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il blog di Francesco Zanfardino
Il parlamercato e il mandato del "ppopolo"
post pubblicato in Diario, il 14 settembre 2010


                                           

A quanto pare, il gruppo dei deputati "salva-Berlusconi" (ora abbiamo anche il gruppo parlamentare "ad personam"!) sta miseramente naufragando, com'era prevedibile. E forse è persino un bene per Berlusconi, perchè pensare di governare bene dovendo di volta in volta trattare con grupetti di due-tre parlamentari sarebbe stata una mossa suicida, o quantomeno estremamente logorante (e quindi, alla lunga, avrebbe fortemente favorito le opposizioni). Qualcuno potrebbe replicare dicendo che a Berlusconi non interessa governare bene, ma unicamente salvarsi il culo, ed in effetti non avrebbe tutti i torti.

Comunque, questo indegno mercato delle vacche, un "parlamercato" insomma, mi ha fatto ripensare a tutta la retorica utilizzata da Berlusconi e dai suoi lacchè per attaccare i finiani: in particolare, al fatto che bisognasse "rispettare il mandato popolare", che "i finiani sono stati eletti nel simbolo del PDL, dove c'era scritto Berlusconi presidente", "che se i finiani sfiduciassero Berlusconi sarebbero dei traditori del popolo", eccetera eccetera. Poi gli stessi non dicono un'acca quando Berlusconi incarica Nucara di trovare nuovi adepti per la maggioranza: non sarebbero forse i deputati "siciliani" dell'UDC, i sudtirolesi dell'SVP o i transfughi del PD dei traditori del "mandato popolare"? O la volontà popolare è proprietà di Berlusconi?

E poi, diciamocela tutta: ma di quale mandato popolare stiamo parlando, se il "ppopolo" non ha nemmeno il diritto di sceglierseli, 'sti parlamentari?

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Preferiti
post pubblicato in Diario, il 10 giugno 2009


                        

Il voto alle Europee offre importanti spunti di riflessione, sui partiti e soprattutto sui loro elettorati, molto più dalle preferenze che dai voti di lista. 

Cominciando dal Popolo delle Libertà, qui vediamo sempre la solita storia: Berlusconi, e basta. Ottenendo oltre 2.700.000 preferenze ha dimostrato che, pur in calo rispetto alle precedenti tre elezioni europee cui ha sempre partecipato da capolista in tutte le circoscrizioni (in termini percentuali sul voto complessivo al PDL è al 25%, record negativo assoluto, mentre in termini assoluti migliora rispetto al 2004), ha dimostrato che il PDL non può fare a meno di lui, in quanto il PDL, come prima Forza Italia, è lui. Dietro di lui, infatti, c'è il vuoto: a parte l'altro ineleggibile La Russa, candidato ufficiale dell'ex-Alleanza Nazionale, i nomi dei 29 eletti a Strasburgo nelle file pidielline sono associati al massimo a 130-140 mila preferenze (quota medio-bassa per un partito del 35%), ma nella maggior parte dei casi a molto meno di 100mila preferenze. Anzi, con le rinunce obbligate di Berlusconi, La Russa ed altri ineleggibili, alcuni europarlamentari berlusconiani saranno eletti con poco più di 20mila preferenze. Assurdo, ma sono le conseguenze dell'efficace strategia (in realtà sempre la stessa) di Berlusconi & Co di aggirare il sistema delle preferenze (che volevano eliminare, per poi rinunciarci per ottenere dal PD almeno lo sbarramento del 4% che gli poteva consentire di aumentare il peso in seggi del PDL fino a farlo diventare primo in Europa, obiettivo poi fallito miseramente), tramite la candidatura di "acchiappa-voti" per poi ripescare gli invotabili. Ma soprattutto sono le conseguenze di un elettorato, quello berlusconiano, che, invece di votare un "partito", un progetto, la competenza e la serietà dei candidati, vota unicamente un "personaggio", quello di Berlusconi, che per assurdo voterebbero a priori, ovunque fosse candidato. Anche a sinistra, anche alle elezioni condominali. Basta che si chiami Berlusconi. 

Simili gli elettorati IDV e Lega. C'è ancora una forte personalizzazione nel partito di Di Pietro, che ha avuto il 16% delle preferenze, molto meno marcata invece nella Lega, dove Bossi ha preso solo il 10% delle preferenze. Se nell'IDV la personalizzazione del partito è più forte che nella Lega, c'è da dire però che l'elettorato IDV è più attento ai candidati della società civile, mentre quello leghista è più attento ai candidati "ultra-leghisti" (ovvero a quelli che spingono di più e con maggiore visibilità sulla xenofobia e sul nordismo): lo dimostrano da una parte l'exploit di De Magistris (giunto davanti a Di Pietro), ma anche di Sonia Alfano, dall'altra i buoni risultati di Salvini e Borghezio. 

