oggi, drammaticamente, non c'è ancora una vera risposta: e mancano meno di due anni alle prossime elezioni politiche.

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Verginelle corrotte
post pubblicato in Diario, il 26 febbraio 2010


                                                  

A dover credere alle parole di questi giorni, Silvio Berlusconi sarebbe diventato il nuovo difensore della legalità in politica contro la corruzione. Poi arriva la sentenza definitiva della Cassazione sul caso Mills, che prescrive sì il processo all'avvocato inglese per corruzione in atti giudiziari in processi che riguardavano Berlusconi, ma nel tempo stesso riconosce che la corruzione da parte di Berlusconi è avvenuta. Ma un anno prima a quanto contestato dall'accusa, e quindi nel frattempo sono passati i tempi di prescrizione. E diminuiscono ad altri 11 mesi per Berlusconi, inizialmente indagato insieme a Mills, ma poi "stralciato" dopo l'approvazione del lodo Alfano (rimasto in vigore, per l'appunto, poco più di un anno).

Insomma, nella sostanza Berlusconi sarebbe un corruttore, dunque dovrebbe sospendere se stesso. O, quantomeno, rinunciare alla prescrizione, quando gli verrà concessa tra 11 mesi. Chissà perchè, mi sa che non lo farà ...

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Sentenza breve
post pubblicato in Diario, il 16 gennaio 2010


                                                   

Mentre il centrodestra cerca di far passare la vergognosa legge sul presunto "processo breve", dopo 18 anni di processi Calogero Mannino viene prosciolto definitivamente dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. 

Ecco, questo è il problema della Giustizia italiana. Spesso, troppo spesso, per arrivare ad una sentenza definitiva bisogna aspettare troppi anni, quelle rare volte che la si riesce ad ottenere (perchè di solito c'è la prescrizione, e buona notte ai suonatori). E, nel frattempo, gli imputati subiscono danni d'immagine, se innocenti, per troppo tempo, e per troppo tempo devono aspettare gli Italiani per avere giustizia, se hanno ragione. Non è certo questo un Paese civile: per questo, quando si parla di "riforma della Giustizia", della necessità di abbreviare i tempi della giustizia, si dicono cose ovvie e ultra-condivisibili. Ed è quello che dovrebbero far capire meglio le opposizioni, soprattutto Di Pietro, quando contestano, giustamente, i berluscones.

Perchè la "riforma della Giustizia" che i berluscones cercano di attuare da quindici anni va contestata proprio perchè non risolve questi problemi, bensì cerca di aggravarli pur di rendere immuni pochi presunti "eletti", a cominciare dal loro capo Berlusconi. E non mi riferisco solo alle norme strettamente "ad personam" (lodo Schifani, lodo Alfano, legittimo impedimento, eccetera), che tutto sommato riguardano solo il Premier e pochi altri, ma anche a quelle leggi che per salvare Berlusconi hanno colpito e potrebbero colpire il diritto alla Giustizia di milioni di Italiani: depenalizzazione del falso in bilancio, diminuzione dei tempi di prescrizione, legge blocca-processi ... e, per l'appunto, il presunto "processo breve", che nelle dichiarazioni troverebbe nuova forza nella vicenda Mannino. E invece no: questa legge semplicemente ammazza i processi, perchè se dopo un tot di anni non si giunge a sentenza, il processo finisce e basta, senza accertamento della verità (ed in maniera retroattiva, guarda un po'). Visti gli attuali tempi della Giustizia, ciò vorrebbe dire milioni di persone che si ritroveranno senza giustizia.

