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il blog di Francesco Zanfardino
Comiche finali / 3
post pubblicato in Diario, il 3 marzo 2010


                                             

Se questo è il popolo che voleva vedersi garantito il diritto al voto, beh, la Bonino vincerebbe anche con dieci liste PDL in gara. Evidentemente, il "popolo" è stanco di sentirsi strumentalizzato per le colpe dei suoi dirigenti ...

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Auguri
post pubblicato in Diario, il 7 febbraio 2010


                                                       

Antonio Di Pietro è stato confermato alla guida dell'Italia dei Valori. Ma questa non è certo una sorpresa, visto il peso ancora troppo determinante che ha in quella che, in fondo, è pur sempre la sua "creatura". Semmai possono soprendere le parole con le quali il leader dell'IDV ha accompagnato i suoi interventi in questa tre giorni congressuale; parole che hanno fatto parlare di una "svolta riformista" dell'IDV.

DI Pietro ha infatti sentenziato che non basta più la "protesta sterile", non basta più "l'opposizione di piazza", ma bisogna lavorare "all'alternativa", a governare il Paese. Sembra quasi di sentire Bersani. Anzi, l'obiettivo deve essere proprio quello di arrivare alla fusione con il PD ("sarebbe un giorno molto importante", ha detto l'ex pm). E, intanto, il congresso dell'IDV ha dato anche il via libera alla contestata candidatura di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, alla presidenza della Campania (anche se De Magistris rimane contrariato dalla scelta): un segnale di maturità, visto che le vicende giudiziarie in cui è coinvolto De Luca sono assimililabili a "reati politici", un po' come quelli di opinione, che spero venga ricambiato con il sostegno del PD alla candidatura dell'imprenditore Callipo in Calabria (visto l'ottimo profilo del candidato rispetto al devastante Loiero, e visto che è anche l'unico che ha qualche chances di vittoria).

Ma basta questo a credere nella "svolta riformista"? Io ho i miei dubbi. In fondo, queste sono parole che abbiamo già sentito svariate volte, anche se mai tutte insieme, e poi Di Pietro ha sempre fatto di testa sua. Un po' come la cancellazione del suo nome dal simbolo dell'IDV, promessa e ripromessa (l'ultima volta dopo le Europee) e mai mantenuta. Così come Di Pietro è contraddittorio sulla fusione con il PD, visto che dopo le Politiche è venuto meno alla promessa di fare un gruppo parlamentare unico con i Democratici. E, in fondo, ogni parola "riformista" usata da Di Pietro è stata poi sempre seguita da un profilo di opposizione giustamente inflessibile al berlusconismo, ma limitata solo a quello e non orientata a diffondere una propria idea di Paese (cosa che manca pure al PD, per carità, anzi almeno l'IDV fa l'opposizione inflessibile).

Insomma, è tutto da vedere. Se l'IDV diventerà davvero riformista, e soprattutto si fonderà col PD (bisognerebbe davvero riaprire il "cantiere democratico", aprendolo a Radicali, Vendola e alle altre forze di centrosinistra), sarebbe un forte passo avanti per il centrosinistra e per l'Italia. L'importante è che il "riformismo" non sia il quello propugnato da certi vertici del centrosinistra, che in realtà andrebbe meglio definito "pagnottismo".

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Se questo è uno statista
post pubblicato in Diario, il 29 dicembre 2009


                                           

"Indecoroso" è la parola adatta. Sarà certamente nelle facoltà di una amministrazione comunale (tra l'altro credo già esistano altre "via Craxi"), ma scegliere di premiare con una onorificenza pubblica, quale l'intitolazione di una strada, una persona che è morta da latitante e che per sua stessa missione è stato un'intascatore di tangenti, è molto più di una scelta discutibile. Significa capovolgere il senso delle istituzioni e della gestione della cosa pubblica, quasi come se per uno "statista" sia normale sottrarsi alla giustizia e danneggiare il bene comune intascando tangenti.

Nessun "revisionismo" può cancellare questa realtà. Non possono farlo nè le parti positive del pensiero craxiano e dei suoi governi (comunque molto poche), nè il fatto che Craxi non fosse stato l'unico a portare avanti quel sistema di fare politica. Persino il fascismo e la sua azione può aver presentato alcuni aspetti positivi: ma non per questo a qualcuno viene in mente di intitolare a Latina una strada a Mussolini per aver bonificato l'Agro Pontino. Quanto al "così fan tutti", invece, non solo è tutto da dimostrare, poichè nè il PCI ne l'MSI furono toccati così fortemente da quello scandalo che era evidentemente tutto o quasi da imputare al sistema di potere social-democristiano, ma in ogni caso non giustifica una riabilitazione.

Poi, per carità, ognuno celebra chi vuole (e, però, deve accettarne le critiche, specialmente quelle fondate, senza bollarle come "volgari e senza precedenti", come fatto da Bondi). Solo che mi fa molta specie che quelli che dovrebbero essere i culturo della legalità e del rispetto della legge, e che tra l'altro all'epoca andavano a sventolare cappi e manette in Parlamento contro Craxi, ora celebrino un latitante corrotto. Sarà forse che Craxi assomiglia molto a Berlusconi, vista la comune avversione per la giustizia e per la legalità in politica, e che gli ha fatto molti "piaceri" (concessioni televisive, e non solo), ma non vorrei essere troppo malizioso ...

