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il blog di Francesco Zanfardino
Se questa è par condicio
post pubblicato in Diario, il 11 febbraio 2010


                                                 

I Radicali, come qualcuno di voi saprà, li apprezzo molto. Sono probabilmente l'unico partito italiano a fare politica sulle questioni di principio e non sulla convenienza elettorale o personale. Ed è grazie a questo, alle loro battaglie, che noi Italiani abbiamo ottenuto dei diritti che incredibilmente non avevamo; ed è grazie ai Radicali se la politica Italiana, ogni tanto, fa qualche bella figura all'estero.

Tuttavia, questo loro attivismo sulle "questioni di principio" presenta anche i suoi lati negativi: se portato alle estreme conseguenze, questo può produrre conseguenze controproducenti (motivo per il quale non voto Radicale, almeno finchè ci saranno alternative migliori). Come sulle questioni della Giustizia, dove la giusta difesa dei diritti della difesa li portà però ad approvare o astenersi persino su leggi, come quelle berlusconiane, che fanno il male della Giustizia. O, per fare un esempio più banale, sul "rispetto delle regole" sono riusciti a votare a favore di Villari come Presidente della Vigilanza RAI pur di far eleggere un Presidente perchè, come invece giustamente lamentavano da tempo, era una carica istituzionale vacante da troppo tempo. 

E, a proposito di RAI, è il caso della polemica scoppiata in questi giorni sul nuovo regolamento RAI sulla par condicio, votato dalla rappresentanza del centrodestra in Commissione di Vigilanza su proposta proprio del radicale Marco Beltrandi. Fermare per un mese le trasmissioni di approfondimento come Annozero, Ballarò e Porta a Porta, a meno che non si trasformino in tribune elettorali (che senso avrebbe?), facendo un enrome danno all'informazione, pur di far rispettare alle estreme conseguenze la "par condicio" è una insensatezza colossale. Sia perchè è inopportuno equiparare le "trasmissioni di approfondimento" alla "comunicazione politica", non perchè siano due cose totalmente separate, ma perchè richiedono un rispetto della parità politica certamente diverso; sia perchè il buon senso, e le multe dell'Agcom, hanno sempre spinto i conduttori in periodo elettorale a riequilibrare le presenze politiche in favore dei partiti minori, senza ovviamente mai arrivare all'insensata uguaglianza che ha senso solo per le tribune elettorali (e, anche su quelle, avrei qualcosa da ridire). Ma soprattutto perchè, viste queste premesse, è fin troppo controproducente, in nome di un presunto rispetto delle regole, sacrificare di fatto tutte le trasmissioni di approfondimento.

Non è difficile, d'altronde, capire perchè il centrodestra ha votato a favore di questo provvedimento, nonostante da anni inveisca contro l'insensatezza della par condicio (per motivazioni del tutto opposte alle mie, ovviamente): il regolamento gli consente di far fuori le popolari trasmissioni "scomode" proprio nel momento clou della campagna elettorale, e contemporaneamente gli consente di rafforzare la propria volontà di distruggere la par condicio (con la scusa dell'"avete visto cosa capita a difendere la par condicio"?). Il tutto in un contesto di conflitto di interesse sull'informazione enorme (tra l'altro, Matrix e le trasmissioni di Mediaset non saranno toccate, perchè la norma non si applica alle tv private) e con una situazione dei TG, a cominciare da quelli RAI, vergognosa.

Era proprio necessario, caro Beltrandi?

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Balla a Balla
post pubblicato in Diario, il 16 settembre 2009


                                                

Alla fine, Porta a Porta l'ho guardato. Non ho raccolto l'invito a "boicottare" Vespa, semplicemente perchè non c'era lo strumento per boicottare: non sono mica parte del campione Auditel, quindi non potevo avere alcuna influenza sul dato degli ascolti. E poi certe cose è meglio guardarle, così da rendersi conto della loro portata. E infatti, nonostante mi sia perso l'inizio (e con esso, a quanto ho sentito, alcuni siparietti spettacolari), ho fatto in tempo a sentire un elenco di balle pronunciate dal Presidente del Consiglio, senza un vero contradditorio, in una trasmissione confezionata apposta per lui.