Quindi, se si tenesse davvero a cuore una Giustizia certa e veloce, e non altre cose, non si cercherebbe di approvare leggi come il "processo breve" (che invece altro non è che l'ennesimo accorciamento dei tempi di prescrizione). Non sarebbe invece il caso di fare una legge sulla "sentenza breve"? Mi spiego meglio: si stabilisce che un processo per una determinata materia (che so, abuso d'ufficio) deve durare massimo 3 anni per il primo grado, 2 in appello e 1 e mezzo in Cassazione (come stabilisce proprio il "processo breve")? Allora, se dopo tre anni ancora si deve arrivare a sentenza di primo grado, il giudice deve a questo punto sentenziare per forza, sulla base di quanto emerso fino ad allora, e far passare quindi il processo ai gradi successivi di giudizio. Troppo poco garantista? Niente affatto: basta dare gli stessi spazi processuali ad accusa e difesa. Se la difesa o l'accusa hanno bisogno di più tempo per presentare nuovi elementi processuali, e non ce la fanno entro i tre anni, c'è sempre l'appello.

Sarei pronto a scommettere che i processi filerebbero una meraviglia, perchè la difesa non avrebbe più interesse ad allungare i tempi del processo, visto che la prescrizione non esisterebbe più e si arriverebbe forzosamente (e giustamente) sempre a sentenza. Ma, evidentemente, è proprio questo che si vuole evitare.

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Prescrizioni brevi, impedimenti lunghi
post pubblicato in Diario, il 16 novembre 2009


                                                     

Il centrodestra dà tanto fiato alla bocca, sparlando di riforma della giustizia per risolvere i problemi dei cittadini. In realtà solo di un cittadino, e questo lo sanno tutti coloro che non hanno i paraocchi, anche chi ci passa sopra pur di salvare "l'amato Silvio".

Questo perchè, se al centrodestra davvero interessasse risolvere i problemi della giustizia ed accorciare i processi senza diminuire i tempi di prescrizione, comincerebbe a mettere mano al portafoglio, ad aumentare e a meglio gestire le risorse umane, strutturali ed economiche della macchina giudiziaria italiana. Magari modificherebbe anche la responsabilità civile dei magistrati, che però andrebbe fatta non con intento punitivo. Ma soprattutto comincerebbe ad eliminare tutte le storture delle garanzie a vantaggio della difesa, che spesso vengono abusate e sono la causa del dilazionarsi dei tempi della giustizia.

Un esempio, ancora una volta, ci viene proprio dai processi del Premier. Oggi, infatti, il tribunale di Milano ha dovuto affrontare la richiesta di Ghedini, il parlamentare PDL e avvocato del Premier, di rinviare il processo sui "diritti-Mediaset" al 18 Gennaio perchè fino ad allora il Premier sarebbe impegnatissimo e dunque impossibilitato a venire a processo da un "legittimo impedimento". E, guarda un po', quei comunistacci dei giudici di Milano hanno accolto la richiesta, rinviando di due mesi un processo che così si avvia ancor di più verso la prescrizione. E non è certo la prima volta che questo accade, e non solo per i presunti "legittimi impedimenti" del Premier, ma anche per quelli dei suoi avvocati nominati parlamentari non a caso. Ma è giusto che accada questo? E' giusto che da una parte si possono fare processi in contumacia, ovvero senza la presenza fisica dell'imputato, e poi si allunghino i tempi dei processi per gli schiribizzi degli imputati e dei loro avvocati? Non sarebbe sensato porre dei limiti, quantitativi e qualitativi, al ricorso al "legittimo impedimento"?

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NO allo scempio del diritto
post pubblicato in Diario, il 14 novembre 2009


                                                   

Un appello breve, chiaro, diretto. E quindi non posso che condividerlo ed invitarvi a firmarlo (qui il link per farlo) e a diffonderlo il più possibile. Servirà a poco, ma intanto non possiamo far credere che l'opinione pubblica sia silente di fronte a questo scempio dello Stato di diritto e della nostra sicurezza.

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.

ROBERTO SAVIANO


P.S. E, intanto, vi ricordo il gruppo Facebook (link) che chiede la candiatura di Roberto per le prossime Regionali in Campania ...

