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il blog di Francesco Zanfardino
Ti piace vincere facile?
post pubblicato in Diario, il 29 marzo 2009


                                                            

6000 delegati. Più del doppio dell'Assemblea del PD, sul cui numero è stata fatta tanta ironia e schernimento (ma su quella del PDL no, loro possono permettersi tutto). E nemmeno uno che si sia preso la briga di sfidare Berlusconi per la leadership del partito ("ti piace vincere facile?", verrebbe da dire). Una bella acclamazione, e via.

Ma che volete, è il Popolo delle Libertà. Ovvero la nuova facciata che è stata data a Forza Italia, che nel frattempo si è allargata (un aumento di cubatura, che va di moda) per accogliere, o meglio assorbire, Alleanza Nazionale e qualche partitino dell'area berlusconiana. Ma, a parte il nuovo nome ed il nuovo simbolo (cioè la nuova scritta, dato che di simbolico non c'è niente), niente è cambiato. Nessun sistema di valori, nessuna idea di Paese, nessuna democrazia interna, nessuna partecipazione dal basso, niente di niente. Solo il leader, solo Berlusconi. Nemmeno un po' di politica.

D'altronde, in questo Paese, questo basta e avanza. Per tutta una serie di motivi (principalmente crisi di credibilità della politica, avvento della società dell'immagine, crollo di qualità e controllo politico del sistema dell'informazione, non sufficiente forza dell'azione politica degli avversari), che non starò qui a sviscerare. Quel che conta è che, per colpa di questa degenerazione della politica italiana, l'Italia non è riuscita a liberarsi dell'arretratezza economica e sociale che, con la fine della Prima Repubblica, poteva finalmente giungere alla fine. E invece ci siamo trovati con un "ventennio berlusconiano" che ha impedito all'Italia di crescere come merita.

Che dire ... c'è solo da sperare che questo berlusconismo finisca quanto prima, che l'Italia torni ad essere una democrazia normale. Una democrazia con una politica vera, dove a sfidarsi non siano i personalismi, ma diversi sistemi valoriali, diverse idee di Paese. Dove ci sia un centrodestra che sia davvero centrodestra, e non una miscela di populismo e leaderismo. Dove chi guida il Paese pensi al suo ruolo come il potere di cambiare i destini del Paese, e non di cambiare quelli propri (e dei propri soci, reali o politici). Dove siano dati agli elettori tutti gli strumenti per poter scegliere, in piena coscienza e informazione, chi deve rappresentarli.

E, in attesa di questo Paese, non restiamo con le mani in mano. Perchè certo non cadrà dal cielo, come la manna ...

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'A sceneggiata
post pubblicato in Diario, il 4 febbraio 2009


                                                         

Oggi nella Camera dei Deputati si è assistiti a qualcosa di incredibile che sfocia miseramente nel ridicolo. Si discuteva, tra le altre cose, alla mozione di sfiducia contro il Sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, presentata dai parlamentari del centrodestra.

Innanzitutto, c'è da dire che la mozione è totalmente infondata dal punto di vista giuridico. Di fatti, i relatori della mozione l'hanno motivata con motivi di "ordine pubblico", richiamando un precedente del 1993 in cui un ente locale fu sciolto per questo motivo. Ma certamente i motivi specificati della mozione, ovvero malagestione dei rifiuti, termovalorizzatore, persino la mancata organizzazione dell'America's Cup (!) non rientrano in questa categoria. L'hanno provato a far capire in tutti i modi i deputati del Partito Democratico, e tant'è vero che alla fine il rappresentante del Governo ha dovuto esprimere parere contrario alla mozione proposta dalla sua maggioranza, dovo varie tribolazioni in cui si è passati da pareri negativi a pareri positivi a pareri semi-negativi, cercando di sostituire parole nella mozione con parole di significato uguale, tanto che il Presidente della Camera di turno ha candidamente ammesso di "non capirci più niente". Nonostante ciò, i presentatori della mozione non l'hanno ritirata, causando le proteste di PD e IDV, che hanno poi abbandonato l'Aula, mentre i parlamentari del centrodestra hanno votato a favore, e dunque contro il loro Governo.