Tralasciando le altre faccende, sulle quali pure sono state dette enormi falsità e mezze verità, andiamo direttamente alla materia iniziale del contendere: le casette di Onna. Bertolaso ha detto che sono state realizzate in tempi record, Berlusconi se ne è appropriato il merito, grazie anche alla grancassa mediatica a suo favore, che l'hanno sbandierata come una sua promessa mantenuta (non solo i vari TG, non solo Porta a Porta: ho persino sentito una Barbara d'Urso intenta ad incitare il pubblico ad applaudire Berlusconi e il suo "governo dei fatti"). Ebbene, a questo proposito ci sono un paio di cosette da dire:
cinque mesi per le casette non è affatto un tempo da record. Persino nel terremoto dell'Irpinia, il peggior esempio della storia italiana della gestione dei terremoti, con i soccorsi che arrivarono dopo giorni, senza Protezione Civile, e con un gran "magna-magna" politico, le prime casette arrivarono per gli abitanti di Laviano, che come Onna fu il comune più colpito, dopo soli quattro mesi;
- le casette di Onna sono state costruite dalla Provincia di Trento con i soldi della stessa provincia e della Croce Rossa Italiana (eccezion fatta per l'asilo, finanziato dagli ascoltatori di Porta a Porta); a maggior riprova di ciò, il cartello dei lavori inizialmente riportava solo i loghi della CRI e della Provincia di Trento, salvo poi la magica aggiunta in dirittura d'arrivo del cartello "Presidenza Consiglio Ministri - Protezione Civile" (vedere per credere);
- tant'è vero che Onna e i comuni circostanti non sono mai rientrata nel progetto C.A.S.E., quello governativo, poichè la zona era stata ritenuta alluvionale, e i cittadini sarebbero dovuti essere sparpagliati in altri villaggi: fu così che gli abitanti si ribellarono, si appellarono a Trento e alla CRI e hanno potuto far costruire il villaggio;
- i tempi avrebbero potuto persino essere minori, poichè il villaggio è stato costruito in soli 43 giorni, poichè sono stati scelti dei pre-fabbricati, costruibili più velocemente delle casette del progetto CASE ma ugualmente efficaci: tant'è vero che la struttura governativa, resosi conto che il progetto CASE non era sufficiente ad ospitare tutti gli sfollati, hanno deciso di ricorrere ai pre-fabbricati per coprire la falla. E hanno anche deciso, un mese e mezzo fa, di dare le autorizzazioni al villaggio di Onna, che avevano bloccato per tre mesi. Se il Governo avesse voluto, insomma, non solo gli Onnesi, ma tutti gli Aquilani avrebbero dovuto farsi solo un mese e mezzo di tenda

Ad integrazione, vi ricordo quello che già ho scritto qualche tempo fa a proposito del progetto CASE, ovvero che la data di fine lavori del progetto CASE è il 31 Dicembre (come chiunque può verificare sui cartelli dei cantieri ... e bisogna anche tenere conto che i lavori sono iniziati in ritardo, quindi ci sono da attendersi slittamenti di date), e che c'è spazio solo per 15mila persone, su 45mila facenti richiesta.

Ma queste cose non le hanno dette a Porta a Porta, nè in qualunque trasmissione tv. Solo su Internet c'è ancora un po' di informazione, a quanto pare. Ma la maggior parte degli Italiani non si informa con Internet, quindi alla fine passa la (finta) realtà che Berlusconi vuol far passare. Un po' come successo per l'emergenza rifiuti. Povera Italia.

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Servizietto pubblico
post pubblicato in Diario, il 13 settembre 2009


                                                

La "normalizzazione" della RAI non sembra avere fine. Mentre continua lo squallido gioco di nomi per i futuri dirigenti (e soprattutto la futura linea) di RaiTre, nonostante l'era Ruffini-DiBella sia stata caratterizzata da aumenti di ascolti per la terza rete e per il Tg3, e a pochi giorni di distanza dalla notizia della copertura legale tolta ai giornalisti di Report, altre grane in arrivo per i pochi spazi di vera informazione del servizio pubblico.