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Sprocessati
post pubblicato in Diario, il 12 novembre 2009


                                                

E alla fine si arrivò all'affossamento totale del diritto in Italia. In un Paese dove la maggior parte dei processi finisce senza un giudizio definitivo, ma con la prescrizione, mentre i restanti finiscono dopo anni ed anni di logorii giudiziari, il Governo invece di operare per abbreviare i tempi dei processi, come a chiacchiere dice di voler fare, decide di diminuire ulteriormente i tempi di prescrizione. Mandando al macero migliaia di processi, lasciando le vittime senza giustizia e i criminali in libertà pur di salvare quei pochi interessati a che la giustizia non funzioni, come il Presidente del Consiglio. Insomma, come ha sottolineato Travaglio nel suo editoriale di stasera ad Annozero, è un po' come risolvere il problema dei treni fatiscenti che arrivano in ritardo non cambiando i treni e organizzando meglio il sistema ferroviario, ma facendo fermare il treno in corsa, e farlo perchè uno dei passeggeri, in realtà, non vuole arrivare a destinazione.

Ma dico io: ci rendiamo conto che, stante l'attuale situazione della giustizia in Italia, tra carenze di mezzi e personale, lentezze burocratiche, abusi delle garanzie da parte della difesa, prescrivere un processo dopo due anni (se non arriva la sentenza di primo grado) vuol dire mandare a monte praticamente tutti i processi in corso, e pregiudicare la stragrande maggioranza dei futuri processi, tranne quelli per i reati superiori a dieci anni e quelli che incostituzionalmente hanno deciso di escludere pur essendo inferiori ai dieci anni? Ci rendiamo conto delle conseguenze di ciò sulla sicurezza in Italia? Ci rendiamo conto delle conseguenze di tutto ciò sulla sopravvivenza stesso dello Stato?

Io mi auguro che il buon senso spinga una parte del PDL ad affossare la legge assieme alle opposizioni. E che il dissenso dei "finiani", da loro tanto sbandierato con orgoglio, non si fermi improvvisamente di fronte alla promessa di qualche candidatura alle Regionali. Altrimenti, le opposizioni non vengano meno al loro dovere e promuovano immediatamente un referendum abrogativo, e vi si dedichino con passione e tenacia: ne va del futuro stesso dell'Italia come Stato di diritto e di sicurezza sociale.

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E ci mancava pure
post pubblicato in Diario, il 7 ottobre 2009


                                           

Alla fine la sentenza è arrivata: bocciato il lodo Alfano. D'altronde, la Corte Costituzionale non poteva fare altrimenti, come ho spiegato più volte in questo blog: il lodo Alfano non era altro che la sostanziale riscrittura del vecchio lodo Schifani, già bocciato dalla stessa Corte.

Quanto al post-sentenza, e i deliri di onnipotenza del Premier e quelli di sudditanza dei suoi accoliti, meglio tralasciare. Che si sarebbe risolto in un "tutti comunisti", era purtroppo scontato. Tuttavia, vengono poste alcune questioni dalla palese falsità che è opportuno smentire. Si dice, infatti, che la Corte avrebbe contraddetto se stessa, in quanto nel 2004 avrebbe detto che non era necessaria una legge costituzionale, e ora dice il contrario. In supporto di questa tesi viene tirato per la giacchetta anche Napolitano, che all'epoca dichiarò di aver firmato il lodo Alfano prendendo come riferimento proprio la sentenza del 2004, che non solo sosteneva che potesse esserci un "interesse apprezzabile" nella tutela del sereno svolgimento delle funzioni delle alte cariche, ma non aveva nemmeno detto esplicitamente che fosse necessaria una legge di revisione costituzionale per fare ciò.

E' assolutamente falso. O meglio, se è vero che la Corte valutò come interesse "apprezzabile" questa tutela (non disse che era giusto, comunque, ma semplicemente che era un interesse da valutare, "apprezzabile" appunto), è altrettanto vero che sostenne che, in ogni caso, era necessaria una legge costituzionale per introdurla. Già allora, infatti, sostenne che "le immunità valgono solo nei limiti delle previsioni costituzionali, e qualsiasi legge ordinaria che ne ampliasse l'ambito sarebbe incostituzionale". Insomma, se nella Costituzione c'è scritto che la legge è uguale per tutti, non si può venir meno a questo principio senza cambiare la Costituzione.
 
