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il blog di Francesco Zanfardino
Priorità
post pubblicato in Diario, il 3 agosto 2009


                                        

Alla luce del "sabato di fuoco" delle autostrade, con lo scandaloso blocco del neonato Passante di Mestre, oltre all'ormai solito blocco della Salerno - Reggio Calabria, una domanda sorge spontanea: ma non sarebbe meglio spendere i 6 miliardi del Ponte sullo Stretto in infrastrutture più utili? Tipo la terza corsia sulla A4 Venezia-Trieste (infatti il clamoroso flop del Passante èd dovuto al cosiddetto "effetto imbuto" tra le sue cinque corsie e le due della A4) e il completamento della SA-RC? Anche perchè allo Stretto, in ogni caso, bisogna poterci arrivare?

Gradita la risposta, grazie ...

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Impre-giro
post pubblicato in Diario, il 9 aprile 2009


                                              

In questi giorni si sente spesso ripetere da tutti, e anche da esponenti del centrodestra e del Governo, che chi ha costruito con la "ricotta" gli edifici che non dovevano crollare in Abruzzo, a cominciare dall'Ospedale, dalla Prefettura e dalla Casa delle Studente (strutture pubbliche, ricordiamolo, e che in teoria dovrebbero rimanere in piedi in queste calamità, come fulcro delle operazioni di emergenza, e invece sono state le prime a crollare o comunque a rovinarsi irreparabilmente), dovrà pagare

Qualcuno dovrà allora dire a chi di dovere che la ditta che si è occupata dell'Ospedale dell'Aquila è l'Impregilo. Tra l'altro moltiplicandone per nove i costi. Sì, proprio l'impresa di costruttori che allora apparteneva alla galassa Fiat e si chiamava Cogefar, e che piano piano si è costruita un impero, fino a diventare aggiudicatrice pressochè unica di tutte le "Grandi Opere" di questo Paese. Peccato che nel frattempo l'Impregilo abbia anche creato disastri, avendo grandi responsabilità nell'emergenza rifiuti in Campania (era diventata, tramite una sua controllata, la Fibe, gestore unico dell'intero ciclo dei rifiuti in Campania, comprese le discariche, Cdr e termovalorizzatori, e per contratto avrebbe dovuto smaltire tutti i rifiuti, cosa che evidentemente non ha fatto; inoltre, è anche costruttrice del termovalorizzatore di Acerra, da costruire entro il 2003 e terminato solo nel 2009; di fatti, vari vertici dell'Impregilo sono indagati nell'inchiesta sui rifiuti). Ma l'Impregilo è anche l'impresa che si è aggiudicata i lavori della Salerno-Reggio, e ne sta ritardando i lavori di altri tre anni (concessione appena richiesta), per il momento. E questi sono solo i due esempi più clamorosi dello "stile" di lavoro dell'Impregilo.

Stile che verrà a breve applicato anche al Ponte sullo Stretto, di cui ha vinto l'appalto, e alle centrali nucleari che eventualmente verranno, dato che l'Impregilo con il benestare di Berlusconi sembra essere l'unica a potersele accaparrare (almeno per la parte italiana). A meno che al Governo Berlusconi non venga un sussulto di dignità e imposti regole più rigide per partecipare agli appalti, e regole migliori per gli appalti stessi, che impediscano il formarsi di monopoli e di gare i cui vincitori sono già conosciuti.

Ma i visti i legami a doppio, triplo, plurimo filo fra l'Impregilo e Berlusconi stesso (che tra l'altro ha anche accusato i magistrati che indagavano Impregilo sulla Bologna-Firenze - "la magistratura è una metastasi" - e sull'affaire-rifiuti - "uomini di Impregilo sono stati veri eroi che qualcuno ha cercato di ostacolare") dubito si faccia qualcosa. La legalità non porta abbastanza voti, in questo Paese. O comunque mai quanto gli interessi dei gruppi di potere.

