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il blog di Francesco Zanfardino
Hanno scoperto l'Europa
post pubblicato in Diario, il 10 maggio 2010


                                                   

Oggi tutti sembrano scoprire l'Europa, grazie alla grande euforia suscitata su tutte le piazze affaristiche europee, a cominciare soprattutto dalla nostra Milano (rialzo record del +11% in una sola giornata) dal piano "salva-Stati" approvato nella notte dai ministri delle finanze dell'Unione Europea. 600mld di investimenti che dovrebbero evitare la bancarotta non solo della Grecia ma di tanti altri Paesi in difficoltà, a cominciare dal Portogallo fino a Spagna, Gran Bretagna e Italia.

Eppure tanto "europeismo" non c'è mai stato in Italia, specialmente da parte di chi oggi rivendica presunti meriti ma in passato ha sempre populisticamente ed opportunisticamente soffiato contro la bandiera dell'Europa. Ogni volta che la UE si è opposta ai provvedimenti sbagliati del Governo, si diceva che l'Europa non serviva a niente, era solo un covo di "burocrati". Ogni volta che l'Europa redarguiva il Governo sui conti pubblici, si diceva che era un freno allo sviluppo del Paese. Per non parlare delle grandi manifestazioni convocate contro gli sforzi compiuti dal primo governo Prodi, sulla scia di Ciampi, per risanare i conti pubblici e portare l'Italia in Europa.

Fossimo stati a sentire a loro, quelli che oggi si scoprono europeisti, l'Italia sarebbe rimasta da sola ad affrontare una crisi molto, molto più grande di lei, altro che "salva-Stati". Meglio tardi che mai.

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Niet-anyahu
post pubblicato in Diario, il 21 maggio 2009


                                            

"Due popoli, due Stati? No, per i palestinesi al massimo una forma di autogoverno". Così, qualche giorno fa, il neo-premier israeliano Benjamin Netanyahu ha liquidato, nell'incontro bilaterale di Washington, gli sforzi del suo collega americano Obama per una Terrasanta definitivamente pacificata.

Non solo: a quanto pare, Netanyahu sembra intenzionato a rispedire al mittente anche la nuova "road-map" che Obama dovrebbe presentare agli inizi di Giugno. La creazione di uno Stato palestinese indipendente, con continuità territoriale fra Gaza e Cisgiordania (tramite tunnel e modifiche di confine) e Gerusalemme Est come capitale, e l'affido all'ONU della "città vecchia" di Gerusalemme, l'area più contesa fra le parti, sembrano condizioni inaccettabili per i governanti israeliani, che giudicano il piano "ben congegnato, ma vuoto di sostanza". Ed Israele è anche tornato a massicce politiche colonizzatrici dei territori palestinesi.

Si tratta di errori madornali dei dirigenti israeliani. La Palestina potrà trovare pace solo se entrambe le parti riconosceranno l'altrui diritto ad esistere, ed ad esistere come Stati indipendenti in tutto e per tutto, come territori e soprattutto come rirsorse. Punto. Senza soffermarsi su analisi storiche, o su analisi di responsabilità: quando una guerra dura da cinquant'anni, è semplicemente ridicolo dire "hai iniziato prima tu", oppure "è colpa tua". Bisogna solo fermarsi alla realtà, e la realtà ci dice che ci sono due popoli, ognuno con le sue giuste motivazioni e le sue malefatte.

Resta da comprendere se c'è la volontà di volere la pace: d'altronde Netanyahu sa benissimo che se è riuscito a diventare premier è anche grazie alla paura dell'elettorato israeliano, come sempre in un'elezione che vede vincente la destra, di questi tempi. A lui la pace politicamente non conviene, dunque, come ai dirigenti di Hamas. E allora, forse, la pace sarà davvero possibile solo quando palestinesi e israeliani saranno abbastanza maturi e saggi da scegliere persone più moderate a rappresentarli. Nel frattempo, speriamo in Obama, che perlomeno ha riportato l'America sulla strada dell'imparzialità, abbandonata da Bush. Yes, he can?