E così, probabilmente per la prima volta della storia della Repubblica, un Parlamento approva una mozione di sfiducia contro un amministratore locale eletto dai cittadini non per questioni "ordine pubblico", non per questioni di indagini o coinvolgimenti giudiziari, ma per un giudizio soggettivo ed opinabile sull'operato amministrativo dello stesso. Un precedente pericoloso, il tutto per sfruttare, con un atto di arroganza, l'onda mediatica delle indagini sul Comune di Napoli (inchiesta "global service"). Un atto di arroganza, tra l'altro, che viene da pulpiti ben poco qualificati: basti pensare che il primo firmatario della mozione, l'on. Amedeo Laboccetta (PDL), è indagato proprio nell'inchiesta Global Service, assieme al suo collega di partito on.Italo Bocchino, i quali sono stati i "protagonisti" del PDL nella discussione della mozione. A tal proposito, una parentesi va dedicata anche all'altra mozione, quella presentata dall'Italia dei Valori, sempre contro la Iervolino (il partito di Di Pietro anch'esso ha marciato sui problemi giudiziari del comune di Napoli, ritirandosi dalle giunte del Comune di Napoli e della Regione Campania e chiedendone il ritorno alle urne), il cui relatore era Nello Formisano, esponente campano dell'IDV anch'esso coinvolto nell'inchiesta, anche se non ufficialmente indagato.

Che dire ... verrebbe da dire "da che pulpito viene la predica". E se è lecito in Italia assistere, mò ci vuole, a sceneggiate napoletane di questo tipo.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Perchè non votare Popolo delle Libertà, ovvero il partito populista delle Leghe
post pubblicato in Diario, il 10 aprile 2008


                     

Proseguo la mia analisi sui motivi che dovrebbero spingere a votare o no a votare determinati partiti. Dopo Sinistra Arcobaleno ed Unione di Centro, oggi è il turno del Popolo delle Libertà (intendendo anche Lega Nord e Mpa) che candida Silvio Berlusconi a premier.

Anche qui è un giudizio negativo. E attenzione: non parlerò delle battute di Berlusconi, delle leggi ad personam, delle finanze del governo Berlusconi, eccetera. Ma, come sempre, parlerò degli aspetti fondanti della coalizione di centrodestra. Innanzitutto, il populismo: intendendo con questo un atteggiamento propagandistico, teso a demonizzare l'avversario e a santificare se stessi. E quando non si santifica, si dà la colpa a qualcos'altro: i comunisti, i brogli, i magistrati, le istituzioni, gli immigrati, i francesi di Air France ........... fino al povero Casini, a cui addossa tutte le colpe delle poche cose che, a suo parere, non sono state fatte bene dal suo Governo.

Poi, la mancanza di pensiero liberale, per quanto si vantino di essere liberali.
Lo dimostra la vicenda Alitalia che, sempre per il populismo di cui sopra, è stata sfruttata dal centrodestra a fini propagandistici, attaccando AirFrance e gridando all'italianità e alla salvezza di Alitalia, senza proporre però alcuna alternativa (e nel frattempo ci sono 3 milioni di euro al giorno di perdite): alla faccia dei liberali attenti alle leggi del mercato. Ma quale schieramento liberale si sarebbe comportato così nel resto del mondo?
Lo dimostra il ritorno al protezionismo e ai dazi prospettato da Tremonti, che Berlusconi ha annunciato sarà il prossimo Ministro dell'Economia. Bel pensiero liberale, devo dire.
Lo dimostra la vicinanza agli interessi corporativi, con la candidatura dei protagonisti degli scioperi dei taxi e dei TIR contro le tentate liberalizzazioni di Bersani. A proposito, i cinque anni del governo "liberale" del centrodestra non hanno visto nessuna liberalizzazione, nemmeno tentata.
Lo dimostra la facilità a fare condoni fiscali, che vanno contro le più elementari norme di "equità del mercato", favorendo coloro che evadono.