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Chi pagherà il Ponte?
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2009


                                              

Una decina di giorni fa, dopo la riunione del CIPE, il Premier Silvio Berlusconi si è magnificato di aver investito 17.8 miliardi in infrastrutture, un forte sostegno all'economia capace di fornire posti di lavoro e finanziamenti per le imprese. In realtà non ha stanziato un bel niente, nel senso che quei miliardi sono stati stanziati dal Governo Prodi: come ricordato infatti dall'ex-ministro alle Infrastrutture Di Pietro, e ammesso dall'attuale ministro Matteoli, questi 17.8 miliardi fanno parte dei 64 miliardi stanziati nel 2007 da Prodi per il FAS (ovvero il Fondo Aree Sottosviluppate, i cui finanziamenti dovrebbero andare a sostenere lo sviluppo delle aree meno sviluppate del Paese, ovvero il centro-sud), che rimasero lì inutilizzati perchè nel frattempo intervenne la crisi di Governo e quindi il percorso di finanziamento delle opere si interruppe in attesa di un nuovo Governo che destinasse queste risorse alle opere che riteneva necessarie. Non solo: il Governo Berlusconi ha già sottratto circa 20 miliardi da questo fondo destinandoli ad altri scopi, tra cui il pagamento dei debiti delle amministrazioni "amiche" di Roma e Catania (a proposito, vi segnalo la prima puntata della nuova stagione di "Report" che stasera su RaiTre parlerà proprio di questo), e togliendo così i finanziamenti di numerose opere al Sud, tra cui quelle di Calabria, Sicilia e Abruzzo. Tant'è vero che la riunione del CIPE del 6 marzo ha appunto destinato 45 miliardi, il rimanente del fondo, in tre anni, di cui appunto 17.8 miliardi per il 2009. E probabilmente queste opere nemmeno potranno partire a breve, perchè i fondi sono stati già destinati in buona parte al deficit delle Ferrovie dello Stato, e dunque probabilmente bisognerà aspettare la seconda tranche del 2010.

Ma la cosa peggiore è che rispetto al piano di opere previsto dal Governo Prodi, il nuovo Governo ha deciso di eliminare o diminuire i finanziamenti ad alcune opere (tra cui l'Alta Velocità Milano-Venezia) per destinarli al Ponte sullo Stretto, che il Governo Prodi ha ritenuto di non finanziare ritenendolo "non prioritario". In realtà il giochetto degli "spostamenti" di finaziamenti tra le opere è ben più articolato "nel tempo e nello spazio", e talmente complesso da non poter essere riassunto, ma comunque sappiate che buona parte delle infrastrutture in Sicilia e Calabria è stato sacrifricato in nome del Ponte. Ben il 13% degli stanziamenti triennali, ovvero 6 miliardi, andranno alla sola costruzione del Ponte, simbolo della propaganda berlusconiana sulle infrastrutture.

Voi direte: e che c'è di male? Nemmeno io sono contrario alla costruzione del Ponte in sè e per sè: il problema è che in Italia 6 miliardi non sono pochini, e allora bisogna valutare bene cos'è prioritario, cosa è più necessario. Per questo motivo vi invito a vedere il video in alto a questo post (dal minuto 2:30 al 14:30, perchè prima di questo nel video si parla del "piano casa" e dopo invece della "edilizia scolastica"), tratto dall'ottima trasmissione "Exit" di Ilaria d'Amico su La7, che ci fa vedere come il Ponte è sostanzialmente inutile, in quanto passeggeri e merci preferiranno per questioni di tempo altre vie. Tant'è vero che c'è il forte, fortissimo rischio che alla fine il Ponte non sarà sostenibile economicamente, e fra trent'anni, alla scadenza della concessione alla società che gestirà sulle spalle, il Ponte con tutti i suoi debiti rimarrà sul nostro groppone (per tutti i particolari vi rinnovo l'invito a vedere il video di Exit, dov'è tutto spiegato in maniera semplice ed esaustiva). In particolare, i "pendolari", ovvero coloro che ogni mattina e sera vanno da una parte all'altra dello Stretto (e costituiscono il 40% di chi si muove sullo Stretto), continueranno perlopiù ad utilizzare i traghetti, per questione di costi (il Ponte si pagherà caruccio) e di tempo (il ponte non è infatti "fra" Reggio e Messina, ma molto più in alto, con un percorso lungo decine di kilometri). Le merci, invece, continueranno ad utilizzare le cosidette "autostrade del mare", ovvero i collegamenti marittimi fra Catania-Salerno e Catania-Civitavecchia, che hanno avuto una crescita esponenziale negli ultimi anni, perchè sono convenienti economicamente e permettono di superare il percorso ad ostacoli della Calabria (dove le infrastrutture fanno letteralmente schifo).

Di fatti il punto è proprio questo: a che pro costruire un mastodontico Ponte sullo Stretto, se poi per arrivarci non ci sono le infrastrutture adeguate? A nessuno pro: solo a vantaggio della propaganda di Berlusconi. Le opere davvero utili non fanno propaganda, le magnifiche cattedrali nel deserto sì.

