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il blog di Francesco Zanfardino
Era pur sempre un essere umano
post pubblicato in Diario, il 3 maggio 2011


Certamente non rimpiangerò un assassino, e che assassino. Ma trovo del tutto fuori luogo quei festeggiamenti, quei brindisi, quelle grida di giubilo che si sono viste e udite in lungo e in largo per l'America e il mondo intero; nè la troppa "leggerezza" che traspare dai commenti degli opinionisti più svariati, ivi incluse molte istituzioni e lo stesso Obama, con quel suo abbastanza ambiguo "giustizia è fatta".

Appartengo infatti a quella schiera di persone che credono che la Giustizia, quella vera, non sia sinonimo di vendetta e non si ispiri alla logica dell'"occhio per occhio, dente per dente". Che l'assassinio non vada punito con un altro assassinio, nemmeno quando il criminale in questione si chiami Osama Bin Laden.

Lo sostiene d'altronde tutta la nostra tradizione occidentale, da quella laica di Cesare Beccaria a quella religiosa cattolica, quella tradizione di civiltà per la quale ci riteniamo "progrediti": eppure, evidentemente, abbiamo ancora molto da imparare.

www.discutendo.ilcannocchiale.it

Paradossi della culla della democrazia: condannare l'omicidio uccidendo
post pubblicato in Diario, il 3 maggio 2008


                           

La barbara strage non si ferma negli States
. Nonostante la battaglia sulla moratoria sulla pena di morte (approvata dall'Assemblea ONU nello scorso autunno con il decisivo contributo dell'Italia dopo tanti tentativi andati a vuoto, ricordiamocelo), che è riuscita a far fermare il boia in alcuni paesi africani, la "culla della democrazia", come sono spesso definiti gli USA, ancora non riesce a fare a meno dell'omicidio di Stato.

Entro ottobre sono infatti previste 13 esecuzioni. Sembra dunque finita la "moratoria di fatto" che durava da sette mesi, dopo i dubbi avanzati alla Corte Suprema sulla legittimità dell'uso dell'iniezione letale. Dubbi sciolti pochi giorni fa, con la decisione della Corte di ribadire la legittimità dell'iniezione. E dunque è ripartito il boia.

Non sappiamo se quelle esecuzioni ci saranno davvero. Se le future elezioni americane avranno dei risvolti in questa faccenda. E se il sempre più crescente movimento contrario alla pena capitale riuscirà ad ottenere qualcosa, sfruttando il vento favorevole della moratoria. Quel che è certo è che la pena di morte è una barbarie da combattere e da cancellare ovunque nel mondo.

Innanzitutto, perchè c'è il forte rischio di uccidere degli innocenti. Innumerevoli sono i casi di questo tipo: proprio ieri in North Carolina è stato scarcerato un condannato a morte grazie al test del DNA. Ma molti non hanno avuto la sua stessa fortuna.

Secondo, perchè è illogico punire l'omicidio con un altro omicidio.

Terzo, perchè la pena di morte è inefficace come deterrente della criminalità. Possiamo discutere quanto volete, ma i numeri parlano chiaro: ci sono attualmente 3.263 persone condannate alla pena capitale. Dunque, non funzionano molto da deterrente ... e d'altronde tutti sanno come l'America sia uno dei posti a più alto tasso di omicidi nel mondo occidentale.

Quarto, perchè come disse tre secoli fa Beccaria, non servono pene durissime, ma pene certe. E questo dovrebbe far riflettere anche sulla giustizia Italiana...

Quinto, ma questo è più soggettivo, perchè è più punitivo un lungo carcere che la morte.

E inoltre, per quanto riguarda gli USA ...  essere in questo campo in compagnia di Cina, Iran, Sudan, non onora molto chi si dichiara "esportatore la democrazia"....
Il Papa si dimentica (per ora) della pena di morte
post pubblicato in Diario, il 17 aprile 2008


                       

Papa Benedetto XVI è negli USA da due giorni
. Ha incontrato Bush alla Casa Bianca, poi vari incontri e visite. E ha parlato di molti argomenti.

In particolare, papa Ratzinger ha posto l'accento sullo scandalo dei "preti-pedofili", che ha sconvolto l'opinione pubblica americana. Il Papa ha rafforzato l'autocritica e promette una linea dura: "I pedofili saranno completamente esclusi dal sacerdozio. Ci vergognamo profondamente e faremo tutto il possibile affinchè questo non si ripeta in futuro". Ma non solo: il Papa ha ricordato le "ingiustizie" commesse dai colonizzatori nei confronti dei nativi americani e poi nella tratta degli schiavi. Inoltre, il Papa ha parlato di "crollo dei valori" nella società americana, poichè molti fedeli compiono scelte di vita contrarie ai precetti della fede.