Infine, un altro aspetto su cui mi voglio soffermare è la litigiosità della coalizione e la divisione in Leghe. Dopo due anni di governo Prodi, caratterizzato e limitato dall'estrema litigiosità e inconciliabità della sua coalizione, e dopo cinque anni di governo Berlusconi, che, nonostante le maggioranze bulgare sia alla Camera che al Senato, ha avuto una crisi di governo, 23 ministri dimissionari e 99 volte in cui l'esecutivo è andato sotto, gli Italiani si aspettano più stabilità e più omogeneità dal futuro Governo, un Governo che, prima ancora di farle le cose che dice, deve essere in grado di farle. Soprattutto quando la svolta del Partito Democratico ha messo il PDL in condizione di non perderci niente nel cambiare il suo schieramento.
E invece, Berlusconi ha messo insieme a tre mesi dal voto un partito, o meglio un partito-coalizione, in cui ha sistemato tutti i protagonisti del 2006: Fini, Rotondi, Giovanardi, la Mussolini, i Pensionati, eccetera. Con l'aggiunta di nuovi venuti, come Dini e De Gregorio. E se questi formeranno un solo gruppo parlamentare, al di fuori del gruppo ci saranno comunque la Lega Nord di Bossi e quella Sud di Lombardo. Solo Storace e Casini sono stati esclusi. Ma volete mettere questo ambaradan con la scelta del PD di rinunciare alle sinistre rosse (le varie), ai Verdi, ai Socialisti, a Mastella? Un PD nato da un lungo processo di aggregazione, e non per la necessità di rispondere alla novità degli altri, a poche settimane dal voto.
E a proposito di Bossi e Lombardo, la coalizione di centrodestra si caratterizza per essere la "coalizione delle Leghe". Leghe irrispettose dell'Italia: lo dimostrano le innumerevoli frasi e azioni contro il Sud, contro l'Italia, contro il Tricolore. Lo dimostra la mancata risposta di Berlusconi (o meglio, lo ha dichiarato "irricevibile") al "patto per l'Italia repubblicana" proposto da Veltroni, in cui si chiedevano quattro cose ovvie in qualunque Paese, ma evidentemente non per il centrodestra (la difesa dell'unità nazionale, il rifiuto di ogni forma di violenza attuata o predicata, la fedeltà ai principi della prima parte della Costituzione, il riconoscimento e rispetto della nostra storia, del tricolore e dell'inno). Leghe che ostacolerebbero l'azione di governo, in quanto detentrici di un potere di ricatto da sfruttare per i propri interessi particolaristici e localistici, frenando l'azione riformista che, di centrodestra o di centrosinistra, deve essere l'attributo fondamentale di un qualsiasi governo.

P.S. Ripeto la solita avvertenza. Questo non è un blog di propaganda. Non vedrete mai slogan politici, banner politici, link politici, eccetera, eccetera. Con questi post cerco solo di sottolineare gli aspetti fondanti dei vari partiti che li rendono, sempre secondo il mio modestissimo parere, poco adatti o no a guidare l'Italia. Aspetti che abbiamo potuto già verificare in questa campagna elettorale (per questo non parlo granchè dei programmi, perchè non possiamo verificare adesso la loro futura realizzazione).
Da soli, ma anche
post pubblicato in Diario, il 13 febbraio 2008


                         
 
Giornata ricca di notizie sul fronte delle alleanze politiche (in attesa, dopo quello di Berlusconi, di vedere il dibattito di Veltroni a Porta a Porta, sui quali probabilemente dirò qualcosa nei prossimi post).