Innanzitutto Michele Santoro che, dopo aver lamentato il mancato rinnovo dei contratti che molti suoi collaboratori devono ancora ricevere, e l'ipotesi quantomeno fantasiosa, e ancora non del tutto smentita, di affiancare a Travaglio un editorialista di destra, continua a battagliare con la dirigenza RAI per mandare in onda gli spot della sua trasmissione, che comincerà (?) il 24 Settembre ma della quale non si è vista ancora traccia, a 10 giorni dalla prima puntata, sulla pubblicità RAI. Nonostante sulla Rete siano diventati un successone.

Ma la faccenda più incredibile è quella che riguarda il rinvio di Ballarò. La trasmissione condotta da Giovanni Floris sarebbe dovuta partire questo Martedì, ma la dirigenza RAI ha ben pensato di spostare a data da destinarsi il peraltro annunciatissimo avvio della nuova stagione, pur di concentrare l'attenzione sullo speciale prima serata di Porta a Porta dedicato alla consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi (di Onna, in particolare). Un vero e proprio "evento", secondo il dg Masi, ma che invece avrebbe tranquillamente potuto andare in seconda serata. Anche perchè si tratta delle prime case consegnate, non del "entro Settembre nessuno in tenda" promesso qualche tempo fa da Re Silvio. Evidentemente Palazzo Grazioli aveva espresso la necessità di mascherare le promesse non mantenute con uno show mediatico dai grandi ascolti tutto incentrato a far di una pagliuzza l'intero granaio. E i fidi Masi e Vespa hanno subito supinamente acconsentito.

Si tratta palesemente di una spudorata mossa indegna di un servizio pubblico degno di questo nome, perpetrato da dirigenti RAI che non anno altra premura che quella di offrire un "servizietto pubblico" al Premier e alla sua propaganda politica. Un motivo in più per aderire il più possibile alla manifestazione del 19 Settembre per la libertà d'informazione in Italia. Anzi, per un'informazione che non dimentichi la sua dignità.

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Geniali strateghi
post pubblicato in Diario, il 28 maggio 2009


                                                 

Sotto attacco da parte delle opposizioni, della Chiesa, della stampa estera e persino di parte della sua maggioranza e della sua famiglia per le sue vicende personali e politiche, in primis "caso Noemi", "sentenza Mills" e "velinismo", il premier Berlusconi ha trovato un ottimo diversivo: la riduzione del numero dei parlamentari.

Per capire l'ottima strategia del PDL bastava seguire la puntata di ieri sera di Porta a Porta, che Vespa nella sua prima parte ha dedicato proprio al tema delle riforme e nello specifico del taglio dei parlamentari. In particolare, bastava sentire il primo intervento della serata, quello del Ministro La Russa: "Io parto da un dato. Non è che adesso fanno la 'corsa', adesso ne ha parlato Berlusconi, e il tema è tornato di attualità, altrimenti non lo era. E, anche all'origine, noi abbiamo fatto nel 2005 la riforma, quella che passava sotto il nome di devolution, e in quell'occasione decidemmo di abbassare il numero dei parlamentari, a 518, il numero che ora vorremmo ulteriormente abbassare, e abbassare il numero dei senatori, ci riuscimmo, e non è una cosa facile, perchè adesso deve cominciare l'iter, che prevede che passi due volte alla Camera e due volte al Senato, perchè è una riforma della Costituzione. L'abbiamo già fatto nel 2005, la legge passò, col solo voto della maggioranza del Governo Berlusconi dell'epoca, la sinistra votò contro dicendo poi 'ma noi votavamo contro perchè c'è la riforma della devoluzione', ma intanto votò contro anche questa norma. Non solo: chiese, come la Costituzione consente, di fare un Referendum che cancellasse quella riforma; nel frattempo si votò per le elezioni Politiche, perdemmo per 20mila voti, in quel clima, 15 giorni dopo si andò a votare per questo Referendum che la sinistra chiedeva di votare 'sì' per cancellare questa riforma, e i Parlamentari che erano stati abbattuti dal Governo Berlusconi dell'epoca tirarono un sospiro di sollievo perchè furono tutti tranquillamente rimessi nel numero che precedentemente c'era e che attualmente c'è ancora". Altrimenti già in questa legislatura sarebbe sceso il numero (dice Vespa). "Certo, noi l'avevamo già votata! Io sono contento che adesso la sinistra dica di avere mutato opinione, dirà che è sempre stata di questa opinione ma non poteva, fatto sta che ha fatto carte false per mantenere l'attuale numero dei deputati e io credo che adesso non dobbiamo fare tante gare: ha fatto bene Berlusconi a dire che accanto alla proposta di legge parlamentare, che c'è già, non fa assolutamente male aggiungere una proposta di iniziativa popolare, tanto vanno poi a confluire, la discussione in Parlamento è identica, è uguale, ma la forza che viene dalla volontà popolare impedisce da un lato di cambiare idea e dall'altro lato rende simbolica questa riduzione. Perchè non è tanto il costo, che pure è grosso, 100, 200 o 600 deputati, quello che conta è dare il segnale che si vuole rendere il Parlamento molto più agile e cioè che si vuole dare più risposte alle richieste degli Italiani: diminuire il numero non è solo un problema di costi, significa poter fare una legge non in due anni ma in un tempo determinato, accoppiare magari a questa riforma maggiori poteri per l'esecutivo significa non fare inutili ping-pong Camera-Senato, Senato-Camera, ma magari fissare un termine entro il quale il Parlamento se deve dire no dice no, ma è chiamato a decidere se è sì o se è no". Una sfilza di bugie e mezze verità dall'inizio alla fine.

