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il blog di Francesco Zanfardino
Il marchio
post pubblicato in Diario, il 12 settembre 2010


                                             

Oggi molti, compreso il sottoscritto, hanno notato la presenza, tra l'altro non nuova, di bandiere col sole delle Alpi, il presunto simbolo della presunta Padania e della Lega Nord, sotto il palco del GP di Monza. Un episodio insolito per una manifestazione sportiva, e anche inopportuno, specialmente se non fosse stato un gesto spontaneo di elettori o militanti del Carroccio ma, come molto più probabile che sia, un gesto chiesto dall'alto, magari come segnale poltico ad Alemanno e al suo GP di Roma "ladrona".

Ma, quantomeno, il simbolo non si trovava sul palco, o sull'asfalto del circuito, il che avrebbe suscitato innumerevoli polemiche ed ondate di indignazione popolare. Quelle che mi auguro di vedere, magari insieme ad una bella azione giudiziaria, a proposito di questa scuola di Adro dove il Sindaco, non pago di essere finito all'attenzione di tutta Italia per aver tolto il pane a dei bambini solo perchè figli di immigrati poveri, ha deciso di diffondere il suo vangelo leghista persino nelle scuole, piazzando il sole delle Alpi ovunque, dalle tetto alle vetrate, dal posacenere allo zerbino, dai cartelli di divieto ai banchi  (vedere i video per credere).

E meno male che era la sinistra ad occupare le scuole. "Niente politica a scuola" ... alla faccia!

P.S. E non mi venite a dire che il sole delle Alpi è il simbolo di un "territorio" o di un "popolo" perchè sareste ridicoli.

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A volte ritornano
post pubblicato in Diario, il 9 febbraio 2010


                                             

Ciancimino jr mette in relazione la nascita di Forza Italia con Cosa Nostra, e si scatena il putiferio. "Fesserie" è il sunto delle repliche dei vari berluscones. Eppure, questa è roba vecchia: chi ha letto i libri dei vari Travaglio e si informa un po' su Internet sa che ci sono decine e decine di episodi e circostanze che inducono a questo legittimo sospetto.

Sospetto che verrebbe fugato se Berlusconi rispondesse a qualche domanda. Tipo quelle che la Lega Nord gli lanciò tramite "La Padania" nel 1998, quando Bossi & Co erano ai ferri corti col Cavaliere.

La Fininvest è nata da Cosa Nostra – Matteo Mauri – 27 Ottobre 1998

Parla meneghino ma è di Palermo – 22 Luglio 1998

Silvio riciclava i Soldi della Mafia – 7 Luglio 1998

C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile – Davide Caparini – 25 Novembre 1999

Imprenditore o politico è il momento della scelta – Chiara Garofano – 8 Novembre 1998

Fu Craxi a spingere Berlusconi in politica – 5 Maggio 1998

Un biscione di miliardi in Svizzera – Emilio Parodi – 3 Novembre 1998

Le sedici cassaforti occulte – Max Parisi – 29 Settembre 1998

Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca – 2 Luglio 1998

Berlusconi Mafioso? 11 domande al cavaliere per negarlo. – Max Parisi – 8 Luglio 1998

Così il biscione di mise la coppola – 10 Luglio 1998

Le gesta di Lucky Berlusca – Max Parisi – 30 Agosto 1998

E non mi pare che chi ha posto quelle domande possa essere definito "comunista invidioso". Almeno loro, che diamine ...

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S-concordato
post pubblicato in Diario, il 26 agosto 2009


                                                

La polemica suscitata oggi da un articolo della Padania, il qutodiano della Lega, con la minaccia di rivedere il Concordato se la Chiesa non starà buona e zitta sulle politiche dell'immigrazione del Governo, si è sì poi spento in fuoco di paglia, con i dirigenti della Lega pronti a smentire quello che definiscono "un articolo di un editorialista esterno, che non riflette la linea della Lega", ma ha perlomeno riportato per qualche istante all'attenzione generale un tema sepolto purtroppo da anni.