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Acqua e sale
post pubblicato in Diario, il 13 marzo 2009




"Acqua e sale, mi fai bere... ". Così cantavano Mina e Celentano in una bella canzone di qualche anno fa. Una canzone che devono evidentemente immedesimarsi molti reggini, dato che a loro lo Stato davvero vorrebbe far bere "acqua e sale".

Proprio così: dai rubinetti di moltissime case di Reggio Calabria e dintorni da decenni esce acqua salata. Livelli di salinità altissimi, da acqua di mare: e, infatti, quella è proprio acqua di mare, pompata al posto dell'acqua dolce che ormai non c'è più. Il motivo? Il grande sviluppo di Reggio negli anni Settanta-Ottanta, che però non è stato accompagnato dall'adeguamento delle risorse idriche, facendo così in modo che i pozzi del centro si inaridissero sempre di più. Vi invito a guardare i due video sopra riportati, tratti dall'ultima puntata dall'ottima trasmissione "Presa Diretta" di Riccardo Iacona, andata in onda domenica scorsa (dalla prossima torna invece "Report", l'altrettanto ottima trasmissione della Gabanelli): un utilissimo excursus della vicenda dell'acqua di Reggio, fra promesse non mantenute, soluzioni che non hanno risolto, dighe rinviate di anno in anno, commissariamenti costosi ed inutili, docce fatte fuori casa, costose cisterne sui tetti, calcare, puzza di sale ed idraulici sempre più indaffarati. E una popolazione privata di uno dei più elementari diritti: l'accesso all'acqua potabile.

Uno scenario da Terzo Mondo, proprio a due passi da dove il nostro Governo ha deciso di destinare 6 miliardi ad un mastodontico Ponte che a quanto pare sarà talmente inutile da venire ripagato (forse) tra molti decenni. Se non crolla prima. Che volete, ad ognuno le sue priorità.

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Infrastrutture, seguire il modello-Mestre
post pubblicato in Diario, il 8 febbraio 2009


                                              

Oggi è stato inaugurato ufficialmente il "passante di Mestre". Un opera di cui si sentiva l'esigenza fin dagli anni Settanta, quando ci si rese conto dell'errore di aver costruito la Venezia-Trieste senza collegarla alla Milano-Venezia. Poi si rattoppò con la costruzione della tangenziale di Mestre, una tangenziale "urbana", che subito dimostrò la sua insufficienza di fronte all'espansione del "mercato dell'Est" (la Milano-Venezia-Trieste è la principale via d'accesso all'Est Europa, non solo per l'Italia). Se poi ci aggiungiamo il traffico confluente dalla Statale Romea, che preleva il traffico dell'Adriatica, ne otteniamo un groviglio di TIR che paralizzava l'area tanto da farla rinominare "Valico di Mestre" per la sua lentezza.

Tutti, sindacati, imprenditori, cittadini chiedevano una soluzione. Si è pensato a varie soluzioni, fino ad arrivare alla fine del millenio con quella di un "passante" che aggirasse la tangenziale (e Mestre) congiungendo la Milano-Venezia e la Venezia-Trieste con un percorso alternativo. Idea concretizzata nel 2004, quando il precedente Governo Berlusconi la mise in cantiere nell'ambito della "legge Obiettivo", e che in poco più di 4 anni è stata ultimata. O quasi, visto che mancano alcuni raccordi e barriere, ma nei fatti è già percoribbile.

Certo, il tratto era pianeggiante e senza troppi intralci architettonici, però aver realizzato in così poco tempo un infrastruttura importante è un ottimo segnale. Vuol dire che in Italia si possono realizzare le infrastrutture, vuol dire che in Italia ci può essere continuità nelle scelte infrastrutturali dei Governi (il Ministro Di Pietro, infatti, ha proseguito e finanziato la quasi totalità delle infrastrutture progettate dai Governi precedenti), vuol dire che la logica del veto può essere aggirata. E se pensiamo alle incidenze di tutto ciò sullo sviluppo occupazionale, economico ed industriale, possiamo e dobbiamo sperare che il modello Mestre venga applicato in tutta Italia.

Ma attenzione: facendo infrastutture utili e inserite nella "rete" infrastrutturale. Altrimenti si costruiscono "cattedrali nel deserto", utili per la propaganda e per aiutare imprenditori amici, ma non lo sviluppo dell'Italia. Perchè, ad esempio, sprecare miliardi nella costruzione del Ponte di Messina è inutile se non si fanno autostrade decenti per arrivarci in Sicilia e in Calabria. A cominciare dalla Salerno-Reggio Calabria. Anzi, non mi ci fate pensare che con i suoi 40 anni di cantieri mi fa perdere l'ottimismo per la realizzazione del Passante.

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