Cominciamo dall'inizio, e dal primo messaggio dato agli elettori: 'E' grazie a Berlusconi che ora si parla di tagliare i parlamentari'. Vero, ma negli ultimi tre anni Berlusconi e la sua maggioranza ha detto di no a qualsiasi proposta di riduzione dei parlamentari, riduzioni di stipendi e privilegi; hanno persino cercato di boicottare il sistema anti-pianisti della Camera. E ancora adesso lo fanno: tant'è vero che il 26 Maggio, pochi giorni dopo l'exploit di Berlusconi sui parlamentari, il centrodestra al Senato ha bocciato la proposta del PD di calendarizzare subito il ddl Zanda sulla riduzione dei parlamentari. E se lo stesso ddl è stato poi fatto calendarizzare da una decisione unanime di Fini e Schifani, è solo grazie alla minaccia del PD di non votare più alcun calendario nella Conferenza dei Capigruppo. Se quindi si parla di taglio dei parlamentari solo oggi, vuol dire che c'è qualche "problemino" nel mondo dell'informazione.

Secondo messaggio: 'Noi del centrodestra il taglio lo facemmo già, la sinistra voto contro e fece tornare tutto come prima'. Vero, il centrodestra fece il taglio dei parlamentari, ma lo inserì nella famosa riforma della "devolution", che stravolgeva il senso della Costituzione a favore delle mire della Lega Nord. La 'sinistra' non avrebbe mai potuto votare quella riforma e, dato che o si prendeva tutto o niente, non poteva che votare no. Inoltre, fu proprio l'opposizione di centrosinistra a proporre all'epoca di ridurre a 400 i deputati e a 200 i senatori: ma il centrodestra bocciò l'emendamento, preferendo rispettiamente 518 deputati e 252 senatori.

Terzo messaggio: 'Non solo la sinistra fu contraria, ma propose anche un Referendum contro, e gli Italiani votarano contro perchè lo diceva la sinistra'. Certo che propose un Referendum contro, per i motivi sopra citati. Ma è piuttosto curioso quello che ha detto La Russa: in pratica ha detto che gli Italiani furono una massa di capre che si fecero turlupinare dalla sinistra. Peccato che La Russa & company abbiano sempre esaltato gli Italiani e la loro capacità di giudizio, difendendo Berlusconi dall'accusa di manipolare gli Italiani proprio dicendo che gli Italiani non sono una massa di capre. Con la differenza, però, che la sinistra non ha televisioni per "manipolare" gli Italiani: le ha invece Berlusconi, che le utilizzò anche in quell'occasione, facendo mandare in onda su Mediaset una serie di spot sul Referendum che mettevano praticamente solo in evidenza il fatto della riduzione dei parlamentari (spot che provocarono una multa dalle autorità garanti, ma che proseguirono all'infinito e massicciamente).