Innanzitutto, la "notizia del giorno" è l'apparentamento fra PD e Italia di Valori. Si è conclusa così la lunga tiritera tra il partito di Veltroni e quello di Di Pietro. Con una parziale retromarcia da ambe le parti: Veltroni non correrà più da solo nel vero senso della parola (in realtà lui aveva detto che "noi del PD presenteremo un programma, poi chi ci sta ci sta", ma comunque non correrà davvero da "solo"), ma Di Pietro ha già assicurato che IdV entrerà nei gruppi parlamentari del PD e avvierà i meccanismi per entrare nel PD. Insomma, chi (giustamente) dirà che Veltroni corre con due partiti, dovrà anche dire che, per esempio, Berlusconi corre con 6-7 partiti (in quanto i partiti che faranno parte del Popolo delle Libertà non si scioglieranno), più la Lega Nord, che a differenza dell'Italia dei Valori non formerà gruppi unici con il PdL nè tantomeno vi entrerà in futuro. Comunque, la cosa positiva non è tanto la "disposizione della materia elettorale" all'interno dell'area democratica o popolar-leghista, ma il fatto che le estreme di sinistra, centro e destra correranno da sole, dando così spazio a due compatte aree di centrosinistra e centrodestra, senza mortificare gli elettorati di queste estreme (come accade in tutta europa). Manca il dissociamento dell'estrema autonomista (Lega Nord, ma anche i movimenti locali), ma forse in futuro....

L'altra notizia del giorno è anche la definitiva (???) rottura di Casini con il Popolo delle Libertà. Stando alle dichiarazioni di oggi, l'UDC correrà con il proprio simbolo e con Casini candidato premier: in questo caso, la Rosa Bianca (il cui simbolo è stato presentato ieri, con Tabacci candidato premier) dovrebbe riconfluire nell'UDC, e probabilmente anche Mastella vi entrerà (in effetti molti "maligni" pensano che Mastella non stia facendo altro che aspettare le mosse di Casini). Insomma, una "cosa bianca" che, assieme a La Destra di Storace (con Daniela Santanchè candidata premier), potrebbe mettere di nuovo in discussione il risultato elettorale.

Notizia di oggi è anche la presentazione del simbolo della Sinistra Arcobaleno: in realtà è quello che già conoscevamo, quello presentato qualche mese fa in occasione della fondazione della Sinistra Arcobaleno, in tempi non sospetti (riguardo le elezioni). Il candidato premier sarà Bertinotti.

Notizia di ieri, ma confermata adesso, è la presentazione di una lista di Giuliano Ferrara in promozione della sua proposta di "moratoria sull'aborto". A questo proposito, mi aggiungo ai commenti di tutti quei politici che vedono negativamente la discesa in campo di questa lista, in quanto è sbagliato presentare alle elezioni politiche liste "monotematiche", sopratutto quando in gioco sono questioni etiche.

In questo contesto, si aggiungono anche i dubbi di Socialisti e Radicali, il cui destino non è ancora molto chiaro: se entraranno nel PD, se si aggiungeranno come liste indipendenti alla mini-coalizione PD-IdV, se si aggiungeranno come Rosa nel Pugno, se correranno da soli come Rosa nel Pugno, o se correranno da soli e basta. Insomma, un "pò" di dubbi.

Infine, si registra la probabile discesa in campo dell'Unione Democratica dei senatori Manzione e Bordon, con l'appoggio del Movimento dei Consumatori. Anche se credo che addirittura non ce la faranno a raggiungere le firme necessarie, nè tantomeno una percentuale superiore allo 0.1%.

Insomma, che confusione.
E "l'iniziativa populista" diventò "pagina storica", storia di un ectoplasma (e della coerenza di Fini)
post pubblicato in Diario, il 8 febbraio 2008


                   

Proprio quando sembrava delinearsi nettamente il campo delle alleanze in vista delle elezioni, con la definitiva "separazione consensuale" fra Sinistra Arcobaleno e Partito Democratico (sancita oggi dopo l'incontro nella sede del PD), con l'Italia dei Valori pronta ad appoggiare Veltroni e con la presentazione ufficiale della "Rosa Bianca" (candidato premier Tabacci, presente Pezzotta), che sarà il partito di centro. Invece, il Cavaliere non finisce mai di stupirci.

