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il blog di Francesco Zanfardino
Chiarezza morale
post pubblicato in Diario, il 9 gennaio 2010


                                                

Non mi pare che gli elettori democratici siano tra i sostenitori dell'immunità parlamentare. Anzi, a dire il vero, la stragrande maggioranza degli Italiani è contraria, a prescindere dalle fedi politiche, a qualsiasi tutela legislativa che sottragga pochi "eletti" (che poi tra l'altro non sono nemmeno eletti) dalla Giustizia che, dice la Costituzione, dovrebbe invece essere uguale per tutti. Eppure, principalmente a causa dei problemi giudiziari del Premier, in questi anni l'Italia ha visto diversi tentativi di introduzione di leggi che salvassero singole personalità o l'intera classe parlamentare e governativa. E ora, dopo la bocciatura del lodo Alfano e l'ostilità di opposizioni e magistratura alle leggi da esso derivate, proprio l'immunità parlamentare sta tornando di gran voga. E, cosa sorprendente, anche per iniziativa delle opposizioni.

Non mi riferisco solo all'Udc, che d'altronde ha anche votato per il lodo Alfano e propone il "legittimo impedimento" per salvare Berlusconi. Come, in maniera interessata, sottolinea il Foglio di Giuliano Ferrara, infatti, è anche il PD ad offrire sponde su questa materia, e non solo attraverso la legge bipartisan Chiaromonte (Pd) - Compagna (Pdl), che potrebbe essere anche ritenuta una iniziativa personale della senatrice democratica (e, comunque, in ogni caso andrebbe chiarito questo aspetto). E' proprio la nuova segreteria Bersani a non escludere la possibilità di condividire questa normativa: anzi, "il tema va assolutamente affrontato", dice il responsabile Giustizia Andrea Orlando, anche se "all'interno di una complessiva revisione dell'assetto dei poteri dello Stato".

Bè, se Bersani in campagna elettorale per le Primarie si fosse dichiarato disponibile a discutere di immunità parlamentare, e di farlo con i berluscones, non credo avrebbe avuto così tanti voti di militanti democratici. Perchè l'uguaglianza di tutti di fronte alla legge, oltre ad essere un valore costituzionale, oltre ad essere condivisa dagli Italiani, dovrebbe essere un pilastro fondamentale dei valori del PD. E, per questo, colui che è stato chiamato alla leadership di un partito deve assolutamente essere chiaro su tutto, e soprattutto su cose così importanti. Altrimenti, l'indefinitezza dell'offerta politica del PD continuerà a mietere vittime tra i suoi elettori.

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Meglio tardi che mai
post pubblicato in Diario, il 11 gennaio 2009


                                                       

Meglio tardi che mai. Dopo aver impedito per 6 mesi il funzionamento di un'importante istituzione come la Commissione di Vigilanza, disertandola. Dopo aver posto il veto su un candidato (Orlando) solo perchè espressione di un partito, l'Italia dei Valori, regolarmente eletto e certamente molto, ma molto meno "estremistico" di certi soggetti (Storace) votati per lo stesso ruolo; partito che si è quindi ritrovato senza rappresentanza negli organi parlamentari nonostante una presenza in Parlamento maggiore rispetto ad altri gruppi (Udc). Dopo aver quindi violato il diritto dell'opposizione di scegliere un presidente di garanzia. Dopo aver votato opportunisticamente un candidato dell'opposizione non indicato da quest'ultima. Dopo essersene fregati degli inviti di tutti, compresi i Presidenti delle Camere di loro espressione, a rivedere la propria posizione.

Insomma, dopo aver dimostrato il peggio di sè nella vicenda Rai, il centrodestra prova a dare una bella immagine di sè disconoscendo Villari, che pure avevano votato.

Meglio tardi che mai, ripeto. Ma non basta certo a riabilitarli. Per esserlo dovrebbero chiedere scusa agli Italiani per aver impedito per 9 mesi il funzionamento di un importante organo di garanzia. E all'opposizione per essersi arrogata il diritto di scegliere il loro rappresentante. E, dopo di ciò, votare Leoluca Orlando Presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Sempre che Riccardo Villari compri il solvente per il Vinavil che ha messo sulla poltrona.

Se succedesse, aspettiamoci minimo minimo un diluvio universale. Un simile miracolo sarebbe certamente seguito da un'immane disgrazia ...

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Quelli dei brogli
post pubblicato in Diario, il 8 ottobre 2008


                                                         

La Sicilia, si sa, è putroppo terra di malgoverno e malapolitica. Terra dove la politica è uno stipendificio, dove il settore pubblico è sinonimo di clientelismo, dove la politica crea dissesti finanziari enormi e sommerge di rifiuti una città come Catania. Terra dove politica e mafia si intrecciano a tutti i livelli. Ovvio, questo non avviene solo in Sicilia, ma solo in Sicilia i cittadini continuano imperterriti a rivotare la stessa classe dirigente. Forse perchè quando certe cose accadono in Sicilia non si ha lo stesso martellamento mediatico che avviene per altre parti d'Italia, a seconda del colore politico.

Oggi l'ennesimo episodio. Sono state infatti arrestate a Palermo quattro persone per "brogli elettorali". Il riferimento è alle elezioni comunali del maggio 2007, quando due dei quattro arrestati erano candidati al consiglio comunale per la lista di centrodestra "Azzuri per Palermo", mentre un altro era candidato al consiglio circoscrizionale. Ebbene, è stato accertato che due presidenti di seggio, già arrestati in Marzo, avevano falsificato un minimo di 450 schede a favore di tali soggetti. In effetti appena dopo le elezioni il candidato dell'opposizione, Leoluca Orlando, aveva denunciato brogli elettorali commessi dal centrodestra.

Ovviamente la notizia, gravissima (perchè attenta alla democrazia, il nostro primo diritto), non ha avuto certo lo stesso risalto di tante altre. A cominciare dalla accuse di brogli rivolte dal centrodestra nelle elezioni politiche 2006, con un tormentone che durò parecchi mesi prima di esaurirsi. E che ovviamente non hanno avuto nessun riscontro nella realtà.

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