Non solo il Concordato andrebbe rivisto, infatti, ma andrebbe proprio abolito, o perlomeno esteso a tutte le confessioni. Certo non per zittire la Chiesa, che ha tutto il diritto e dire il dovere civico di esprimere la propria idea su qualsiasi argomento, sull'immigrazione così come sui temi etici (e mi dissocio dai tanti che in nome della "laicità" vorrebbero che la Chiesa si facesse gli affari propri quando è contraria alle proprie idee, e poi plaudono quando fa il contrario); ovviamente non di effettuare vere e proprie ingerenze, e putroppo la Chiesa non ne fa mancare esempi, più o meno manifesti (complice una politica troppo spesso debole e compiacente). Ma andrebbe abolito perchè rappresenta una palese violazione della parità dei diritti, ovvero di un privilegio dato ad una confessione rispetto a tutte le altre. Teoricamente sarebbe anche una palese incostituzionalità, dato che l'art.8 della Costituzione dice chiaramente che "tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge", che poi non è altro che l'estensione dell'art.3 ("Tutti i cittadini ... sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, .... di religione"), ma i Padri Costituenti, chissà con quale logica e coerenza, decisero di dedicare l'art.7 della stessa all'inglobamento dei "Patti Lateranensi" sanciti da Mussolini e dalla Chiesa durante il regime fascista. Poi si arrivò ad una parziale revisione, all'epoca del Governo Craxi, ma la sostanza del Concordato non cambiò: la religione cattolica, o meglio l'istituzione Chiesa, gode di privilegi che le altre confessioni, oltre che i normali cittadini, non hanno.

Qualche esempio? Le forze dell'ordine non possono entrare negli edifici di culto senza preavvisare l'autorità ecclesiastica. Gli enti della Chiesa sono fuori dalla giurisdizione italiana (vedasi caso IOR). Dal punto di vista fiscale, le attività della Chiesa sono equiparate agli enti di beneficenza. La Chiesa ha inoltre diritto ad accedere all'8xmille, ove i cittadini lo scelgano (anche se buona parte dell'8xmille della Chiesa non deriva dalle esplicite dichiarazioni dei cittadini, ma anche dalla ripartizione delle quote non destinate ad alcun ente, ovvero quelle dei cittadini che hanno lasciato casella bianca). Le scuole cattoliche, anche se con programmi diversi, sono equiparate a quelle pubbliche. Le nomine dei docenti della Cattolica di Roma sono sottratte allo Stato. Fino a giungere alla madre di tutte le polemiche, l'insegnamento della religione cattolica che fino al concordato craxiano era addirittura obbligatorio. E che prevede addirittura che i professori siano nominati dalla Curia, non dallo Stato, anche se poi vengono pagati dallo Stato (!). Questione tornata in auge dopo la sentenza del TAR che ha finalmente abolito la partecipazione degli insegnanti di religione agli scrutini, voluta dall'allora Ministro Fioroni. Anche se i vescovi e i fari politici genuflessi hanno definito la sentenza come "pretestuosa" e figlia di un "bieco illuminismo", i giudici del TAR hanno semplicemente applicato la Costituzione, eliminando la clamorosa discriminazione fra coloro che hanno scelto o no di seguire il corso di religione. Corso che prevede, per legge, l'insegnamento della reglione CATTOLICA, ricordiamolo, (anche se professori illuminati parlano anche delle altre religioni), e che quindi non viene seguito da alunni di altre credenze. Alunni che però si vedevano discriminati negli scrutini, poichè non avevano accesso al credito ottenuto da chi aveva frequentato il corso. Si dirà: ma allora i prof di religione a che servono? Giusto. Se un prof non può partecipare ai giudizi, allora è meglio che non ci sia proprio. Sinceramente non so se sia giusto o no che ci siano. Tuttavia, se devono esserci, allora devono partecipare agli scrutini, e quindi non deve esserci la possibilità di scegliere o meno l'insegnamento, onde evitare discriminazioni. Ma per fare ciò occorre o garantire corsi di insegnamento per ciascuna religione, oppure più intelligentemente sostituirla con un corso di storia delle religioni. E, aggiungo, i professori devono essere scelti mediante concorso dallo Stato: altrimenti se li paghino le Chiese!