L'elettorato UDC, invece, è difficile da giudicare. I candidati UDC, infatti, erano praticamente tutti identici: tutti politici politicanti, alla De Mita insomma, che hanno mobilitato i loro elettorati clientelari e correntizi. Dove però si sono presentati gli unici due candidati della "società civile" che hanno avuto una qualche visibilità, ovvero Magdi Allam ed Emanuele Filiberto, l'elettorato UDC li ha premiati. Fortunatamente portando in Europa il primo ... d'altronde, penso che quei 22mila che hanno votato il principino Savoia lo abbiano fatto più per scrivere qualcosa sulla scheda che non fosse un politico, che per altro.

Infine arriviamo al PD, la situazione più interessante. Se da un lato il correntismo, spesso accompagnato da clientelismo, è ancora molto forte, con la maggioranza degli eletti ascrivibili a correnti (e che sono stati sostenuti da correnti...), c'è una forte novità: come successo alle Europee 2004 con Santoro e la Gruber, molti candidati della società civile o comunque poco legati alla politica tradizionale hanno ottenuto forti exploit: la Serracchiani prima nel Nord Est con 145mila preferenze, Sassoli nel Centro con addirittura 400mila preferenze, Borsellino e Crocetta unici eletti PD nelle Isole con rispettivamente 230mila e 120mila preferenze. Se poi ci aggiungiamo anche le 200mila di Cofferati, anche se è già da 5 anni che fa politica ed è espressione indiretta di una corrente del PD, comprenderete come nell'elettorato PD c'è una forte richiesta di rinnovamento. Con un però: i candidati "nuovi" devono essere visibili. Il però si evince dal risultato di Rosaria Capacchione nella circoscrizione Sud, dove la giornalista antimafia ha raccolto "solo" 73mila preferenze: eppure sono certo che lei, unica delle (pochissime) persone della società civile presenti in lista al Sud a poter essere eletta, avrebbe tranquillamente potuto essere la prima eletta come Cofferati, Serracchiani, Sassoli e Borsellino nelle altre circoscrizioni. La differenza è che mentre questi candidati hanno potuto godere di una certa visibilità, precedente o acquisita nella campagna elettorale tramite interviste ed ospitate TV, la Capacchione non ha avuto la possibilità di "farsi vedere", se non di mattina ad Omnibus di La7. Se a ciò aggiungiamo il mancato apporto del Partito, che ha preferito sostenere i candidati di corrente, otteniamo che le 73mila preferenze della Capacchione sono perlopiù voti di opinione, frutto di elettori che si sono informati da soli o che hanno avuto la fortuna di venire a conoscenza della sua candidatura in uno degli incontri elettorali o dai manifesti fatti con una campagna elettorale realizzata praticamente senza soldi. E lo stesso ragionamento si può fare per altri candidati, come Scalfarotto al Nord-Ovest e Cioffredi al Centro. Ecco allora le indicazioni per il futuro del PD che si evincono dal voto Europeo: c'è una fortissima richiesta di rinnovamento, e questo potrà esplicarsi al Congresso di Ottobre con l'elezione di un out-sider, fuori da logiche correntizie. Ma dovrà essere un out-sider visibile. Dunque, è arrivata l'ora del Rinnovamento, quello concretamente realizzabile in maniera globale e non parziale come avvenuto invece finora, per il PD: un ticket Sassoli-Serracchiani avrebbe forti possibilità di vincere ... anche se preferirei la strada più difficile di un candidato veramente out-sider, sconosciuto, ma la cui vittoria sarebbe ancora più innovativa. In attesa di folli capaci di intraprendere questo mio sogno, però, mi accontenterei decisamente della prima opzione ...

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Questione di poltrone
post pubblicato in Diario, il 25 gennaio 2009


                                                

Di tutta la polemica sulla possibile riforma della legge elettorale delle europee, che vede i partiti "minori" aizzarsi contro lo "strapotere" di PD e PDL, che vorrebbero creare un bipartitismo finto, antidemocratico, bla bla bla, mi ha colpito una cosa.

