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il blog di Francesco Zanfardino
Pec, rivoluzione monca
post pubblicato in Diario, il 26 aprile 2010


                                             

Ogni tanto il Governo qualcosina di buono la fa e, come spesso accade, lo fa per iniziativa del Ministro Brunetta: nasce infatti per sua volontà la cosiddetta "Posta Elettronica Certificata" nell'ambito della Pubblica Amministrazione.

Si tratta di una casella di posta elettronica che tutti i cittadini maggiorenni potranno attivare e "certificare", attraverso un iter nemmeno troppo complicato, facendo assumere alle e-mail mandate tramite la Pec un valore legale pari, ad esempio, ad una raccomandata con ricevuta di ritorno. Insomma, niente più file alle Poste o agli sportelli della P.A.: basterà un po' di dimestichezza con le nuove tecnologie.

Compreso il pagamento via Internet, però. Già, perchè come recita lo stesso sito del Ministero, le funzionalità gratuite della nuova casella di posta si limitano alla sua stessa certificazione, mentre tutti i servizi che si potranno effettuare tramite questo strumento sono a pagamento. Il servizio è infatti gestito, insieme a Telecom Italia, dalle Poste, che non hanno certo voluto rinunciare agli introiti derivanti dai propri servizi, nonostante con la Pec non ci sia più bisogno di postini, controllori, addetti agli sportelli e compagnia.

Certo, almeno ci sarà la possibilità di non fare più la linea, per chi saprà usare il nuovo mezzo (ammesso che funzioni tutto per bene, e non per pochi uffici). Già è qualcosa. Ma non è certo la "rivoluzione" che si tenta di dipingere ...

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Buon(i) lavoro
post pubblicato in Diario, il 24 luglio 2009


                                         

"Diamo a Silvio quel che è di Silvio", quella rara volta che lo merita. Mi riferisco ad un provvedimento sul "lavoro occasionale" voluto fortemente dal Ministro del Welfare Sacconi, adottato da un Cdm di qualche mese fa e che sta avendo la sua ribalta mediatica con l'ennesimo spot istituzionale (ormai sulla RAI si vedono solo quelli, praticamente) sulle reti televisive.

Si tratta dei cosidetti "buoni lavoro", o più correttamente "voucher", con i quali da adesso è possibile pagare tutti quei "lavoretti" che normalmente finiscono nella spirale del "lavoro nero" insieme ad altre prestazioni di ben altra fattura e con ben altra determinazione e volontà di finire nel lavoro nero. Ho sempre pensato al fatto che tali prassi lavorativa fosse dannosissima non solo per lo Stato (che perdeva tanto in tasse evase) ma soprattutto per il lavoratore, che non aveva diritto ad alcuna protezione infortunistica e a nessuna copertura pensionistica. Eppure ho sempre ritenuto "comprensibile" quella scelta, perchè l'alternativa era praticamente assente (a meno di non voler ingaggiare una lunghissima e complicatissima trafila burocratica, per prestazioni spesso dal valore di poche decine d'euro).

Ebbene, d'ora in poi non si avranno scuse. Già la famigerata legge Biagi aveva introdotto questo nuovo strumento, ripreso poi dal Governo Prodi con alcune sperimentazioni nel mondo dell'agricoltura, ma con il provvedimento di Sacconi famiglie, privati, aziende, imprese familiari, imprenditori agricoli (ed in alcuni casi enti senza fini di lucro ed enti pubblici) potranno, nel mondo agricolo, del commercio e del turismo a conduzione familiare, del lavoro domestico (manutenzione, insegnamento privato, porta a porta, colf e badanti) pagare le prestazioni lavorativi con buoni da 10 euro, di cui 7.50€ come retribuzione netta e 2.50€ come contributi Inps e Inail, ritirabili all'Inps ed incassabili alle Poste. Oppure con buoni multipli di 50€ (di cui 37.50€ come retribuzione netta). Notare che la retribuzione è esentasse. Ovviamente, c'è un limite: in un anno un lavoratore può ricevere massimo 5.000 € in "voucher", mentre per cassaintegrati e lavoratori in mobilità il limite scende a 3.000 €.

Si tratta secondo me di un'ottimo provvedimento. Una riforma del lavoro ben più sostanziosa secondo me di tante altre di cui si parla. Certo, pensare che faccia emergere tutta quella fetta di lavoro nero di cui parlavo prima è un'illusione, però perlomeno offre un'alternativa ai datori di lavoro che vogliono fare tutto in regola e ai lavoratori che non vogliono ritrovarsi senza una protezione antinfortunistica e soprattutto senza la dovuta pensione. Bravo Sacconi dunque ... quasi quasi mi viene il sospetto che ci sia qualcosa di sbagliato ;)

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Nell'era di Internet che senso ha la vecchia posta?
post pubblicato in Diario, il 29 gennaio 2009


                                                  

Oggi utilizzando la posta elettronica ho pensato ad una cosa. Ma nell'era del boom di Internet e delle web-tecnologie, che senso hanno i vecchi sistemi di posta? Non sarebbe meglio cercare di sostituire il servizio tradizionale di posta con la posta elettronica? Ovvero, non sarebbe meglio sostituire la "casella di posta fissa, reale" con una "casella di posta virtuale", corrispondente all'indirizzo di casa (gestito con un programma informatico fornito dagli stessi che oggi gestiscono le poste tradizionali)?

Certo, mi si risponderà che non tutti sono pratici con questa tecnologia. Ma, allora, intanto offriamo la possibilità ai cittadini di scegliere fra il servizio tradizionale e la posta elettronica: poi, chi vorrà accettarlo, lo accetta. Mi si risponderà che ci sono problemi di privacy: forse, ma comunque ci sono pochi rischi (e poi, ripeto, l'adesione è volontaria, e di tali problemi andranno informati i cittadini che vorranno aderire). Mi si risponderà che c'è il problema della "notifica": ma esistono tanti sistemi di "firma digitale", e di "avvenuta ricezione". E magari si può matenere la "posta tradizionale" per le cose più importanti, tipo avvisi giudiziari (anche se comunque secondo me esiste la soluzione).

Vediamo poi i grandi vantaggi. Lo Stato, e quindi noi tutti, risparmierebbe tanti soldi sui servizi di posta. Noi risparmieremmo in tempo e in meno scocciature. Il Sistema Paese avrebbe a disposizione un sistema più veloce ed efficace di poste.

E' una idea tanto peregrina?

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