Infine, nello Studio Ovale Bush e Ratzinger hanno parlato di "difesa della vita" e "tutela dei diritti umani". Eppure, nell'anno della moratoria dell'ONU sulle esecuzioni capitali, e a poche ore dalla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha dichiarato legittimo l'uso dell'iniezione letale (riaprendo la strada alla ripresa delle esecuzioni, ferme da Settembre), non una parola è venuta dal Pontefice sul tema della pena di morte.

E' una grave dimenticanza. Speriamo che il Papa se ne ricordi prima di tornarsene in Vaticano.

Orrori in Cina. Cosa fare?
post pubblicato in Diario, il 15 marzo 2008


                       (Gangkyi.com/Ap)

Le gravissime notizie che giungono dalla Cina, ovvero la repressione attuata dal regime cinese contro i monaci buddisti tibetani che rivendicano le libertà civili (almeno 30 morti secondo le fonti di regime, ma probabilmente molto di più), deve far pensare a tutti noi. E soprattutto ai "potenti del mondo", coloro che in questi anni hanno commesso una serie di errori nell'approcciarsi al mondo cinese.

La grande ascesa economica della Cina, infatti, ha messo paura alle economie mondiali. Il suo emergere dalla tradizione comunista e lento convertirsi al capitalismo la sta facendo imporre come nuova potenza economica mondiale. Di fronte a ciò, le democrazie occidentali hanno cercato di "imbrigliare" la Cina: sono diventate più "morbide", hanno chiuso più occhi di prima sul suo essere regime oppressore di tutte le libertà civili. Hanno dunque commesso tutta una serie di azioni volte a non inimicarsi la Cina. Una sostanziale "indifferenza" alle tragedie quotidiane della Cina (dai 5mila condannati a morte l'anno alla fortissima censura, passando per la persecuzione delle religioni), "condita" da vere e proprie manifestazioni di appoggio: una su tutte, la concessione delle Olimpiadi 2008 a Pechino, ma anche la recente cancellazione da parte USA dalla "lista nera" dei Paesi che maggiormente violano i diritti umani (ne ho parlato 4 post fa).

Cosa fare? In questi giorni stanno arrivando numerose proposte di "boicottaggio" delle Olimpiadi. In effetti, quella di concedere le Olimpiadi alla Cina è stato un clamoroso errore: lo svolgersi in Cina dei Giochi Olimpici è palesemente contrario alla Carta Olimpica: "Qualunque forma di discriminazione nei confronti di paesi e persone per motivi razziali, religiosi, politici, di sesso e per altri aspetti è incompatibile con il Movimento Olimpico". Tuttavia, ormai la frittata è fatta: e forse le Olimpiadi sono il miglior modo per rispondere a questi orrori. E, forse, dei gesti simbolici, come fecero Italia, Gran Bretagna e Francia a Mosca '80 gareggiado sotto la bandiera olimpica e non quelle nazionali, o come fecero i corridori statunitensi Tommie Smith e John Carlos a Messico '68 con quel famoso pugno nero alzato (in sostegno ai diritti degli afroamericani), sarebbero una risposta migliore di un semplice boicottaggio.

Ma, al di là delle Olimpiadi, è necessaria una nuova politica nei riguardi della Cina. Meno attenta al danaro cinese, e più al rispetto della dignità dei Cinesi.
Gli Usa graziano la Cina. Ancora una volta l'economia vince sui valori
post pubblicato in Diario, il 11 marzo 2008


                         

Il Dipartimento di Stato degli USA ha oggi annunciato che la Cina non è più nella "lista nera" USA dei Paesi responsabili del maggior numero di violazioni dei diritti umani. Inclusi nella lista, invece, Nord Corea, Birmania, Iran, Siria, Zimbabwe, Cuba, Bielorussia, Uzbekistan, Sudan.

Ora, ricordo che in Cina c'è un regime (quello di ispirazione comunista), ci sono fortissime limitazioni alla libertà di stampa e di pensiero (anche su internet), censura a più non posso, leggi che limitano la libertà dei cittadini, 5.000 e più condannati a morte all'anno (non si conoscono le cifre esatte perchè il regime non le diffonde). E ora, dopo aver concesso lo svolgimento delle Olimpiadi del 2008 a Pechino (a mia opinione di dubbia compatibilità con i valori della Carta Olimpica), si cancella la Cina anche dalla "lista nera". Ma cosa ha di diverso la Cina dall'Iran, dalla Siria o da Cuba?

Bah. Viene sempre da pensare che, alla fine, i valori economici soppiantino quelli veri.
Primo sì alla moratoria sulla pena di morte
post pubblicato in Diario, il 16 novembre 2007


                            
 
Ieri è stata una giornata storica. La terza commissione dell'Assemblea Generale dell'ONU ha approvato la moratoria delle esecuzioni capitali con 99 sì, 52 no e 33 astensioni. Un grande successo per la giustizia e per l'Italia, che ha presentato la moratoria e che si è battuta per far approvare questa risoluzione. Mai prima d'ora ci si era riusciti: tutti i tentativi precedenti erano falliti. Stavolta, invece, la giustizia è finalmente uscita vincitrice.