Al di là del merito della questione dello "sbarramento", che tra l'altro mi vede piuttosto concorde con le istanze dei "partitini" (dato che per le elezioni europee non si eleggono governi e quindi non c'è bisogno di favorire maggioranze solide e minore frammentazione; dunque, piuttosto che uno sbarramento al 4%, bisognerebbe agire sui rimborsi elettorali, evitando che vadano dispensati soldi in quel modo, tra l'altro anche ai partitini dello zerovirgola), infatti, ciò che è davvero antidemocratico è l'ennesima restrizione per la libertà di scelta dei cittadini: ovvero la volontà del PDL di abolire delle preferenze.

Oddio, non che l'attuale sistema fosse perfetto: invece di tre preferenze, potevano ridurle a due, magari di doppio genere (una maschile ed una femminile), e, in linea ideale, secondo me andrebbe lasciato un 10-20% di liste bloccate, per dare spazio a quelle energie della società civile che faticherebbero ad esprimersi in una competizione muscolare basata sul semplice numero elettorale (ovviamente, ripeto, in "linea ideale", perchè sappiamo benissimo i partiti, soprattutto certi partiti, cosa ci farebbero con quel 10-20% ... sistemare avvocati personali e soubrette, condannati e impresentabili). Ma certo dare il 100% delle scelte ai vertici di partito è uno schifo.

E allora, quando coloro che in nome della "democrazia" battagliano e strepitano quando si parlano di sbarramento, ma se ne fregano delle preferenze, mi vien da pensare solo una cosa: che in realtà a costoro della democrazia freghi ben poco, e pensino piuttosto alla pagnotta.

Come si dice: a pensar male, spesso ci si azzecca. Ma se non ci avessi "azzeccato", allora voglio una prova: se passerà la legge, cari "partitini", fate le primarie per scegliere i candidati. Viva la democrazia, no?

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Europorcellum
post pubblicato in Diario, il 29 ottobre 2008


                                                 

Niente da fare. La maggioranza tira dritto, e sembra che "l'europorcellum" si farà. Ovvero probabilmente alle prossime elezioni europee voteremo con una nuova legge elettorale, che cancellerà le preferenze e imporrà una soglia minima del 5% per accedere all'Europarlamento, oltre alla revisione il numero delle circoscrizioni.

Nemmeno l'appello di Napolitano ha spinto la maggioranza a rivedere le proprie intenzioni, aprendo al dialogo e all'ascolto delle proposte delle opposizioni. In fondo le proposte delle opposizioni, capitanate dal PD, sono anche ragionevoli: mantenimento della preferenza, soglia di sbarramento al 3%, riduzione delle dimensioni delle circoscrizioni, obbligo di primarie, no a candidature plurime ed ineleggibilita' per i componenti del governo, per i presidenti delle regioni, delle province e per i sindaci delle grandi citta'. Niet. Il Governo tira dritto.

A questo punto viene da chiedersi perchè. il Governo giustifica le sue scelte in questo modo: mettiamo lo sbarramento alto per evitare il frazionamento e aboliamo le preferenze per consentire l'elezione a professionisti capaci e impegnate che però avrebbero difficoltà a farsi eleggere. Entrambe le considerazioni del Governo sono sbagliate: il problema del frazionamento si pone quando si elegge il Parlamento, perchè c'è un problema di governabilità. Ma all'Europarlamento questo problema non sussiste, in quanto non si va ad eleggere un Governo, ma una camera rappresentativa: e dunque non ci sono ragioni per negare la rappresentanza a forze politiche che rappresentano il 3-4% degli Italiani. O vogliamo essere rappresentati, nella migliore delle ipotesi, solo da 5 partiti (Pdl, Pd, Lega, Idv, Udc)? Per quanto riguarda le preferenze, poi, già abbiamo sperimentato per due volte le "liste bloccate" (alle elezioni politiche), e non mi sembra che siano stati eletti fior fior di "professionisti", soprattutto dalle parti del Pdl tra l'altro, ma casomai molti portaborse, parenti e pregiudicati. Dunque, è sempre più forte che questa legge sia voluta fortemente da Berlusconi perchè così può aumentare il numero delle poltrone per i suoi (escludendo altre forze politiche dalla "spartizione" degli europarlamentari), ed inoltre può anche gestirle come vuole (piazzandoci chi vuole con le liste bloccate). Evitando magari anche la concorrenza dei candidati di AN, che correranno nelle liste del PdL, e che potrebbero dare fastidio ai suoi (poichè con le liste bloccate può spartire a priori le poltrone, e ormai AN ha perso il suo potere di ricatto).