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E ora la Lega scenda in piazza contro il Governo
post pubblicato in Diario, il 7 gennaio 2009


                                              

"L'offerta di Luthansa non è mai arrivata". Offerta AirFrance, "nessuna controindicazione dall'esecutivo". Così il premier Berlusconi, parlando ai vertici della Cai, chiude (definitivamente?) il capitolo "partner straniero". Ma la Lega non molla: "E' una stupidaggine", ribadisce quello che però è il principale alleato del premier "stupido", ovvero Umberto Bossi.

Bene, allora la Lega scenda in piazza contro il Governo, come fece contro Prodi. Già, perchè per chi se lo fosse scordato, la Lega, assieme a quello che fu definito "partito del Nord" (principali esponenti: il sindaco milanese Moratti e il presidente lombardo Formigoni, ovviamente del PDL), fu la principale protagonista della battaglia anti-AirFrance per la difesa dell'hub di Malpensa, che la proposta AirFrance voleva tagliare in nome dell'efficienza e soprattutto della logica industriale (dato che l'Hub di Malpensa perde 200 milioni di euro l'anno e di fatto non è un hub, limitato com'è dagl altri scali lombardi e padani in generale che la Lega, in ottica campanilistica, ha tra l'altro contribuito a formare). Ebbene, sempre per chi se lo fosse scordato, la Lega il 17 febbraio portò a Malpensa 75.000 militanti, almeno così disse. Ecco le parole di allora: "Malpensa si salva se vinciamo le elezioni" (Maroni), "Ho parlato con Berlusconi e sa bene che l'infrastuttura è indispensabile e sarà un impegno prioritario del nuovo Governo" (Formigoni) "Malpensa e il suo salvataggio sono nel programma di Governo" (Calderoli) "Nel prossimo Governo conteremo molto perché prenderemo molti voti. La gente darà un sacco di voti alla Lega e quindi avremo tanta forza per sostenere il salvataggio di Malpensa" (Bossi), "Il Nord difende Malpensa dallo schiaffo coloniale romano" (cartelloni esposti nella manifestazione).

Tutto ciò dovrebbe essere ripetuto contro il Governo Berlusconi, dato che la situazione è la stessa. Anzi, ancora peggio, dati i 3-4 miliardi persi nel frattempo fra debiti non pagati, prestiti-ponte non restituiti, almeno 5000 licenziamenti in più (2mila e passa prevedeva la vecchia offerta AirFrance, mentre ora la Cai assumerò poco più di 10mila dipendenti, 7mila in meno rispetto alla vecchia compagnia ... senza contare i dipendenti di AirOne), un progetto industriale molto meno solido, molti voli ed aerei in meno, tanto da far scomparire anche la parola "hub" (perchè rimangono ben poche rotte internazionali). Ah, ma certo, ora abbiamo anche il 75% di italianità ... peccato che sarà il partner straniero a decidere le strategie internazionali, sconfessando il ragionamento del "non potevamo darla ad AirFrance sennò si fregava i nostri mercati esteri". E poi dopo cinque anni, guarda caso dopo la data probabile delle prossime elezioni, arrivederci e grazie: la Cai potrà vendere a stranieri.

Ma d'altronde alla Lega l'Italianità non importa ... o no? O forse rinuncierete alla vostra "padanità", rinuncerete alle vostre "battaglie" politiche, pur di rimanere sulle vostre poltrone romane? Anche quando siete decisivi per il Governo? Certo che sì. Toglietemi tutto, pure la coerenza, ma non la poltrona.

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E ora la Gelmini si dimetta
post pubblicato in Diario, il 11 dicembre 2008


                                                

Incredibile. Dopo aver osannato e sostenuto per mesi la bontà della sua pseudo-riforma, il ritorno al maestro unico, dopo aver detto che il tempo pieno non era a rischio ma che anzi veniva aumentato, e tutte le miriadi di balle raccontante in questi mesi e spacciate per verità, il Governo fa una quasi totale marcia indietro sulla riforma Gelmini. Via il maestro unico, via l'obbligo di riduzione a 24 ore dell'orario scolastico delle elementari, ripristino delle 30 ore alle medie, via l'aumento dell'affollamento delle classi e rinviata al 2010 l'applicazione del riordino degli istituti superiori. Praticamente rimangono solo il grembiulino e l'educazione civica ... 
 
Che è successo, tutto ad un tratto la Gelmini & Co si è accorta che studenti, opposizioni e sindacati avevano ragione? Che avevano ragione sul fatto che il maestro unico si sarebbe ripercosso negativamente sulla qualità dell'insegnamento e sul tempo pieno? Che avevano ragione che ci sarebbe stato il sovraffollamento delle classi? Che avevano ragione sulla riduzione dell'orario di lezione? Insomma, che avevano ragione a bocciare la riforma Gelmini?  Ok: ben fatto. Ora però ne tragga le conseguenze: si dimetta. Non si può fare una marcia indietro su tutta la linea, dopo averla difesa a spada tratta tacciando di "irresponsabilità", "strumentalizzazione", "demagogia", "cecità", "assenza di proposte" chiunque le si opponesse.

P.S. Ma studenti ed opposizioni non demordano: la mazzata più pesante, la legge 133 (la Finanziaria) è ancora in piedi, e con essa gli 8 miliardi di tagli a scuola, università e ricerca. Propongano il taglio degli sprechi della politica, degli enti locali inutili, ecc. ecc., e chiedano il ripristino, almeno parziale, dei fondi. Ci sono riusciti a fermare la Gelmini, possono farcela anche con Tremonti. 

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