Sempre quella sentenza, poi, sancì che "la differenziazione delle discipline processuali con riferimento a fatti extrafunzionali viola il principio di eguaglianza (non sopprimibile nemmeno con una legge di revisione costituzionale)". Ovvero, prevedere un diverso trattamento giudiziario per le alte cariche dello Stato anche per fatti commessi al di fuori dell'esercizio delle loro funzioni (come nel caso del processo Mills) è impossibile, perchè non lo si può fare nemmeno con una legge di revisione costituzionale (insomma, non rientra sicuramente nei casi dell'interesse "apprezzabile").

Insomma, il lodo Alfano è una porcata bella e buona. Era scontata la sua bocciatura. E se Napolitano l'ha firmata, beh, ha commesso un errore (e solo ora me ne rendo pienamente conto) ... e di certo Berlusconi sbaglia ad attaccare chi ha commesso un errore a suo favore (visto che il processo Mills finirà in prescrizione grazie al tempo perso nel frattempo).

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La vera riforma della Giustizia
post pubblicato in Diario, il 31 gennaio 2009


                                                  

In questi giorni si stanno svolgendo le cerimonie dell'apertura dell'anno giudiziario. Le celebrazioni assumono quest'anno un significato particolare, dato che nelle prossime settimane il Parlamento discuterà proprio di "riforma della Giustizia".

Effettivamente in Italia c'è un disperato bisogno di riforma del sistema giudiziario. Come ha ricordato il presidente della Cassazione, l'Italia è fra gli ultimi paesi al mondo nella classifica dell'efficienza dei sistemi giudiziari. 151° su 181 paesi, peggio di molti paesi Africani come Angola e Gabon: con tutto il rispetto per questi Paesi, ma non è proprio una bella cosa!

D'altronde, non potevamo aspettarci altro. In Italia i processi durano anni e anni, e la stagrande maggioranza delle volte si risolvono in prescrizioni, ovvero decadono a causa della lunghezza eccessiva dei processi, gettando all'aria tutto il lavoro fatto e il tempo perso precedentemente, e cancellando un diritto inviolabile come quello di avere giustizia. Quando poi invece si giunge a sentenze definitive, non vengono applicate (come nel caso Englaro), oppure vengono sconfessate da indulti, amnistie e sconti di pena concessi a volte molto allegramente. E così vanno a quel paese sicurezza, giustizia e la dignità dei cittadini e del Paese.

E allora ben venga la riforma della Giustizia. Ma il Governo non vuole "questa" riforma della Giustizia
: tutto ciò che ha fatto sinora in materia di Giustizia va contro le reali esigenze del Paese. A cominciare dalle "riforme" fatte apposta per il Presidente del Consiglio, come il "lodo Alfano" che lo preserva dai processi, ma anche il "blocca-processi", che rinviava e metteva a rischio migliaia di processi, cui fortunatamente il Governo ha rinunciato dato che non serviva più al vero scopo (ovvero rinviare il processo di Berlusconi, ma con il lodo Alfano non ce n'era più bisogno).  Poi le riforme volte ad indebolire strumenti indispensabili per l'apparato giudiziario, come i limiti posti alle intercettazioni, i tagli alle risorse della magistratura e dei tribunali. Mentre nella futura "riforma della Giustizia" ci saranno solo le "riforme" ispirate dall'insofferenza verso la Magistratura e la Costituzione, come la riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (!) e tutti gli aspetti riguardanti i rapporti fra politica e magistratura.

Al di là della legittimità o meno di queste "riforme", ma è normale che con l'efficienza della Giustizia Italiana ai minimi termini dobbiamo metterci a parlare di queste cose? E per favore, almeno risparmiateci le idiozie sul fatto che con queste pseudo-riforme migliorerà l'efficienza della Giustizia. Si possono sopportare le riforme inutili e dannose, ma le colossali prese in giro.

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La Giustizia è uguale per tutti ... ma per Qualcuno è più uguale
post pubblicato in Diario, il 17 giugno 2008


                                  

Molti, in parte anche il sottoscritto, si erano illusi che Silvio Berlusconi, una volta tornato al Governo, non avrebbe più fatto "leggi vergogna". La convinzione diffusa era che: "tanto i suoi interessi se li è già fatti tutti l'altra volta". Sbagliato.