Ma l'insegnamento della religione cattolica è solo il simbolo di tutte le discriminazioni di cui è causa il Concordato. Che, per carità, prevede anche tante cose giuste, alcune che derivano dai normali diritti costituzionali, altre no (come l'esenzione dal servizio militare per i religiosi, o il riconoscimento del "segreto professionale" dei confessori"). Così come possono essere definiti "giusti" (io non sono mica tanto d'accordo, almeno su molti aspetti) i particolari regimi fiscali previsti per la Chiesa. Ma allora lo Stato deve garantire tali diritti ugualmente a tutte le confessioni religiose. Ed eliminare le palesi incostituzionalità contenute nel resto. Ma per fare questo andrebbe rivisto il Concordato ... e per farlo non si può nemmeno effettuare un Referendum, visto che è nella Costituzione. Solo una difficile legge di revisione costituzionale, o un impossibile mutuo accordo tra Stato e Chiesa, possono modificarlo. E quindi dovremo tenerci il Concordato, mi sa, per molti anni, almeno fino a quando la politica ritroverà la dignità e il coraggio di non aver paura di inimicarsi qualche gerarchia ecclesiastica ben poco illuminata e cristiana. Mi sa che forse il Giudizio Universale arriverà prima ...

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Casa nostra
post pubblicato in Diario, il 24 maggio 2009


                                               

Berlusconi e la mafia. Un capitolo oscuro, mai trattato in Italia con l'attenzione dovuta a faccende così importanti che riguardano un pluri-Presidente del Consiglio. Eppure, il materiale c'è. Citando a memoria: Vittorio Mangano, pluricondannato per fatti di mafia e non, che ha prestato servizio a casa Berlusconi e definito da questi "un eroe"; Marcello Dell'Utri, braccio destro di Berlusconi e pluricondannato anch'egli, tra cui una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, riguardante i rapporti tra Forza Italia e la mafia siciliana, e nella cui sentenza si dice chiaramente che Dell'Utri era l'intermediario fra Berlusconi e Cosa Nostra; i fatti descritti nel libro di Travaglio "L'odore dei soldi", circa le origini delle fortune di Silvio Berlusconi, che tratta anch'esso dei rapporti fra Berlusconi e la mafia (con riciclaggio del denaro sporco della mafia), e contro il quale Berlusconi perse la querela che intentò a Travaglio, poichè i fatti descritti nel libro sono basati su fonti documentate; Berlusconi che definisce il concorso esterno in associazione mafiosa una "stortura inaccettabile in uno Stato di diritto"; l'ultima intervista ufficiale a Borsellino prima di essere ucciso, nella quale si parla dei rapporti fra la mafia, Dell'Utri, Mangano e Berlusconi, intervista di fatto censurata dalla televisione italiana se non per una fugace apparizione su RaiNews24 e al Raggio Verde di Santoro.

Di fronte a questi fatti, al di là delle loro implicazioni giudiziarie, in un Paese normale il mondo dell'informazione porrebbe domande, e di conseguenza la società civile si porrebbe domande. Invece questo in Italia non avviene e, anzi, le poche persone che coraggiosamente ne parlano vengono censurate. Con la contraddizione che se ne parla più all'estero che in Italia ...

E allora sono un po' stanco di certi servizi retorici che i media periodicamente ci propinano in occasione di celebrazioni ed anniversari degli "eroi di mafia", come l'anniversario dell'uccisione di Falcone celebrato ieri. Per sconfiggere la mafia non può bastare l'eroico attivismo dei pochi coraggiosi che mettono a rischio la propria vita per il proprio Paese: serve una politica pulita che rompa i legami con la mafia e una società che scelga coscientemente una classe dirigente libera da collusioni e capace di ingaggiare una seria lotta alla mafia. Ma, soprattutto, serve un'informazione che faccia il proprio mestiere, facendo sentire il fiato sul collo a mafiosi e politici collusi, con il coraggio di fare inchieste sui rapporti fra politica e mafia, chiedendosi se certi politici sono "mafiosi" o no. Come faceva ad esempio "la Padania" ai tempi in cui la Lega Nord era "libera", o perlomeno sembrava volerlo essere.

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Le tasse sì, però
post pubblicato in Diario, il 9 marzo 2009


                                                   

In un Paese normale, in una democrazia normale, Bossi sarebbe già stato mandato a casa. Più volte. Per una questione di dignità politica. E invece qui in Italia accettiamo tutto, e quando alle persone come me non ci tacciano di "non capire niente", di "essere distanti dai cittadini", di "dover imparare dalla Lega", ci dicono "vabbè, è solo folklore".