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Le tasse sì, però
post pubblicato in Diario, il 9 marzo 2009


                                                   

In un Paese normale, in una democrazia normale, Bossi sarebbe già stato mandato a casa. Più volte. Per una questione di dignità politica. E invece qui in Italia accettiamo tutto, e quando alle persone come me non ci tacciano di "non capire niente", di "essere distanti dai cittadini", di "dover imparare dalla Lega", ci dicono "vabbè, è solo folklore".

Che ha fatto oggi Bossi? Niente di che, l'ennesima sparata: stavolta su immigrati e piano casa. Secondo il Ministro delle Riforme e del Federalismo (!), infatti, non bisogna correre il rischio che con il (fumoso e sospetto) "piano casa" annunciato da Berlusconi di "commettere errori". Ed ecco cosa intende per "errore" il leader della Lega Nord: "Non vorrei che facessimo le case per darle agli extracomunitari. Non vorrei che l'errore fosse quello". Insomma, non è che poi facciamo 'ste case e le ottengono gli extracomunitari, regolari ma poveri? E poi io che gli dico ai miei padanari? Non solo: a chi gli chiedeva se, in un periodo di crisi come questo, nel mondo del lavoro come nel welfare, sia giusto preferire i cittadini italiani, Bossi ha risposto: "Sì che è giusto. Se non abbiamo posti di lavoro che dobbiamo fare? Almeno uno che abbia un posto al mondo dove sa che pensano più a lui che altrove".

Notare che Bossi non si riferisce ai clandestini, ma proprio ai cittadini immigrati regolari, con permesso di soggiorno o magari anche cittadini italiani, ma semplicemente "stranieri". Come dire: "prima gli Italiani", quindi fuori gli stranieri dal servizio sanitario, fuori dal mondo del lavoro, fuori dalle case, fuori dalle scuole, fuori da tutto. Ci diano solo le loro tasse e i loro figli, con le quali pagheremo i "nostri" servizi e le "nostre" pensioni. E magari lavorino a nero, sottopagati, magari gratis stile "schiavi", così da non pesare proprio in tempi di crisi sui bilanci delle "nostre" aziende, per cogliere i nostri pomodori, costruire le nostre case, badare ai nostri anziani e tutti quei lavoracci che a noi ci fanno tanto schifo, anche in tempo di crisi. Tu chiamale, se vuoi, leggi razziali.

P.S. A quando i campi di stermin.... ops, di lavoro?

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Più carceri? Speriamo bene
post pubblicato in Diario, il 23 gennaio 2009


                                                 

Sono sempre stato d'accordo sulla necessità di costrutire più carceri in Italia. Mene resi conto quando, negli anni recenti, ad ogni estate si moltiplicavano gli appelli indignati per l'elevato sovraffollamento delle carceri, con tutte le sue conseguenze per le condizioni sanitarie, aggravate dalle alte temperature (per questo ogni estate si moltiplicavano gli appelli) e per il rispetto dei più elementari diritti umani. Tanto che lo stesso papa Giovanni Paolo II, nella sua visita al Parlamento Italiano del 2002, chiese accorato un provvedimento di indulto: "senza compromettere la necessaria tutela della sicurezza dei cittadini, merita attenzione la situazione delle carceri, nelle quali i detenuti vivono spesso in condizioni di penoso sovraffollamento. Un segno di clemenza verso di loro mediante una riduzione della pena costituirebbe una chiara manifestazione di sensibilità, che non mancherebbe di stimolarne l'impegno di personale ricupero in vista di un positivo reinserimento nella società".