Quarto messaggio: 'La sinistra non vuole far sentire la vostra voce sul taglio dei parlamentari'. Ovvero critica la volontà di Berlusconi di raccogliere le firme per un ddl di iniziativa popolare. Ora, innanzittutto le critiche sono venute anche da Fini, il quale ha sottolineato una cosa importante: i ddl di iniziativa popolare devono comunque passare per il Parlamento. E allora perchè perdere tempo, se si possono subito approvare in Parlamento le proposte già presenti? Non solo: non si possono fare ddl di iniziativa popolare sulla Costituzione, dunque la raccolta firme del Premier sarebbe meramente simbolica. Ma, d'altronde, l'obiettivo di Berlusconi è proprio quello di cavalcare demagogicamente il tema ... poco importa se il Parlamento approverà o meno, e poco importà che i "capponi cui non si può chiedere di anticipare il Natale" sono in stragrande maggioranza suoi parlamentari: forse il Premier ha paura che le persone messe da lui in Parlamento votino contro il taglio dei parlamentari?

Ma La Russa non ha solo mandato messaggi agli Italiani. Nel concludere il suo intervento ha infatto ventilato una cosa molto importante: 'Magari accoppiamo al taglio dei parlamentari i maggiori poteri per l'esecutivo'. E qui sta tutto il fulcro della strategia berlusconiana: non solo distrarre adesso gli elettori promettendo loro il taglio dei parlamentari e facendo creder loro che sia Berlusconi a volerlo, contro la volontà della sinistra, ma anche tentare un "golpe istituzionale", ovvero una riforma iper-presidenzialista, mascherandola da riduzione dei costi della Casta. Ci aveva già provato nel 2006, come detto prima. Solo che ora potrebbero essere in gioco gli equilibri costituzionali e democratici, e i mezzi mediatici sarebbero molto maggiori che in passato. Speriamo bene, ma le premesse non fanno ben sperare ...

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Ma ci faccia il piacere!
post pubblicato in Diario, il 6 maggio 2009


                                                   

Mi ero promesso di non parlare della vicenda, anche in attesa di novità maggiori, ma la puntata di Porta a Porta di ieri sera mi ha fatto cambiare idea. Le dichiarazioni che Berlusconi ha potuto rendere in perfetta assenza di contraddittorio (a parte un primitivo e solitario scatto d'orgoglio a difesa della categoria dei giornalisti da parte del direttore De Bortoli) sono infatti talmente risibili e vergognose che dovrebbero suscitare una profonda reazione dell'intera società italiana, altro che Internet.

Fondamentalmente la tesi "difensiva" del premier è stata questa: la decisione della Veronica è solo il frutto di un complotto orchestrato dalla sinistra tramite i giornali, che avrebbero inventato la storia delle veline e la storia del diciottesimo di Noemi per provocare la sua reazione. Questo ovviamente perchè "la sinistra e la stampa non riescono a sopportare la mia popolarità, ormai al 75%". Ora, premesso che Berlusconi prima di ieri sera aveva smentito di aver parlato di complotti, tanto che fino a poche ore prima il fido Bondi a Ballarò, replicando a Franceschini, dichiarava che Berlusconi aveva smentito, la linea difensiva del premier è talmente palesemente falsa che è alquanto imbarazzante che i giornalisti presenti siano stati al gioco.