Che ha fatto oggi Bossi? Niente di che, l'ennesima sparata: stavolta su immigrati e piano casa. Secondo il Ministro delle Riforme e del Federalismo (!), infatti, non bisogna correre il rischio che con il (fumoso e sospetto) "piano casa" annunciato da Berlusconi di "commettere errori". Ed ecco cosa intende per "errore" il leader della Lega Nord: "Non vorrei che facessimo le case per darle agli extracomunitari. Non vorrei che l'errore fosse quello". Insomma, non è che poi facciamo 'ste case e le ottengono gli extracomunitari, regolari ma poveri? E poi io che gli dico ai miei padanari? Non solo: a chi gli chiedeva se, in un periodo di crisi come questo, nel mondo del lavoro come nel welfare, sia giusto preferire i cittadini italiani, Bossi ha risposto: "Sì che è giusto. Se non abbiamo posti di lavoro che dobbiamo fare? Almeno uno che abbia un posto al mondo dove sa che pensano più a lui che altrove".

Notare che Bossi non si riferisce ai clandestini, ma proprio ai cittadini immigrati regolari, con permesso di soggiorno o magari anche cittadini italiani, ma semplicemente "stranieri". Come dire: "prima gli Italiani", quindi fuori gli stranieri dal servizio sanitario, fuori dal mondo del lavoro, fuori dalle case, fuori dalle scuole, fuori da tutto. Ci diano solo le loro tasse e i loro figli, con le quali pagheremo i "nostri" servizi e le "nostre" pensioni. E magari lavorino a nero, sottopagati, magari gratis stile "schiavi", così da non pesare proprio in tempi di crisi sui bilanci delle "nostre" aziende, per cogliere i nostri pomodori, costruire le nostre case, badare ai nostri anziani e tutti quei lavoracci che a noi ci fanno tanto schifo, anche in tempo di crisi. Tu chiamale, se vuoi, leggi razziali.

P.S. A quando i campi di stermin.... ops, di lavoro?

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Oggi di scena: l'Italia del no e la non-Italia
post pubblicato in Diario, il 1 giugno 2008


    (A.Sala)  

In questa primo giorno di Giugno sono andate di scena due delle parti peggiori del Paese. Coloro che, pur rappresentandoci al Governo del Paese, non si riconoscono nella nostra nazione, e coloro che sanno solo dire di "NO" ad ogni costo, senza proporre alternative.

Cominciamo dai primi, ovvero quelli della "non-Italia". Oggi a Pontida c'è stato il primo raduno leghista dopo il trionfo elettorale di Aprile, grazie al quale hanno raddoppiato i consensi. Erano presenti tutti i big della Lega, in primis Calderoli, Maroni e Bossi. I parlamentari leghisti hanno giurato fedeltà alla Padania, riprendendo il famoso giuramento della Lega Lombarda contro Federico di Svevia. Insomma, scene da Medioevo. Qualcuno potrebbe dire: ma quegli stessi parlamentari e quegli stessi ministri non avevano giurato fedeltà alla Repubbica Italiana? Non è una contraddizione? Poi, dal palco, il Ministro dell'Interno Maroni ha tuonato contro l'Europa, "rea" di esprimere le proprie perplessità sui provvedimenti del Governo; inoltre, i leghisti hanno ribadito l'intenzione di chiedere un referendum sul trattato di Lisbona, con il chiaro intento di mettere in discussione il cammino della Costituzione Europea. Ma il Governo di centrodestra non doveva essere quello del "recupero" della credibilità internazionale? Infine, dulcis in fundo, il leader Bossi, che tuona contro tutte le istituzioni Italiane, minacciando una "lotta di liberazione" se gli alleati o l'opposizione impediranno il realizzarsi del federalismo. "Siamo qui a Pontida per rinnovare il nostro patto, combatteremo fino alla libertà contro il centralismo statale. Ci sono centinaia di migliaia di persone, forse milioni, pronti a battersi per la libertà". Il tutto condito da ripetuti "Va Pensiero" (trasformato in un inno anti-Italiano), da militanti con magliette con la scritta "Padania is not Italy", e dall'immancabile slogan: "Roma padrona, la Lega non perdona". Ovviamente, di fronte a tutto questo, gli alleati del PDL commenteranno: "Solo folklore". Solo folklore? Eh no, cari: persone che dicono queste cose non dovrebbero rappresentarci. Per il semplice fatto che i nostri parlamentari, i nostri ministri, i nostri consiglieri, rappresentano l'Italia, non la Padania. E chi dice nei confronti dei propri avversari che non si può stare con chi dice "una, cento, mille Nassiriya", per coerenza non dovrebbe stare con chi sfregia l'orgoglio nazionale.

