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il blog di Francesco Zanfardino
LinG8
post pubblicato in Diario, il 28 giugno 2009


                                   

Tanti sono i problemi che attanagliano il Partito Democratico. Divisioni interne, poca fermezza nelle posizioni, difficoltà a far emergere una proposta alternativa di Paese, distanza dai territori, grande debolezza nelle urne. Eppure, a pensarci bene, il vero grande problema del PD è uno solo: il metodo di selezione della classe dirigente, il peccato originale dal quale deriva tutto il resto.

Dopo estenuanti dibattiti interni, infatti, alla fine è stato scelto il tesseramento. Sempre meglio dei metodi di selezione del PDL, per carità, ma per un Partito che, almeno idealmente, ha l’innovazione nel sangue, è un metodo del tutto insoddisfacente. Perché? Per capirlo basta leggersi i numeri del tesseramento: quasi un quarto degli iscritti al PD risiede in Campania. Insomma, ho scoperto che la mia regione è più “rossa” della Toscana! Il che già fa venire qualche sospetto, viste la batoste che abbiamo preso in Campania. Sospetti confermati dal fatto che alle Primarie Provinciali di Napoli hanno partecipato solo 30mila persone, con ben 60mila iscritti in tutta la Provincia. Insomma, due sono le cose: o migliaia di persone hanno scambiato la tessera del PD per la social card … oppure il tesseramento in Campania è stato gonfiato.

Non so voi, ma io propenderei per la seconda opzione, anche perché io ci sono stato, dietro ai “banchetti” di quel tesseramento nella mia città, Afragola. Ne ho viste e sentite di tutti i colori, ma soprattutto ho visto concretizzarsi davanti ai miei occhi il peggior incubo per chi crede davvero nel Partito Democratico: folle di persone in fila, quasi duemila, ma in buona parte senza avere la minima idea di quello che stessero facendo, o comunque facce mai viste alle (poche) iniziative di partito organizzate in Città, né prima né dopo il Congresso cittadino. Evidentemente, tanto spirito di partecipazione non proveniva da un reale interessamento al Partito, che qui alle Provinciali ha preso solo il 13%, ma soprattutto dalle cooptazioni messe in atto da correnti e gruppi di potere che per cercare di accaparrarsi qualche sgangherata poltrona hanno ben pensato di “investire” qualche centinaia di euro in pacchetti di tessere. E non crediate che questo valga solo per la Campania: come molti di voi sanno, è questo un discorso che vale per tutto il Sud, ma anche nel resto d’Italia, dove forse gli strumenti sono diversi ma i giochi di potere sono ugualmente diffusi.

E’ normale, allora, che il Partito perda poi i legami con i territori, se a rappresentarli non ci sono le persone più attive sul territorio, ma solo quelle che hanno saputo “investire” di più; è normale, allora, che il Partito fa fatica a far emergere le sue proposte, se a rappresentarlo non ci sono i più preparati, ma quelli protetti dalla corrente più forte; è normale, allora, che il Partito sia attanagliato da divisioni, se il tutto si riduce ad un conflitto di poteri e non ad un’azione finalizzata al bene del Paese. Ed è normale, allora, che poi siamo costretti a ritenerci “fortunati” se prendiamo il 26% alle Elezioni.
Non possiamo far finta che il problema del tesseramento non esista. Una possibile soluzione potrebbe essere l’adozione delle Primarie anche per la selezione delle cariche interne, ma ancora una volta l’esperienza personale delle Primarie 2007, utilizzate anch’esse per una conta interna cittadina, mi impedisce di pensare che quello strumento sarebbe risolutivo del problema, anche se certamente aumenta le possibilità che il risultato rovesci o comunque indebolisca i giochetti di potere. Ma serve ben altro, una radicale innovazione: non più tessere in cambio di 15 euro, ma in cambio di partecipazione. Che so, due assemblee mensili “obbligatorie” in ogni circolo, ogni volta un appello come a scuola e, arrivati al Congresso, locale o nazionale che sia, solo chi ha partecipato ad un tot di assemblee (direi il 20%) nei 12 mesi precedenti ha diritto all’elettorato attivo e passivo.

D’accordo, è una proposta che necessita di precisazioni, miglioramenti ed adattamenti alle esigenze di tutti e alle varie realtà. Ma ciò che deve importare è il succo della questione: va bene aprire a tutti la scelta dei candidati alle elezioni, ma i dirigenti del Partito devono essere scelti solo da chi quel Partito lo vive e dimostra un minimo di partecipazione. Altrimenti ci ritroveremo sempre di più guidati dai soliti capibastone, capacissimi a cooptare ma incapaci a radicare il Partito nei territori.

Voterei al Congresso chiunque si impegni a fare questo, o comunque trovi una soluzione adeguata a questo problema. E, se ciò non accadrà, vorrà dire che dobbiamo trovare coraggio e riprenderci il nostro Partito. Lo so, è un’impresa difficile: ma l’alternativa è un Paese arretrato come il nostro, con l’unico partito capace di cambiarlo, incapace di farlo. Fate voi: io non ci sto.

Questo è il contributo che ho inviato qualche giorno fa alla mail dei “Piombini Democratici”, quello straordinario gruppo di giovani e meno giovani che, in questo valzer di nomenclature e vecchi (ed inefficienti) metodi che si sta apprestando ad essere il futuro Congresso del PD, sta finalmente animando di “politica”, di buona politica questa Italia che ne ha davvero bisogno. E Sabato al Lingotto potevo forse esserci anch’io (anche se molte persone venute a portare il proprio contributo non sono riuscite a farlo, e questo dimostra la grande vivacità del gruppo), visto che due carinissime persone (che non conosco, se non tramite mail, ovvero Francesca e Grazia) hanno ritenuto che il mio contributo da diciottenne-quasi-dicannovenne addirittura fosse degno di lettura. Forse, aprendo quella mail Venerdì mattina, avrei dovuto compiere la pazzia di tentare di spiegare ai miei genitori (berlusconiani) che cavolo fossero i Piombini, convincerli soprattutto a sganciare le centinaia di euro necessarie per il viaggio, fare la valigia al volo, acchiappare gli ultimi posti disponibili in treno (da Napoli) ed arrivare di corsa al Lingotto l’indomani mattina. Sì, avrei dovuto farlo e me ne pento.

In compenso, domani forse farò una pazzia ben più enorme...

www.discutendo.ilcannocchiale.it

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