Appello che fu accolto parzialmente nel 2003, maggioranza di centrodestra, con il cosidetto "indultino", che scontava per alcuni reati due anni di pena a chi aveva già scontato metà della pena, che però non basto. Il problema si ripresentò subito, e nel 2006, maggioranza di centrosinistra (ma con i voti determinanti di Forza Italia e Udc, occorre ricordarlo) fu necessario un vero e proprio "indulto", stavolta di 3 anni, a prescindere dagli anni di pena già scontati. Dunque negli ultimi centrosinistra e centrodestra, di fronte al problema delle carceri sovraffollate, hanno scelto sempre una sola strada: l'indulto. Con tutte le conseguenze per la certezza della pena, per la sicurezza dei cittadini, ecc. ecc. Mentre la strada più ovvia è un altra: costruire nuove carceri.

Dunque vedo con molto favore la volontà del Ministro della Giustizia, Alfano, di attuare un "piano carceri". Un piano che dovrebbe aumentare la capienza totale delle carceri italiane del 40% (da 43mila a 60mila). Certo, ci sono molte perplessità. Per esempio la scelta di "differenziare" i detenuti per reati minori dal resto degli altri, ponendoli in "carcerine" (non vorrei che le "nuove carceri" in realtà siano strutture riadattate allo scopo, senza i relativi standard di sicurezza). Così come l'insufficienza di tali numeri, dato che già adesso ci sono 58mila carcerati (con una capienza "regolare" di 43mila, dunque un sovraffollamento enerome). Così come l'istituzione dell'ennesimo commissario straordinario (l'Italia è il paese dei commissari, ormai), sperando almeno che la struttura commissariale faccia il proprio dovere e non si riveli un costo in più, come spessissimo accade in Italia. Ma soprattutto desta molte perplessità la decisione di prelevare finanziare parte del piano con i soldi per il reinserimento sociale dei detenuti, e quella di costruire le nuove strutture con finaziamenti privati, preludio di una privatizzazione delle carceri cui sono fermamente contrario. E poi io avrei fatto in maniera diversa: ovvero facendo funzionare tutte quelle carceri nuove di zecca ma mai andate in funzione (ricorderete, no, tutti quei servizi di Striscia la Notizia?), evitando di sperperare altri soldi delle nostre tasse. Ma comunque meglio di niente.

Certo, rimane il problema fondamentale dell'Italia: che non è la certezza della pena, ma la certezza della condanna. Tra prescrizioni, amnistie, sconti di pena dati "allegramente", insufficienza di fondi e mezzi per forze dell'ordine e magistrati, limitazioni alle intercettazioni, tagli ai fondi, eccetera (tra l'altro la responsabilità del centrodestra per queste cose è altissima), corriamo il serio rischio un giorno di avere le carceri, ma non i delinquenti. Capito Alfano?

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Dal piano-clima la svolta sulle lampadine
post pubblicato in Diario, il 13 dicembre 2008


                                               

L'altro giorno è stato finalmente approvato il piano clima dell'Unione Europea, che prevede il cosidetto 20-20-20, ovvero il raggiungimento entro il 2020 di tre obiettivi: riduzione del 20% delle emissioni di gas-serra, riduzione dei consumi del 20% tramite efficienza energetica, 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili. Il sì unanime è arrivato dopo giorni di polemiche e di minacce di veto da parte dell'Italia, che con il premier Berlusconi ha ingaggiato una vera e propria lotta al piano (unico paese su 27 dell'UE a bocciare il piano pochi giorni fa), unico paese sviluppato a premere sulla questione dei costi, senza vederne invece le incredibili opportunità e per l'ambiente e per il portafogli. Fortunatamente la politica del veto di Berlusconi e Confindustria non è riuscito a smorzare il piano: infatti, nonostante le esultanze di Berlusconi, l'Italia non ha ottenuto (fortunatamente) niente di quello che ha chiesto, dato che gli obiettivi del 20-20-20 sono confermati e giuridicamente vincolanti (mentre l'Italia chiedeva di adeguarli alla crisi economica, e di valutare la situazione paese per paese), e la "clausola di revisione" del 2013 potrà avere solo effetti in avanti, e non in indietro rispetto al piano attuale.