Dopo una fase di (apparente a questo punto) disponibilità al dialogo, il premier nel giro di pochi giorni ha inanellato una serie di provvedimenti davvero poco rassicuranti. Innanzitutto il provvedimento sulle intercettazioni che, seppure rivisto rispetto alla proposta originale (sarebbe stato davvero troppo grave), rimane comunque uno "stupro" alla Giustizia Italiana, poichè, anzichè darle più strumenti e più fondi, le leva uno strumento importantantissimo per scoprire molti reati (anche quelli per mafie e corruzione, considerato che molte di queste indagini non iniziano con accuse di mafia e corruzione, ma questi aspetti spesso emergono successivamente). Ma il limite lo si è passato abbondantemente con le ormai note "leggi salva-premier".

Si tratta innanzitutto dei due emendamenti al decreto-sicurezza presentati oggi al Senato che prevedono il rinvio per un anno di tutti i processi che prevedono una pena massima di 10 anni, con il fine di "dare priorità ai processi di maggiore allarme sociale". Casualmente, fra i processi che verrebbero rinviati c'è anche il cosidetto "processo Mills", con sentenza prevista verso Ottobre, nel quale Berlusconi è accusato di corruzione in atti giudiziari (ah, tra l'altro oggi ha ufficialmente "ricusato" per l'ennesima volta il giudice). Ebbene, qualcuno mi dovrebbe spiegare come si può conciliare la voglia di sicurezza con la volontà di rinviare i processi e quindi ritardare sempre di più la condanna? Si parla tanto di certezza della pena: ma ormai fra prescrizioni e sospensioni varie il vero problema è la certezza della condanna. Una cosa è prevedere una "corsia preferenziale" per categorie ristrette di reati, una cosa è rinviare tutti i processi sotto i 10 anni.

Tra l'altro, poi, è decisamente incredibile il metodo con cui si sono presentati questi emendamenti. Sono stati infatti inseriti in un decreto, senza che ci sia alcuna urgenza; inoltre, sono stati inserite dopo che lo stesso era stato firmato da Napolitano, evidentemente per evitarne giudizi negativi (tant'è vero che Napolitano ha tuonato: "Non è il decreto che ho firmato"). Ma poi anche quella lettera che Berlusconi ha mandato al Presidente del Senato, Renato Schifani, in cui accuse gravissime vengono lanciate ai magistrati italiani, anche con una certa vena comica: "i miei legali mi hanno informato che tale previsione normativa sarebbe applicabile ad uno fra i molti fantasiosi processi che magistrati di estrema sinistra hanno intentato per fini di lotta politica". Insomma, una vera e propria "presunzione di innocenza", nel senso che l'imputato presuntuosamente si autoassolve. E, nonostante la gravità di tali affermazioni, tale lettera è stata letta integralmente nell'aula del Senato (e nell'edizione serale del TG5, sempre integralmente e senza contradditorio: la prima volta che abbia visto una cosa del genere).

Tra l'altro, poi, è stato più volte annunciato dai parlamentari del PdL (Quagliarello l'ultimo) che a breve sarà presentato anche un "lodo Schifani-bis", ovvero la versione "rivisitata" del vecchio lodo Schifani sull'impunità delle prime cinque cariche dello Stato (i cui processi verrebbero congelati per l'intera legislatura). Qualche malizioso potrebbe pensare: "ah, ecco perchè vengono rinviati i processi di un anno: così c'è il tempo di approvare il nuovo lodo Schifani". Ma è solo malizia.

Insomma, parasafrando George Orwell, si potrebbe dire "la Giustizia è uguale per tutti, ma per qualcuno è più uguale".

P.S. Faccio una proposta al presidente Berlusconi: se davvero non è una norma "ad hoc" per lui, ma è invece una norma per gli Italiani, allora perchè non riuncia al congelamento (la rinuncia è prevista dal regolamento)? Purtroppo dubito che lo farà: non ha mai rinunciato mai alle sue prescrizioni...