E allora sto "europorcellum" non s'ha da fare. Non si può limitare così fortemente il diritto di rappresentanza e il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Ma nemmeno dire "no" a priori a qualsiasi cambiamento. Dunque, ecco le mie proposte:
- confermare le preferenze, scendendo a due preferenze di genere, ovvero una preferenza per un candidato uomo ed un altro per una candidata donna;
- 20% degli eletti scelti attraverso un "listino", ovvero il 20% degli eletti di un partito scelto attraverso le liste bloccate, in modo da garantire la possibilità ai partiti di inserire quei "professionisti" di cui prima (lascia che poi non lo faranno, però almeno di principio ci deve essere qualcosa);
- sbarramento al 3%, oppure niente sbarramento, intervendo però sui rimborsi elettorali, stabilendo criteri meno "allegri" per la loro assegnazione in modo da scoraggiare la corsa di partitini fondati apposta per acchiappare i finanziamenti;
- stop alle candidature in più circoscrizioni, evitando così che molti eletti siano determinati dalle rinunce di altri eletti che si sono candidati in più circoscrizioni;
- aumento del numero delle circoscrizioni, evitando così il problema di regioni che non riescono ad eleggere europarlamentari (come la Sardegna);
- ineleggibilità per condannati in via definitiva e condannati in primo grado per reati gravi (anche se si deve fare un discorso più preciso).

E poi, importantissimo, approvare insieme le nuove norme. Le regole del gioco vanno scritte insieme: lo ripetono tutti da tempo, ma sembra che nessuno voglia davvero.

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L'anagrafe pubblica degli eletti, ottima iniziativa
post pubblicato in Diario, il 21 settembre 2008


                                                                  

"Discutendo" non è un blog di propaganda politica, anche se le sue idee ce l'ha e dovrebbero anche essere evidenti. Tuttavia, ciò non vuol dire che le buone iniziative non debbano essere pubblicizzate anche se promosse da singoli partiti, senza esserne per questo dei loro propagandatori. In questo caso stiamo parlando dei Radicali Italiani e della loro iniziativa della "anagrafe pubblica degli eletti", presentata l'altro ieri in una conferenza stampa a Genova.

In pratica, i Radicali vorrebbero affermare il diritto di conoscere l'operato dei propri eletti, attraverso una legge che comporti la pubblicazione obbligatoria di presenze e assenze, voti in aula, missioni, interrogazioni, interpellanze, mozioni, ordini del giorno, prese di parola, ma anche situazioni patrimoniali, immobiliari, finanziarie, fiscali, societarie, incarichi remunerati di tutti gli eletti, ovvero parlamentari, consiglieri, sindaci, presidenti ecc. ecc. Ma anche la pubblicazione delle riprese video delle varie sedute d'aula, oltre che la pubblicazione dei bilanci e di tutte le attività dei vari enti. Il tutto, però, pubblicato su Internet: molti di questi dati, infatti, sono già disponibili, ma con procedure difficoltose e soprattutto poco dirette, mentre la pubblicazione on-line garantirebbe più trasparenza e accessibilità.

Sarebbe davvero una gran cosa se si dovesse giungere ad una legge chiara e definitiva in proposito. Per attuare pienamente la nostra Costituzione garantendo al cittadino il pieno controllo sull'operato dei propri eletti. E così, magari, certi personaggi avranno più difficoltà ad essere eletti. Sempre che ce li facciano eleggere, però ...

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Ridateci le preferenze!
post pubblicato in Diario, il 5 gennaio 2008


                            

E' ormai è un bel pò che si discute di riforma del sistema elettorale
. Recente la "sparata" di Franceschini (vice del PD) sul sistema francese, ovvero un sistema a doppio turno: dico "sparata" non perchè c'è l'elezione diretta del premier, ma perchè secondo me è impensabile passare da un sistema estremamente proporzionale come quello attuale (dove anche partitini con l'1-2% sono rappresentati, e anche abbastanza bene) ad uno estremamente maggioritario come quello francese (dove un partito con il 40% dei voti ottiene il 54% dei seggi, mentre uno con il 7% ottiene lo 0,5% dei seggi). Un'assurdità come il Referendum. Comunque è ovvio che una proposta del genere non verrà mai accettata, e infatti Franceschini è l'unico che è d'accordo.

Comunque, il 16 Gennaio ci sarà il pronunciamento della Corte Costituzionale sull'ammissibilità del Referendum, e se sarà ammesso (cosa non scontata, comunque), rimarrà ben poco tempo per fare la nuova legge elettorale in Parlamento. Massimo 2 mesi. Non so come faranno, date le premesse.