Passiamo agli altri, ovvero a "l'Italia del NO". Oggi a Chiaiano si è infatti svolta la manifestazione contro la discarica che si dovrebbe realizzare in una cava della frazione di Napoli. Insieme al comitato contro la discarica, hanno sfilato centri sociali, comitati anti-discarica di altre città, comitati anti-inceneritore, comitati NO-Dal Molin, comitati NO-Tav, comitati su comitati. Tutti uniti da una sola parola: NO. Per carità, non sono contro il diritto di protesta: protestare è un diritto. Ma bisogna ricordarsi anche dei propri doveri: e quindi, se è giusto mettere in evidenza determinati problemi, bisogna anche essere capaci di indicare delle alternative. Soprattutto in queste situazioni di emergenza: non si può pensare che sia meglio lasciare i rifiuti nelle strade, magari anche bruciandoli, pur di non metterli nelle discariche e bruciarli negli inceneritori. Anche io sono perplesso da come si sta gestendo la cosa e anche sulla cava di Chaiano, indiscutibilmente vicina a centri abitati e ospedali. Ma non mi verrebbe mai in mente di sfilare, perchè da qualche parte l'immondizia si deve mettere. E non si può pretendere che le province si prendano il carico dell'immondizia del comune di Napoli. Magari si può chiedere di stoccare solo "eco-balle" (vabbè, i rifiuti pressati) e in misura minore delle 700mila tonnellate previste, magari si può chiedere di fare tante piccole discariche nel territorio comunale, ma dire di no a prescindere non serve a niente. E' solo autolesionismo. E, tra l'altro, che diavolo centrano i No-DalMolin e i No-Tav?

Bel discorso Fini ... peccato venga subito smentito
post pubblicato in Diario, il 30 aprile 2008


                       

Dopo l'elezione di ieri di Roberto Schifani a Presidente del Senato, arriva quella di oggi del leader di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini, eletto Presidente della Camera. Il suo discorso inaugurale è stato equilibrato e condivisibile da tutti in molti aspetti, come d'altronde ha sottolineato lo stesso Presidente della Repubblica (e gli applausi dell'opposizione). Soprattutto l'elogio del 25 Aprile e del 1 Maggio, mai scontato da persone di destra. Mentre è scontato, da parte di un uomo di destra, l'elogio dei simboli nazionali come il tricolore.

A riguardo, Fini nel suo discorso ha detto: "Rivolgo un omaggio alla bandiera tricolore simbolo della nazione, in cui tutto il nostro popolo si riconosce". Ho pensato subito: "Che bello". Se davvero tutti i cittadini italiani si riconoscono nel tricolore, non sentirò più leader politici e futuri ministri della Repubblica fare dichiarazioni come: "Quando vedo il Tricolore mi inc*zzo", "Il Tricolore lo uso per pulirmi il c**o", "Il Tricolore lo metta nel cesso, signora", "Ho ordinato un camion di carta igienica Tricolore". E invece no. Subito dopo il discorso di Fini, uno dei futuri Ministri della Repubblica e leader di un partito di governo come la Lega Nord, ovvero Umberto Bossi, ha dichiarato: "L'Italia ha il Tricolore, la Padania ha la sua bandiera, verde e bianca". D'altronde, i deputati leghisti non avevano applaudito il passaggio del discorso di Fini sul tricolore.

Che dire. Evidentemente non tutti i cittadini italiani si riconoscono nel Tricolore, caro Gianfranco. E nemmeno tutti i parlamentari e i Ministri della Repubblica.
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