Speriamo che il piano raggiunga davvero i suoi effetti, e che i Paesi che non lo rispetteranno saranno davvero puniti. Una "rivoluzione verde" è necessaria, proprio in questi periodi di crisi, perchè efficienza e indipendenza dalle materie prime sono l'unica via per risolvere definitivamente la questione energetica e i problemi economici ed ambientali ad essa conessi.

Tra tutti i provvedimenti decisi dalla UE per raggiungere gli obiettivi, vi segnalo uno particolarmente interessante e vicino alle tematiche della rubrica "Risparmio Ecologico" del blog: ovvero che entro il 2010 saranno bandite in tutta la UE le lampadine ad incandescenza. Questo per favorire l'utilizzo delle lampadine a risparmio energetico, ovvero le lampadine fluorescenti, che da qualche anno abbiamo imparato a conoscere ma che ancora stentiamo ad utilizzare, visto che siamo cosi restii a cambiare, anche in queste piccole cose, nonostante gli enormi vantaggi, qualitativi e quantitativi, di queste lampadine: pensate, un risparmio di 20 euro annui di corrente per ogni lampadina fluorescente rispetto a quelle ad incandescenza! Molto, molto di più del loro costo d'acquisto. E bene ha fatto la UE, quindi, a superare le resistenze direi "mentali" della popolazione, mettendo al bando le vecchie lampadine.

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L'anomalia italiana sull'ambiente
post pubblicato in Diario, il 4 dicembre 2008


                                                   

Il "piano verde" della UE, che ha l'obiettivo di portare al 20% entro il 2020 la quota di energia ricavata dalle rinnovabili, si è fermato, a causa del veto di 1 solo dei 25 paesi membri. L'Italia. Grazie, insomma, proprio al Governo "decisionista" e contrario alla politica del veto.

D'altronde il Governo Italiano e il Ministro Prestigiacomo, che in 8 mesi di legislatura è stata visibile solo in quest'occasione dato che di politiche ambientali con questo Governo non se ne vede nemmeno l'ombra, hanno sempre ostacolato questo piano, spalleggiati dalla Confindustria della Marcegaglia. E' stato detto di tutto e di più da questo schieramento anti-verde, che "così si uccidono le altre imprese", "ad esser contrari siamo la maggioranza della UE", "non possiamo permettercelo perchè abbiamo il nucleare", "la questione energetica non si risolve con le rinnovabili", ecc. ecc. Peccato che siamo gli unici a lamentarci, e certo non siamo gli unici ad avere le imprese, non siamo gli unici a non avere il nucleare (ben 17 paesi UE su 25).

Inoltre, lasciatemi dire una cosa. La questione energetica non si risolve con le rinnovabili. Forse. Ma nemmeno con il nucleare. Soprattutto, è meglio spendere miliardi di miliardi per far partire centrali nucleari che, nell'Italia dei veti, nella migliore delle ipotesi partiranno nel 2020, oppure spendere quelle stesse some per sfruttare le energie rinnovabili di cui l'Italia è piena ed averne subito i benefici economici, oltre che ambientali? Ed è razionale frenare, salvo poi parziali ripensamenti, un incentivo come quello sul fotovoltaico che sta facendo sviluppare quel settore?

Ma il vero problema è un altro. E' che in Italia manca la cultura ecologista, e quando c'è è in mano ad estremisti (i "verdi arcobaleno") che non fanno altro che fare il gioco dei cattivi industriali e della destra italiana. Certo, c'è un ecologismo moderno, rappresentato dagli Eco-Dem, ma purtroppo sono schiacciati dal confronto fra estremisti e anti-ambientalisti. Così solo in Italia abbiamo una destra anti-ambientalista e demagogica, mentre all'estero quasi tutti i leader di centrodestra come Sarkozy, la Merkel e Cameron sono paladini dell'ecologismo al pari dei loro colleghi di sinistra. L'unico era Bush, ma poi ha stravinto Obama con la sua politica fortemente ecologista, grazie alla quale vuole risollevare l'economia Americana.

Bastian contrari unici. Sul piano UE, e come leader di destra. L'ennesima dimostrazione dell'anomalia Italiana.

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