Certo, manca ancora il passo decisivo, e cioè l'approvazione dell'Assemblea Generale. Ma se queste sono le premesse, c'è da sperare bene.


"Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che detestono e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'omicidio, ordinino un pubblico assassinio" (Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene)

L'America cambia direzione?
post pubblicato in Diario, il 4 novembre 2007


     
                                   <b>Pakistan, proclamato stato d'emergenza<br>Gli Usa: "Situazione molto deplorevole"</b>

Ieri il presidente del Pakistan Musharraf, fedele alleato degli USA, ha dichiarato lo stato di emergenza, una sorta di legge marziale che gli ha permesso di sospendere la Costituzione, sospendere la libertà di pensiero (ha infatti oscurato tv e giornali "indipendenti), arrestare tutti gli oppositori (anche il leader dell'opposizione Imran Khan), sciogliere la Corte suprema e rinviare le elezioni generali previste per gennaio. Un vero e proprio "secondo golpe" dopo quello che lo portò, da capo delle forze armate, al potere 8 anni fa.

Un golpe che Musharraf giustifica con il dilagare dell'estremismo e con l'ingerenza della magistratura nella vita politica e quindi necessario per gli interessi della "transizione democratica" del paese. Ora, a parte il fatto che la dittatura di Musharraf è il problema, non la soluzione della questione democratica pachistana, sorge qualche sospetto che Musharraf abbia agito per spirito di conservazione, a pochi giorni dal pronunciamento della Corte Suprema sulla legittimità della recente rielezione del presidente, contestata in quanto Musharraf ricopre ancora il ruolo di capo delle forze armate. E in questi giorni da più parti si è rafforzata l'ipotesi che il pronunciamento sarebbe stato negativo.

E allora Musharraf, "in nome della democrazia", ha pensato bene di fare un bel colpo di Stato. E l'America? Forse non sta a guardare: oggi il segretario di stato americano Condoleeza Rice ha dichiarato che gli aiuti economici al Pakistan sono a rischio. Si sta forse assistendo ad un cambiamento di rotta della politica bushiana, visto anche la "moratoria di fatto" sulla pena di morte che sta avvenendo negli USA? Certo, bisogna aspettare gli sviluppi di entrambe le vicende. Se però l'America dovesse far valere tutta la sua influenza nel caso Pakistan e dovesse finalmente abolire la pena di morte nel suo paese, potrebbe davvero cominciare ad essere quella nazione simbolo di democrazia che dovrebbe essere.

Moratoria sulla pena di morte, una battaglia di civiltà
post pubblicato in Diario, il 31 ottobre 2007


                                   

Da qualche tempo il Governo Italiano si sta impegnando in prima linea nella battaglia contro la pena di morte: ha infatti presentato all'ONU una moratoria contro la pena di morte, cioè una richiesta di sospensione in tutto il mondo di questa barbara usanza.
 
Una battaglia di civiltà. Una battaglia contro la quale non si può addurre nessuna critica. Anche coloro che ritengono che la pena di morte serve come deterrente per i crimini più efferati, in realtà non ha capito che il vero deterrente non è la durezza della pena, ma la sua certezza (e in Italia siamo ancora lontani da questo purtroppo, anche se non condivido certe battaglie demagogiche sull'indulto, ma su questo tornerò un altro giorno).

Già nel Settecento Cesare Beccaria, nel suo capolavoro giuridico Dei delitti e delle pene, aveva capito questo concetto fondamentale. E fortunatamente, chi prima chi dopo, gli Stati europei hanno tutti compreso l'inutilità della pena di morte. Ma nel mondo questo ancora non è avvenuto dappertutto: e se ci si poteva aspettare questo da regimi non democratici come quello cinese o quelli africani, certamente appare molto strano che in un paese considerato la culla, il simbolo della democrazia come gli Stati Uniti ancora usi la pena di morte. Fortunatamente, gli eventi degli ultimi mesi stanno accendendo la speranza: le ultime 4 esecuzioni sono state fermate da giudici federali e/o Bush. Adesso, che sia o no una mossa pre-elettorale dei conservatori, questa potrebbe rivelarsi una svolta nell'approvazione della moratoria. Perchè, anche se non è fondamentale l'appoggio del Consiglio di Sicurezza (in cui siedono oltre agli USA anche la Cina) ma quello dei 2/3 dell'Assemblea, l'appoggio americano assicurerebbe certamente il successo.

Una vittoria da tanto tempo sperata ma mai raggiunta. Speriamo sia la volta buona.
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