La fortuna di Berlusconi
post pubblicato in Diario, il 31 gennaio 2008


                    

Giusto una settimana fa cadeva Prodi nell'aula del Senato. I leader del centrodestra ritrovavano la felicità e la compatezza, in vista di un ritorno al potere. Ma il più felice di tutti era certamente Silvio Berlusconi. Ma non solo per motivi politici. La gioia di Berlusconi deriva anche dal fatto che, con la caduta del governo Prodi, è caduta definitivamente la possiblità di cancellare le famose "leggi ad personam" del precedente governo. E pensare che entro un mese sarebbe cambiato molto.

Ce ne siamo resi conto tutti, in questi giorni. Ieri Berlusconi è stato assolto nel "processo-Sme" perchè il fatto non costituisce più reato. Oggi, Milan e Inter sono state assolte per lo stesso motivo. Il reato in questione, comune alle due vicende, è quello di falso in bilancio, depenalizzato nel 2002 proprio dallo stesso governo Berlusconi. E tanti altri sono i processi nei quali il Cavaliere è stato assolto o prescritto per lo stesso motivo (All-Iberian 2, Caso Lentini, Bilanci Fininvest, Consolidato Fininvest).
Ebbene, la reintroduzione del reato di falso in bilancio, nonchè l'abolizione della cosidetta "ex-Cirielli" sulla prescrizione, erano previste nel "decreto sicurezza" di Amato, che però deve essere converito in legge dal Parlamento. Ma se si scioglieranno le Camere, addio.

Altra notizia di oggi: l'Unione Europea ha bocciato le frequenze di Rete4, "contrarie al diritto comunitario" (la vicenda, abbastanza complessa, riguarda le frequenze di Rete 4 che in realtà apparterrebbero ad Europa 7, che però non ha mai potuto trasmettervi). La sentenza della UE si aggiunge agli altri richiami e bocciature sulla legge Gasparri sulle telecomunicazioni, varata dal precedente governo. La UE sta chiedendo da mesi una nuova normativa.
E il governo Prodi aveva risposto con la riforma Gentiloni, approvata dal CdM e all'esame del Parlamento. La sua approvazione, confermata da Prodi nel suo discorso di fine 2007, era prevista a breve (visti i richiami dell'UE): ma, così come per falso in bilancio e prescrizione, con la caduta del governo salta tutto.
Berlusconi: "Sempre prosciolto con formula amplissima" (intanto è rinviato a giudizio)
post pubblicato in Diario, il 18 gennaio 2008


              

Non abbiamo ancora finito con Mastella & Co, che ritorna Silvio Berlusconi. L'ex-premier, con un tempismo "perfetto" (per non dire "sospetto"), è stato rinviato a giudizio per il caso-Saccà. Al Cavaliere è contestato il reato di corruzione, poichè avrebbe favorito alcune attrici per alcune fiction, assicurando in cambio a Saccà (dirigente Rai) un sostegno alle sue future attività private; inoltre, nell'inchiesta rientrerebbe anche una presunta "campagna acquisti" dei senatori "indecisi" se continuare o no a sostenere il Governo. Il caso aveva fatto scalpore dopo la pubblicazione delle intercettazioni sul quotidiano "La Repubblica".

Comunque, siamo sicuri che il Cavaliere uscirà pulito dalla vicenda, se non altro perchè sara difficile contestargli un reato effettivo. Certo, la magistratura deve e farà sempre il suo dovere, ma non credo che succederà granchè. Berlusconi ci ha abituati a ben altro.

Infatti, nonostante il Cavaliere abbia recentemente dichiarato dalla sua villa ai Caraibi, dove soggiornava per le vacanze natalizie, che è sempre stato "prosciolto con formula amplissima" (che ci volete fare, con l'età la memoria fa brutti scherzi), le vicende giudiziarie che hanno colpito Berlusconi sono numerosissime, una parte risalenti anche prima alla sua discesa in politica. E non sempre Berlusconi è stato prosciolto. Certo, non è mai andato in carcere, e i motivi li sapete tutti..... comunque, casomai qualcuno non fosse informato, vi rinfresco la memoria:

Loggia P2: nel lontano 1990 (ben 4 anni prima che scendesse in politica), la Corte d’appello di Venezia ritenne falsa la testimonianza sulla sua iscrizione alla loggia P2, ma dichiarò il suo reato coperto dall’amnistia del 1989 (varata dal suo amico Bettino Craxi).