Le indiscrezioni di ieri sono state infatti oggi confermate: Forza Italia e Alleanza Nazionale correranno sotto lo stesso simbolo, quello del Popolo delle Libertà. Il PPL stringerà un patto federativo con la Lega, e sarà aperto anche all'UDC: tuttavia, quest'ultimo ha già dichiarato di non volere entrare nel "listone", sebbene sia disposto ad un'alleanza (ma non è detto che Berlusconi glielo conceda come ha fatto alla Lega). La portata effettiva di questo evento si potrà valutare solo fra qualche giorno, quando si vedrà se il PPL avrà la stessa determinazione del PD a correre da solo o se comunque, oltre alla Lega, si porterà appresso anche l'UDC o, peggio ancora, si dimostrerà solo come un mezzo per imbarcare i vari partitini.

Intanto, però, si possono già fare alcune considerazioni sul leader di AN. Infatti, Gianfranco Fini è stato capace di passare, in soli due mesi, dalla chiusura netta con Berlusconi, fino ad addirittura confluire nel suo partito. Era infatti il 18 Novembre quando Berlusconi,con la cosiddetta "svolta del predellino", annunciò la formazione di un "nuovo" soggetto politico, il Partito del Popolo delle Libertà, decretando la fine della Casa delle Libertà: "La CdL era ormai un ectoplasma", sentenziava l'ex-premier. Annuncio fatto senza consultare i suoi alleati, il che fece imbestialire Fini e Casini. Fini dichiarava: "E' solo un colpo di teatro"; "La favola della CdL è finita. Berlusconi con me ha chiuso, non pensi di recuperarmi, io non cambio idea e posizione. E si ricordi che non è eterno...". E, davanti ad una domanda precisa sul suo ingresso nel PPL, Fini dichiarò: "Non se ne parla proprio, AN non si scioglierà per entrare nel nuovo partito di Berlusconi. Quella è un'iniziativa plebiscitaria e confusa".

Vabbè, nel frattempo sono passati "ben" due mesi...le cose cambiano...............

.....Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce 'o passat, simm e Arcore paisà!......
Beh, perlomeno il Cavaliere è sincero
post pubblicato in Diario, il 23 novembre 2007


 
                   

Come sono lontani i tempi delle "tre punte". Del centrodestra unito e del centrosinistra allo sfascio. Invece, anche oggi non mancano le schermaglie all'interno del centrodestra. La novità, per modo di dire, del giorno è una nota congiunta Fini-Casini, in cui i due leaders di AN e UDC accusano il Cavaliere di propaganda, populismo e mancanza di un progetto politico reale, capace di risolvere i problemi del paese. Ecco l'intera nota: «La gravità della situazione italiana - scrivono i due leader del centrodestra - impone di elaborare progetti che nulla hanno a che fare con l'improvvisazione propagandistica nè con estemporanee sortite populistiche. Il rispetto per il popolo del centro e della destra - spiegano- rappresentati in Parlamento dall'Udc e da An, ci obbliga al dovere della verità e della serietà: abbiamo idee diverse sulla riforma della legge elettorale ma comune consapevolezza che solo partendo dai problemi degli italiani (sicurezza, giustizia sociale, modernizzazione del paese, fisco, energia) sarà possibile creare un'alternativa credibile al fallimentare governo della sinistra».

La risposta di Berlusconi? «Se continuano così a noi va benissimo: noi ci teniamo gli elettori loro si tengono il progetto...».

Certo la sincerità di Berlusconi è da apprezzare. Ha finalmente ammesso che il suo partito (Forza Italia o Popolo delle libertà, è la stessa cosa) ha due assi portanti: la propaganda e il populismo. Al Cavaliere, invece, non interessa avere un progetto politico serio: l'importante è prendersi gli elettori con la demagogia. Complimenti, Cavaliere: lei sì che sa come si va avanti in politica.
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