Innanzitutto, per la storia delle veline il Premier dovrebbe guardare in casa sua. Di fatti non solo l'opposizione non aveva fatto sentire granchè la sua voce, ma anche la stessa stampa non si era occupata così massicciamente della questione: il "velinismo" è infatti diventato il tema del giorno solo quando la rivista di FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini, uscì con un articolo di fuoco sulle "veline" che erano in odore di Europee nelle liste del Pdl; articolo che suscitò la prima reazione della Lario, quella del "ciarpame senza pudore".. Solo allora la "questione veline" guadagnò la vera attenzione mediatica. Quindi, più che di falsità della sinistra, Berlusconi dovrebbe parlare di falsità destrorse ... E poi non sono nemmeno bugie: le interviste ad alcune "veline" incazzate per non essere state candidate dopo aver persino firmato la candidatura dal notiaio, il padre di una di loro che ha cercato di darsi fuoco fuori Palazzo Grazioli perchè la figlia non era stata candidata, le ammissioni all'interno del PdL, e soprattutto da parte dello stesso Berlusconi ("quelle tre che sono state escluse all'ultimo erano bravissime ragazze"), sbugiardano il Silvio nazionale e i suoi lecchini d'intorno.

Per quanto riguarda la "festa di Noemi" ... c'è da dire innanzitutto che all'inizio semplicemente si era parlato della festa come l'ennesima comparsata di Berlusconi ad una festa, in cui ha cantato, scherzato con i presenti, dispensato sorrisi a destra e sinistra, ricevuto applausi, eccetera (non è certo la prima volta che accadeva una cosa del genere). Poi sono comparse le ironie, dato che in un'intervista Noemi e famiglia confessavano di chiamare "papi" il premier. Ma è stato con le dichiarazioni della Lario, che sempre in quella prima reazione dichiarava che il marito "non era mai stato al 18° dei suoi figli", che la festa di Noemi è finita davvero nell'occhio dei media.

D'altronde è perfettamente normale che il mondo mediatico si occupi di queste faccende, se è la moglie del premier a denunciare certe cose. Soprattutto sarebbe anormale non occuparsene quando addirittura la moglie arriva ad accusare di pedofilia il marito (anche se nessuno ha avuto il coraggio di usare questo termine, nonostante sia la logica conseguenze di quel "non posso stare con un uomo che va con le minorenni" e quel "Noemi figlia illeggittima? Magari fosse questo!"). E questo al di là della verità o meno delle accuse: sono pur sempre le accuse della first lady, e in un Paese normale ci si dovrebbe perlomeno porre dei dubbi, delle richieste di maggiore informazione, non la difesa a spada tratta del premier.

E poi infine una cosa. Il Premier parla tanto di sinistra che "controlla" i giornali, che monta accuse, eccetera eccetera. Ora, a parte il fatto che Berlusconi controlla gran parte dell'editoria, a partire dalle sue proprietà dirette (Il Giornale e Panorama), da quelle estremamente vicine (Il Foglio, Libero) e da quelle a lui indirettamente vicine (Il Mattino, Il Messagero), e soprattutto controlla direttamente quasi l'intero sistema televisivo italiano (Mediaset, di sua proprietà, e Rai, gestita dallo Stato, cioè da lui), che è quello che forma le coscienze in Italia, una domanda sorge spontanea: ma se la sinistra riesce a turlupinare persino la moglie del premier, che vive da 30 anni con lui, come mai non riesce a turlupinare il 75% degli Italiani? Forse perchè caso mai è lui che turlupina gli Italiani attraverso il suo impero mediatico? E poi non ci hanno sempre detto che le televisioni non fanno consenso, che gli Italiani  votano con la propria testa, che non sono dei poveri fessi che si fanno fregare dalle televisioni?

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Finalmente è finita ... forse
post pubblicato in Diario, il 27 novembre 2008


                                                

Come diciamo noi Campani, assafaddì (cioè finalmente). Ieri è arrivata la sentenza che almeno mezza Italia aspettava con trepidazione, manco fosse la finale dei Mondiali: ovvero quella del processo ai "vicini di Erba". Non vi dico nemmeno come è andata, tanto già lo saprete, e poi a me non me ne frega un'emerita mazza.