All Iberian-1: condanna in primo grado a 2 anni e 4 mesi per i 23 miliardi di lire di finanziamento illecito versati su un conto svizzero di Bettino Craxi; prescrizione in appello (attenuanti generiche), confermata in Cassazione.

All Iberian-2: per i falsi in bilancio relativi a 1200 miliardi di fondi neri su conti esteri, assoluzione “perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato”, nel senso che lo stesso imputato Berlusconi l’ha depenalizzato per legge.

Medusa Cinema: condanna in primo grado a 1 anno e 4 mesi per 10 miliardi di fondi nero accantonati, nell’ambito della compravendita della casa cinematografica, su alcuni libretti al portatore del Cavaliere; il quale però, in appello, viene assolto con formula dubitativa (art. 530 comma 2) perché è così ricco che potrebbe essersi non accorto del versamento da parte del manager Carlo Bernasconi (condannato).

Terreni di Macherio: assoluzione in primo grado dall’appropriazione indebita e della frode fiscale (4,4, miliardi di lire pagati in nero all’ex proprietario dei terreni che circondano Villa Belvedere dove vive Veronica con i figli di secondo letto) e prescrizione dei falsi in bilancio di due società immobiliari; in appello sentenza confermata e assoluzione anche da uno dei due falsi in bilancio, mentre il secondo rimane, ma è coperto da amnistia.

Caso Lentini: per i 10 miliardi di lire versati in nero dal Milano al Torino in cambio dell’acquisto del calciatore Gianluigi Lentini, il reato di falso in bilancio viene dichiarato prescritto grazie alle attenuanti generiche e alla riduzione dei termini di prescrizione prevista dalla riforma del reato voluta dal Governo Berlusconi.

Bilanci Fininvest 1988.1992: archiviazione per prescrizione dei reati di falso in bilancio e appropriazione indebita nell’acquisto di diritti televisivi da parte di alcune società offshore del gruppo Fininvest, sempre a causa delle attenuanti generiche e dei termini abbreviati dalla legge Berlusconi.

Consolidato Fininvest: ancora prescrizione, grazie alla generiche e ai nuovi termini della Legge Berlusconi, anche per il processo relativo ai falsi in bilancio su 1500 miliardi di fondi neri accantonati su 64 società offshore del comparto B della Fininvest.

(grazie a Pierpaolo Farina per le informazioni)

E queste sono solo le condanne prescritte, grazie alle norme stabilite dallo stesso Governo Berlusconi, e le assoluzioni "perchè il fatto non è piu reato" (perlopiù falsi in bilancio), essendo stato lo stesso Governo Berlusconi a depenalizzare questi reati.
Ci sono anche altre indagini su mafia e riciclaggio di denaro sporco, tra cui un possibile concorso nella strage di Capaci (famoso il video, che circola anche su YouTube, in cui Borsellino parla di legami fra Berlusconi e Cosa Nostra), archiviate per decorrenza dei termini di indagine.
Per non parlare di Previti e Dell'Utri.

Insomma, un bel curriculum. E nonostante questo ieri i leader del centrodestra parlano ancora di "accanimento", "giustizia ad orologeria", "magistrati politicizzati": questo vittimismo avrebbe un senso se Berlusconi avesse dimostrato di essere pulito. Peccato non sia così.
Quindi quelli della sinistra, che certo non sono "immacolati", hanno comunque tutto il diritto di continuare ad attaccare Berlusconi senza correre il rischio di essere ipocriti, tanto ce ne vuole per pareggiare un simile curriculum.
Poi, può pure essere che domani si scopre che Prodi e Veltroni indagati per corruzione, riciclaggio di denaro sporco, collusione con la mafia, falsi in bilancio e quant'altro. Ormai non si è più sicuri di niente.

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