Comunque, al di là delle discussioni sul tipo di sistema (francese, spagnolo, tedesco e mix vari), ovvero come i partiti dovranno "spartirsi la torta", mi sembra che un tema fondamentale sulla questione sia stato dimenticato. O, perlomeno, mi auguro che sia dato per scontato, ma non penso sia così. E' quello delle preferenze. Reintrodurre le preferenze risolverebbe un bel pò di problemi.
Certo, non dico che se sceglieranno i cittadini al Parlamento ci andrà solo chi merita. Però penso che almeno gente come Pomicino, Previti, De Mita non ci andrà più: non penso ci siano tanti Italiani così folli da votare gente che è collusa con mafia/camorra o gente che in Parlamento ci sta da una vita senza fare granchè.
Poi, con le preferenze si instaurerebbe un rapporto più diretto fra eletti ed elettori. Questa, a dire la verità, potrebbe essere un'arma a doppio taglio (ma basterebbe non inserire i collegi e usare le circoscrizioni, in modo da non rendere troppo forte questo legame).
Poi, introducendo le preferenze sarà più difficile fare i cosiddetti "cartelli elettorali" (già, perchè nel parlare di sbarramenti tipo 5%, si dimentica che i "partitini" si potrebbero comunque organizzare in "cartelli" per superarli): infatti, se, ad esempio, Verdi e PdCI, con le liste bloccate si potevano mettere insieme per superare lo sbarramento ("5 deputati a me e 5 a te"), con le preferenze niente sarebbe più sicuro.

Insomma, ridateci le preferenze. Forse sarebbe l'unica cosa positiva di questo estenuante dibattito.
Io sto con Napolitano
post pubblicato in Diario, il 14 dicembre 2007


                                <b>Grillo in Senato consegna le firme<br>A Napolitano: "Questa è la tua Italia"</b>

Beppe Grillo è tornato sulle scene della "politica" italiana
. Lo ha fatto presentando al Senato una proposta di legge di iniziativa popolare, sottoscritta da circa 350.000 persone, denominata "Parlamento pulito". Le firme le ha portate in risciò in Senato, dove è stato accolto una marea di persone, anche bambini (cui ha detto: "ma lo sapete che avete già 5.000 euro di debito", riferendosi al debito pubblico diviso per abitante). La gente gli urlava: "Beppe cantagliela tutta" (ai politici). Lui li arringava con bordate per tutti, destra e sinistra: "Gazebi, psico-nani, cose rosse: questa non è politica. C'è gente qua da 30 anni, una volta nella vita devono capire cosa fa tutti i giorni il popolo sovrano".

Ma, soprattutto, ha duramente criticato il presidente della Repubblica Napolitano: "Questa è l'Italia di Napolitano, non la mia", ha dichiarato il comico genovese, in risposta alle affermazioni di ieri del Presidente "L'Italia non è il paese di Grillo". Io penso che non si possa non essere d'accordo con Napolitano. E' vero, la politica ha mille problemi, ma non si può pensare di risolverli con la demagogia e con l'attacco contro tutti e tutti. E' facile criticare dall'esterno, denunciando problemi ma senza trovare effettive soluzioni. Sarebbe bello abbassare le tasse, garantire un posto fisso a tutti, eliminare la povertà, ma chi governa, destra o sinistra, deve tenere conto delle risorse disponibili e dei fatti concreti. Non che la politica sia davvero così: ma certo non può essere la politica di Grillo. Si può e si deve criticare la politica: ma per farlo bisogna essere in grado di rappresentare un'alternativa. Il resto è solo demagogia.

Quali sono le proposte di Grillo? Impedire ai condannati di sedere in Parlamento e massimo due mandati per i parlamentari. Il fine delle due proposte è certamente lodevole: è indegno che corrotti e mafiosi ci rappresentino e che alcuni parlamentari siano in carica da trent'anni senza aver dato un gran contributo al Paese. Ma certo non tutti i parlamentari sono così. E, soprattutto, perchè impedire a persone condannate per "reati minori" come la diffamazione e persone che meritano di rappresentarci a lungo di stare in Parlamento? Il problema non va risolto così, ma con le preferenze: devono essere i cittadini a decidere se determinate persone possono rappresentarci e magari farlo anche a lungo.
E sui grandi problemi dell'Italia? Come pensa di affrontarli il "Grilletto", o magari è solo in grado di sparare a zero sulla politica italiana?

Insomma, io sto con Napolitano. E a quelle persone che, di fronte allo spettacolo spesso indecoroso della politica, si lasciano andare a derive demagogiche, all'antipolitica insomma, dico che se non si occupano di politica, la politica si occuperà di loro. Le cose possono essere cambiate solo dall'interno, e non dall'esterno.


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