Finalmente. Forse finirà il martellamento mediatico, forse finiranno le migliaia di servizi su ogni minimo aggiornamento della vicenda che hanno riempito i nostri TG, forse finiranno le altrettante migliaia di servizi delle "trasmissioni del pomeriggio", forse finiranno gli speciali dedicati alla vicenda, forse finiranno le puntate di Matrix e Porta a Porta (invece di parlare di cose serie come dovrebbero fare le due principali trasmissioni di informazione delle due reti ammiraglie: addirittura ieri sera hanno entrambe fatto uno speciale sulla sentenza). Forse finirà il rimbambimento degli Italiani, spinti a stare dalla parte o contro i due coniugi di Erba, sbattuti nella pubblica piazza. Forse finirà la pressione mediatica sul processo, forse finirà la pubblicazione "esclusiva" di atti processuali (ma non dovrebbero essere segreti? non è un reato turbare un processo in questo modo?). Forse finiranno quella sfilza di "esperti" tirati in ballo solo per "giudicare" questi processi, sputando sentenze che non è compito loro sputare. Insomma, forse finirà finalmente tutto questo bailamme mediatico su un "normale" processo di persone "qualunque". Criminali efferati, certo, ma comunque persone qualunque. Che diamine, in fondo stiamo parlando di due assassini! Ce ne sono migliaia di assassini, purtroppo, però mica si fa tutto questo casino per loro!

Perchè non lo stesso martellamento mediatico anche sui processi di mafia? O sui processi ai politici? O sui processi per le morti sul lavoro? Perchè? Forse perchè si vuole rimbabire la gente? Forse perchè non si ha il coraggio di fare TV seria e si punta tutto sul pettegolezzo?

Sì? E allora state certi che non sarà finita qui ... dopo Cogne, dopo Erba, ci sarà sempre Perugia, Garlasco, ecc. ecc..... si accettano scommesse sulla prossima città che finirà nei plastici di Vespa o negli speciali di Mentana.

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Un duello TV "Veltrusconi"? "Si può fare": ecco perchè
post pubblicato in Diario, il 24 marzo 2008


                      

Oggi è scoppiata l'ennesima polemica sulla "par condicio" e sui "duelli TV". Infatti, "Porta a Porta", "Ballarò" e "SkyTg24" hanno fatto sapere di aver invitato Berlusconi e Veltroni ad un duello elettorale. Veltroni ha accettato. Berlusconi anche, "ma anche" no. Infatti, l'ex premier ha confermato la sua disponibilità, perchè "convinto di avere argomenti contro le parole", ma poi i suoi collaboratori smentiscono, come il portavoce berlusconiano Bonaiuti secondo il quale il PD "vuole la par condicio per mettere il bavaglio a Berlusconi, e intanto prova a invocare un confronto fuorilegge nella speranza di dare un po' di ossigeno al suo candidato pallido, esangue e privo di argomenti".

Io nella "par condicio" non trovo veti ai duelli TV. Almeno seguendo la definizione di Wikipedia (sezione legge n.28 del 2000), che parla di equa ripartizione degli spazi, e non di veti ai confronti diretti fra i premier.

E, d'altronde, di confronti diretti ne abbiamo avuti già molti. Tenuto conto che la par condicio è entrata in vigore il 6 Febbraio, ho esaminato le principali trasmissioni di approfondimento, ovvero "Porta a Porta" e "Speciale TG1" (Rai Uno), "Ballarò" e "Primo Piano" (Rai Tre); Mediaset non ha trasmissioni del genere, mentre su quelle di La7 non ho trovato sufficienti informazioni su Internet. Ecco i duelli in questione:

24 Febbraio (Speciale TG1): confronto fra i due candidati premier Bertinotti (SA) e Casini (UDC);

3 Marzo (Porta a Porta): confronto fra i due candidati premier Bertinotti (SA) e Casini (UDC);

6 Marzo (Porta a Porta): confronto fra i quattro candidati premier Boselli (PS), Santanchè (LD), D'Angeli (SC) e De Vita (UDCons);

13 Marzo (Porta a Porta): confronto fra i tre candidati premier Fiore (FN), Stefanoni (AC) e Ferrando (PCL), insieme ad altri tre ospiti politici.

(Ballarò e Primo Piano sono "a posto").

Insomma, sono queste "violazioni" della par condicio? Evidentemente no, quindi anche un duello Veltroni-Berlusconi è possibile. Anche a due, visto che Bertinotti e Casini ne hanno avuti addirittura due.

Le violazioni della par condicio sono ben altre. Il resto è solo codardia....
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